Dossier Isola di spazzatura – La plastica immortale
Siamo pieni di “cose”!
Ne aveva già parlato Nicola, nel suo pezzo “I limiti dello sviluppo sostenibile”, del fatto che l’uomo si sta riempiendo di oggetti che, seppur creati e studiati per esserci utili (non sempre…), si stanno impadronendo dei nostri spazi, distruggendoli.
Il punto è proprio questo. Per salvaguardare l’ambiente in cui viviamo non basta produrre e consumare di meno; è necessario cambiare tipo di materie usate per produrre gli oggetti di cui non possiamo fare a meno.
L’uomo ha creato una classe di prodotti con un materiale che nessun batterio in natura è in grado di distruggere e che è usato pressocchè ovunque: la plastica! Gli oggetti di questo materiale spesso sono molto utili e funzionali ma diventano micidiali quando il loro uso cessa ed entrano in contatto con i processi di “smaltimento” naturali.
La plastica non si biodegrada ma risponde ad un processo di smembramento delle sue parti per cui, sotto l’azione dei raggi solari e degli
agenti atmosferici, si sminuzza in pezzi sempre più piccoli: i polimeri della plastica che possono diventare anche singole molecole di plastica ma che, comunque, sono troppo resistenti per essere “digeriti” da qualunque essere vivente. Neanche da quei batteri voraci che provvedono in natura a distruggere i rifiuti organici.
I rifiuti di plastica “non sono solo un problema estetico” – spiega il biologo marino del British Antartic Survey, David Barnes – “essi possono cambiare l’intero ecosistema“. Non c’è dubbio che il problema della plastica nell’ambiente sia estremamente difficile da risolvere perchè i motivi per cui questi materiali sono molto usati sono gli stessi per cui creano problemi alla terra e ai mari, ovvero la loro durabilità e la loro stabilità.
La plastica pare sia la compenente maggiore dei rifiuti che produciamo e, addirittura, pare costituisca una quota imponente (si aggira dal 60 al 95 per cento) dei rifiuti che “fluttuano” nei nostri mari e nei nostri oceani.
“Le plastiche” arrivano negli oceani dopo che le persone le buttano via dalle navi e dalle piattaforme marine, ma ci arrivano anche dalla terra ferma tramite i corsi dei fiumi, le fogne e i sistemi di smaltimento dei rifiuti. Così, tutta questa monnezza immortale tende a raccogliersi in precise zone degli oceani creando delle vere e proprie “isole di spazzatura” in cui la plastica la fa da padrona e la puzza e lo schifo sono le nuove caratteristiche principali del nuovo ecosistema che si viene a creare in quelle aree.
Sono circa 100 milioni le tonnellate di plastica che vengono prodotte ogni anno nel mondo e circa il 10% di queste finisce nelle acque marine… Fatevi un po’ di conti e rabbrividite pensando a come stiamo riducendo i nostri mari e i nostri oceani!
Alessio Neri
La storia delle cose Pt. 1
…continua…
Fonti:
- Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore
- Trashing the oceans; U.S. News & World Report, 04nov02, Thomas Hayden
- The trash vortex; Greenpeace International
- Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere; Natural History magazine, nov03, Charles Moore
- L’isola dei rifiuti; La Nuova Ecologia
- Nel pacifico l’isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica; laRepubblica.it, Luigi Bignami
- The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks – Daniel Howden
- Sea of trash; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn
Per saperne di più:
- Cassonetti: la plastica
- Tempi medi di degradazione dei rifiuti in mare






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