RomeCamp2008 – Un po’ di appunti

mercoledì, 26 novembre, 2008
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20 Commenti




La due giorni del RomeCamp2008 di cui vi ho già parlato è stata ricca di contenuti interessantissimi. Ci sono stati decine di talk ma, oltre a non saper praticare l’ubiquità, c’erano tutti gli orari sbalzati per cui è stato difficile assistere a talk per intero ma a molti per metà. Metteteci pure i miei cronici ritardi mattutini…
Vi riporto un po’ di appunti su quello che ho sentito e visto ed incomincio subito. Badate che sul nome di ogni incontro potete cliccarci su e vedere per intero la sua registrazione grazie a IlCannocchiale che ha ripreso tutto l’evento in diretta e ha messo a disposizione tutti i video.

Inizio subito:

Green Marketing di Simone Lovati

Pensare a come utilizzare il a beneficio dell’ambiente. Come dice l’autore il per definizione porta a consumare di più, per cui per farlo diventare occorre che spinga a consumare di meno. A discapito di questo, adesso si usa il marketing per forzare la domanda. Si può considerare come esempio la campagna dell’ENI sulla diminuzione dei consumi di energia elettrica. Con quella campagna pubblicitaria la grande azienda non ha chiesto ai suoi clienti di consumare di più ma ha avuto successo, per cui il consumo è aumentato. Lovati non ha chiarito però cosa ci può essere di verde in una campagna che, seppur non lo chiede, lo provoca un aumento del consumo…
In questo caso la comunicazione si “veste” di verde ma ci sono davvero pochi prodotti che sono veramente green. Il loro problema, secondo Lovati, è che vengono ancora vissuti come prodotti d’elitès, di lusso quando, spesso, non lo sono.
L’autore ha poi proseguito spiegango nello specifico alcuni modi di fare tecnici del marketing e della promozione del brand.

Viaggio in Zambia di Silvia Napolitano e Francesca Tosi

Silvia e Francesca sono due ragazze, studentesse di economia a Roma3, che l’estate scorsa sono andate in insieme al loro professore di Economia dello sviluppo “a vedere di persona tutte le cose che avevano studiato”. Silvia parte citando Amarìta Sen: “Lo sviluppo umano risiede nella possibilità data alle persone di scegliere cosa fare della propria vita“. Durante il loro viaggio in giro per il paese di casi studio da raccontare ne hanno incontrati parecchi. Per esempio, hanno incontrato la Celim che è una ONG che porta avanti un progetto di Microcredito in diverse aree del paese che pare stia funzionando. Dopo una mia domanda hanno detto che i progetti avviati dalla ONG vengono seguiti e aiutati per 9 anni e non richiedono nessun interesse sui soldi che prestano per la partenza della attività. La Celim inoltre fa anche formazione professionale e porta avanti progetti di sviluppo culturale dei giovani con scuole, ecc.
Le relatrici mettono l’accento anche sulla questione dei diritti delle donne. Specialmente per quel che riguarda l’ambito sessuale e della trasmissione di malattie veneree, AIDS tra tutte. Uno slogan diffusissimo in quel paese è “Knowledge is power” e supporta una campagna di educazione sessuale e di pianificazione familiare.
Un altro progetto molto interessante di cui hanno parlato riguardava sempre i tentativi di sviluppo delle imprese piccole e artigianali. Questo progetto prevede l’utilizzo di telefoni cellulari e la tecnologia SMS per aiutare le relazioni commerciali dei piccoli produttori e artigiani, compresa la possibilità di definire i prezzi e aumentare i propri contatti. Questo progetto, secondo me, è molto importante perchè la comunciazione può consentire di ridurre molto le distanze e la mancanza cronica di infrastrutture di trasporto. Anche questo aspetto è stato molto evidenziato. In più, si è anche affermato che “i pochi progetti di costruzione che ci sono vanno a favore dei grandi gruppi industriali che non consultano le popolazioni locali che rimangono ignari delle loro possibilità e dei loro diritti”.

Aumentare la visibilità di un’azienda in rete senza budget (o quasi): il corporate blog di Sketchin di Francesca Cavecchia

Francesca (Feba) ci ha raccontato l’esperieza nella blogosfera della società per cui lavora, la Sketchin. I aziendali in gergo si chiamano “Corporate Blog“. Nel caso di questa azienda l’ambiente internet è fondamentale in quanto tratta di prodotti e servizi tecnologici e web. Questo, inoltre, porta il pubblico del loro blog ad essere già molto competente e abituato a quell’ambito di comunicazione. Il blog è stato fatto per avere rapporti con determinati interlocutori. Il blog permette di stimolare commenti, citazioni e persone. La relatrice ha analizzato i pro:
- Visibilità sui motori di ricerca, conversazione, nuovi contatti e nuovi eventuali partner;
e i contro:
- Costo del mantenere il blog visto che è inserito nel contesto lavorativo, quindi risucchia risorse di tempo.
Per l’azienda è fondamentale mostrare la personalità di chi scrive e lavora per l’azienda.
Dopodichè Francesca si è imbarcata in una serie di spiegazioni proprio base su come si fa e perchè si fa un blog. Cose che chiunque si sia imbarcato in questa esperienza in maniera semisera non può non aver considerato, ovvero: a chi si scrive, come si scrive, cosa si scrive, come si reagisce alle critiche e ai commenti, ecc ecc. Insomma, LiberaReggio da questo punto di vista non ha imparato proprio niente, anzi… Sarebbe stato più interessante approfondire gli aspetti riguardanti i rapporti all’interno dell’azienda tra i vari colleghi e i risultati concreti che si sono registrati nei confronti dell’esterno. Il tempo e la relazione non ce l’hanno concesso e le domande si sono concentrate su altri aspetti. Comunque è una cosa positiva quella di vedere un’azienda che decide di avere un rapporto aperto e diretto con i propri interlocutori. In Italia sono ancora rari quelli che si imbarcano in maniera convinta in attività di questo genere ma non si rendono conto che gli effetti non possono essere altro che positivi. Ah, vero, la Skethcin non è italiana… è svizzera…

OpenJournalist – Network giornalistico partecipativo

Dopo una presentazione, passatemi il termine, abbastanza ridicola (potete vederla nel video cliccando sul titolo del talk) i realizzatori del progetto sono entrati nel dettaglio. L’ing. Timpano ha spiegato alla numerosa platea le peculiarità di quello che loro hanno definito come il “Primo network di giornalismo partecipativo”. Premetto che questa definizione è decisamente falsa in quanto il network in questione non è giornalistico ma di cittadini; secondo, di network simili ne esistono centinaia in giro per il mondo e tutti hanno avuto inizio nel 1999 con il loro precursone INDYMEDIA.org che doveva coprire l’informazione durante i giorni del WTO che si tenne a Seattle. Ma andiamo oltre.
Le peculiarità del progetto sono: fondere blog e blogger, i social network i quotidiani web dandogli un’identità più marcata come “movimento del libero pensiero”; O.J. è rivolto a tutti, non ha filtri particolari e i lettori possono partecipare votando gli articoli oppure iscrivendosi e pubblicando direttamente gli articoli oppure commentarli; aggiornamenti costanti (?!?!? dipendono da chi ci scrive a dire la verità…), archivio sempre aperto, vengono date delle informazioni sugli autori degli articoli e, infine, aggrega video visualizzandoli random sulla homepage. Con questo progetto l’obiettivo è quello di favorire la partecipazione dei cittadini all’informazione sul web.
A questo punto intervengono l’ideatore di FaiNotizia il Network di gironalismo aperto elaborato da Radio Radicale e una giornalista di Blogo, network di blog giornalistici professionistici. La polemica diventa abbastanza calda ma denota, devo essere sincero, una certa “sprovvedutezza” dell’argomento, oltre che del gran numero di concorrenti, da parte dei 3 ragazzi che hanno creato O.J. Non conoscono agoravox, non conoscono Ohmynews, non conoscono rue89, non conoscono Mediapart, non conoscono l’Huffington Post, il Daily Kos, non conoscono Global Voices, ma non conoscono neanche LiberaReggio. Ditemi voi delle cose che hanno detto sti ragazzi, e che ho riportato poche righe più su, cosa ha di diverso LiberaReggio. 2 cose sono diverse principalmente: su liberareggio non c’è una community simil-socialnetwork, ma non ce ne’è bisogno. Usiamo e sfruttiamo quello che già c’è, visto che non abbiamo una lira, per cui ci trovate su Facebook con il nostro gruppo omonimo, ci trovate su Flickr ma quanto prima ci troverete in tutti gli altri Social Network che riteniamo essere strumenti fondamentali per socializzare la nostra attività e l’informazione User Generated in generale. Seconda differenza è che noi rendiamo disponibili le fonti da cui traiamo le informazioni dei nostri articoli; questo lo fanno davvero in pochi e, seppur c’è sempre da migliorare, dare la possibilità ai lettori di poter verificare direttamente le fonti è una peculiarità che rende tutto più trasparente oltre che dare maggior possibilità di confronto.
Insomma… seguirò il loro progetto all’inizio ma questo O.J. si è presentato abbastanza male, ad un pubblico di esperti in materia non ci si può rivolgere con belle parole e sciogliersi come un ghiacciolo al sole appena le domande prendono un piglio un po’ più tecnico e di esperienza reale. Non discuto neanche le idee di questi ragazzi sul giornalismo, su cosa è, come funziona e a cosa serve… mi hanno dato l’idea di avere le idee un po’ confuse a riguardo.

L’Open Source e l’e-learning di Paolo Gatti

In questo talk Paolo Gatti ci ha portato un esempio di come sia possibile utilizzare software opensource per costruire piattaforme di e-learning (ovvero l’apprendimento tramite strumenti elettronici, ovvero web). Per spiegarcelo Gatti ha portato come esempio quello dell’Università di Teramo per la quale ha creato un progetto di e-learning utilizzando solo software open.
Il relatore ha posto l’attenzione sulla necessità, per chi crea un portale del genere, di conoscere quello che fa l’utente nel sito di e-learning perchè è fondamentale la valutazione della riuscita dell’apprendimento.
Le caratteristiche principali della formazione online:
- modalità (20 minuti);
- interattività col tutor;
- esaustività: realizzazione dell’utente.
Scendendo nei particolari del progetto il software utilizzato per crare la piattaforma è Moodle (cercando su google ho scoperto che anche la Sapienza, la più grande università d’Italia, usa software libero per il suo portale di e-learning, ma anche diverse altre università) ma vengono usate altre applicazioni e strumenti open come Linux, Apache, il php, mysql e, come già detto, Moodle. Vi chiedo perdono ma i contenuti del talk sono stati abbastanza tecnici per le mie capacità e conoscenze per cui mi sono limitato a segnare questo breve elenco. Quello che è certo è che pare che per questo servizio Moodle sia il software open migliore, almeno secondo Gatti in seguito ad una domanda del pubblico. Quello che manca ancora nel rapporto università-studente nel caso dell’e-learning è la mancanza dell’interattività audiovideo tra i tutor e gli studenti. Infine, questo progetto ha avuto comunque un bel successo visto che, dice Gatti, al sito sono iscritti circa 600 studenti di un ateneo che è molto piccolo.

Finiti quì i miei appunti. Come ho spiegato nell’altro post a riguardo, molti talk li ho beccati solo a metà o nel finale a causa di diversi motivi. Ringrazio Teo e MadGrin per la compagnia. In ultimo vi metto a disposizione il dibattito sulla regolamentazione della blogosfera che è quanto mai attuale visto che in parlamento c’è ai lavori in testo di legge che rischia di inibire la libertà di espressione dei netizens.

Alessio Neri

ps. vi ricordo che se cliccate sui titoli dei talk li potete vedere in video per intero!

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20 Commenti »

Assì dice:

ale sei un grande lo hai messo!!!!! risate a perdere

MadGrin dice:

Grazie a te per la piacevole compagnia ! :D

Ci si vede al prossimo camp o, speriamo, anche prima! :D

Ing Timpano dice:

Salve a tutti,

Sono il creatore di OpenJournalist.

vorrei puntualizzare una piccola cosa:

l’autore di questo articolo ha contestato principalmente che abbiamo utilizzato il termine “primo”, definendo OJ il primo network di giornalismo partecipativo. E qui mi si è contestato il fatto che è un errore in quanto esistono molti siti che già lo sono, come questo, liberareggio. Come si fa a dire che sono la stessa cosa quando poche righe piu in basso c’è scritto che la cosa che per noi è la principale, cioè il concetto del social network, qui non c’è? Parlate di giornalismo e poi non assegnate ai termini il loro significato: non ci definiamo il “primo sito di giornalismo partecipativo”, ma il “primo network di giornalismo partecipativo”. Questo e quelli che citi del 1999 non sono social network. Punto. Poi giudicare se è una cosa utile o meno e che voi preferite sviluppare la partecipazione tipo social network su facebook o altri canali, è un altro conto. ma sono scelte…
Quindi, se volete criticare l’utilità di questo sito, fatelo pure, ma se dovete dire imprecisioni, evitate!

Grazie per lo spazio, saluti

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@ing. timpano
Liberareggio con OJ ha in comune l’idea di base; perchè noi non abbiamo gli stessi trumenti tecnologici che avete voi ma accogliamo chiunque voglia collaborare. L’unico filtro è una chiacchierata che io faccio con ognuno di quelli che vogliono aggiungersi a noi. Per quel che riguarda il socialnetwork, Indymedia ce l’ha (dal 1999)perchè esistono i forum, le newslettere e le chat #IRC che gli Indymediani hanno sempre usato. Di più indymedia prevede incontri reali ogni tot… se questo non è creare un network sociale non so cosa altro lo possa essere (liberareggio spera di fare lo stesso e si sta anche organizzando a tal proposito). Agoravox, di cui ho visto un link sul vostro gruppo facebook, una volta iscrittisi sviluppa un meccanismo di votazione e discussione degli articoli che poi vengono pubblicati in base ai risultati di questa discussione, ovviamente c’è la possibilità di visionare le schede di ogni autore… Lo hanno presentato (la versione italiana) circa 2 mesetti fa proprio a roma. Ci sono stato e ho anche parlato con l’autore del sito italiano e con diverse persone che ci scrivono. Ma sono un paio di anni che studio e mi tengo costantemente aggiornato sul giornalismo partecipativo anche all’estero, d’altronde è per questo motivo che sono venuto con molta curiosità alla vostra presentazione (per vedere se proponevate qualcosa di nuovo). Sempre Agoravox, per esempio, in Francia è nato nel 2004… Per questo è assolutamente falso che siate i primi. Siccome non esiste una ricetta univoca per sviluppare “il movimento del libero pensiero” ognuno lo mette in pratica con le modalità che ritiene migliori. L’idea è buona, la grafica secondo me è molto carina, ma la pratica è una delle tante ed è arrivata con 9 anni di ritardo rispetto ai primi che ci hanno provato. Dovreste metterci una croce sopra almeno su questo… In ogni caso, come già detto, l’idea è più che apprezzabile per cui mi auguro che vi vada bene. Semplicemente, visto che vitrovavate di fronte ad una platea di “esperti” avrete dovuto approcciarla in un altro modo evitando troppi fronzoli e troppo auto-proclami che non hanno fondamenta solide. In ogni caso, in bocca al lupo!

(A)lessio

ps. vi consiglio la prox volta di paragonarvi ad altri siti di giornalismo aperto online quando parlate di OJ e non del giornalismo televisivo o dei quotidiani che sono tutt’altra cosa e hanno tutt’altre modalità per interfacciarsi con i lettori ma neanche con degli aggregatori di notizie come OkNews che sono un’altra cosa ancora rispetto ad OJ…

Giuliano Crupio dice:

Ciao a tutti.
Volevo fare un appunto sull’articolo in rispossta a OpenJournalist.
Io sono stato a RomeCamp ed ho assistito alla presentazione di OpenJournalist.
Partendo da questa citazione: “Premetto che questa definizione è decisamente falsa in quanto il network in questione non è giornalistico ma di cittadini;…”
vi dico (a voi di liberareggio.org) che, dalla presentazione a romeCamp, si capisce benissimo ed in maniera indiscussa, che la piattaforma NON è rivolta soltanto ai cittadini, ma vuol dare uno spazio a tutti, giornalisti professionisti e non. Da questo presupposto è facile capire che i giornalisti, in quanto bravi e professionisti nella materia, avranno una visibilità maggiore.
Anzi, grazie alla presentazione ho capito come posso mettere in evidenza le mie peculiarità in quanto giornalista e scrittore.
Purtroppo nel campo del giornalismo non si riesce mai a far capire le potenzialità di una persona. Credo che con Openjournalist qualcuno vedrà le mie capacità!
Buon Lavoro a tutti!

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@giuliano
i giornalisti non sono cittadini? Secondo te su agoravox, indymedia e tutti gli altri siti che ho indicato la partecipazione ai giornalisti professionisti è vietata (per quella che è la mia esperienza tutti i siti di giornalismo partecipativo pullulano di giornalisti professionisti)? mi sa che avete in mente un concetto strano di citizenjournalism e di reporter diffuso… dopodichè spiegami in OJ come si fa a dare evidenza ai contenuti professionali rispetto a quelli non professionali; il voto degli iscritti non può certo essere tenuto come modalità per garantire la qualità del giornalismo perchè è troppo facilmente falsificabile. Agoravox fa votare gli articoli proposti ma ha anche al suo interno uno staff di esperti che si prende la briga di verificare la correttezza delle fonti citate ecc ecc. Visto che l’hai capito come mettere in evidenza le tue peculiarità di giornalista e scrittore per favore spiegalo perchè forse io stavo pensando alle farfalle in quel momento… Noi di LiberaReggio mettiamo a disposizione le fonti da cui traiamo i nostri pezzi; non siamo giornalisti professionisti tranne un pubblicista che si è aggiunto dopo. Mettendo a vostra disposizione le nostre fonti vi diamo la possibilità di controllarle e di rispondere apertamente tramite i commenti. Noi riteniamo che così si costruisca un’informazione corretta senza fronzoli e belle parole. Si può sbagliare ma almeno spieghiamo come e perchè abbiamo sbagliato. Di più, il filtro degli articoli, quì, sono io che non sono un professionista ma che sono in grado di leggere per cui se non è chiara la provenienza di un articolo o di un dato o di una dichiarazione ecc ecc rimando indietro il pezzo chiedendo di migliorarlo. Lo fa anche Agoravox, in OJ chi lo fa questo??? chi controlla che non ci siano diffamazioni, violazioni della privacy, ecc ecc, i voti degli iscritti? e se uno ha 10 account? e se uno che vota è uno sprovveduto, e se uno vota a cacchio di cane? Chi sarà eventualmente responsabile di queste cose??? Mi stupisce il tuo commento da giornalista e scrittore professionista sinceramente… Neanche a me, nessuno ha mai evidenziato le mie capacità per cui mi sono preso la briga di organizzare questa allegra combriccola di liberareggio (e come me tanti altri di noi) dopo anni di blogging, di studio, di esperimenti, ecc ecc Il fatto che nessuno mi abbia cacato non vuol dire che rinuncio a determinate caratteristiche qualitative. Nella presentazione di OJ non è affatto chiaro come la qualità venga difesa e promossa. Ripeto paragonarsi ai TeleGiornali è troppo facile, qualunque blog di fuffa è meglio dei TG nostrani…

(A)lessio

Ing Timpano dice:

Salve di nuovo,

vorrei iniziare ringraziandovi per gli inbocca al lupo perchè ne abbiamo bisogno e vorrei mettere l’accento sul fatto che il nostro atteggiamento dipende dal fatto che fin’ora alle presentazioni, invece di ricevere domande per capire com’è fatto il sito e per capire che novità ci sono, abbiamo solo ricevuto attacchi, per lo più infondati. Quindi capisco se poi qualcuno commette errori concettuali e di comprensione su OJ e dice che le funzionalità che offre sono le stesse di altri siti
Mi riferisco a chi ha paragonato ad esempio Blogo con OJ: sono due siti agli antipodi, il primo è un portale che al suo interno racchiude dei link ad altri blog, gestiti da una redazione di blogger. L’altro è un unico portale che da spazio a tutti di esprimere il proprio pensiero.

Lo credo che poi nascono dubbi e incomprensioni… mi dovrei dilungare per spiegare le funzionalità, ma vi invito a visitarlo quando sarà in linea.

Per anticipare e rispondere ad alcune domande, vi informo che il meccanismo di giudizio sui contenuti è gestito da un metodo segreto che naturalmente non stiamo qui a spiegare. Putroppo al camp nessuno si è preuccupato di chiedere di più, ma tutti di dire cose errate che pure controbbatere risultava difficile, essendo tanto distanti dalla realtà.

Concludo con una considerazione: due siti sono uguali perchè parono dalla stessa idea? io non credo: facebook non è myspace, c’è l’idea di dare uno spazio alle persone, ma sono siti totalmente diversi. iTunes è uguale a windows media player? l’obbiettivo è quello di far ascoltare musica… i mezzi, le funzionalità e il divertimento non hanno paragoni!

Giuliano Crupio dice:

Salve Ing. Timpano,
che intendi per funzionalità e divertimento? fai riferimento a qualche funzione di Openjournalist quando fai quei paragoni?
Grazie

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

ti invito a visionare la presentazione del corporate blog di sketchin nel tratto in cui parla delle peculiarità del loro blog che possono essere tranquillamente trasposte a qualunque sito “aperto” diciamo… la segretezza è controproducente in un mondo virtuale dove tutto può essere controllato. Se vi presentate di fronte a degli esperti e a dei concorrenti (concorriamo nell’attirare l’attenzione dei navigatori) come minimo dovete mostrarvi trasparenti e chiari. Questa cosa del metodo segreto io è la prima volta che la sento-leggo… sinceramente ho più dubbi di prima a questo punto. Come fa uno a fidarsi di una cosa segreta, questa cosa genera gli stessi identici sospetti che può generare un giornalista oldstyle che vuole “mantenere segrete le proprie fonti”… Almeno nel giornalismo tradizionale si sa che c’è un nome e cognome che alla fine di tutto è responsabile di quello che viene pubblicato. Con questo sistema segreto di cui parli i responsabili rimangono segreti… non è molto “open” come modo di fare. Questo lo dico più per rendere chiaro che su internet la vita e la conquista della credibilità è molto più difficile che nel mondo reale! Dopodichè, avreste potuto dirlo alla presentazione e puoi stare tranquillo che io per primo ve lo avrei chiesto in cosa consisteva… se poi mi avreste risposto mantenendo la segretezza avreste ancora di più insospettito il pubblico presente che, ripeto, era quasi interamente formato da esperti e concorrenti di settore e non avrebbe gradito questa “segretezza”.

La versione beta-test del sito l’ho già spulciata tutta per la cronaca… aspetto di vedere come verrà fuori a pieno regime e quando avrà un buon numero di partecipanti.

Per quel che riguarda blogo… anche lei aveva le sue buone ragioni e la capisco in quanto lei è giornalista professionista. Nella dottrina c’è un forte dibattito tra professionisti e non professionisti di cui bisogna tenere conto e che bisogna sempre seguire (in piena logica blogosfera – “grande discussione”) per capire quali sono le parti in campo e lei ne ha espresso chiaramente una delle due.

Mi fa strano che non ti sei riferito a FaiNotizia che vi ha contestato il fatto di esservi auto-proclamati i “primi” e pure loro si “auto-proclamano” i primi e hanno anche un socialnetwork interno, cosa che durante la relazione hai dimostrato di non sapere (è sicuro che ce l’hanno perchè ho un’amica che ci ha fatto uno stage non retribuito a radio radicale e si occupava proprio di fainotizia)… non sono i primi ma cmq hanno molte caratteristiche simili alle vostre (anche se sono di parte come diceva uno di voi…).

Certo che due siti non sono uguali anche se partono dagli stessi presupposti. Se fosse così internet sarebbe una palla pazzesca. Quello che è uguale è l’idea di base ovvero quello di dare spazio e visibilità a voci che di solito non ne hanno (o ne hanno poca…). Tra noi all’inizio ero solo io che scrivevo su un blog e ho chiamato miei conoscenti che non avevano mai scritto per il pubblico ma che sapevo per certo che avrebbero potuto avere diverse cose da dire. Nel tempo si sono aggregati altri a noi tra cui un’altra blogger e un pubblicista. Abbiamo molte cose diverse, non solo l’interfaccia, ma in entrambi i siti si vuole fare “citizenjournalism” come con entrambi i programmi che hai citato tu si vuole ascoltare la musica. La questione è che quando un “oggetto” è totalmente nuovo e si lancia sul “mercato” dell’attenzione non può proclamarsi il primo quando in realtà non lo è. Magari mi sbaglio sulle funzionalità di OJ, dovrò verificare quando sarà a pieno regime ma da quello che avete detto voi nella presentazione, nel gruppo facebook e, tu, tra questi commenti sinceramente non ci trovo niente di nuovo. Noi abbiamo voluto darci una connotazione strettamente locale e rendiamo pubbliche le nostre fonti. Non credo che sia una cosa nuova nel mondo e difatti non ci siamo proclamati “primi”. Quello che è certo è che nella realtà in cui stiamo cercando di ritagliarci uno spazio siamo gli unici con queste modalità. Su questo non ci sono dubbi perchè lo dico dopo un paio di mesi di analisi di tutti i siti d’informazione locali.

(A)lessio

ps. ti do del tu visto che siamo coetanei…

Ing Timpano dice:

Credo che stai facendo un po’ di confusione. Sei informatico? no per capire fino a che dettaglio posso scendere.

Cmq l’Open Source è qualcosa di più complesso di quello che stai dicendo… google ne è un chiaro esempio: le funzionalità di google sono aperte e accessibili e tutte possono usarle per fare dei loro prodotti… ma l’algoritmo di ricerca di google è segreto! e mi pare pure giusto… li vedi altri siti che fanno i soldi sulla loro idea?

Quindi, distinzione:
1 – l’algoritmo, qualcosa che può essere segreto, per proteggere l’opera di ingegno.
2 – il codice, che se reso opensource, espone le funzionalità su cui altri sviluppatori possono creare e ampliare (vedi plugin di wordpress)

In realtà non c’è segreto sui contenuti, quelli sono scritti dagli altri. è il come noi diamo priorità ad un articolo piuttosto che ad un altro che è un metodo studiato…

per tornare a blogo, non contesto assolutamente (e sfido a leggere tra le righe il contrario) le dimostranze della categoria giornalistica, di cui peraltro abbiamo già numerosi sostenitori, ma il fatto di aver detto, senza nessuna cognizione di causa, che blogo è uguale a OJ. Spero che almeno in questo puoi convenire!

ciao

ps, naturlamente no probl per il “tu”

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

Non sono informatico, forse ce n’è qualcuno che legge, non lo so. Però capisco benissimo quello che hai scritto riguardo google, il suo algoritmo ecc ecc. Da questo tuo ultimo commento si evince il fatto che il vostro obbiettivo primario è di fare soldi, cosa che durante la presentazione non avete mai detto (è chiaro che sia così ma dirlo pubblicamente è sempre un modo per sputtanarsi soprattutto quando ci si presenta dicendo che si vuole dare identità al “movimento del libero pensiero” che non ho ancora ben capito cosa vuol dire). Ma questo non è il probema, siamo ragazzi e vogliamo ritagliarci uno spazio economico nel mondo. E’ più che giusto, ma bisognerebbe dirlo. Io non ho mai parlato di “open source” ma ho scritto solo “open” che èuna parola non riferita ai codici sorgente ma semplicemente all’apertura che si ha verso l’esterno. probabilmente il vostro metodo studiato funzionerà ma rimango della mia idea che chi vuole fare info su internet, come avete ripetuto mille volte voi per differenziarsi dall’info tradizionale, non può prescindere dalla massima trasparenza. Google cerca contenuti sul web non c’entra niente col citizenjournalism. Come sai meglio di me mi hai parlato di un motore di ricerca non di un “network”.
E’ vero che la ragazza di blogo ha detto che i due siti sono “praticamente uguali” ma io l’ho inteso come il fatto che entrambi voglio informare da punti di vista non mainstream. La qual cosa non c’è dubbio che vi mette sullo stesso piano nella concorrenza per attirare l’attenzione e il tempo dei lettori che è il “bene” che si contende. Per me non era priva di cognizione di causa anche se, chiaramente, convengo con te quando dici che non sono due siti uguali ma vi contendete la stessa cosa (quì dovrei dire CI contendiamo la stessa cosa) e questo non si può negare.

(A)lessio

Ing Timpano dice:

Sisi, chiaro il tuo ultimo punto… ma allora anche loro si contendono la stessa cosa di tg o giornali… no, io penso che se cambia la sostanza del progetto, come ad esempio il fatto che il loro lavoro è troppo uguale a quello di un normale giornalista “canonico” e noi invece diamo spazio a tutti, non si può proprio parlare nè di medesimi intenti, nè di “sito uguale”, come ha detto la regazza. Ha usato la parola sito, non la parola intenti, o scopo sociale, ecc ecc.

Tornando alla storia di google… da dove evinceresti che noi abbiamo fatto tutto per soldi?
Forse non sai che siamo 4 ragazzi senza NESSUNO dietro, lavoriamo da 8 mesi ininterrotti e abbiamo speso un sacco di soldi! Perchè? perchè ci crediamo!
Il fatto che ho citato google era puramente un esempio, e il fatto che voglio mantenere alcuni aspetti della mia idea segreti credo sia una cosa legittima.

ciao

Ing Timpano dice:

@Giuliano Crupio

Ciao Giuliano,

quando parlavo di divertimento, mi riferivo a iTunes.

Ma il paragone mi è servito per far capire la differenza che può esistere tra siti apparentemente uguali.

Noi offriamo numerose funzionalità, semplici e alla portata di tutti, non solo pe i blogger o per i giornalisti.

Ciao

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

“li vedi altri siti che fanno i soldi sulla loro idea?”
Questo mi ha fatto evincere che la questione erano i soldi. Anche noi ci lavoriamo da mesi (io da un paio di anni anche se sono alcuni mesi che la cosa è diventata pratica) e abbiamo speso un po’ di soldi e ne stiamo spendendo altri senza nessuno dietro oltre che i nostri genitori. per cui capisco più che bene quello che dici. Ma anche quì non siete gli unici.
Non si contendono la stessa cosa di tg e giornali xchè cambia il mezzo attraverso il quale le info vengono veicolate, di conseguenza, cambia il codice usato, cambiano le modalità di fruizione, ecc ecc. Sempre riguardo blogo ti contesto l’accostamento al giornalista “canonico” perchè non vuol dire nulla. Dovresti essere più chiaro nello spiegare qual èla concezione che avete di giornalismo perchè si rischia di scadere nei luoghi comuni.

(A)lessio

Ing Timpano dice:

è naturale che non siamo gli unici a spendere tempo e soldi su un progetto così…

per il resto. Non credo di scadere nel banale se dico che una redazione di un blog che fa informazione e la redazione di un giornale sono qualcosa di molto simile, sottostanno alle stesse restrizioni e leggi. Si, cambia il mezzo, mai contenuti no.

Diverso è il blog personale, dove ognuno ci mette la faccia e rischia del suo…

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

beh a dire la verità di restizioni i giornalisti professionisti ne hanno meno dei normali cittadini. i veri problemi del giornalismo riguarda le proprietà, gli editori. Alle leggi sottostiamo tutti basta vedere come viene usato il reato di diffamazione contro i giornalisti che al 90% dei casi vincono le cause. La vera differenza tra cittadini e giornalisti sta solo nella protezione corporativsa dell’ordine dei giornalisti e nel fatto che molti di loro lavorano per testate che non hanno proprietà editoriali “pure”, come si dice in gergo. Sinceramente non conosco gli editori di blogo. Ma non conta nulla il fatto di lavorare in una redazione, anzi… magari potessi lavorare in una redazione libera, avrei accesso ad un bel po’ di fonti che da singolo non posso controllare oltre al fatto che quando fai una telefonata e dici di essere un giornalista di… di solito il ricevente la chiamata ti fa sempre gli ossequi, eheh
Il giornalismo è una cosa, I giornalisti asserviti (o costretti dalla precarietà dei loro contratti o della loro vita) sono tutt’altro.

(A)lessio

Ing Timpano dice:

ok, diciamo che il discorso sta prendendo una bella piega… nel senso che m trovi d’accordo… ma a prescindere da quello che ognuno si augura, io penso che a prescindere dal mezzo, un gruppo di giornalisti che scrive su un blog on-line con una redazione e un gruppo di giornalisti che scrive su un giornale, con un’altra redazione, abbia lo stesso tipo di controlli e restrizioni!

Assì dice:

Nn centra nulla con l’articolo….finalemte ho trovato il capello miracoloso del Pibe de Oro, ci sono passato davanti parecchie volte e nn me ne ero mai accorto :D

Pariate, pariate sempre!!!!!

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@ing. timpano
Beh se le restizioni riguardano lo scrivere falsità e il commettere reati in maniera gratuita e magari volontaria ben vengano. Parlare di restizioni non vuol dire nulla. Il problema non solo le restizioni. I problemi sono quando i giornalisti sono costretti a scrivere quello che gli viene imposto o di trattare gli argomenti che gli vengono imposti. Quelle sono cose completamente diverse. Peggio ancora sono i giornalisti che si incazzano con gli uffici stampa quando gli mandano i comunicati stampa in pdf e non possono fare i copia&incolla… Ne ho viste un sacco nelle mie brevi esperienze.

Ma visto che questo modo di fare dei giornalisti non ti piace (come biasimarti…) allora cosa mi dici dei blogger che copiano&incollano articoli da media e testate mainstream??? Secondo la tua logica cambia ben poco dai giornalisti in una redazione. per questa ragione la questione del giornalismo non può essere ridotta alla semplicità che usi tu. E’ una questione molto complessa e non riguarda tanto i giornalisti quanto chi gli da il pane. Per fortuna per quelle poche magagne che conosciamo nel nostro paese dobbiamo ringraziare alcuni giornalisti che ci hanno messo il sudore, la faccia e l’impegno. Per non parlare di quei giornalisti che lavoravano in quelle redazioni che tanto bistratti ma che hanno scoperchiato vasi di mafia e criminalità molto più grandi di loro e che hanno pagato con la vita…

Ripeto il discorso “redazioni = cattivo giornalismo” e “blogger senza controlli editoriali = meglio dei giornalisti in redazioni” non è condivisibile. La questione è molto più ampia e dipende dagli editori, dalle qualità dei giornalisti, dai comportamenti dei lettori, dagli inserzionisti, ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc

(A)lessio

Ing Timpano dice:

A parte che questa cosa non è quello che voglio dire:

“redazioni = cattivo giornalismo” e “blogger senza controlli editoriali = meglio dei giornalisti in redazioni”…
Io voglio dire che laddove c’è una redazione, che sia di una testata cartacea o di un blog, c’è comunque filtraggio e restrizione, senza nulla togliere al fatto che una redazione ha tanti altri pregi tra cui quella di verificare le fonti ecc. Il vero problema da cui noi partiamo è quello di aver la libertà di scrivere (nei limiti del comune buon senso e della legislazione italiana), nient’altro.

Infine, tornando a chi fa il giornalista per bene, rischiando, si, lo ammiro.. ma io parlo di un malcostume che in italia ormai è radicato che sta rendendo questa categoria di giornalisti sempre più ridotta.
Se non fosse vero, non si sentirebbe tanto clamore su questo argomento da diversi anni. Si, sicuramente non dipende dai giornalisti ma da chi gli da il pane, infatti loro sono persone che devono tirare avanti una famiglia e hanno bisogno di vivere e dei soldi per farlo, ma proprio per questo io non mi pongo come alternativa al giornalismo, non sia mai, ma come spazio in più dove ognuno può dire la sua, giornalisti e non!

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