Le Repubbliche dei briganti

giovedì, 4 dicembre, 2008
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9 Commenti




Il Ministro per i sorrisi, il Ministro della vaghezza, il Ministro delle bionde artificiali, il Ministro dei camionisti frustrati e il Ministro per il divertimento e il tempo libero. Questi alcuni degli esponenti di spicco del governo della Hajducka Republika, un’enclave nel cuore della -, grande pochi ettari, autoproclamatasi Repubblica con un governo, una moneta, il suo passaporto e un inno nazionale. Non è ufficialmente riconosciuta da nessun paese del mondo ma ha tre rappresentanze consolari all’estero in: Colorado (USA), Svizzera e Slovenia. Infine, come ogni paese che si rispetti, esiste un mito che sorregge la cultura e la storia di questo paesino.

Si chiamava Mijat Tomic ed era un combattente cristiano croato che si ritirò nelle montagne nel 17 secolo e da lì combattè gli Ottomani, mussulmani, esigendo “pedaggi” da qualunque convoglio ottomano gli passasse vicino. Chi non pagava rischiava la morte. Insomma, Tomic era un “ribelle” o, ancora meglio, un “brigante”, nell’accezione più aspromontana del termine. Si tratta comunque di un eroe per tutto il popolo croato e di religione cattolica in tutta la regione dei balcani. Non è un caso, infatti, che affianco a lui, alle “radici” mitiche di questo paesino, viene collocata la martire e vergine cattolica Diva Grabovceva. Questa donna era nata tra il ’500 e il ’600 da una famiglia cattolicissima ma aveva come padrino (scelto in maniera casuale, in base alle usanze di quei luoghi) un uomo mussulmano. Pare che questa donna fosse bellissima. Un giorno, un giovane governatore ottomano locale, abbagliato dalla sua bellezza, decise di prenderla in moglie. Lei, però, non volle rinunciare alla sua fede in dio per cui fu mandata a rifugiarsi tra le montagne nella casa di Arslanaga, il suo padrino mussulmano. Il governatore ottomano rintracciò la donna e, dopo essersi reso conto che lei non lo voleva come marito, la uccise. Arslanaga cercò di difenderla in tutti i modi ma non ci riuscì. Da allora Diva è venerata come una martire. Del suo padrino mussulmano che cercò disperatamente di difenderla, invece, non importa a nessuno.

Il palazzo del governo della “Repubblica del Brigante” (mi piace di più chiamarla così…) è l’albergo di proprietà del presidente della Repubblica. Tutti gli incontri con i suoi ministri avvengono al suo interno e nel frattempo pare che sia divenuto uno degli alberghi più conosciuti del paese e quindi sempre pieno di clienti. L’inno nazionale non ha delle parole ben definite; viene cantato con una tecnica particolare locale secondo cui non importano le parole che si dicono ma “lo spirito e i sogni condivisi dalla comunità“. Esiste anche una moneta nazionale che si chiama kubura e che ha come simbolo il busto di Mijat Tomic e come sfondo due pistole tradizionali incrociate chiamate Kubura. Da queste il nome stesso della valuta.

La Bosnia-Erzegovina è divenuto uno stato a se stante dopo l’invasione serba e i susseguenti Accordi di Dayton che ne hanno definito i confini e la forma politica interna. Il paese è diviso in due entità: la Federazione croato-mussulmana e la Repubblica Srpska (Serba). Dopo gli accordi è nato un paese nuovo che al suo interno è decisamente diviso e lo dimostra la sua forma di governo. La presidenza centrale della Repubblica è composta da tre membri eletti ogni 4 anni in rappresentanza delle tre etnie (un mussulmano, un serbo e un croato). Ognuno presiede a rotazione per otto mesi. Alla faccia della stabilità di governo, direbbero i comodi a Montecitorio.

La responsabilità di questa condizione di netta separazione razziale e religiosa è in gran parte da assegnare alla classe politica e dirigenziale locale ed internazionale. La prima perchè per i suoi sporchi interessi ha soffiato con estrema violenza su sentimenti legati all’odio razziale (talvolta generandoli anche), la seconda perchè affronta queste situazioni a volte con una sufficienza sconcertante: dopo aver bombardato e distrutto non si adopera per ricostruire velocemente. Nella nostra, ormai cara, Repubblichina tra le montagne invece i politici non sono molto ben visti. Vi dirò di più: i politici di professione sono banditi dalla costituzione. All’art. 3 la sua costituzione recita testualmente: “E’ severamente vietato creare partiti politici o impegnarsi nella politica in generale, perchè metterebbe in pericolo il sistema legale e la salute del popolo“. Una botta di anarco-populismo potrebbe sostenere qualche arguto politologo. L’art. 3 risponde da solo ad una considerazione del genere perchè continua così: “…i cittadini non hanno bisogno di politica poichè è il loro sovrano a decidere per loro, da solo o con i suoi ministri“. E’ una dittatura, bella e buona! Una dittatura basata su miti religiosi e su base etnica di chiara ispirazione croata.

D’altronde in tutto il paese segni ufficiali di integrazione tra le varie etnie non ce ne sono. Dico ufficiali perchè da sempre le persone seguono altre vie rispetto a quelle dettate dai decisori. Ogni “rappresentate” di un gruppo etnico espone i propri vessilli nazionalistici e religiosi. Le scuole separano rigorosamente i bambini e i ragazzi su base etnica, talvolta addirittura colorando in maniera diversa gli edifici a seconda dell’origine – la stessa frequentata dagli stessi ragazzi che poi vivono nella stessa città e negli stessi quartieri.

In un contesto nazionale del genere, profondamente diviso e difficile da riconciliare sorge quell’anfratto di “contraddittoria utopia” che è la Hajducka Republika. In un paese dove le etnie, e quindi le persone, sono più che “separate in casa”, ce lo si può aspettare che sorgano paesini autoproclamati e che rappresentano l’estremizzazione della divisione e della voglia di creare limiti e confini gli uni con gli altri. Un paesino dove le decisioni sono prese da un solo sovrano che è il proprietario dell’unico albergo del paese e che grazie alla pubblicità che si è fatto con il suo “antistato” è diventato molto ricco. Un paese che ogni anno, durante la vacanza nazionale, organizza, con il patrocinio del Governo, il “Festival annuale delle bugie”, una gara tra cantastorie il cui motto è “Menti bene e vivrai” e in cui i “politici non sono amessi” perchè “è un festival per soli dilettanti“…

Mi sembra di averla già sentita una storia simile, sapete.
Mi sembra di ricordare di un paese dove nelle scuole si volevano fare le classi separate per ragazzi che avevano culture ed etnie diverse da quella “principale”. In tutto il Sud di quel paese, ma non solo al Sud, in ogni località esisteva una persona, al massimo una famiglia, che comandava letteralmente il territorio e ne traeva profonda ricchezza e potere. Persone e famiglie che si ponevano come avverse allo stato pur essendone intimamente legate nelle procedure e nelle persone. D’altronde, anche nella repubblichina bosniaca la presidenza onoraria viene assegnata al console di Dubrovnick, bellissima città croata.

Mi sembra di ricordare casa nostra!

Entrambe queste realtà, infine, sono legate e accumunate dal fatto di discendere dai che si ritiravano sulle montagne per combattere. Chi i Borboni prima e i Savoia poi, chi gli ottomani. Tante similitudini… per un paragone che non è edificante!


(Il capo del governo della Hajducka Repubblika:
Vinko Vukoja)

Alessio Neri

Fonte:
- Internazionale, n. 771, anno 16

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9 Commenti »

Michele Laganà dice:

alessio, non ho capito bene il parallelismo, lo puoi spiegare più esplicitamente, grazie

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

il parallelismo sta nel fatto che in un paese così diviso come la bosnia è comprensibile che le divisioni si estremizzino. In Italia c’è chi vuole creare certe divisioni che ci avvicinerebbero a certi modi di fare (è chiaro che non saremo mai uguali) bosniaci. Il secondo parallelismo sta ne fatto che noi siamo pieni di anfratti in cui piccoli (ma manco tanto piccoli) padroncini comandano letteralmente al di sopra di qualunque politico eletto o non eletto e che fanno i propri interessi personali economici e di potere. Sia ndrangheta che repubblica del ribelle, come si chiama in italiano quella che di cui ho parlato, sviluppano le loro origini a partire da fenomeni di brigantaggio.

(A)lessio

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

…è chiaro che il piccolo accenno alla scuola è il punto cruciale del tutto. Abbiamo delle cose che alla lontana possono assomigliarsi e quella delle classi ponte è una di quelle cose che ci farà assomigliare a quelle situazioni ancora di più.

(A)lessio

gimes dice:

Una forma piuttosto arcaica del Regno della Nassa :) :)
Ad ogni modo credo che ogni paese al suo interno abbia forti diversità,credo che l’Italia anche per la strana conformazione geografica sia abbastanza diversa e divisa. Per le classi ponte che evidenzi,nn sono così pessimista,soprattutto esistendo eventualmente limiti temporali o di integrazioni,da specificare meglio nelle leggi.

Adriano dice:

Bell’articolo!
Suggerisce degli spunti di riflessione interessanti anche se credo che il “parallelismo” esortato dall’(A)utore sia abbastanza normale visto che certi atteggiamenti e comportamenti sociali sono insiti nella natura umana, una natura ancora un pò neolitica certo, ma con questo voglio dire che non è difficile trovare esempi analoghi di comunità apparentemente molto diverse in cui sussistano elementi di forte similitudine.

Sono personalmente favorevole alle “classi ponte” finchè queste si pongono come una sorta di “corso di recupero” da affiancare al normale corso delle lezioni perchè credo possano risultare un utile strumento per favorire l’integrazione di quei giovani studenti stranieri che abbiano difficoltà di inserimento in una classe normale a causa di marcate differenze linguistiche o per mancanza di buone basi.
Sarebbe poi assolutamente inaccettabile giungere agli eccessi descritti nell’articolo: separare i ragazzi in classi diverse o arrivare a colorare in modo diverso gli edifici a seconda dell’etnia che li frequenti sono cose che fanno proprio accapponare la pelle.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

l’italia non è per niente divisa onestamente. un conto è pensare un conto è fare scuole colorate diverse in base alle etnie-religioni. Per fortuna ste cazzate manco la lega le propone perchè fino ad ora l’etnia italiana è sempre stata una. Adesso che stiamo incominciando, finalmente dico io, ad essere un po’ più vari se ne sono usciti fuori con le classi separate per i ragazzini… ma da che mondo e mondo non c’è modo migliore per integrare e far imparare la lingua ad un bimbo che non facendolo giocare con altri coetanei. Al max se vogliono fargli accellerare lo studio della lingua, che è una discriminante per ogni tipo di integrazione consapevole, dovrebbero organizzargli dei corsi-giochi magari pomeridiani in più. Ma non ce na lira, in più mi chiedo, bimbi che stanno tutti insieme senza italiani in una classe per qualche anno mese o quello che vuoi avranno lo stimolo di parlare in italiano oppure si chiuderanno nelle loro lingue perchè tanto stanno tutti tra loro e non si rapportano con gli altri bambini? Quello che voglio mettere in evidenza è che il fatto che le classi siano separate su basi culturali ed etniche o religiose porta un paese a vivere una condizione in cui ogni etnia si chiude in se stessa e se potesse si scannerebbe con l’altra (dal punto di vista ufficiale..). Per la mia modesta opinione, dividere i bambini in un paese che da sempre si vanta della sua ospitalità sarebbe motivo di vergogna internazionale oltre che di profondo disprezzo per le diversità normalissime sulla terra.

(A)lessio

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@adriano
ho letto solo ora il tuo commento dopo aver scritto il mio… ma cmq il mio discorso di risposta a gmes vale anche per il tuo commento anche se le “classi ponte” di cuiparli tu non sono quelle studiate da questo governo, anzi sulle tue mi trovo molto d’accordo perchè dovrebbero essere un di più. Perchè siamo sicuri che separando i bambini gli si dia una mano ad integrarsi? le classi ponte nel momento in cui dividono bimbi innocentissimi della stessa età non credo aiutino ad inserirsi. Penso, invece, che sarebbe molto più utile fargli fare un paio di orette in più la settimana per accellerare con la lingua… ma non c’è modo migliore di imparare una lingua, da bambini ma anche da adulti, se non praticandola con i madrelingua.

(A)lessio

micuzzeddu dice:

interessante articolo…mi intrometto nella questione delle classi ponte:a mio parere sono assolutamente vergognose e degne del massimo disprezzo.Sono pienamente d’accordo cn alessio quando dice che la migliore forma di integrazione per i bambini sarebbe quella di farli crescere da subito in una classe cn bambini italiani….i corsi per approfondire la lingua si ppotrebbero fare nelle ore pomeridiane (COME SI FA IN TUTTA EUROPA)ma in Italia il promotore della legge (leghista doc) nn è ha voluto sapere….da subito slegati dal resto della classe…in realtà queste classi ponte sono subdole perchè architettate col pretesto “difavorire l integrazione”mentre sono lo strumento che distruggono l integrazione!una volta finite le classi ponte è pienamente leggittimo aspettarsi che visto i vincoli di amicizia creati nel periodo di apprendimento dell italiano,i bambini non italiani immessi nelle classi normali, tenderanno sempre a rimanere amici di altri stranieri compagni di classe ponte piuttosto che sviluppare nuove amicizie cn il risultato che avremo un unica classe cn stranieri amici da una parte e italiani amici dall altra….ho parlato cn un mio amico che ha fatto gli ultimi tre anni in francia che era sinceramente d accordo cn le classi ponte…..guardacaso odiava i francesi!!le classi ponte nn ci sono in nessun paese d europa nn perche gli europei siano piu fissa di noi….forse perchè sono meno idioti!

micuzzeddu dice:

piccoli ghetti crescono

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