Estonia: mayday mayday

lunedì, 8 dicembre, 2008
Tags: , , , , ,
Nessun Commento




Numerose sono le navi che ogni anno  vengono inghiottite dai flutti nei mari di tutto il mondo, ma solo alcune di queste sciagure trovano spazio sui media nazionali. Di seguito ho voluto riportare alla vostra attenzione uno dei più famosi marittimi degli ultimi 20 anni, sia per lo spaventoso bilancio in termini di vite umane, sia per la dinamica dell’affondamento.

La Ro-Ro Pax “Estonia”  traghetto di 155 metri di lunghezza (loa) e di 15.566 di stazza lorda (GRT) lasciò il Porto di Tallinn, capitale Estone il 27 settembre 1994 alle ore 19.00 con 989 persone a bordo. L’arrivo era previsto per le ore 09.30 a Stoccolma (Svezia). Il agitato da traverso impegnava la nave con forti colpi. Tuttavia per rispettare i tempi di arrivo si procedeva a 15-18 nodi.  Poco dopo le ore 01.00 mentre la nave si trovava a circa 15 miglia a Sud-Est dell’ isola di Uto (Finlandia) il portellone di prua (in gergo detta Celata)  da dove solitamente si imbarcano le auto, cedette sotto i colpi del e l’acqua iniziò violentemente ad entrare da prua; la nave a causa dello spostamento del peso, sbandò di 40 gradi ed in pochi minuti si rovesciò. I passeggeri presi nel sonno in cabina o feriti dall’improvviso ribaltamento non riuscirono a raggiungere i ponti superiori. La nave diventò una trappola mortale per 852 persone. Infatti delle 989 persone solo 137 furono tratte in salvo dalle squadre di soccorso, 95 i corpi recuperati , 757 i dispersi, per un totale di 852 vittime. I corpi in gran parte giacciono ancora nella pancia dell’Estonia a soli 70 metri di profondità nel mar Baltico. Dato che l’affondamento dovuto al capovolgimento immediato della nave rese impossibile il lancio delle scialuppe di salvataggio, e inutili i soccorsi, nel buio della notte e con onde di oltre 5 metri.

Di tutto ciò la cosa che sconvolge è che in realtà il traghetto non è affondato per l’imbarco di acqua in se e per se, ma bensì per la formazione di specchi liberi al di sopra del ponte auto che trovandosi in concorrenza di fase col moto di rollio ha causato in rovesciamento del traghetto in pochi minuti .

Dall’inchiesta oramai definitivamente conclusa  si è giunti alla conclusione che la celata è andata persa per un evento che fino ad allora sulle Ro-Ro munite di tale accesso da Prua  non si era mai verificato.  In pratica sotto le sollecitazioni cicliche dovute ai colpi di mare, che nel Baltico sono molto ingenti, dato che le altezze d’onda sono molto più rilevanti che nel mediterraneo, i punti di ancoraggio della Celata hanno ceduto per danneggiamento da Fatica, per di più il ribaltamento della rampa di accesso al ponte auto ha ulteriormente favorito l’imbarco d’acqua.

Di seguito  è riportato  un estratto dal Corriere della Sera di 1 anno successivo al terribile disastro dell’Estonia (quindi 13 anni fa) comunque da allora  l’IMO attraverso le SOLAS, normative per la salvaguardia della vita umana in mare (safety of life at sea), ha introdotto normative specifiche per ciò che concerne la a bordo di queste particolare navi.

“A  causare la strage e’ stata soprattutto l’estrema velocità di capovolgimento e affondamento  “Il maggiore punto debole dei traghetti e’ costituito dal ponte auto”, sostiene Marshall Meek, presidente dell’ Associazione degli architetti navali della Marina reale inglese. “Per facilitare le operazioni di carico e scarico, infatti, i ponti auto sono larghi e lunghi quanto lo scafo del traghetto, e quindi privi delle paratie stagne che in caso di falla riescono a salvare l’ imbarcazione, o almeno tenerla a galla abbastanza per salvare i passeggeri”. Per capire appieno l’ effetto che può provocare l’ ingresso di acqua nel ponte auto di un traghetto basta pensare all’ effetto di un liquido su un vassoio: un’ inclinazione anche impercettibile riesce a farla spostare bruscamente da una parte all’ altra. “Perciò anche uno strato minimo di acqua, ma distribuito su tutto il ponte, può bastare per capovolgere e mandare a fondo una nave in pochi minuti”, spiega Meek. Quanta acqua? Per il traghetto affondato davanti a Bruges sono stati sufficienti due centimetri e mezzo. E evidente che se la grande superficie dei ponti auto fosse suddivisa in diversi ambienti da alcune paratie stagne, l’ingresso dell’ acqua nello scafo provocherebbe un allagamento parziale e non tale da compromettere la sicurezza della nave.  “E arrivato il momento di riconsiderare il concetto stesso di traghetto per auto e passeggeri” ha dichiarato il portavoce dell’ IMO Roger Kohn. “L’ “Estonia” e’ andato a picco in cinque minuti, e non era un rottame arrugginito”. Anzi, secondo l’ IMO (International Maritime Organization) si trattava di una delle imbarcazioni piu’ sicure circolanti sui mari di tutto il mondo”.

Mi è capitato di vedere a bordo di alcune Ro-Ro un sistema al quanto ingegnoso di compartimentazione mobile, si tratta di un insieme  di saracinesche che a riposo durante le operazioni di imbarco e sbarco sono  disposte  lungo le murate (i fianchi della nave) e che in navigazione vengono distese in modo tale da compartimentare il ponte auto e impedire così in caso di allagamento la formazione di grandi specchi lquidi  che potrebbero compromettere la stabilità del la nave stessa.

Da questo tragico incidente e da un altrettanto famoso disastro quale quello della Herald of Free Enterpris sono state adottate diverse normative per migliorare la sicurezza in navigazione di questi traghetti.  Tra queste la Solas 90 che prevede che nonostante la presenza di 50 cm al di sopra del cardeck la stabilità non sia compromessa dalla presenza di specchi liquidi, oppure la presenza di una paratia stagna dietro la Celata (portellone prodiero) o anche per quanto riguarda il pompaggio delle sentine è stato raccomandato un miglioramento con valvole di scarico che potessero essere manovrate a distanza.

Di seguito sono riportati 3 filmati  di cui il primo mostra quali possono essere le entità dei colpi di mare sulle strutture prodiere,  il secondo una ricostruzione dell’incidente dell’Estonia in vasca presso il centro di ricerca  svedese SSPA e il terzo una ricostruzione computerizzata dell’accaduto.

L’Italia in accordo con l’IMO garantisce attraverso i registri navali, le  capitenerie di porto e i centri di ricerca del settore marittimo, gli standard di sicurezza tra i più elevati al mondo.

M. C.

Fonti:
www.Kolumbus.fi/estonia
http://www.imo.org/
http://www.rina.org/
http://www.lr.org/Industries/Marine/
http://www.guardiacostiera.it/
Storia del naufragio

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader
  • Blogger
  • Google Buzz
  • Digg

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti