L’aquilone meglio del nucleare?
Una delle ultime rivoluzionarie sfide energetiche è quella intrapresa nell’italianissimo progetto KITEGEN: produrre quanto un generatore atomico utilizzando l’energia EOLICA!
L’energia eolica è, tra le rinnovabili, quella che presenta i difetti minori in termini di costi, prestazioni, costanza di rendimento ed impatto ambientale. Tutti questi inconvenienti, legati a molte altre forme di produzione energetica, potrebbero quindi essere definitivamente superati.
Il principio è molto semplice. Basta far caso a chi pratica il kitesurf; in questa disciplina sportiva, infatti, sfruttando il vento che tira a pochi metri dal suolo si dispone di una forza in grado di sollevare un uomo. Salendo ancora più in quota la velocità del vento sarà sempre maggiore e quindi si avrà una forza enorme, tale da essere utilizzata per produrre energia elettrica tramite delle turbine. Si fa quindi un salto di qualità dall’eolico classico all’eolico d’alta quota (eolico-troposferico)
Senza scendere troppo nei dettagli tecnici, secondo alcuni calcoli con 200 aquiloni, ad una quota di 800-1000 metri, posti su un anello ruotante, si avrebbe una potenza di MILLE MEGAWATT! A quote elevate il vento è sempre presente, indipendentemente dal fatto che non si percepisca al suolo. Questo è il punto cardine.
Oltre a Kitegen vi sono almeno altri due gruppi che studiano questo tipo di soluzioni energetiche, in Olanda ed in California. Indicatore, questo, delle potenzialità che caratterizzano questo sistema.
I vantaggi offerti da una centrale di questo tipo rispetto ad una nucleare sono innumerevoli, sia dal punto di vista economico (una struttura del genere costerebbe 1/6 di una centrale nucleare!) che ambientale (non vi sarebbero scorie da smaltire). Ovviamente tutto è ancora da sviluppare e per adesso vi sono solo dei piccoli prototipi, ma i presupposti lasciano ben sperare.
Inoltre, per il nostro paese sarebbe una svolta nel campo delle energie rinnovabili. In Italia, come sappiamo, la gran parte dell’energia viene importata e da diverso tempo si parla del ritorno al nucleare. Non sarebbe meglio quantomeno cercare un modello alternativo molto più efficiente ed innovativo prima di ributtarsi a capofitto a ripercorrere strade a senso unico che già, nel bene e nel male, si conoscono?
Per chi volesse conoscere in dettaglio tutti gli aspetti legati a questo progetto:
www.kitegen.com
Giuseppe Rosaci






L’ottimo Peppe Rosaci!
Avevo già visto na specie di notizia su repubblica!
Tutto progetto italiano.
Ma dubito che riusciranno a svilupparlo interamente in Italia.
Faranno un primo prototipo e poi diretto in America.
@saso
Che le vogliamo noi ste cose in Italia? Puntiamo dritti sul nucleare noi tra una cinquantina d’anni avremo di nuovo una centrale funzionante. Non ci possiamo mette a giocare con gli aquiloni… I nostri politici hanno tutti 60 anni non possono fare ste cose da figghioli…
(A)lessio
Hai ragione!
Il problema ci rimane a noi!
Giocheremo con le scorie radioattive.
E quando le smantelleranno ce le mandano in Calabria.
Beh problema risolto.
saso purtroppo in italia già non si finanziano le ricerche di base nelle università, figuriamoci quelle di gruppi di persone che cmq hanno una idea di base molto convincente!
Metti caso che questo progetto dovesse decollare, magari , come dici tu, in america, noi tra 20-30 anni chissà quanto dovremo spendere per ri-impiantarlo da noi.
Ci sono decine e decine di casi di ricercatori che si sono formati nei politecnici di milano e torino (ma non solo)…e che quindi hanno avuto una formazione di base parzialmente pagata dallo stato, che poi sono andati a fare la fortuna di centri di ricerca in danimarca,olanda, stati uniti etc…cmq questo è un altro discorso.
Il punto di base è che se si rimane troppo indietro nel campo delle energie rinnovabili (e l’energia è fonadamentale per mandare avanti una società)si rischia di pagare un prezzo altissimo, non dico nell’immediato, ma in un futuro non troppo lontano.
per rimanere in tema http://www.youtube.com/watch?v=y0VmQaILqGg
prototipo http://www.youtube.com/watch?v=12ZsNtrlhz4&feature=related
secondo me l’articolo racconta male, una realtà molto piu complessa.
La stessa cosa vale per i commenti
criticare senza proporre nn serve a niente
@Oscars
siamo qui ad ascoltare anche i tuoi suggerimenti, se ne hai. L’articolo vuole solo mettere in evidenza una delle tante iniziative che ci sono in merito alle energie rinnovabili, non è una pubblicazione scientifica.
Peppe credimi, io li manderei tutti affanculo!!
Cazzo con tutti i progetti che si potrebbero finanziare con i fondi Europei! Si sono magnati tutto. Bastardi. De Magistris era stato chiaro molto chiaro, esplicito.
Infatti è stato rispedito a casa!.
ILmini eolico non ci crederete mai è partito dalla Puglia!.
Guardare: http://www.ilove-sicilia.it/ils/index.php?option=com_content&task=view&id=728&Itemid=134
Il mio punto di vista sul problema energetico parte da una riflessione di fondo sugli ancor più problematici concetti di progresso, crescita e sviluppo, che tanto infarciscono ogni discorso inerente la società umana, prima ancora che la società italiana, americana o danese. Purtroppo non ho con me i testi sui quali il mio pensiero si fonda, o dai quali il mio pensiero parte, e che mi sarebbe piaciuto citare per renderli fruibili agli amici lettori; si tratta di alcuni brani studiati quando stavo preparando per l’università le materie di sociologia economica e di sociologia urbana e rurale, che seppur non si può dire abbiano costruito nella mia testa una visione onniscente della realtà, sì mi hanno fornito un punto di vista particolare dal quale giudicare le tematiche di cui sopra; cercherò per tanto di farne un breve e fedele riassunto (dopo essermi perso in questa credo necessaria introduzione). Orbene, quando parliamo di problema energetico, sembra che stiamo dando per scontato che la nostra società (umana, e poi italiana, americana o danese) sia destinata, o forse costretta da una necessità storica o naturale, ad aumentare sempre di più i suoi consumi e le sue necessità, e tuttavia, nella coscienza collettiva essendosi fatto largo il problema ecologico (o ecologista), quest’aumento dei consumi e delle necessità, che è poi tanto funzionalmente correlato all’aumento della produzione, deve essere sostenibile: il tanto famoso sviluppo sostenibile. E attenzione, perchè anche se con diverse sfumature, tutta questa costruzione ideologica, perchè a mio avviso di questo si tratta, spazia nel pensare e nell’ agire socio-politico, tanto a livello dirigenziale come a livello di comunità, tanto delle formazioni di destra come di quelle di sinistra, senza in realtà presentare dei distinguo davvero degni di nota. Dobbiamo crescere, come imperativo, e con l’imperativo accessorio di farlo in modo sostenibile. Ce lo impone la Storia? Ce lo impone il sistema economico-finanziario (probabilmente più il primo imperativo che il secondo in questo caso)? Ce lo impone una specie di Destino del genere umano? Non lo so. Ma ciò che mi sembra più interessante rilevare è che questa ideologia è molto forte: prendiamo ad esempio le pubblicità delle automobili, che già da qualche anno ormai, parallelamente all’informarci sul fatto che avremo delle prestazioni super da questo o quest’altro modello, ci informano pure che con questo o quest’altro modello staremo immettendo nell’ambiente una sempre minore quantità di CO2; credo che quest’esempio sia significativo, perchè si riferisce tra l’altro a un oggetto simbolo della modernità, qual’è l’automobile, correlandolo a una idea di una sua sempre maggiore “migliorabilità” (mi si passi l’invenzione linguistica) tanto in termini di prestazioni quanto in termini di sostenibilità ecologica. A parte il fatto che la pubblicità usa letteralmente il sentimento ecologista per accaparrare consumatori al prodotto che pubblicizza, e questo sì lo indico come una realtà incontrovertibile, mi sembra in ogni caso calzante il paragone che potremmo fare tra l’automobile, o come la chiamiamo giornalmente la macchina, e la macchina della società umana (ovviamente secondo l’ideologia diffusa): una macchina che offre ai propri utenti-clienti sempre maggiori prestazioni, ovvero sempre maggior fruizione di beni e servizi, con una sempre crescente riduzione dei costi ecologici. Ora, il problema di fondo, è proprio qui che salta fuori, ed è su questo che si basa la mia critica al pezzo del buon Peppe, ed anzi, non tanto al suo pezzo, che sarà seppur non del tutto esauriente, sicuramente interessante e convincente dal punto di vista tecnico-scientifico, quanto piuttosto alla visione che lo sostiene di come debbano andare le vicende del genere umano: “l’energia è fondamentale per mandare avanti una (e io aggiungerei, tout court, la) società” ci dice Peppe; questa frase che sembra ovvia, tanto ovvia non è, e mano a mano che ci sto scrivendo sopra, qui e adesso, mi rendo conto della magia delle parole (ed è per questo che cerco di scrivere il più rigorosamente possibile, e non per fare esercizio di retorica o di grandi conoscenze, come arrivati a questo punto qualcuno malignamente potrebbe sospettare, se è che qualcuno ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui nel mio discorso); magia delle parole, dicevo, perchè mi sembra significativo che il buon Peppe abbia usato “mandare avanti una (la) società” e non, per esempio, “reggere”, perchè in quel “mandare avanti” risiede quella visione che per l’appunto mi propongo, non so quanto compiutamente, di criticare; “chi si ferma è perduto!” dicevano e dicono sempre le mie due nonne, e mi è venuta adesso in mente questa frase perchè sembra che questa filosofia spicciola tanto spicciola non è, se sembra che l’intero genere umano debba (non so pure se, e quanto, voglia) seguirla; da cui il “mandare” che dà comunque all’uomo il potere di decidere e organizzare il come, e l’”avanti”, che indietro, certo, non si torna, non si deve tornare, e come dicevano e dicono le mie nonne, “chi si ferma è perduto!”; dire “reggere”, e siccome conosco Peppe, e la persona seria che è, so che ha detto “mandare avanti” e non “reggere” non per caso, avrebbe significato in un certo modo mettere in questione questa idea che come società, come genere umano, dobbiamo svilupparci, progredire, crescere, perchè dire “reggere” avrebbe significato dare una visione statica della vicenda umana, almeno a partire da oggi in poi, avrebbe significato dire, per dirla in soldoni “basta sviluppo, basta progresso, basta crescita, gestiamo quello che abbiamo, e ciò che siamo!”… Come fosse poco!!! E invece, per l’appunto, siamo qui a parlare di sostenibilità, energie rinnovabili, e quant’altro. Orbene, mi sembra quanto mai attuale il dibattito, e per entrare un pò più adentro alla mera questione tecnica del pezzo di Peppe, mi sembra al quanto scontato (già, già, lo so che tanto scontato, secondo alcuni, non lo è) che se devo scegliere per produrre energia (che poi l’energia non si produce ma si trasforma, e questa è un altra questione molto interessante, ma non voglio adesso entrare nel merito, che tra l’altro non ho abbastanza conoscenze in materia per farlo) tra una centrale nucleare che produce scorie e una centrale di energia pulita e rinnovabile, scelgo la seconda. Però cerchiamo di non essere banali! Perchè il discorso è più complesso, e non si può esaurire nè nella frase da ecoligismo di maniera “vogliamo energia pulita e rinnovabile”, nè nel commento sui politici di vecchia generazione contrapposti alla generazione dei creativi che vogliono cambiare il mondo (conosco anche il buon Alessio, e la sua perspicacia, per concedergli certe banalità…), nè nella cieca fede nella scienza e nella tecnologia come salvatrici dell’umanità… Ed è per forza di cose che devo tornare a tutto il discorso fatto in precedenza su sviluppo, crescita, progresso, per cercare di trarre le mie conclusioni: credo che, fin tanto che affronteremo il problema dell’energia senza esserci posti seriamente il problema più generale di cosa stiamo ricercando come genere umano, di quali sono i cardini sui quali si regge, o meglio gli assi sui quali si manda avanti, o si vuol mandare avanti, la società, e lo stesso vale se parliamo di crisi economica, di diritti umani, e quant’altro, rischiamo di dare solo una risposta parziale e insufficiente al problema. Per essere io banale, questa volta e volutamente: mi spiegate a che serve produrre energia pulita se poi ne usiamo sempre di più e per usi che, in un modo o in un altro, creano inquinamento? Mi sembrano domande da asilo nido però mi sembra che rimangano inevase anche da tanta gente che nei propositi (non dubito buoni) si dichiara, è, ecologista: se uso energia pulita, o il più pulita possibile, per fabbricare oggetti, per costruire immobili, per spostarmi, per tenere il condizionatore acceso, non sto comunque inquinando? Posticipare la catastrofe (ammesso che andiamo incontro a una specie di catastrofe naturale mondiale, e a volte lo penso, anche se spero di no, ne và della mia pelle, che diamine!) non credo possa essere una soluzione seria. Fuori dalla logica delle domande da asilo nido e delle profezie catastrofiste, il problema, e lo dico con urgenza, è davvero molto serio e complesso, e non si può solo affidare alla scienza la soluzione; non me la sento qui nè di proporre una soluzione teorica, nè una pratica, semplicemente mi sento di apportare al dibattito questo elemento di novità rispetto al discorso se un tipo di energia è meglio di un altra (che come ho già detto credo che nella fattispecie, in realtà, sia abbastanza scontato), e questo elemento di novità è per l’appunto questa necessità di riflettere, in primo luogo, e poi probabilmente cambiare, il modo in cui viviamo e che vogliamo (o proponiamo, o pubbliciziamo) come modo di vita per l’intero genere umano, che è un modo di vita improntato all’aumento costante di produzione e consumo, consumo e produzione, di beni e servizi, che spesso sono delle autentiche cazzate (mi si passi il termine), o comunque cose inutili, che potremmo non tanto produrre e consumare in modo più pulito, ma semplicemente nè produrre nè consumare. E vieni fuori qui, in conclusione, un aspetto latente in tutto ciò che ho scritto in precedenza, e cioè che il problema energetico è anche e soprattutto un problema politico, prima ancora che scientifico-tecnologico, e non politico nel senso di diatriba partitica, politico nel senso più amplio di direzione e in certo modo anche di attribuzione di significato all’attività umana, per dare una risposta complessa a una problematica nella quale entrano in gioco tantissimi fattori: tecnologia, è vero, ma anche interessi economici, politiche pubbliche, ruoli dei paesi in via di sviluppo (e su questo frangente in particolare chiedo aiuto a chiunque abbia approfondito più del sottoscritto, ed in particolare a Salvatore e Obisball che stanno facendo la loro tesi di laurea sull’economia e lo sviluppo dell’India: sarebbe interessante una vostra riflessione sull’impatto ecologico, che è poi l’area dove potremmo situare il dibattito sulle energie rinnovabili, del gigante indiano). Bene, spero che ciò che ho scritto possa animarvi con qualche spunto che magari non avevate tenuto conto, e spero ovviamente delle repliche. A Peppe, e a chiunque voglia parlarne, infine, chiedo, un pò più in generale, che ne pensa del discorso che ho accennato sulla fede nella scienza (non parliamo di scientology ovviamente, fede nella scienza intesa come il credere che attraverso la scienza e la tecnologia si possa migliorare il mondo). A presto!
@oscars
Non credo che il pezzo fosse stato pensato come un articolo esplicativo. Il suo fine è semplicemente quello di informare che esista una tale cosa dando poi il link del suo sito per “chi volesse saperne di più”…
@michele
Primo…voglio vedere quando tutte ste cose che scrivi e pensi le possiamo mettere in un articolo invece che come commenti che, onestamente, risultano difficilissimi da leggere. In ogni caso questo tuo intervento è molto interessante. Per discutere dei problemi che hai sollevato non basterebbe tutta l’internet. Comunque possi dirti che l’idea che ci sono un sacco di consumi e prodotti inutili sono d’accordo. Sono d’accordo con il “dubbio” sulla necessità di dover crescere sempre sempre. Penso però che l’energia elettrica sia necessaria come infinite altre cose arrivate nella società nel corso degli anni. La questione secondo me non può tralasciare il fatto che il mondo lo stiamo consumando. Immaginarci di vivere in tutto il mondo come delle tribù di 2000 anni fa è pressocchè impossibili! Abbiamo a disposizione una serie di cose che ci arricchiscono la vita. Compresi i libri che ti hanno formato per scrivere questo commento e che hanno avuto bisogno di energia elettrica per essere prodotti e, probabilmente, anche per essere letti. A questo punto io desidererei avere la possibilità di alimentare le mie voglie senza esagerare nei danneggiamenti dell’ambiente che mi OSPITA. Non credo nella fede nella scienza. La scienza e la ricerca sono degli strumenti nelle nostre mani. Io penso che l’uomo debba governare la scienza non il denaro. Se molti sistemi di produzione elettrica non vengono utilizzati e sviluppati per ridurre, di molto, i danni che la nostra attività produce è spesso causa del fatto che non sono economicamente convenienti. Non è neanche sempre detto, anzi. Esistono le lobby, l’ignoranza, la corruzione, ecc ecc… Io penso che bisogna darsi da fare per mantenere certi interessi lontani da chi guida la ricerca in modo tale da asservirla ai bisogni effettivamente riconosciuti dalle persone e non dalle aziende o, addirittura, da fondi di cui non si conosce neanche il proprietario.
(A)lessio
Caro michele, il tuo intervento è denso di spunti. Diciamo che il mio articolo non aveva come base una visione della società basata sull’affannoso progresso esasperato. E’ un pezzo marcatamente ed univocamente tecnico, senza chiavi di lettura sociologiche.Proprio perchè sotto quel punto di vista ci sarebbero state tali e tante cose da scrivere… Magari sarebbe davvero molto interessante se dal tuo commento ne scaturisse un articolo con ,appunto, un taglio più sociologico-politico sul tema energetico. L’articolo voleva semplicemente mettere in evidenza una NOVITA’.
Ti scrivo adesso qual è la mia “visione”, dato che l’hai totalmente fraintesa. Sotto l’aspetto del COMPORTAMENTO individuale sono totalmente contrario a tutta quella serie di consumi inutili che portano più conseguenze negative che altro (e nel mio piccolo li evito), e quindi non condivido affatto e trovo totalmente stupido ed ottuso il progresso come corsa verso un SEMPRE DI PIU’ senza curarsi delle reali necessità dell’uomo e delle conseguenze che comporta. Non credo si debba avere una FEDE incondizionata e cieca nella scienza, ma piuttosto FIDUCIA nel fatto che possa aiutare l’umanità (si potrebbe aprire un discorso geopolitico qui, su chi ne trae veramente i reali benefici)a vivere sempre meglio senza danneggiare il mondo in cui vive. Sicuramente saprai, non c’è nemmeno bisogno che te lo dica, di quanto bene abbiano fatto i progressi nel campo della medicina (solo per fare un esempio). Non credo che la scienza sia il bene assoluto, in quanto vi sono una serie di problematiche ed aspetti negativi che sicuramente hanno anche fatto dei danni.
CITO : “Orbene, quando parliamo di problema energetico, sembra che stiamo dando per scontato che la nostra società (umana, e poi italiana, americana o danese) sia destinata, o forse costretta da una necessità storica o naturale, ad aumentare sempre di più i suoi consumi e le sue necessità”
Quando parliamo di problema energico diamo per scontato che NON per aumentare ma solo per MANTENERE allo stato attuale i consumi (l’ideale sarebbe ovviamente ridurre tutti i consumi inutili superflui e dannosi) ci vogliono altre vie, per il semplice fatto che il petrolio (come anche i l’uranio utilizzato dalle centrali nucleari), su cui è basata la maggior parte della produzione energetica, FINIRA’.
Quindi non è una corsa sconsiderata verso un DI PIU’, ma verso una strada alternativa e migliore. Ripeto, tralasciando altre considerazioni geopolitiche,filosofiche, sociologiche e quant’altro.
ma sempre gli stessi commentano….nuovi lettori no vero?!!!! Solo a Reggio ci sono 180.000 potenziali lettori senza contare quelli degli altri comuni della provincia. Forza fatevi avanti, il confronto aiuta a crescere
p.s. laganà torna pa’ casa
SEMPRE DAL TUO COMMENTO: ” mi sembra significativo che il buon Peppe abbia usato “mandare avanti una (la) società” e non, per esempio, “reggere”, perchè in quel “mandare avanti” risiede quella visione che per l’appunto mi propongo, non so quanto compiutamente, di criticare; “chi si ferma è perduto!” dicevano e dicono sempre le mie due nonne, e mi è venuta adesso in mente questa frase perchè sembra che questa filosofia spicciola tanto spicciola non è, se sembra che l’intero genere umano debba (non so pure se, e quanto, voglia) seguirla; da cui il “mandare” che dà comunque all’uomo il potere di decidere e organizzare il come, e l’”avanti”, che indietro, certo, non si torna, non si deve tornare, e come dicevano e dicono le mie nonne, “chi si ferma è perduto!” ”
Il mio “mandare avanti” ha una connotazione TEMPORALE e non QUANTITATIVA. Sostanzialmente è un equivalente di reggere (per rimanere sotto l’aspetto semantico).Quindi mi sembra un po’ azzardato, diciamo così, dedurre una visione delle cose da un’interpretazione semantica totalmente soggettiva….Cmq il tuo discorso è molto interessante e lo trovo “strozzato” se inserito in una sezione di commenti. Merita di essere dipanato in un articolo ed in una discussione totalmente nuovi.
propongo di limitare la lunghezza dei commenti
è ovvio che non legge nessuno..qui non viene “proposto” nulla.
Alla gente interessano le “offerte, proposte”.
Qui ci stanno solo “parole”, e per la gente comune del web, le parole, non hanno peso!
@Oscars
Quì nessuno pretende di essere un messiah, quì si scrive per informare, per discutere e per confrontarsi. D’altronde sul web o ci metti parole, o immagini o audiovisivi;-) Ci può essere chi propone, ci può essere chi approfondisce, ci può essere chi informa, ci può essere chi dice stupidaggini. Sul web ci può essere di tutto. La possibilità di commentare un determinato articolo può essere presa come buona occasione per criticare o approvare, per arricchire un’argomentazione o smontarla. Avresti potuto dare una mano a spiegare meglio invece hai deciso di criticare. Scelta leggittima, come tutte le altre. Ma senza parole non si può fare niente di tutto quello che abbiamo fatto fin’ora comprese le tue critiche che altro non sono se non parole e che, comunque, accettiamo di buon grado perchè ogni critica è un’occasione di crescita.
@obisball
Non si può fare una “regola” a causa di, praticamente, uno solo che non ha ancora capito come usare lo strumento che gli viene proposto. Bisogna avere fiducia e, a discapito dei suoi sentimenti immobilisti, un giorno si renderà conto.
@assì e Oscars
Se tralasciamo tutti quelli che sono nell’elenco dei collaboratori e gli amici stretti come puoi essere tu (assì), comunque, qualche contributo esterno è arrivato. Vedi oscars, vedi le dispute con Diego C, un certo simone, un tale Alfio, rocco luigi, fabiano p, checco e un altro paio di nomi che adesso non ricordo. Ci vuole tempo e un buon numero di visite giornaliere c’è, a dispetto di chi pensa il contrario. Purtroppo molti non sono abituati al concetto di poter commentare delle notizie e dei messagi che gli vengono proposti. Il web 2.0 nel resto del mondo è la norma, in italia lo sta diventando velocemente, a reggio ancora siamo ai primi, timidi, passi. Ma noi siamo tra quelli che hanno intrapreso la camminata! Il problema vero, secondo me, è che le donne che hanno voglia di partecipare e di dire la loro sono pochissime, anzi… nessuna apparte le nostre brave collaboratrici che, comunque, si fanno leggere raramente! Eppure so di diverse donne che ci leggono e so anche che molte avrebbero molto da dire e da insegnare… Bisogna avere pazienza e le cose miglioreranno.
(A)lessio
Credo che la lunghezza dei commenti rientri in quella libertà di espressione e partecipazione che si ritiene voler fomentare con questo sito… Sono convinto che si può essere più concisi e altrettanto, se non ancor di più, convincenti. Ma del resto l’argomento è talmente vasto, e talmente vasta era la mia voglia di scrivere ieri sera, che non credo che abbia fatto niente altro che arricchire la discussione… Poi, chi si annoia a leggere (io sono il primo che spesso nei siti le cose lunghe le lascia perdere) è libero di passare al commento successivo, e amen… In ogni caso, credo che riprenderò il pezzo, e con qualche modifica (che possa anche apportare nuovi spunti di riflessione e nuovi elementi di discussione) chiederò al buon Alessio di pubblicarlo come post (mi piace più articolo… ma cmq…). A presto!
@michele
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Quì non si ritiene di fomentare, quì si fomenta la libertà di espressione di cui parli. Tant’è che nessuno ha censurato o cancellato o imposto nulla per cui su questo si può stare tranquilli. La mia frase era ironica ovviamente ma rilevava la questione di come usare lo strumento. Premettendo che ognuno scrive quanto vuole, ci mancherebbe, i problemi possono starci nel contenuto non nella sua lunghezza, bisogna renderci conto che se si vuole essere partecipi bisogna anche essere “efficaci”. Per cui visto il modo in cui vengono visualizzati i commenti dopo un po’ stanca l’occhio per cui per essere più incisivi nella discussione il modo migliore e farlo andando al sodo delle questioni o delle domande ecc ecc.
In fine, quì gli articoli-post-pezzi si possono chiamare in qualunque modo ci piaccia
(A)lessio
@ Michele
lo sai conosci la mia storia e le mie idee, quindi puoi capire che sono un censore
Sandrino, a parte gli scherzi, sono convinto che puoi apportare alla discussione un contributo molto più interessante… A presto!