Che futuro vivranno i bambini di oggi?





bambiniPeriodo di questo. politica, e sociale. Non solo nel nostro bel (malandato) paese ma un po’ ovunque nel mondo. Pare che speculare con soldi che non esistono a volte possa portare il sistema economico-finanziario, e quindi sociale, al collasso. O quasi.

Una cosa è certa, però. La crisi che ha solo adesso iniziato a dispiegarsi tra i meandri oscuri e meno oscuri del nostro sistema economico basato sui consumi non deve riguardare i . La crisi se è vero che è in atto è stata causata dagli adulti di diverse generazioni passate, compresi gli adulti di oggi. Di solito i danni degli uomini li pagano sempre i più deboli: , anziani e poveri.

Dei poveri, lo sappiamo tutti, quando si tratta di consumare, poco interessano alla nostra società. Chi causa le “crisi” finanziarie chiede agli altri di spendere di più compresi i propri, eventuali, guadagni futuri, ma non si preoccupa di distribuire ricchezza a chi non ne possiede in modo tale da fargli levare qualche soddifazione “comsumistica”. Poveri sono, non consumano, di conseguenza non contano. Per chi vive in condizioni di forte indigenza non c’è differenza tra periodi di crisi o di boom economico.

La seconda categoria di deboli sono gli anziani. Ma nel periodo di natale, quello in cui si consuma di più per antonomasia, chi ha misere pensioni e poco da chiedere per soddisfare le proprie voglie e i propri desideri, conta poco.

intel-progetto-olpc-bambini-terzo-mondoColoro che non si possono permettere che una crisi economica prenda piede osservano con grande interesse la terza categoria di “deboli”: i bambini. Se l’austerità attanaglia i portafogli sempre meno gonfi di mamme e papà, questa non deve valere certo per i regali da comprare ai bambini. La crisi degli adulti non può essere scaricata sui più piccoli per cui, se si spende lo si fa per loro. E’ grazie ai bambini che per questo natale è andata, tutto sommato, non troppo male per chi vive dei consumi degli altri. Giocattoli e oggetti hi-tech destinati ad essere utilizzati dai più piccoli non hanno subito una vera e propria flessione delle vendite ma, anzi, pare che abbiano registrato piccoli aumenti, non solo in Italia.

I bambini salvano il mondo!

statistiche sul lavoro dei bambini

statistiche sul lavoro dei bambini

Sarebbe proprio il caso di affermarlo. Non solo perchè sono loro che muovono gli unici consumi che non diminuiscono ma anche perchè la maggior parte degli oggetti di cui non diminuiscono le vendite sono prodotti da bambini in alcune parti ben precise del mondo. Cina ed Sud Asia su tutti.

Quando si parla di bambini di argomenti ce ne sarebbero davvero tanti da tirare fuori ma spesso tirare in ballo i bambini è un esercizio di cinismo strumentale agli interessi di chi rivolge loro attenzioni quasi maniacali.

Mentre sul Corso Garibaldi ci si lamenta dei negozianti che applicano sconti fasulli sulla merce per attirare “i consumi”, il settimanale Internazionale, nel suo numero prenatalizio pubblica un bellissimo reportage sul mondo della produzione dei giocattoli nel maggior paese produttore al mondo: la Cina.

Bambini, giocattoli, Natale, Cina. Termini intimamente correlati, direi inscindibili. Quello che ne viene fuori dal reportage è una serie di strategie per infinocchiare i compratori ai quali, con slogan subdoli e finte dimostrazioni, vengono proposti oggetti che non vengono pensati solo per i bambini (quasi mai per lo meno) ma anche per gli adulti stessi. O per - come li chiama Richard Wong, fondatore e amministratore di una delle più grandi aziende produttrici di giocattoli del mondo – i bambulti (bambini-adulti). Possono essere considerati bambulti sia i piccoli che si avvicinano al mondo degli oggetti degli adulti sempre più precocemente (vedi telefoni cellulari, Wii, console e videogame vari) ma anche quegli adulti che non riescono a staccarsi dalla loro con l’unica differenza che dispongono di stipendi da sperperare. Per cui, per esempio, si tuffano nei McDonald ad acquistare “Happy meal” alla ricerca di un giocattolino per il proprio figlio che difficilmente viene trovato al primo colpo. C’è, dunque, bisogno di più tentativi, di più acquisti. Le parole di Wong sono eloquenti a riguardo: “Quando guardo i clienti che comprano, comprano, comprano e non riescono a trovare quello che vogliono mi sento intimamente felice”. E se lo dice un manager di una mega azienda c’è da farsi un esame di coscienza…

dambleLa commistione tra interessi dei più piccoli e adulti è una delle chiavi di successo del d’azienda e quindi delle stragie della persuasione consumistica. La questione cruciale è molto semplice: i soldi da spendere sono in possesso degli adulti ma per convincerli a spendere quei soldi per oggetti di cui si può fare tranquillamente a meno non esiste attività migliore che l’insistenza dei bambini, dei figli degli adulti in questione.

La cosiddetta tecnica “dell’happy meal” di cui ho accennato sopra ha consentito a McDonald di superare un periodo di profonda crisi di vendite negli anni ’80 tanto da diventare un “caso scuola”. Allo stesso modo bisognerebbe chiedersi come mai nei parchi giochi per bambini sia pieno di annunci pubblicitari di oggetti per adulti. Joel Bakan nel suo The Corporation (libro che è diventato anche film) porta come esempio gli accordi pubblicitari tra la casa automobilistica Kia Motors e i parchi a tema della Disney negli USA.

Questo genere di commistioni tra interessi dei più piccoli e i portafogli dei più grandi è una delle strategie di marketing che riscuote più successo in tutto il mondo.

A mio parere, però, questa strategia di persuasione che non si basa su nessun bisogno effettivo e che fa leva sui capricci e sui vizi dei pargoli d’oggi è anche una delle più subdole. Esistono, però, delle piccole eccezioni a questi modelli di convincimento ed un esempio concreto lo si trova in Svezia e Norvegia dove lo stato vieta categoricamente ogni genere di pubblicità rivolta ai minori di 12 anni. Forse, si potrebbe fare di più per evitare di inquinare menti che non hanno ancora la maturità di difendersi intellettualmente da chi li tartassa di messaggi ammiccanti e convincenti ma, per lo meno, si consente a questi futuri consumatori di avere 12 anni per starne lontani…

dsk-bambini

Il nostro futuro di adulti e anziani è nelle mani dei bambini. Vi chiedo, quindi, in che modo sia meglio raggiungere questo futuro: “salvare il culo” di un sistema economico che si basa fortemente sia sul sudore che sulla forza persuasiva dei più piccoli che, però, inevitabilmente produrranno un mondo poco diverso da quello che viviamo adesso oppure se sia giunto il momento di smetterla di sfruttare la forza della più piccola e dargli la possibilità di immaginare un mondo diverso e di crearlo secondo i desideri generati dai loro reali bisogni.

Il tempo a disposizione per scegliere quale futuro preparare alle generazioni future non è molto. Anzi.

Il Natale 2008 è passato ma dal 7 gennaio, in Italia, incominceranno i saldi e i mezzi di comunicazione ci stanno già preprarando alla corsa agli acquisti. C’è da giurarci che le merci per bambini saranno il pole-position…

Alessio Neri

Fonti:
- Internazionale, n° 775, anno 16
- Joel Bakan, The Corporation. La patologica ricerca del profitto e del potere,  2004
- The Corporation (film) di Mark Achbar e Jennifer Abbott

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader
  • Blogger
  • Google Buzz
  • Digg

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti