Speciale Università – L’università della Gelmini
Per cercare di spiegare al meglio l’idea di università futura che ha il Ministro Gelmini non possiamo non partire dalle ultime novità in merito.
Si perchè proprio alla fine della settimana appena trascorsa il Ministro, insieme al suo capo, ha dovuto modificare, e di molto anche, quelle che erano le sue posizioni iniziali. Sono state elaborate le linee guida sull’applicazione delle nuove modalità di finanziamento dell’università. Queste linee guida prevedono che vengano assegnati agli atenei virtuosi e meritevoli, in base ad alcuni parametri fissi, una somma di circa 500 milioni di euro che dovrà incrementarsi fino a raggiungere il miliardo e 800 milioni a fine legislatura. Il ministro ha ceduto alle richieste dell’Aquis (Associazione per la Qualità delle Università Italiane Statali) che hanno proposto in tempi non sospetti di destinare dei fondi per gli atenei virtuosi. Dopo tutti i casini passati il governo l’ha capito che non c’era niente di male e l’ha fatto (ma quanto ci è voluto per farglielo capire…). A dire la verità, però, questo genere di finanziamenti era stato previsto dal precedente ministro dell’Università e della Ricerca Mussi.
Questi aveva stanziato, nell’ultima finanziaria in cui ha potuto mettere mano, un finanziamento di 550 milioni di euro proprio per gli atenei virtuosi. Fondi che però non arrivarono mai a causa delle spese troppo elevate del Bilancio dello stato che assorbirono anche questa somma destinata alle università di qualità. La Gelmini non ha inventato niente di nuovo, insomma.
Il governo si è anche dovuto piegare (ma non ancora a 90°) sulle proteste per il blocco del turn over e delle assunzioni di giovani ricercatori. Con le linee guida si vieta solo agli atenei con i conti in rosso di effettuare nuove assunzioni ma non si negano i passaggi di ruolo cosa che, come abbiamo visto, è molto più costosa delle assunzioni di ricercatori. Rimanendo nell’ambito del “merito“, per evitare pastette nei concorsi le linee guida prevedono che “sarà eletto un pool di professori all’interno del quale saranno estratti a sorte coloro che fanno parte della commissione che giudicherà nelle selezioni” (sole24ore, 8 nov., 2008, pag. 16). Le commissioni saranno composte non più da soli professori ordinari. Con le nuove formule a giudicare saranno 2 ordinari e un associato per ogni commissione. Non si capisce cosa ci sia di più trasparente in questa modalità in quanto tra professori ordinari dello stesso ateneo lo scambio di favori per la promozione o l’assunzione dei propri “pupilli” potrà rimanere intatto, in più si aggiunge la presenza di un prof. associato che per la sua promozione a ordinario dipende sempre e comunque da altri professori ordinari; magari gli stessi con cui si troverà a giudicare un determinato candidato; magari gli stessi che devono un favore ad un altro professore ordinario, magari gli stessi che gli prometteranno un favore. Alla faccia del sorteggio!!! Dal 2009 in poi, invece, le commissioni giudicheranno i candidati in base alle loro pubblicazioni, tesi di dottorato compresa. Tutti i dottorandi hanno un tutor che li segue nelle loro ricerche e nella stesura della loro tesi. Di solito questi tutor sono anche dei “professoroni” che se si trovano il proprio discepolo candidato ad una cattedra nello stesso ateneo è difficile che non si interessino per farlo “passare”. Mi chiedo se sia possibile in qualche modo slegare l’autorità del professore che segue uno studente, che si spera sia all’altezza del prof ma che non sempre è così, dalla sua candidatura ad un posto in università. Questa è la vera sfida della riforma universitaria, quello che tutte le organizzazioni studentesche in mobilitazione chiedono contro i baronati universitari. Anche perchè, come abbiamo visto, di professoroni e luminari le nostre università stanno incominciando a traboccare. Non è certo una sfida quella di assegnare 65 milioni di euro per la costruzione di nuovi studentati (chissà come verranno assegnati i lavori, quando, e a chi…) oppure destinarne 135 per finanziare altre borse di studio prendendo questi soldi dal FAS, ovvero Fondo per le Aree Sottoutilizzate (cliccando sulle parole precedenti troverete una pagina da dove è possibile scaricare l’intero documento di programmazione FAS per il quinquennio 2007-2013). Questi fondi sono molto delicati perchè coprono una serie importantissima di progetti (già avviati) che nel meridione sono ancora più importanti vista l’arretratezza strutturale di tutti i campi della vita economica.
Cerchiamo di fare un po’ di ordine adesso.
Le istanze accolte dalla Gelmini nelle sue Linee Guida non sono certo le più contestate. Il vero campo di scontro è un altro e riguarda la facoltà di trasformazione in fondazioni private delle università e i tagli economici strutturali che il governo ha apportato con i suoi decreti – decreti legge che, senza scendere troppo nel merito delle procedure attuate, hanno bypassato completamente l’attività legislativa del Parlamento Italiano senza rispondere a nessun tipo di urgenza particolare.
Non c’è modo migliore di fare ordine, al fine di capire bene di cosa si tratta, che mettervi a disposizione i testi degli articoli dei Decreti Legge contro cui la protesta degli studenti, dei ricercatori, dei professori, dei tecnici, degli studenti e di tutti gli altri si è levata.
D. L. 112 del 25 giugno 2008 convertito nella legge 133, 6 agosto 2008
Art. 16: Facoltà di trasformazione in fondazioni delle Università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.
2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.
3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.
6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.
8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.
9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.
11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.
12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.
13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.
Art. 66: Turn Over
1. Le amministrazioni di cui al presente articolo provvedono, entro il 31 dicembre 2008 a rideterminare la programmazione triennale del fabbisogno di personale in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal presente decreto.
2. All’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle parole «per l’anno 2008» e le parole «per ciascun anno» sono sostituite dalle parole «per il medesimo anno».
3. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.
4. All’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle seguenti: «per l’anno 2008».
5. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere alla stabilizzazione di personale in possesso dei requisiti ivi richiamati nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.
6. L’articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e’ sostituito dal seguente: «Per l’anno 2008 le amministrazioni di cui al comma 523 possono procedere ad ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime. A tal fine e’ istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze pari a 25 milioni di euro per l’anno 2008 ed a 75 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009. Le autorizzazioni ad assumere sono concesse secondo le modalità di cui all’articolo 39, comma 3-ter della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».
7. Il comma 102 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e’ sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.
8. Sono abrogati i commi 103 e 104 dell’articolo 3, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
9. Per l’anno 2012, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere il 50 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.
10. Le assunzioni di cui ai commi 3, 5, 7 e 9 sono autorizzate secondo le modalità di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell’anno precedente e delle conseguenti economie e dall’individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri, asseverate dai relativi organi di controllo.
11. I limiti di cui ai commi 3, 7 e 9 si applicano anche alle assunzioni del personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui ai commi 3, 7 e 9 non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle forze armate cui si applica la specifica disciplina di settore.
12. All’articolo 1, comma 103 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato da ultimo dall’articolo 3, comma 105 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole «A decorrere dall’anno 2011» sono sostituite dalle parole «A decorrere dall’anno 2013».
13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e’ compreso, per l’anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l’anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.
14. Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di cui all’articolo 1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere in ciascuno dei predetti anni non può eccedere le unità cessate nell’anno precedente.
Alessio Neri
ps. i commi in colore blu sono quelli maggiormente contestati dagli studenti su cui mi soffermerò nel post successivo. Grazie per la pazienza!






Continuo a non capire cosa hanno da lamentarsi gli studenti del blocco del turn over, che non li riguarda.
A dire il vero non dovrebbe riguardare neanche i precari: mica è un diritto che ti assumano; ti vogliono far lavorare gratis? te ne vai e ti cerchi un’altro lavoro (come il precario dell’aziendina locale, ché per tutti i problemi che possa avere non gliene frega niente a nessuno).
Mentre penso di aver capito il problema della trasformazione in fondazione: si tratta solo di paura del nuovo e dell’ignoto.
Ci sono migliaia e migliaia si fondazioni in italia (si chiamano Onlus), tutte svolgono una funzione sociale, e nessuno si sogna di dire che “fanno solo il loro interesse”.
Per la cronaca: Tutto quello che ci sta intorno può non riguardarci direttamente e noi, come piace a te, potremmo farci i santi fatti nostri. Peccato che tutto quello che ci sta intorno esiste perchè qualcuno l’ha pensato (studiato) e qualcun’altro ci ha messo il sudore per realizzarlo. Tutto, compreso il computer da cui scrivi i tuoi commenti, la rete tramite cui i tuoi dati viaggiano ecc ecc. Si potrebbe continuare all’infinito. Per quel che mi riguarda condivido l’idea che un’istituzione come l’università sia a dir poco strategica non solo per i comodi di chi la sfrutta ma per tutta la società. Mi verrebbe da dire, per tutto l’esistente. Per la cronaca, inoltre, da che il mondo è mondo tutte le innovazioni sono state portate avanti da studenti e ricercatori all’interno delle università, america compresa. Non certo da vecchietti semi pelati (senza ledere la dignità delle persone anziane, ma hanno fatto il loro tempo) nè tantomeno da chi si imbuca negli esami statali in città dove non ha la residenza perchè “si sa, sono più facili” e poi ci viene a fare la predica sulla meritocrazia.
Hai ragione non è un diritto che ti assumano, ci mancherebbe. Ma forse forse uno vuole lavorare in qualche modo. Forse forse ad uno che ha studiato fisica per tutta l’università gli viene voglia di lavorare in un laboratorio di ricerca. Di fisica, magari. Forse forse non tutti vogliono andare all’estero. Forse forse che la costituzione dice che la repubblica fa di tutto per favorire la soddisfazione lavorativa dei propri cittadini? A già, per te quella è retorica dei baroni (e meno male che non ti piace generalizzare… mi hai fatto ridere quando hai scritto quella frase). Per la cronaca non tutti hanno i paparini alle spalle come noi. Ti fanno lavorare gratis? Te ne vai. Giusto! Ma dove? sotto un ponte o a casa tua? Sai com’è le scelte non sono poi così tante, ma a te che te ne frega? Le chiacchiere sono così facili da fare… Del precario dell’azienda locale, per la cronaca, non interessa solo a te e agli amici tuoi. A me interessa (come a me a molti altri) e infatti sono ben informato sui tipi di contratto a tempo determinato. Ma tu dimostri che non te ne sbatte niente, di loro intendo. Buon per te, per carità, ma non dire che gli altri non si interessano delle cose che non ti riguardano. Ognuno ha i tuoi interessi e ci hai fatto ben capire quali NON sono i tuoi.
Sulla paura del nuovo e dell’ignoto ti ho già risposto.
Le Fondazioni non sono ONLUS. Quì l’hai sparata grossa. Le fondazioni possono decidere di diventare ONLUS. Che è una cosa ben diversa o no? E’ un po’ come le università che “possono decidere” di diventare fondazioni. O mi sbaglio??? Le fondazioni sono enti di diritto privato che ufficialmente non hanno “scopo di lucro” e svolgono attività “sociali”. Non so se hai studiato marketing o un po’ di comunicazione d’azienda. Se si, vai a ripetere che ti è rimasta qualche lacuna. Se no, ti dico, se ti vuoi fidare bene sennò amen, che le fondazioni bancarie, per esempio che sono le più money-munite d’italia, fanno iniziative sociali col chiaro obbiettivo di promuovere il proprio marchio non solo nei confronti del pubblico, dei clienti e di altri stakeholder ma anche nei confronti di agenzie di rating internazionali che sono specializzate in questo campo e servono per attirare fondi internazionali che vogliono fare finta di non speculare. Questo genere di attività si chiama Corporate Social Responsability. Poi certo danno denaro a qualcuno che ne ha bisogno. Spesso a strutture create dalle banche e dalle fondazioni stesse in modo che questi soldini non vadano troppo lontano. In più le usano per movimenti strani di capitali perchè le entrate delle fondazioni non pagano tasse. Tanto è vero che quasi tutte le banche ormai stanno creando delle fondazioni col loro nome. Ci manca solo che entrano nei consigli direttivi delle nuove-banche fondazioni che, per altro, sono ben diverse dalle università private…
(A)lessio
lapsus…
nell’ultimo rigo non volevo dire “nuove-banche findazioni” ma “nuove università-fondazioni”
(A)lessio
Quindi domani sfileranno anche i “tassisti contro la gelmini”. Uno gli chiede, ma che c’entra? E loro: “anche noi come tassisti siamo preoccupati per i tagli all’università”.
E poi cosa c’entrano le fondazioni bancarie..
Qui si parla di fondazioni il cui scopo primario è l’istruzione e la ricerca, i cui eventuali soldi guadagnati devono essere reinvestiti in istruzione e ricerca.
E lo scopo primario *dovrà* essere quello per statuto, altrimenti non avranno fondi e/o agevolazioni. Mica può uscire qualcuno a fare una “promozione di marchio” mascherata da università!
Cosa c’entrano le ONLUN non te lo sei chiesto però, vero?
“Qui si parla di fondazioni il cui scopo primario è l’istruzione e la ricerca, i cui eventuali soldi guadagnati devono essere reinvestiti in istruzione e ricerca” anche di solo 50 persone se vogliono. Lo scopo primario sarà quello ma non ci saranno più garanzie di nessun genere. Inoltre, le agevolazioni ce l’hanno non perchè si impegnano nell’istruzione ma in quanto ENTI PRIVATI di nome FONDAZIONI. Questo forse non riesci a comprenderlo… non è che lo “stato” fa favori perchè questi insegnano. Lo stato, per legge, dice che questi possono fare quello che gli pare. Cosa ben diversa. Non è che mascherano l’0università in promozione di marchio ma nelle fodnazioni possono entrare fondi privati. Aziende private. Sedere ai consigli di amministrazione e decidere anche le virgole sulle attività che svolge la fondazione. Per esempio compiere ricerce che vanno a favore dell’azienda che più finanzia la fondazione anche se quelle ricerche non sono affatto fondate… perchè se il prof non tira fuori i risultati che servono lo mandano a casa di gran carriera… funziona così sai in un sacco di posti… ma quelli sono tutti baroni vero? se lo meritano!
Infine, pensi davvero che allo sciopero della scuola fossero solo studenti, professori, presidi e bidelli? Illuso. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere…
(A)lessio
minkia i refusi… ONLUS volevo dire…
Guarda, sarà che sono avvelenato di mio, ché essendo “dentro” a queste cose ne vedo già di tutti i colori, quindi scusa la polemica. In pratica sono uno di quelli che le proteste dicono di voler difendere, e questo mi fa solo incazzare di più, perché c’è un’ipocrisia nell’ambiente (soprattutto da parte di persone come me) da far piangere Gesù Bambino.
Io ti posso dire alcune cose:
1) esiste una ricerca di base, e una ricerca applicata; quella di base è quella che in genere “non si sa a che serva” al momento, per poi scoprire dopo 50 anni che aveva un’utilità; la ricerca applicata è una cosa che dovrebbe migliorare il presente e l’immediato futuro. La prima nessun privato vorrà mai farla, la seconda invece tutti.
Allo stato attuale, in Italia, la ricerca è concentrata nelle università e alcuni enti (CNR, ENEA…) ed è fondamentalmente slegata dall’attualità, a meno di buona volontà personale. Ci sono alcuni istituti privati (Bocconi, S.Raffaele), ma sono eccezioni.
Negli altri paesi, invece, si cerca un buon bilanciamento: ricerca di base con i soldi pubblici, ricerca applicata con i fondi privati, e la cosa funziona (sembra strano ma funziona, eh). Si instaura un circolo virtuoso secondo cui l’azienda x viene nella mia fondazione universitaria, le dà un sacco di soldi per cercare di risolvere un suo problema, l’accordo è che il problema viene risolto ma i risultati sono pubblici (nessun ricercatore farebbe altrimenti), quindi l’azienda x è contenta, la fondazione è contenta, io ricercatore sono contento. Altre aziende arriveranno, spinte dal fatto che la prima ha avuto risultati, e cosi’ via.
E’ tutto il sistema paese che fa passi avanti, in questo caso.
2) per quanto riguarda il fatto de compiere ricerce che vanno a favore dell’azienda che più finanzia la fondazione anche se quelle ricerche non sono affatto fondate… perchè se il prof non tira fuori i risultati che servono lo mandano a casa di gran carriera posso solo dire che è anche giusto che la ricerca applicata si faccia a seconda dei bisogni esistenti (anche e soprattutto quelli di privati), perché si parla di qualcosa che deve alleviare bisogni “concreti” e “attuali”, non far fare passi all’umanità in senso stretto.
Se a qualcuno non piace la ricerca applicata e vuol far vagare la sua mente senza obblighi da parte di nessuno, ben venga… si faccia trasferire in un’università pubblica o al cnr…
3) secondo me esisteranno sempre università pubbliche; semplicemente perché moltissimi studenti non hanno voglia di andare in un’università privata e pagare un sacco di soldi. Facciamo il caso estremo in cui “tutte le università tranne una” si trasformassero in fondazioni, aumentando la retta. L’unica rimasta pubblica avrebbe un tale boom di iscritti (e quindi soldi in entrata con le tasse) da far invidia a tutte le altre (che invece avrebbero un calo) Quindi le altre dovrebbero abbassare le rette per rimanere competitive.
4) per la questione “rette”, io ho amici che hanno frequentato e frequentano università private, e in genere le borse di studio che ricevono dallo Stato (perché si impegnano), riescono a coprire la retta, il vitto e l’alloggio. Cosa cambierebbe adesso?
5) prima o poi (passata la bufera) scriverò un post (o una serie) anche per sfogarmi, perché avrei anche un sacco di proposte a parte la polemica, e se vorrete pubblicarli sarò contento
Diego capisco la tua visione e la tua interpretazione, che il privato è “sempre meglio”(e in alcune cose è vero e son d’accordo). Io nn posso,forse per il mio tipo di formazione ,essere d’accordo; la teoria del privato,della produttività a tutti costi,del rendimento estremo, della massimizzazione, in certi ambiti DEVE essere accantonata; credo che in certe Istituzione ci deve essere LO STATO, con i suoi fondi e i suoi finanziamenti, e secondo me una delle più importanti di queste,se nn la più importante è l’istruzione. Con questo nn voglio dire che la legge andava bene com’era,L’istruzione va riformata in toto, i nostri governi in 10 anni hanno cambiato 3 o 4 leggi su questo argomento.Ma imporre, senza concertazione, una legge con aspetti che sfiorano l’anticostituzionale “istigano” la protesta.
@diego c
Se sei interessato a collaborare quì siamo interessati a tutti i tipi di collaborazioni che possono solo arricchirci. Quindi se rispondi ad un paio di requisiti descritti nella pagina “collabora!” fatti sentire tramite email e se ne parla meglio.
Per quel che riguarda la polemica… i toni sono così perchè a quanto pare entrambi abbiamo un grosso interesse nella faccenda ma i toni sono questi sono in quest’ambito, ovviamente.
Per evitare che la polemica si plachi a breve pubblicherò il tanto atteso pezzo sulle fondazioni ecc ecc.
(A)lessio