Speciale Università – Anche Cosenza scende in piazza contro il decreto 133 del ministro Gelmini

lunedì, 10 novembre, 2008
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Tutto comincia ad Arcavacata nella notte tra il 15 e il 16 Ottobre quando il comitato Unical, contemporaneamente a tutte le altre università italiane, organizza un dibattito, da subito partecipatissimo, sul disegno di legge che sembra mirare, una volta per tutte, a distruggere il mondo della scuola e quello delle università.

La discussione cambia sede ma non i toni proseguendo, per tutta la mattinata seguente, con il decano della facoltà di ingegneria che riunisce i docenti per un’assemblea preliminare all’elezione del preside di facoltà chiedendo ai candidati alla presidenza di dare un loro preciso e inequivocabile parere circa il decreto legge 133/08.

A grande sorpresa di molti, a protestare non sono più solo i ragazzi universitari e liceali ma anche tutti i docenti che con incalzanti interventi, oltre a dare il loro appoggio alla causa, condannano fermamente la malsana idea dell’attuale governo di destra di privatizzare il mondo scolastico e condannare alla morte certa decine di atenei italiani a causa degli scriteriati tagli inseriti nella legge di bilancio.

Con il decreto legge 112/2008 (decreto Tremonti ), il 137/08 della Gelmini, il disegno di legge Aprea e il  133/08, infatti, le università si trasformeranno in fondazioni con la possibilità che enti locali e privati entrino nei consigli d’amministrazione, che sostituiranno i consigli d’istituto, decidendo e gestendo  il bilancio; fondazioni che potranno ricevere donazioni che influenzeranno pesantemente le scelte educative e curricolari.

E ancora si taglieranno 8 miliardi alla scuola pubblica operando oltre 120 mila licenziamenti tra personale e docenti. Si abbasseranno da 30 a 24 le ore settimanali nelle scuole elementari, l’obbligo scolastico ritornerà a 14 anni e si trasformeranno gli insegnanti in precari a vita, liberi professionisti che potranno lavorare nelle scuole dietro la chiamata del dirigente scolastico per un periodo non superiore ai tre anni, da rinnovarsi all’occorrenza.

Più di diecimila scuole pronte a chiudere, atenei in vendita…tutti provvedimenti emanati con la precisa idea di distruggere l’accesso al libero sapere e la possibilità per uomini e donne di maturare attraverso l’istruzione una coscienza critica, costruttiva e lungimirante attraverso la quale interagire col mondo esterno.

Passa un ‘altra settimana, ricca di assemblee, riunioni di collettivi e interventi.

Il grande appuntamento che avrebbe deciso come continuare la protesta viene fissato per martedì 28.
L’affluenza massiccia di oltre 3000 persone rende impossibile l’utilizzo dell’aula magna e necessario lo spostamento nel piazzale antistante dove è stato allestito un palco su un carro mobile.

Era dagli anni 70, dicono i più anziani, che non si vedeva una tale mobilitazione, ragazzi nei viali limitrofi e su entrambi i piani del ponte dell’università a alzare i propri striscioni. Nessun colore politico, nessuna bandiera, solo la voglia estrema di gridare NO all’ ennesima truffa dello stato ai danni della gente comune.

Ad assemblea conclusa, senza aspettare il voto del senato accademico, dopo numerose e valide proposte, quale quella di spostare la protesta e creare disagio sull’autostrada, i manifestanti si uniscono in uno spontaneo corteo che prosegue lungo tutta l’università occupando durante il tragitto gli studi, la presidenza e l’aula consolidata 1 di economia, la storica aula Zenith, la presidenza e l’aula A di ingegneria, il capannone G4 di scienze politiche e ancora alcune aule di Scienze matematiche fisiche e naturali. Ultima l’aula di lettere e filosofia “Filolotto” da cui l’intera iniziativa era nata.
Alle ore 17:00 poi, le assemblee tenute contemporaneamente da tutte le facoltà decidono, in maniera autonoma, come esprimere il loro dissenso.

Un coordinamento generale, infine, annuncia il blocco delle lezioni per quattordici giorni comunque pieni di interessanti appuntamenti: laboratori, lezioni all’aperto, proiezioni di film e documentari, dibattiti e seminari.

Da non perdere la conferenza  del giorno 5 novembre che si terra’ nella Filolotto per promuovere la manifestazione del 7 novembre a Cosenza, che partirà dalle pensiline dell’unical per arrivare a piazza zumpini, nonchè quella del rettore dell’università presso la sala stampa dell’aula magna.

I licei scientifici di Cosenza, lo Scorza e il Fermi, continuano l’occupazione. Il Telesio è ormai in autogestione da 10 giorni, nelle scuole medie e elementari continua il fermento.

Cosenza  continua ad essere  senz’altro la città  della Calabria critica per eccellenza , fucina di idee politiche e culturali, cuore delle insurrezioni contro le male decisioni prese nelle alte sfere del potere.
Catanzaro comincia a crescere, l’allargamento del policlinico universitario ha fatto in modo che realtà diverse venissero finalmente al confronto abbandonando la vecchia logica dello scontro.

E Reggio?

Nonostante l’impegno di giovani ragazzi di sinistra per portare avanti la protesta e le sporadiche riunioni e lezioni all’aperto la coscienza assopita dei cittadini stenta a svegliarsi. E’ stimato che la mediterranea sarà tra le prime a chiudere i battenti e ciò nonostante gli studenti, i professori e i ricercatori delle quattro facoltà reggine continuano il loro lavoro come se nulla fosse.

Reggio continua a dormire tra i due comodi guanciali della mafia da una parte e della massoneria ed estrema destra dall’ altra.

(Tzigano)

Segnaliamo che questo pezzo/testimonianza non è stata prodotta direttamente da noi di LiberaReggio ma ci è pervenuta tramite conoscenza diretta di uno di noi con (Tzigano) in vista di una possibile collaborazione futura. Il pezzo ci è stato mandato qualche giorno fa per questo si parla al futuro di eventi accaduti recentemente. Ciò non toglie il valore di testimonianza dei fatti che stanno avvenendo nella città di Cosenza.

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