Ci sono libri… “I diari del silenzio”
Ci sono libri (pochi) che possono condurre in territori del cuore e dell’anima nuovi, affascinanti e… terribili. Sono i territori della scoperta, della consapevolezza di non sapere e della voglia di rifarsi perché ancora in tempo…
Uno di questi libri è certamente “I Diari del Silenzio“. Un romanzo che attraversa, tra realtà e fantasia, la poco conosciuta storia del ventennio fascista a Reggio Calabria e nel resto della regione…
Lo sapevate che in Calabria c’era un “attivissimo” campo di concentramento? Che anche in Calabria ci fossero quotidiane “retate”, “pestaggi”, “omicidi politici”? Che in Calabria dal 1938 fossero vigenti le leggi razziali per cui i bambini ebrei venivano scacciati dalle scuole come oggetti indesiderati? Che anche in Calabria si doveva salutare “romanamente” al passaggio delle ronde nere altrimenti ti assacravano di botte? E che l’ingiustizia, la povertà, l’ignoranza erano ordinari strumenti del potere?
Nel romanzo si possono scoprire molte altre realtà che sono appartenute (e taciute) alla Calabria.
Ma, “I Diari” sono soprattutto il romanzo in cui si racconta la vita di una ragazza madre (Alma) e del proprio figlio (Fausto). Alma, di idee democratiche, accetta per una parte della sua vita, le discriminazioni di una società chiusa e allineata al regime, soprattutto per non danneggiare la crescita del figlio già svantaggiato dal fatto di non avere un padre al suo fianco. Quando Fausto diventa adolescente, tra i due si manifesta un evidente conflitto generazionale che si accentua quando la madre, sempre più insofferente all’oppressione del fascismo, decide di entrare a far parte dell’opposizione clandestina. Viene ulteriormente emarginata ed infine rinchiusa nel campo di concentramento. Il figlio vive drammaticamente questa nuova situazione, soltanto in parte lenita da un nascente amore per una ragazza fascista. Per lui inizia, prima idealmente, e poi concretamente, una nuova ricerca della madre. In entrambi l’illusione di poter cominciare a vivere, insieme, un rapporto migliore…
Nella storia si avverte un’atmosfera drammatica dove i sentimenti come la passione politica, l’amicizia, l’amore… corrono verso l’assoluto che non consente compromessi.
Tutto il romanzo è percorso dal tema del silenzio, che è rumore della solitudine, dell’incomunicabilità generazionale, dei luoghi della violenza razziale, politica e della guerra. Del silenzio che può condizionare la vita di un singolo uomo e di intere generazioni.
Forse, “I Diari del Silenzio” può migliorare, se non cambiare del tutto, la prospettiva per guardare dentro e… fuori di noi.
Giuseppe P.







Campo di “detenzione” Ferramonti:
http://www.lager.it/ferramonti.html
http://www.comune.tarsia.cs.it/storia/ferramonti .
htmhttp://www.itismt.it/ferramonti/index.htm
Ottima recensione per questo libro… Anche se credo che in Calabria nn è stato proprio sentitissima ne il fascismo nè la lotta partigiana, forse per motivi geografici,come dici tu o per la mancanza di personaggi che si sono imposti… Ma dove dici “attivissimo” campo di concentramento,lo dici in maniera ironica? Perchè quello di Ferramonti era quasi un parco vacanze,dal ’43 in poi si rifugiavano i profughi, e le milizie erano per lo più paesani del luogo…Se si pensa che non c’è stato un morto ucciso in 6 anni.Forse tutto grazie anche al famosissimo Cap. Marrari.
Gimes Marrari era Marescialllo.
Onere al merito.
Ti ringrazio per aver letto la recensione del romanzo.
La narrativa ha la forza dei sentimenti dei suoi protagonisti. E’ coinvolgimento, identificazione, a volte pura gioia e sofferenza per chi legge e scrive. Soprattutto non pretende di essere storia. Ma chi può dire di scrivere la storia in modo oggettivamente umano?
Ti prego di riflettere su un dato: un campo di concentramento non può essere definito un parco vacenze. Mai. E’ risultato di un potere antidemocratico più o meno violento ( ma sempre violento), di segregazione razziale e politica, premessa di lutti presenti e…futuri. Se poi in un campo, come quello di Ferramonti, si creano condizioni di vivibilità per merito di uno o mille protagonisti, non può cambiare di un millimetro, di un secondo, di un respiro… il nostro (il mio) desiderio di non viverci, mai.
Beh chiaramente il desiderio di nn viverci è di tutti, è scontato…si viveva nell’antidemocrazia già dall’800,si veniva dalla monarchia e dalla povertà. La mia è semplicemente una constatazione, che i deportati a Ferramonti furono molto fortunati,rispetto agli altri. Nn finire a S.Sabba o a Manfredonia, e andare dove il direttore ti permetteva perfino organi interni di autogoverno e ti proteggeva dai tedeschi, a quell’epoca era na bella fortuna. Fu un caso estremo forse in italia,successivamente molti cercarono di entrarci volontariamente,quando erano braccati e nn sapevano dove andare!
Ho letto questo libro con molto interesse e passione, l’opera tratta una storia triste ma per certi versi ricca di valori morali e sociali, valori che sono scomparsi o quanto meno assopiti in uno spazio recondito della nostra esistenza. L’autore è riuscito a farmi rendere direttamente partecipe delle varie storie dei personaggi dandomi la sensazione di essere con loro e vivere quei momenti di grande angoscia e dolore ma anche di grandi speranze. Tale sensazione la ritrovo negli scritti di un grande scrittore americano non più tra noi ma sempre presente per chi lo ha conosciuto con i suoi scritti; Jack Kerouac è il suo nome… non ci sono parole per descrivere la sua grandezza narrativa. Come lettore e come uomo ben vengano questi scrittori come Pontecorvo che riescono ancora a darci e a farci vivere delle emozioni.
Grazie Giuseppe per avermi fatto conoscere i ” Diari “. Purtroppo entriamo spesso in libreria ed acquistiamo i libri che vengono pubblicizzati a livello nazionale. Invece in questo caso ho letto un romanzo che altrimenti non avrei potuto conoscere. Sono rimasto colpito soprattutto dalla descrizione della vita di Reggio prima della guerra. Tra i personaggi quello della zia Lucy è il più simpatico. Fausto è un personaggio sfigato ma di grande umanità.
Ho letto il romanzo tutto di un fiato su un treno per il nord dopo le scorse vacanze pasquali. Avevo già letto qualche pagina il giorno prima e ho frenato la curiosità di andare avanti per gustarmelo senza interruzioni nel tedioso viaggio di ritorno alle fatiche lavorative.
Il romanzo contiene tutti quegli ingredienti che ne consigliano la lettura.
Ha ritmo inanzitutto, non correrete dunque il rischio di chiuderlo dopo un’ora e ricominciarlo dopo due mesi per rifermarvi allo stesso punto (a me capita spesso). La trama è semplice, dunque non finirete in labirinti narrativi con la necessità di tornare a ritroso per cercare nomi di personaggi e luoghi. E’ molto commovente, io non sono un sentimentale ma ho affrontato alcuni passaggi dissumulando il raffeddore . E’ musicale perchè incosapevolmente l’autore ha scritto la sceneggiatura di un film. Lasciate a casa l’ipod dunque, alla lettura del romanzo parte automaticante una colonna sonora che vi accompagna dalla prima all’ultima pagina.
Leggetelo, magari su un treno per il nord alla fine di queste vacanze natalizie.