Paranoid Park: la realtà sanguina
In vista della prossima uscita (22 ottobre) in dvd del primo capolavoro del maestro Gus Van Sant, “Mala noche” (atteso per troppo tempo!), dedichiamo il giusto tributo alla sua opera più recente, Paranoid Park, vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes 2007 ed eletto miglior film dell’anno dai prestigiosi “Cahiers du Cinema”.
Tratto dal libro di Nelson Blake, la storia di Alex, un sedicenne di Portland che insieme all’amico Jared scopre nelle viscere fuligginose della città il Parnaoid Park, uno sketepark frequentato dalla periferia della società umana. Insieme ad altri skater, una sera decide di balzare al volo su un treno merci, come si salta su un cavallo imbizzarrito illudendosi di poterlo dominare. Ma sarà lui ad essere travolto da un peccato più grande della sua età, introducendoci attraverso le delicate righe di una matita adolescente, dentro un tunnel che nelle immagini non sembra offrire via d’uscita, tutto il resto è “fuori dalla mente”.
Uno spaccato deciso e profondo di una realtà umana moderna che circonda senza calore, quasi senza presenza. Al centro resta solo il segreto che celano le tempie del protagonista, in una lotta contro sé stesso che non permette sentimenti, ma solo idee da consegnare all’incompiutezza quando è la realtà a ripiegarsi su sé stessa, avvolgendo definitivamente come un onda dell’Oregon ogni proposito di poter tornare a fare i conti con il passato, di riscoprilo e di farsi scoprire, magari sperando di poter consegnare la ricevuta al futuro. Quello che però avviene è una fuga à rebours nei meandri del tempo interiore, una rinuncia definitiva a toccare nuovamente le immagini che lo circondano e l’unica via rimasta è la derealizzazione, non senza prima aver lasciato un’ultima lettera a tutto ciò che fino alla notte del 17 settembre era il “fuori della mente”: una biondina qualunque, una madre imbottita di tranquillanti, un padre inesistente e un fratellino di tredici anni che “aspetta di sapere cosa vomiterà per cena. E’ devastato dallo stress”.
Una tragedia accompagnata da un commento musicale e sonoro penetrante, quasi subliminale e che intrecciando un curioso senso citazionistico (Beethoven, Nino Rota, Elliott Smith, The Revolts), finisce per rielaborare le vecchie fonti attribuendogli un accento di ironia. Il tutto è un flusso che al contatto con la realtà produce uno stridio assordante, come i freni tirati di un treno. L’unica ad esserne esentata è la cinepresa, che condotta da Van Sant, si veste di un armonia lenta ma inesorabile, che penetra con coscienza fotografica il paesaggio, le anime, tenendosi ad esse così vicino da mettere in discussione il soggetto stesso come storia inquadrata in un recit lineare, e nel contempo mantenendo una distanza “di ruolo” assolutamente straordinaria. La cinepresa è su uno skate che ondeggia continuamente tra la prossimità e la freddezza mentale in un rispetto delle movenze “originali” dei protagonisti, che non ha eguali nel panorama autoriale contemporaneo. Le traiettorie si incrociano, i punti di vista si confondono, gli skater compongono ghirlande, rompendo come già in Elephant il canale di casualità ch’è stato del film classico. E’ una prigione in cui lo spettatore gode a restare recluso preda di un’irrinunciabile ipnosi, una seduzione fatta dei colori dei corpi e dei luoghi e della pasta consumata delle riprese dei ragazzi che scorrono come sangue nelle arterie delle città dimenticate. Un’ideale di eleganza che sfata ogni possibilità di attribuire colpe, di formulare giudizi. Davanti ad una cinepresa in smoking non resta che la classica esclamazione: “Chapeau!”.
L’ultimo colpo, quasi sospirato, del confronto viene portato dall’amica Macy, è lei ad esigere un resoconto finale, un encomio dal passato scritto come se fosse una lettera da indirizzare a un amico, a lei stessa magari. Ma per chi è stato al Paranoid Park, non ci sono più amici né amanti, ma solo le capriole del fumo che porta via i brandelli della carta consumanta, annerita e ridotta a scintille, come le felene del “verso del diavolo” che volano di notte, inconsapevoli e attratte dalla torcia sono inevitabilmente divorate dal fuoco.






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