La morte non deve essere Bianca
A volte mi viene da pensare che l’informazione nel nostro paese è davvero strana, non capisco bene le dinamiche politiche dell’editoria e del giornalismo, ma non mi spiego come mai l’informazione sia “periodicizzata”. Mi spiego meglio; capita che per un determinato periodo nei nostri quotidiani e soprattutto nei telegiornali si parli di argomenti di forte impatto emotivo, non sto a citarli tutti perché sono migliaia, ma la gente, il popolo, si immedesima su tali argomenti , anche argomenti di grosso impatto sociale (per fare un esem. il caso Cogne o il problema ROM e milioni di altri).
Un caso che ha shockato il bel paese è stato l’incidente sul lavoro nello stabilimento della Thyssenkrupp,forse che questo importante problema sia stato risolto? Assolutamente NO, forse è stato esaurito a livello giornalistico, non fa più audience, non so, ma sicuramente non è stato risolto, perché poi su un informazione alternativa o più accurata, si viene a conoscenza che il problema continua a esistere e a perdurare. La gente penserà che non ci sono più morti bianche, cosa assolutamente falsa. una causa è ancora in corso contro il colosso industriale Europeo. Subito dopo questa tragedia, per mesi i nostri media ci hanno quotidianamente elencato tutti i tragici incidenti sul lavoro avvenuti nel nostro paese, pian piano davano sempre meno notizie, sino al minimo indispensabile, cosa vorrà dire,
L’Italia è il PRIMO paese in Europa per morti sul lavoro, 1200 e più i morti nel 2007. Mentre in Germania e in Spagna negli ultimi dieci anni c’è stato un calo di incidenti sul lavoro che varia tra il 33 % e il 50%, in Italia non raggiungiamo neanche il 30% di diminuzione degli incidente, per non parlare del fatto che l’Italia è il paese col più alto numero di lavoratori in nero, che quindi non denunciano l’incidente. In Italia si calcola che ci siano più morti sul lavoro (si considera morte sul lavoro anche in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro) che morti per omicidio, all’incirca 4 morti al giorno sul lavoro… INAMMISSIBILE.
La nostra Costituzione all’articolo 4 enuncia che : “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Il governo e il Parlamento hanno cominciato a mobilitarsi anche dopo che il Presidente della Repubblica Napolitano ha iniziato a spingere verso la formazione di nuove leggi e decreti, per cercare di porre un freno soprattutto alle inottemperanze e rendere più sicuri i luoghi di lavoro. Oggi i datori di lavoro devono assolutamente adeguarsi, investendo in sicurezza, però dato che i soldi investiti in tale categoria non producono risultati (immediati) dal punto di vista aziendale ed economico, si cerca sempre di massimizzare sulla salute dei lavoratori.
Dopo forti pressioni da parte di tutti, soprattutto della società civile, dei sindacati e non per ultimi dai lavoratori, si è arrivati a una grossa vittoria, le promesse del governo Prodi sono state mantenute con il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81 Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; composto da 306 articoli (suddivisi in 13 titoli) e da 51 allegati tecnici.
Senza entrare nei tecnicismi, questo Decreto stabilisce un controllo ferreo, applicabile in tutti i campi, pubblico e privato; viene istituita una commissione permanente sulla salute e sicurezza sul lavoro. Poi cosa fondamentale vengono date competenze in materia di sicurezza e salute sul lavoro a organi pubblici quali L’ISPESL, l’INAIL e l‘IPSEMA, che lavorano in maniera coordinata e complementare tra loro, svolgono compiti quali: l’informazione e coordinazione dei network nazionali; raccolgono, registrano e analizzano dati informativi; svolgono le prime verifiche sugli impianti; finanziano in ambito territoriale progetti di investimento e formazione nell’ambito della sicurezza e della salute; fanno opera di consulenze e di formazione in materia verso tutte le aziende, e molti altri compiti simili. La vigilanza secondo questa nuova legge spetta inoltre alle aziende sanitarie locali, coadiuvate anche dai vigili del fuoco e naturalmente dal ministero del lavoro. Inoltre questa legge stabilisce delle sanzioni che differiscono in base al tipo di inosservanza e al reato, per un datore si può arrivare fino a 1 anno di reclusione e ad ammende fino a 15.000 euro.
Possiamo affermare che può essere considerata una prima vittoria questo decreto,quanto meno aumentano i controlli e le sanzioni, sul lungo periodo possiam cominciare a dare i primi giudizi.
Quello che si spera adesso e che ci siano maggiori controlli, maggiore diligenza, meno collusioni dei vari Ispettorati del lavoro, perché il problema dell’Italia, non solo nel mondo del lavoro ma in tutti gli ambiti, e che le leggi ci sono, solo che non vengono applicate o nella migliore delle ipotesi applicate in parte e male….
DUE milioni di morti l’anno sul lavoro o per malattie professionali nel mondo; si dice che i numeri non danno emozioni, ma questi fanno rabbrividire, rendono un idea incredibile, un numero di morti maggiore di morti in una guerra.
Nella mia, forse ancora inconsapevole idea di vita, bisogna lavorare per vivere e non vivere e morire per lavorare.
Qui di seguito un video su una canzone dei 99 Posse: Povera Vita Mia; di qualche tempo fa, ma molto più attuale dei vari convegni giuslavoristici, o degli interventi parlamentari e governativi.
C’è parecchio da rifletterci…
gimes






Peppe io sulle morti bianche dico solo una cosa.
Gente senza scrupoli per ottenere grandi guadagni ( o comunque superiori al normale) taglia i dispositivi di protezione e capita che ci scappa il morto.
Questo caso che ho esposto avviene + o – nel 60% dei casi.
Pace e bene fratelli!
Quello delle morti bianche è un argomento sul quale, su più livelli, vorrei apportare alcune considerazioni. Prima però, mi sento in dovere di fare una brevissima premessa: l’argomento di cui si tratta, non può che muovere, e smuovere, in maniera profonda, quelle che sono le mie passioni politiche, la mia coscienza, ed anche i miei sentimenti; e tuttavia, cercherò di essere, in questo intervento, il più rigoroso possibile (che poi ci riesca è un altro discorso)… me lo impongono una serie di fattori, quali, in generale, la volontà di partecipare a questo sito con opinioni dettate da una quanto più possibile profonda e metodica riflessione, e, in modo particolare trattando di questo argomento, la formazione che proprio adesso sto affrontando relativamente a queste tematiche. Bene, per iniziare, credo possa essere utile citare la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà del concetto di salute: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Perchè partire da qui? Prima di tutto, perchè salta all’occhio una cosa evidente, e cioè che quando stiamo parlando di morti bianche, stiamo in realtà circoscrivendo in una sola sua parte, seppur la più impressionante e drammatica, un problema molto più amplio, che è quello dei rischi sul lavoro; se facciamo un parallelo tra la dicotomia salute-malattia e vita-morte, capiamo bene come una definizione di vita, nella sua interezza, non può essere la semplice negazione della morte; non è solo la morte a privare un lavoratore della pienezza della sua vita, ma lo sono anche tutti i traumi fisici, come una ferita o la perdita di un arto in un incidente, le patologie croniche che si prendono per l’esposizione ad agenti tossici per tanti anni, ed in certo modo anche il semplice (ma che in realtà tanto semplice non è) malessere psicosociale che può essere causato da vessazioni, noia, disadattazione, sul posto di lavoro… Mi finisce il tempo, che scrivo dalla biblioteca, quindi continuerò a breve
In effetti l’argomento delle “insidie del lavoro” non può essere ristretto solo ai casi di morte. Sono d’accordo con michele quando dice che di insidie e influenze negative nella vita dei lavoratori causate dal lavoro ce ne sono un’infinità. Sarebbe interessante anche approfondire l’argomento con qualche pezzo da pubblicare in homepage. Intanto aspettiamo che ci illumini ancora proseguendo il commento di sopra. Questo tema è troppo importante per chiunque lavori o si stia affacciando adesso al mondo del lavoro.
(A)lessio
Siamo d’accordo col fatto che nn sono solo le morti ,il principale problema del lavoro. E’ chiaro, anzi le morti sul lavoro, sono una piccola percentuale rispetto a tutte le fattispecie di “avvenimenti” sul posto di lavoro. Sono argomenti che come scrive alessio, meritano di essere trattati autonomamente, in quanto su ognuno ci sono centinai di studi e diverse valutazioni. Esistono malattie, danni, mobbing, ma passando “semplicemente” dai licenziamenti e dalle casse integrazioni; son tutte anomalie del rapporto di lavoro, che sfociano sulla salute del lavoratore, con importanti ripercussioni anche dal punto di vista legale. Cmq aspetto con ansia il resto del commento, su questa visione globale e pasionaria del mondo del lavoro.
Come dicevamo, la prevenzione dei rischi sul posto di lavoro non può essere circoscritta alla sola prevenzione delle morti bianche, giacchè sul posto di lavoro si può morire, ma si possono anche soffrire tutta una serie di problemi di carattere fisico e psicologico di non poco conto. Del resto, se non fosse la stessa logica a suggerircelo (è davvero banale considerare come un lavoratore su un’impalcatura che si difende dagli effetti di una caduta non si sta difendendo solo dal morire per l’impatto col terreno da una certa altezza, ma anche dalla possibilità che quello stesso impatto possa arrecargli una paralisi permanente, una frattura, o un semplice shock), anche numerosi studi statistici dimostrano come, nei luoghi di lavoro, per ogni morte ci sono dieci lesioni gravi, cento lesioni lievi, e cinquecento incidenti senza conseguenze, ma che ovviamente costituiscono un serio campanello d’allarme (purtroppo non ho con me mentre scrivo le statistiche che sto citando, e di conseguenza ho arrotondato parecchio le cifre, giusto per rendere l’idea, ma mi si creda, le proporzioni sono più o meno quelle). Orbene, da un punto di vista tecnico, è affidato a determinate discipline occuparsi della prevenzione dei rischi sul lavoro; queste discipline sono Sicurezza, Igiene industriale, Ergonomia e Psicosociologia applicata, e Medicina del lavoro. Senza entrare in tecnicismi esasperati, e per semplificare, possiamo delineare che la Sicurezza si occupa della prevenzione degli incidenti, ovvero di quegli avvenimenti, per così dire, traumatici e improvvisi, che si possono produrre in un momento determinato ed avere conseguenze subitanee; l’Igiene industriale si occupa di stabilire, per controllarli, quali sono i valori di contaminazione, sia essa fisica, chimica, o biologica, che possono arrecare danni, tanto subitanei come di lunga durata, alla salute; l’Ergonomia e la Psicosociologia applicata si occupano di stabilire dei criteri di benessere, tanto fisico come psicologico, col fine di adattare ogni singolo posto di lavoro al lavoratore che lo deve occupare; infine, la Medicina del lavoro si occupa, per così dire, di cercare di porre rimedio, ove una lesione, sia essa di carattere traumatico o di lunga durata, non si sia potuta evitare… Mi finisce il tempo (che come l’altra volta scrivo dalla biblio), e quindi lascio qui, per il momento, la trattazione “formale” dell’argomento. E lo faccio dando uno spunto di discussione: tutte queste tecniche, como possono realmente fare qualcosa? spero presto di continuare, e di esprimere anche la mia opinione rispetto a quest’ultima domanda…