Pecore e tiranni
Se qualcuno ancora non lo sapesse a causa del panorama mediatico farcito di giornalisti “appecoronati” e di un paese incartapecorito, probabilmente oggi si avrà la sentenza della Corte di Cassazione che porrebbe una parola definitiva sul cosiddetto “caso Englaro”. L’individuazione della questione sotto tale nome è ovviamente il richiamo ad uno spunto giornalistico che la dice lunga sulla lungimirante considerazione che hanno i professionisti della comunicazione in questo paese. Come si sa, una sentenza della Corte di Cassazione a favore della famiglia Englaro, rappresenterebbe un ‘precedente’ a cui ricorrere nel prefigurarsi di casi simili o di simile ispirazione. Il ‘caso Englaro’ è un caso di civiltà che riguarda tutti noi, a prescindere dalla razza, dalla provenienza, dal livello d’istruzione e (ahimè per i più politic-addicted) anche dalla fede politica. E’ una questione che si può ricondurre ovviamente al più ampio diritto della libertà di scelta, un diritto che sembra ormai irrimediabilmente smarrito in questo paese fatto di personaggi di non-ruolo. Infatti, mentre i vecchi si occupano dei fondi alla ricerca, i palazzinari degli aerei, gli avvocati delle scuole, le veline di Pari Opportunità, tra i tanti mestieri che sono spuntati, a parte il politico di professione c’è anche quella del prete di famiglia. Inteso come un ufficiante religioso che dopo aver negato a sé stesso il naturale (bestemmia) sviluppo di una famiglia addirittura si arroga il diritto di poter giudicare ed amministrare l’intera questione dello sviluppo conformativo di tale istituzione su scala nazionale con la compiacenza dei suddetti giornalisti. Credo sia un punto determinante partire dalla questione familiare perché il ‘caso Englaro’ prima di essere una questione di bioetica è uno splendido atto d’amore. L’amore impagabile ed inarrestabile di Beppino Englaro per la dignità di sua figlia ridotta dal 1992 in coma vegetativo dopo un incidente stradale. Beppino Englaro è stato sempre netto e deciso nell’enunciare quelle che sarebbero state le ultime volontà della figlia: non continuare a vivere in quello stato. E in quello stato ciascuno di noi non può escludere la fatale possibilità di potersi ritrovare un giorno. Il ‘caso Englaro’ è il ‘caso Italia’, un paese bloccato nell’impossibilità di decidere, incapace di liberarsi delle zecche d’antan e farraginoso persino nelle argomentazioni etiche e morali. Tutto questo avviene facendo sistematico e perenne ricorso ad un espediente che riprendendo Schmitt si può ben definire come ‘tirannia dei valori’. La Chiesa cattolica che si richiama alla vita e alla famiglia, i politici all’ordine e alla fiducia, il governo all’italianità ecc, prima di essere un chiarissimo fraintendimento dei termini stessi da loro esposti è un sistema di dialettica che uccide a priori il dissenso. La sovraesposizione di un valore è il chiaro intento di escludere opinioni divergenti e di apporre un timbro indelebile nella composizione delle discussioni morali. Gli interventi che si possono leggere ogni giorno sui giornali riguardanti la bioetica o la famiglia ad opera di esponenti cattolici (in questo caso del presidente del Pontifico Consiglio per la pastorale della salute, cardinale Barragan) sono il segno più nero di un’intromissione perpetua negli affari italiani, della gente che studia e che lavora, che nasce senza credo e muore da sola, che di questo passo contribuirà in maniera decisiva al crollo del sistema di solidarietà sociale di questo Paese. Perché si parla continuamente di famiglia, famiglia, famiglia e poi l’Italia è nell’Ue in assoluto tra gli ultimi Paesi che prevedano sostanziali politiche di sostegno? Sono tornate le streghe che in latino si esprimono contro l’aborto, addirittura a favore di una primordiale astinenza senza che però nessuno si dia un minimo di pena per prevedere efficaci norme di tutela per i genitori giovani, i genitori soli, le famiglie a rischio. Si parla di tutela della vita e poi si tolgono i soldi ai ricercatori (che almeno cercano di spiegare cosa sia vita e cosa non-vita) per darli ai camionisti.
Il diritto di scegliere quando, dove e come morire è un principio inalienabile della nostra esistenza e quello di poterlo fare anche nelle condizioni più disperate lo è ancor di più. Non è una questione politica (i politici non sarebbero in grado di affrontarla) né religiosa, soprattutto la Chiesa cattolica che fonda il proprio proselitismo come altre sulla paura della morte e l’ignoranza dovrebbe astenersene in quanto colpevole incendiaria di una cultura che è l’ancella prediletta della demagogia. E’ una questione di presa di coscienza. In cui a parlare devono essere unicamente i dati e le prove, le constatazioni e le ammissioni nella differenza tra vita e non-vita e in seguito finalmente definita la possibilità di un testamento biologico. Sembra che l’ultima trovata di questa classe di inetti al governo e all’opposizione sia nient’altro che il ‘testamento biologico non vincolante’ come a dire: tanto non importa quello che scriverai, resterai preda del credo politico o religioso del medico, ribadendo una posizione già evidente con i casi di ‘irreperibilità’ della pillola del giorno dopo. La necessità e l’autorità del mestiere medico viene subordinata a motivazioni di ordine personali che dovrebbero essere escluse nel momento in cui si presta giuramento deontologico. Un medico, così come un professore, un giudice, un politico di uno stato laico e democratico dovrebbe serbare nel proprio spazio privato le proprie prerogative politiche o esistenziali. Quando entra in un ospedale, un medico si presta ad una moltitudine di utenza davanti alla quale è decisamente deplorevole che venga riconosciuta la possibilità di essere obiettore, soprattutto perché la scelta di questa strada il più delle volte viene eseguita per puro timore del pregiudizio che nell’arcaicità del nostro sistema inevitabilmente seguirebbe.
Parafrasando un celebre aforisma di Abrahm Lincoln dovremmo dedicare più attenzione alla vita dei nostri anni, alla considerazione che le riserviamo e alla libertà di cui la riempiamo piuttosto che al numero degli anni che viviamo.
Ecco perché oltre ad essere arrogante e dispotica la presa di posizione del Vaticano (come gli innumerevoli precedenti) definendo la possibile riuscita dell’intento di Beppino Englaro come un assassinio, è prima di tutto un atto di violenza contro la civiltà e un insulto verso i liberi cittadini che, in questo paese, credono che la maggior parte dei mali che lo affliggono sia la conseguenza di un’atavica mancanza di dignità.
Giovanni Modaffari





Parole sante….
(A)lessio
ho letto la proposta di legge di Veronesi e credo che cmq sia un passo in avanti….qualora il paziente si trovi davanti ad un medico obiettore di coscienza potrà cmq essere affidato ad un altro medico(quindi il vincolo del medico nn è affatto insormontabile)…il problema è che di questa proposta di legge nn se ne farà nulla…bellissimo articolo
cmq questa proposta di legge è un esperimento politico interessante…potremo osservare gli altri membri del pd(Binetti,Fioroni e compagnia bella)bocciare senza mezzi termini una proposta avanzata dai loro stessi colleghi di partito e ancora potremo osservare quante poche parole spenderà per supportare questa proposta…
il signor Veltroni
So perfettamente che il vincolo del medico obiettore può essere aggirato. Il problema è che non pò sussistere in quanto si verificano quotidianamente situazioni in cui non c’è effettivamente la possibilità di farlo, come ho già detto per esempio riguardo la reperibiltà della ‘pillola del giorno dopo’. Non è normale che si debbano girare quattro ospedali per ottenerne la prescrizione. Si potrebbe avanzare l’ipotesi di una presenza parallela negli orari di un medico obiettore e di uno non, ma ugualmente si avallerebbe il principio di soggettivizzazione del pubblico cioè di subordinazione a pretese personali che non possono essere concesse proprio perchè trattasi di servizio pubblico. E’ quasi come pagare uno stipendio intero a un impiegato a mezzo servizio. Poi nelle cliniche private facciano ciò che vogliono, ma l’accessibilità di un servizio pubblico non può essere negata nè subire restrizioni.
A volte è confortante vedere che la pecora si trasforma in lupo,anche solo per un momento. La cassaz ha creato un precedente da paese “CIVILE” , http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_13/cassazione_ricorso_eluana_e013b030-b19f-11dd-a7b7-00144f02aabc.shtml
E’ soprattutto nella sentenza ,si è tenuto molto conto della incompatibilità di quello stato, rispetto al carattere di libertà di eluana.Totalmente d’accordo sulle parole di giovanni;
“scegliere quando, dove e come morire è un principio inalienabile della nostra esistenza e quello di poterlo fare anche nelle condizioni più disperate lo è ancor di più”. Mi aspetto lenzuolate infuocate di proteste da parte dei papisti e vaticanisti, dei destroidi ma anche da qualche liberale. Ma oggi si è scritta una importante pagina nn solo di democrazia,ma di civiltà !
se devo essere sincero trovo il singolo caso di eluana englaro un pò controverso.Si è arrivati a scrivere una sentenza sulla base di quello che si presume eluana avrebbe voluto.Questa ambiguità è ovviamente figlia del vuoto legislativo in materia,e sarebbe stata evitata se avessimo avuto in questi anni una classe dirigente minimamente capace di affrontare certi temi…..se arriva la magistratura dove non riesce ad arrivare la politica,se deve essere un giudice ad affermare certi principi nella nostra società e non chi legifera,vuol dire che il livello di capacità politica di chi ci governa è alquanto scarsa. Il mio auspicio è che si legiferi al piu presto in materia difendendo con vigore il principio di autodeterminazione ed evitando ambigue situazioni ed ambigue sentenze della magistratura…sia ben chiaro sono felice della possibilità di poter morire con dignità di eluana ma oggi piu che mai è necessario il testamento biologico
……ma in coda al bell’articolo appena letto aggiungerei che mentre la Chiesa Cattolica tuonava contro la leggitttima decisione di Piergiorgio Welbi, tra l’altro credente, di “staccare la spina” e negava di conseguenza il rito del funerale cattolico, al generale Augusto Pinochet venivano concessi in quel dl Cile, ma a molti è passato inosservato!
Un saluto, Checco.