Speciale Università – La costituzione e il mondo accademico

lunedì, 10 novembre, 2008
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14 Commenti
  

Venerdì 14 novembre in tutta Italia si terrà lo sciopero generale del settore dell’università e della ricerca in opposizione alle modifiche apportate in questo campo dal governo Berlusconi e dal Ministro Gelmini. In tutto il paese gli studenti, i ricercatori, i professori, i rettori e il personale tecnico è in subuglio. Poche volte nella storia si era raggiunta tale unità d’intenti. Noi vogliamo saperne di più. Vogliamo capire e spiegare in fondo e nei particolari di cosa si tratta, oltre che parlare delle mobilitazioni in atto e che avranno il loro culmine nella giornata del 14 di questo mese.

Come primo punto del nostro speciale sulle questioni economiche e di riforma che riguardano le università italiane e il settore stratigo della ricerca riteniamo necessario capire in quali ambiti basilari della vita civica italiana andranno ad influire le modifiche che l’attuale governo vuole apportare nella regolazione del settore dell’istruzione universitaria. Quì di sotto riportiamo integralmente gli articoli della costituzione italiana che proclamano quei diritti che vengono toccati, in maniera più o meno diretta, dalle modifiche apportate dal governo al mondo accademico italiano.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

C’è bisogno di spiegare come e perchè l’istruzione e la ricerca universitarie contribuiscono a pieno titolo alla formazione e allo sviluppo della persona umana e alla partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese?

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Chi lavora nel campo dell’università e della ricerca contribuisce senza dubbio al progresso materiale e spirituale della società.

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La Repubblica DOVREBBE promuovere la ricerca e lo sviluppo culturale…

Art. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

La repubblica deve garantire la libertà dello sviluppo dell’arte e delle scienze garantendone l’insegnamento tramite istituzioni pubbliche. I privati hanno il diritto ad istituire scuole. Non si parla di enti pubblici che diventano privati (è ovvio che non verrebbe più garantito questo diritto, ma ne parleremo in un altro post più avanti)…

Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

La Repubblica deve anche tutelare il lavoro nel campo della ricerca e dell’università che oltre ad essere un campo del mondo del lavoro è anche implicitamente legato al miglioramento e allo sviluppo professionale di un’infinità di categorie.

Art. 41.
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L’attività di Università che diventano enti privati non deve recare contrasto alla libertà e alla dignità umana. Ma soprattutto siamo sicuri che non vadano contro l’utilità sociale rappresentata dal sacrosanto diritto allo studio?

Mi sembra doveroso iniziare un approfondimento e una serie di riflessioni partendo da quella che è la legge fondamentale dello stato italiano mettendo in risalto tutti i punti che una serie di modifiche drastiche all’ordinamento universitario possa intaccare.

Tanto per capire di che si parla, visto che non sono bazzecole!

Alessio Neri

Fonte:
Costituzione della repubblica italiana

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14 Commenti »

Diego C. dice:

Eppure nella legge non ho visto da nessuna parte che le università sarebbero *obbligate* a diventare private.
In che modo una legge che *permette* di farlo dovrebbe andare contro l’utilità sociale rappresentata dal diritto allo studio?

lisicere
lisicere (autore) dice:

Si vede che ti è sfuggito qualcosa di quella legge. Se avessero posto un obbligo sarebbe stata una legge anticostituzionale come vedi tu stesso. Il meccanismo è subdolo perchè introduce dei tagli ciechi e pesanti che costringeranno un gran numero di università in 5 anni a diventare fondazioni private. Ovvero, enti privati. Ovvero, enti che possono fare quello che gli pare (nel rispetto del diritto privato) e che non hanno più una “mission” di utilità sociale definita. Comunque sto preparando altri pezzi sulla riforma ben approfonditi. Rimando questa discussione al post in cui tratterò nello specifico l’argomento. Nel frattempo ti invito a considerare commi e articoli del DL 112/2008 (convertito nella legge 133) in maniera aggregata e non in compartimenti stagni. Così arrivi preparato al pezzo in questione.

(A)lessio

Diego C. dice:

Un’Università privata, per avere gli stessi diritti (leggi: equipollenza del titolo) deve avere gli stessi doveri. Lo dice anche la Costituzione.

In ogni caso, sai perché quando c’è un taglio di fondi, escono fuori tutti i rettori a lamentarsi che dovranno tagliare i servizi? Perché gli stipendi dei professori (casta baronale autoalimentata) non si possono tagliare. Il riscaldamento si, ma nel frattempo, aumentano i professori.

Nel tuo prossimo articolo parlerai anche del perché è giusto che (dati de IlSole24Ore), in otto anni, a Cosenza siano aumentati del 95% i professori ordinari, del 27% gli associati, del 119% i ricercatori, con un aumento degli studenti del 21%?

Oppure a Reggio, aumento degli ordinari dell’87% con aumento studentesco del 43%?

Non prendiamoci in giro, e non mettiamoci a difendere caste che non lo meritano.

lisicere
lisicere (autore) dice:

Siccome ho studiato i miei due anni di specialistica in una università privata ti posso assicurare che è vero che hanno gli stessi doveri ma, diciamo, concedono molti più privilegi ai ragazzi. Cosa che mi porta a sconsigliare a tutti l’università dove ho studiato. Senza nulla togliere alla bravura degli studenti e di molti professori. Ti regalano i voti che è uno schifo, per cui sono ben felice di aver fatto la triennale in un ateneo pubblico. Almeno ho potuto comparare.
Ho visto che hai letto l’altro pezzo che ho pubblicato per cui non rispondo al resto delle cose tranne che i baronati non li difende nessuno. Chi sostiene che gli studenti li difendono non sa quello che dice. Ho un volantino proprio quì davantiche mi hanno dato dei ragazzi di roma3 qualche giorno fa. RAgazzi di matematica per la precisione. In 3 punti diversi (citando gli articoli di legge alla faccia di chi pensa che neanche li hanno letti) argomentano il loro perchè i baronati non vengono attaccati da questa “riforma”.
Dopodichè come hai visto nell’articolo successivo non mi sono mai sognato di difendere nessuna casta. secondo la tua logica siccome ci sono elementi che rubano si dovrebbe cancellare l’università come istituzione.

(A)lessio

Diego C. dice:

Molte università, anche pubbliche, fanno il giochetto di regalare voti, perché più gli studenti risultano bravi ===> più fondi pubblici ricevono, e inoltre più si diffonde la voce che regalano materie ====> più studenti si iscrivono ====> più fondi ricevono (appunto).

Per quanto riguarda il volantino, si può conoscere o mi devo fidare della tua parola?

lisicere
lisicere (autore) dice:

non so come fare a mostratelo cmq ti posso dire che mi è stato dato dai ragazzi di “Scienze matematiche, fisiche e naturali di Roma Tre” fuori dalla metro san paolo a roma mentre stavano tenendo una lezione lì fuori. Io ero di passaggio. Il volantino si piega in 3 parti e si intitola “Un paese senza ricerca è un paese senza futuro!!” – “No alla legge 133″. Nelle tre parti in cui è suddiviso sono riportati gli articoli criticati in corsivo (e sono corretti perchè li ho verificati) con un paio di commenti ad ogni articolo. Nell’ultima facciata in alto c’è un riquadretto con dentro scritto “questa legge non premia il merito e la qualità”. Più sotto c’è scritto “… è vero l’università va riformata!”
A capo
“- eliminare gli sprechi
-concorsi trasparenti
- stop al nepotismo
-giusta distibuzione delle risorse”

Quadretto di chiusura giù in fondo con scritto “L’università non può pagare la crisi economica!!!”

Ci sono dei link ma non so se contengono questo volantino. In ogni caso te li mando così te li “sfogli”:
http://www.petitiononline.com/dica133
http://www.matematica3.com
http://www.roma3.it

Spero sia sufficientemente trasparente…

(A)lessio

lisicere
lisicere (autore) dice:

mi sono scordato… per quella che è stata la mia esperienza tra pubblica e privata… beh… non si può neanche fare un paragone ma neanche di striscio. Potrei parlarti delle mie medie molto diverse da una parte all’altra ma non mi va di farlo su un sito internet. Comunque il beneficio del dubbio è sempre un diritto.

(A)lessio

Diego C. dice:

A parte un link che è probabilmente sbagliato (rimanda ad un sito pubblicitario) e il sito del dipartimento di matematica di roma 3 che elenca soltanto i punti chiave della riforma, senza commenti, c’è una catastrofista e partigiana petizione; catastrofista, perché fa un volo di fantasia dal concetto di “università che può diventare fondazione” a “chiusura dell’università”, che non è tanto immadiato e aspetto ancora che qualcuno me lo spieghi.

Un’università privata può anche permettersi di licenziare membri che non contribuiscono al bene comune, e inoltre non è costretta ad assumere professori se non gli servono (come invece sono costrette a fare quelle pubbliche). Inoltre, quello che mi dà più fastidio è che non sento nessun ricercatore lamentarsi che di qui a qualche giorno ci saranno centinaia di concorsi per i quali la trasparenza è quella di sempre – forse sperano tutti di sistemarsi e/o di non inimicarsi nessuno?

gimes dice:

I tagli porteranno i rettori stessi a rivolgersi al privato, ( che si chiami banca, multinazionale o altro,poko cambia) in quanto in questa legge nn c’è art. che lo vieti.I consigli d’amministrazione nn saranno composti da docenti eletti o studenti eletti, ma da gente messa lì. E meno male che in italia abbiamo parecchi casi di università private(confindustria,vaticane,ecc…), e che piaccia o meno,gli studenti che possono permettersi 10-20 mila euro di tasse annue entrano nelle migliori compagnie o aziende. Questa legge è lobbistica,nn anticipo nulla dei post di alessio,che spiegheranno punto per punto questa legge formata da norme che vanno contro al diritto allo studio pubblico; aumenti delle tasse per i fuoricorso, espulsione dei fuoricorso dopo un tot. di anni, cose inenarrabili. Quì nn si difendono le caste anzi,è questa legge che le rafforza.Se per te per punire le caste si devono colpire futuri ricercatori obbligati alla “turnazione”, tecnici-ammin precari e studenti, beh a me nn sta bene !!!

Diego C. dice:

Ah, gimes, con la storia dei docenti attualmente “eletti” nei consigli mi sto divertendo troppo! :)
Come ho detto in un altro commento, tra qualche giorno ci saranno i concorsi: siccome i poveri ricercatori precari che difendete stanno cercando di entrare nel baronato, oggi non se ne lamenta nessuno; magari quando saranno finiti, si lamenterà chi non è entrato…

gimes dice:

Son contento che ti diverti,però devi pensare a tutti i possibili passaggi futuri se ci si rivolge al privato…Innanzitutto nn tutte le univers si dovranno rivolgere al privato,in quanto il politecnico e la sapienza,ecc… nn credo ne avranno bisogno.Le facoltà medie, invece saranno interessate,e qual’è la fondazione che può finanziare un università?nn parliamo di noccioline,ma di milioni… Prendi una bella e ambigua fondazione bancaria (fondazione Mps, carisbo e potrei dirtene un altro centinaio)che mette lì un manager, che massimizza e basta, ma su chi?sulla pelle degli studenti e dei tecnici,nn certo dei docenti. Per te, come dici in altro commento, si “ha paura dell’ignoto”, che però ignoto nn è,perchè sappiamo il fine ultimo di queste fondazioni. E poi nn tieni conto delle università piccole,esem concreto la Mediterranea di Reggio Calabria;dove sta il tessuto imprenditoriale e le fondazioni che investirebbero quì? Destinati a chiudere o fallire come una semplice azienda o rivolgersi alla più grande azienda e fondazione che opera in Calabria; che sappiamo tutti qual’è ?!

Diego C. dice:

Gimes, spiegami meglio. Stai praticamente dicendo che chi dirige l’Università Mediterranea di Reggio Calabria farebbe volentieri affari con la Mafia?

Fabiano P. dice:

caro peppe, perdonami ma credo che vadano fatti dei distinguo. Le fondazioni bancarie di cui parli, solitamente sono radicate territorialmente e non le vedo pronte a fare “outsourcing” andando a finanziare altre “opere”, specialmente in questo periodo che definire di transizione è un eufemismo. Più facilmente si andrebbe incontro ad un drastico taglio dell’offerta formativa, credo che è la prospettiva (ahimè) più vicina e facile al realizzo. Le fondazioni sono da venire… l’interesse preciso l’avrebbero in finanziamenti a importanti strutture accademiche, con bacini d’utenza importanti. Per le altre, come detto, si andrebbe incontro a forti ridimensionamenti organici, didattici con maggiore incisività sul piano formativo. Poveri e ignoranti, insomma.

gimes dice:

Giustissimo fabiano, apposta la vedo davvero dura per l’università mediterranea, anche perchè personalmente vedo poko o nulla nel nostro territorio in grado di fare investimenti di tal portata, come ho già detto.
@Diego
Ho cercato di spiegartelo dettagliatamente anche in altro commento, alle tue solite provocazioni
http://www.liberareggio.org/2008/11/14/speciale-universita-a-reggio-calabria-tutto-tace/
Non ho prove e nn ho conoscenze dirette che mi permettano di dire che si stanno facendo affari sospetti, ma neanchè tu puoi provarmi il contrario. Stiamo parlando del futuro mi sembra, nella mia ipotesi, teorizzo soltanto la presenza di forti rischi di infiltrazioni o di interessi particolari che farebbero gola a molti, tutto qui. Spero di essere stato chiaro!

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