Speciale Università – Facoltà di desiderare

mercoledì, 10 dicembre, 2008
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Un Commento
  

L’erba voglio … non esiste neanche nel giardino del Re!
Fin da piccoli abbiamo ricevuto dagli adulti questo insegnamento. La nostra generazione non è l’unica a cui è stata inculcata questa legge di comportamento, anche le generazioni cresciute prima di noi ne sono state plagiate ma gli effetti sono sempre stati gli stessi e hanno portato, più o meno, al mantenimento dello status quo creato dalla “generazione Andreotti”, tanto per intenderci. Lo si può osservare anche dai ciclici movimenti di protesta giovanili e studenteschi che il corso della storia ha visto protagonisti pressocchè ovunque nel mondo. Da sempre, le prime spinte verso il cambiamento, giusto o sbagliato che sia è un giudizio soggettivo, sono arrivate da ragazz* e da student*.

Il 12 dicembre 2008 ci sarà in tutta Italia uno sciopero generale proclamato dal sindacato della CGIL e al quale hanno aderito tutte le sigle sindacali di base e di sinistra mentre gli altri confederali e l’UGL hanno lasciato perdere l’iniziativa. A quella mobilitazione generale parteciperanno non solo le organizzazioni ufficiali dei lavoratori e i sindacati ma anche le reti di migranti, di lotta per la casa e i movimenti per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni. Ci saranno anche gli studenti e i precari, quelli di Anna Adamolo o dell’Onda Anomala, chiamateli come volete. Ci saranno tutti per rendere questo sciopero non solo generale ma generalizzato facendolo diventare uno sciopero sociale.

L’Onda Anomala si inserisce nel contesto che ho introdotto nelle mie prime righe. Ritengo che questo movimento porti con se tantissime novità rispetto a quelli passati. Per tornare al proverbio dell’erba voglio, la storia ci ha insegnato che il “Vogliamo tutto e subito” non frutta e, anzi, si trasforma in un più funesto “Pagherete caro, pagherete tutto”. La novità dell’Onda è che gli studenti che protestano, anche se forse più viziati dei loro predecessori, hanno deciso di lasciare da parte le velleità più idealistiche e hanno deciso di tuffarsi nel concreto e con modalità mai viste prima.

Prima tra tutte, secondo me, è la capacità di usare gli strumenti della propaganda e della comunicazione a proprio favore mandando messaggi tramite azioni pratiche. Sappiamo che i media non parlano di una cosa se non è sensazionale per cui chi vuole farsi vedere deve fare cose che attirino l’attenzione. I ragazz* si presentano ad “eventi mediatici” e “praticano” le loro richieste. Vanno a teatro, alle mostre, partecipano ai festival cinematografici, mangiano nelle mense universitarie, partecipano ai concerti ma bloccano anche le inaugurazioni di facciata e i convegni “degli alti livelli” e allo stesso tempo organizzano seminari e workshop nelle facoltà e nelle piazze. La questione della riforma Gelmini è stata solo la scintilla che ha acceso un fuoco che, per paradosso, si chiama “Onda”.

Non vorrei tralasciare neanche l’uso del linguaggio. I modi, abbiamo visto sono nonviolenti e propositivi (unica eccezione quando si è cercato di strumentalizzare le loro azioni tramite violenza) nelle loro esternazioni. Il linguaggio che usano è decisamente creativo e sbeffeggia gli strumenti tipici della comunicazione verso cui si oppongono. Mi sembra che questi movimenti conoscano bene gli strumenti usati per reprimerne il consenso e li sappiano gestire e sabotare oltre che crearne di nuovi in rete. Gli slogan che usano e le prese in giro del mondo televisivo da cui deriva buona parte di questo governo sono una costante utilizzata per raccogliere consenso e mandare i propri messaggi. Mi riferisco, per esempio, al titolo del concertone che si tenne alla sapienza dopo lo sciopero generale dell’università. Il nome era: “La Sapienza in Onda”, chiaro riferimento ad un linguaggio televisivo ma che presentava un evento decisamente pratico e da vivere Live. L’esatto opposto della TV.

La conoscenza degli strumenti della comunicazione ha reso anche possibile, fino ad ora, l’effettiva assenza di portavoce e cappelli politici su questo movimento. Ai cortei degli studenti non ci sono bandiere di partito; un ragazzo nello spezzone di Roma3, ricordo diceva, durante lo sciopero generale dell’università, dal camion con l’amplificazione che gli unici simboli di quel corteo erano una bandiera dei pirati e un toro di cartapesta portato in piazza dagli studenti di Architettura di Roma3. In effetti non c’era altro. Ma anche nell’apertura del corteo principale non c’erano i soliti politici (che simboleggiano molto più di qualunque bandiera) di turno bensi 4 file di ragazz* tutti con uno scudo di carta pesta e su ognuno c’era scritto un titolo di un grande libro che ha fatto la storia della saggistica o della letteratura. Come a dire, “non ci si difende più con i sanpietrini ma con “mattoni” di parole”. E ci si difende proprio da tutti. Lo hanno dimostrato quando hanno mandato via dalla piazza di Bologna Beppe Grillo e quando a Roma hanno fatto lo stesso con Paolo Ferrero.

A me sembra che i ragazzi siano diventati grandi prima del tempo e questo mi incuriosice parecchio. Non so quanto questo stato di mobilitazione potrà durare ma è certo che sta nascendo qualcosa di nuovo.

La novità principale sta nel fatto che le/gli student* hanno lasciato a casa la parola volere e hanno portato in strada la parola DESIDERI!

Alessio Neri

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Un Commento »

Salvatore S. dice:

Attia lupu!
Ti piaci u pilu

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