Dossier Isola di spazzatura – Il Pacific Garbage Patch

mercoledì, 7 gennaio, 2009
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2 Commenti




este_29150325_03350Ci sono posti, nel , dove la ce la mette direttamente e volontariamente l’uomo. Ce ne sono altri, invece, dove la spazzatura si raccoglie a causa di venti e correnti naturali. E’ questo il caso del cosiddetto “Great Pacific Garbage Patch“; per gli amici non anglofoni: un’immensa area di spazzatura galleggiante nell’ Pacifico, a due passi dalle isole Hawaii.

Fino ad una bella mattina dell’estate del 2000 esisteva una larga parte dell’Oceano Pacifico che quasi nessuno aveva mai visitato o attraversato e che gli esperti chiamano: Pacific central or sub-tropical gyre oppure North Pacific subtropical High.  Quest’area si stima sia grande più di 10 milioni di miglia quadrate, circa l’estensione di tutta l’Africa e si 200px-oceanic_gyresestende dal largo delle coste statunitensi sino a quelle asiatiche. Si chiama gyre (giro in italiano) perchè è caratterizzata da venti leggeri e lente correnti oceaniche circolari che formano una spirale al cui interno si crea un’area di alta pressione. Aree con queste particolarità atmosferiche si trovano in tutti gli oceani ma quella del Pacifico è la più vasta. A causa delle correnti circolari, gli oggetti (non troppo pesanti) che fluttuano in questa parte di oceano vengono spinti in superficie.

I pescherecci evitano questa zona perchè le sue acque non sono ricche di elementi nutrizionali che attirano i pesci e i navigatori non vi passano attraverso a causa dell’insufficienza di venti forti per spingere le imbarcazioni a vela.

Quest’area del Pacifico che è anche la più vasta area di uniformità climatica della terra è anche la più grande zona di accumulazione degli scarti della “civilizzazione” umana. Ogni cosa che galleggia nel Pacifico finisce qui, anche dopo aver fluttuato nei mari per anni o decenni.

Charles Moore, con io suo battello per ricerche marine Alguita, è stato il primo ricercatore a navigare letteralmente attraverso il North plasticaPacific Gyre e ha scoperto milioni di tonnellate di plastica navigando per 10 miglia marine letteralemente in mezzo alla spazzatura. Si perchè, al contrario di quello che si può immaginare, la spazzatura che si raccoglie in questa enorme zona dell’Oceano non è sotto forma solida, bensì ha la consistenza di una “zuppa“. Una melma di schifezze, navigabile, nella quale ogni tanto è possibile imbattersi in oggetti ancora quasi intatti: buste di plastica, contenitori di shampoo, palloni da pallavolo o da basket, impermeabili plastificati, tubi catodici di vecchi televisori, reti da pesca, bottiglie di plastica e quant’altro. Tutto il resto è sminuzzato in minuscole parti che rendono l’acqua in questa zona molto più densa, come fosse una zuppa. Questo in base al processo di decomposizione in piccolissime parti di cui ho parlato nella prima parte di questo dossier. Infatti, dice Moore, per miglia e miglia di oceano quello che si poteva vedere da tutti i lati erano milioni e milioni di piccoli pezzi di plastica molti dei quali non più grandi di pochi millimetri. La comunità scientifica – che ha iniziato ad occuparsi della questione della spazzatura in queste aree particolari degli oceani solo nel finire degli anni ’90 – ha chiamato questa immensa discarica in pieno oceano: Pacific (letteralmente: appezzamento di spazzatura del Pacifico). Si stima che l’area coperta da questa zuppa di texasschifezze (per l’80% costituita da rifiuti plastici) sia di più di 2.500 chilometri di diametro, più o meno il doppio della superficie del Texas, e che ad ogni decade diventa dieci volte più grande. Questa immensa discarica si trova a poche miglia a nord delle isole Hawaii che, proprio per fronteggiare il pericolo che la zuppa di plastiche raggiunga le loro coste, hanno attuato un programma di difesa delle acque rimuovendo enormi quantità (circa 500 tonnellate) di rifiuti mentre si stima che circa 52 tonnellate di rifiuti “freschi” inondino lo specchio di mare al nord delle isole statunitensi ogni anno.

0119-03Ma in mare, anche in quel tratto invaso dalla spazzatura, non esistono solo particelle di plastica ma anche organismi viventi generalmente chiamati Plankton o Phitoplankton (gli organismi multicellulari che crescono più velocemente nel pianeta). Greenpeace stima che nel Pacific Garbage Patch per ogni kilogrammo di plankton ci siano 6 kilogrammi di plastica. Questi due tipi diversi di “organismi”, naturali ed artificiali, si mischiano creando questa sorta di zuppa di plastica e di plankton anche tramite un vero e proprio inglobamento delle particelle della plastica in questi organismi marini multicellulari naturali. Il problema è che gli organismi naturali sono necessari alla per svariati motivi che tratterò più avanti, gli organismi artificiali no.

Ciò che è veramente ironico è che i rifiuti, rientrando nell’oceano, tornano da dove sono venuti. Mi spiego. La plastica si produce dalla lavorazione di petrolio e idrocarburi che si sono formati nel corso dei millenni proprio dal plankton antico dei mari primordiali. Insomma, il plankton natulare si sta mischiando a dosi massicce di plankton civilizzato, come lo chiama Charles Moore. Il problema vero è che non si sa in che misura questo processo stia avvenendo perchè neanche gli oceanografi sono in grado di misurare in maniera abbastanza attendibile quanta plastica stia fluttuando nell’oceano.

Alessio Neri

La storia delle cose Pt. 2

…continua…

Fonti:
- Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore
- Trashing the oceans; U.S. News & World Report, 04nov02, Thomas Hayden
- The trash vortex; Greenpeace International
- Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere; Natural History magazine, nov03, Charles Moore
- L’isola dei rifiuti; La Nuova
- Nel pacifico l’isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica; laRepubblica.it, Luigi Bignami
- The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks – Daniel Howden
- Sea of trash; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn

Per saperne di più:
- Oceanic Gyre
- Greenpeace: come si formano le “isole di spazzatura” (animazione)

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2 Commenti »

marta dice:

al di là dello specifico articolo, COMPLIMENTONI RAGASSUOLI!
scrivo dalla vostra omonima città emiliana e avendo avuto
l’immenso onore di conoscere alcuni dei fondatori del vostro sito,
non mi sono stupita dell’ottimo risultato. Siete grandi ragazze/i!
e che questa dannata veterocrazia muoia prima o poi!

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

miiii
siamo onorati noi di avere una lettrice come te. Grazie per i complimenti, apprezziamo particolarmente eheh

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