Le 4 giornate della “Repubblica Rossa di Caulonia”: un’insurrezione di casa nostra





Se non proprio tutti, molti sanno cosa sono le gloriose “5 giornate di Milano“, quando il popolo lombardo insorse contro gli austriaci per permettere alla Lombardia di annettersi al nascente Regno d’Italia.

Ancora più recenti sono le “4 giornate di Napoli” che videro il popolo napoletano protagonista di una insurrezione contro gli occupanti tedeschi all’inizio del lungo tramonto della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre 1943. Napoli fu la prima delle grandi città italiane ad insorgere contro gli occupanti nazisti; per questo motivo alla città partenopea è stata insignita la medaglia d’oro al valore militare. Le 4 giornate di Napoli spianarono l’avanzata delle truppe alleate lungo la penisola italiana.

Ancora più recenti delle 4 giornate di Napoli, ma molto meno valorose, sono altre 4 giornate, quelle che vanno dal 6 al 9 marzo del 1945, a Caulonia in provincia di Reggio Calabria. In quelle storiche giornate ebbe breve vita la “ () di ”. La repubblica era nata da un’insurrezione popolare e contadina ma non era una rivolta antinazista, gli occupanti teutonici nel 1945 erano ormai lontani dalla calabria, occupata in quei giorni dall’esercito americano. La rivolta che ebbe luogo a fu una rivolta nostrana, animata da sentimenti profondi e globali ma con effetti che non avevano l’ambizione di essere esportati al di fuori dai confini paesani e dei paesi vicini.

La rivoltà dei contadini di Caulonia fu l’effetto di decenni di soprusi perpetrati da parte dei grandi proprietari terrieri che utilizzavano metodi da latifondo e degli apparati del regime fascista che erano legati a doppio nodo con l’elitè degli agrari.

Come avete capito, ma molti di voi lo sanno bene, il territorio del comune di Caulonia, che è tra i più grandi della provincia reggina, è caratterizzato essenzialmente in quegli anni da attività di pascolo e altre attività agricole per cui la questione della distribuzione delle terre era fondamentale. D’altronde lo era un po’ in tutto il meridione d’Italia.

Facendo una buona ricerca su internet si trovano diversi atti di congressi e incontri dedicati ai fatti di Caulonia ma quasi tutti danno degli eventi versioni, quindi cronache, cause e conseguenze, completamente diverse tra loro.

Come in ogni storia un po’ oscura che si rispetti, i protagonisti sono due e, se si fa eccezione della fine tragica di uno di essi, richiamano molto i due personaggi cinematografici Don Camillo e Peppone.

I due sono , prete della zona e sindaco comunista. Il secondo era stato confinato durante il ventennio fascista ed era stato uno degli esponenti di spicco del Partito Comunista Italiano nella provincia di Reggio con influenza anche a Catanzaro. Ma Cavallaro era stato anche seminarista e aveva conosciuto anche Corrado Alvaro con cui passò molto tempo da giovane e col quale condivideva la passione per la scrittura. Il prete, dalle testimonianze, sembra che fosse uno di quei preti che preferiscono stare più legati alla popolazione parrocchiale che alle autorità che le gravitano intorno. Insomma, un prete popolano e un sindaco colto, comunista e molto amato. Infatti, Cavallaro nel 1944 fu nominato (ancora non vi erano le elezioni) dal Prefetto di Reggio Sindaco di Caulonia a furor di popolo. Le due figure non sembrano essere in eccessivo contrasto per problemi ideologici come i due personaggi cinematografici.

Tra i due esistono degli scontri e degli attriti ma riguardano, sembra, questioni personali, faccende legate all’omicio di un amico del sindaco del quale il parroco pare ne sapesse qualcosa.

Gli eventi della rivolta non sono molto diversi da quelli di ogni rivolta. La situazione globale dell’area di Caulonia era pesante soprattutto per i tentativi dei proprietari terrieri di mantenere quel potere che durante il fascismo era una prerogativa assoluta. A fronte di questi tentavi la popolazione contadina era fomentata dagli eventi legati alla che era scoppiata in tutto il paese. Era il momento giusto per queste persone di esigere ciò che ritenevano essere un diritto che era stato leso per decenni: la terra. Dopo i primi tumulti, il sindaco prese le redini della rivolta dichiarando la nascita della “Repubblica di Caulonia”. Il tutto con l’appoggio, sembrava, del locale e nazionale. Addirittura, in un articolo de “Il nostro tempo” dell’8-06-08, si dice che Stalin durante una trasmissione di Radio Praga disse che: “Ci voleva un Cavallaro per ogni città”. Ben presto questo appoggio cadde nel vuoto, non si sa perchè, ma il mese dopo la fine dell’insurrezione Caulonia era circondata da 1000 carabinieri e 200 poliziotti che, in assetto da guerra, hanno represso la popolazione locale dandogli una lezione brutale di quelle che non si dimenticano facilmente.

Della milizia popolare non è rimasto niente mentre la breve vita del tribunale del popolo, nato a Caulonia durante quei 4 giorni, ha provocato nel mondo un effetto. Uno solo. Un morto per la precisione. Il morto è don Gennaro Amato, il prete.

Non esiste una ricostruzione precisa delle cause dell’uccisione nè di come siano andate le cose. I siti di destra e affini si limitano ad inserire il nome del prete in lunghe liste di parroci uccisi dai , della “Repubblica comunista di Caulonia” nella fattispecie. Altri siti un po’ più seri e approfonditi espongono due versioni principali dei fatti. La prima sostiene la piena responsabilità del sindaco comunista Cavallaro che, secondo questa interpretazione, avrebbe ordinato l’omicidio del prelato a causa degli screzi personali tra i due a cui si è accennato in precedenza. La seconda versione tira in causa un terzo personaggio che è colui che ha sparato il colpo di fucile letale. Secondo questa versione l’assassino del prete era anche il marito della donna con cui il prete aveva una relazione. Insomma la moglie dell’assassino metteva le corna al marito con il prete e per questo motivo pare sia stato ucciso. Insomma, per questa versione, pare che sia stato un “omicidio d’onore”. Con questa motivazione vengono spesso tirate in ballo presenze ndranghetiste all’interno delle fila degli insorti, cosa molto probabile vista la componente contadina della ndrangheta della zona che, al contrario che dei “colleghi” della Piana di Gioia che si erano schierati con gli agrari, ai tempi rimase molto legata al mondo contadino. Esiste anche una terza versione, meno citata, che riguarda proprio le famiglie della ndrangheta locale che avevano interesse a placare tutti i bollenti spiriti popolari per continuare a gestire i loro affari nascosti.

Insomma pare che non ci sia una versione unanime sui fatti. Probabilmente ognuna delle parti in causa ha le sue magagne da nascondere e il PCI locale dell’epoca non è da meno. Come mille altri eventi della storia della nostra terra e del nostro paese, anche questo è deciso a rimanere sotto una lente oscura che non ne permette di vedere le reali caratteristiche. Le uniche cose che sono certe sono la situazione catastrofica dei contadini di allora, la morte di un uomo e il buio che si è creato intorno ad un evento che, nel bene e nel male, ha caratterizzato la nostra terra in un periodo cruciale della storia del mondo.

Alessio Neri

FONTI:
La “repubblica” di Caulonia, di Vito Teti
Don Gennaro Amato, I morti dimenticati
Mafia e potere, di Francesco Mastroianni
Il rosso e il nero: i fatti di Caulonia, Circolo culturale Agorà
Pasquale Cavallaro e le operazioni inconfessabili così temute dal PCI, di Armando Scuteri, Gazzetta del Sud
Resistenza, quando il vento fischiava da Sud, di Francesco Rizza
Quando la resistenza parlava calabrese, di Raffaele D’angelo

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6 Commenti »

gimes dice:

Io cmq mi domando; perchè questi fatti non sono a conoscenza di nessuno o quantomeno di pochi che hanno l’interesse di conoscere? Sono avvenimenti da studiare nei libri di storia, invece, credo che il 90% dei reggini (per essere ottimisti), me compreso, nn conosceva questa storia… Credo anche che essendo una storia alquanto torbida e con soggetti “loschi” in mezzo, conveniva tenere il più stretto riserbo, sia al partito, che alle persone del luogo. Perchè credo di nn essere smentito se dico che anche perlando di un fatto di tanto tempo fà, nn stiamo parlando di secoli fa, tutt’ora credo ci sia qualche anziano vivente che possa dare qualche delucidazione, ma che per paura o per motivi personali sceglie di tacere e portarsi il segreto.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

è uscito da poco meno di un anno credo un libro del figlio del sindaco Cavallaro in cui si dice che spiegava molte cose su quei fatti. Io non l’ho letto ma ho trovato alcuni articoli sul web a riguardo che non dicevano niente di nuovo infatti non ne ho parlato. Mi sono ripromesso di leggerlo prima o poi le lo troverò. Non si sa mai qualcuno che conosce questo libro o altri fatti ed eventi legati a quei 4 giorni magari può scriverlo quìper illuminare un po’ di buio…

(A)lessio

anonimo dice:

c’è un libro che parla di ndrangeta e camera del lavoro in Calabria, di uno storico serio e di cui non ricordo nè il nome nè il titolo del libro, ho letto la recensione su La Repubblica negli “90, dove si sostiene che sicuramente anche la ndrangheta prese parte all’insurrezione della Repubblica di Caulonia in quanto si era contro lo stato e contro i carabinieri. Effettivamente nella Locride le camere del lavoro erano piene di ndranghetisti, la maggior parte iscritti al pci, prova ne sia che i paesi a maggior densità ndranghetista hanno avuto una soluzione di continuità amministrativa tutta pci.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@anonimo
sarebbe interessante sapere il titolo di questo libro e il nome dell’autore, se lo trovi facci sapere.

(A)lessio

Salvatore S. dice:

Esatto… erano i cosiddetti “camuffi” (Quelli con il fazzoletto rosso).
E’ storicamente accertata la loro presenza nelle file comuniste.

anonimo dice:

Per lisicere
Non ricordo nè il titolo nè l’autore,era una recensione nelle pagine di cultura di repubblica, sul libro che trattava ndrangheta e camera del lavoro in calabria

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