Signora libertà, signorina fantasia
Oggi, 11 gennaio 2009, ricorre il decimo anniversario della triste morte di un grandissimo artista. Fabrizio De Andrè, Faber come lo chiamava il suo grande amico Paolo Villaggio.
De Andrè era un grandissimo musicista, uno strepitoso cantautore. Ha scritto versi indimenticabili accopagnati da musiche che lasciano nei cuori emozioni uniche. E’ il mio cantautore preferito in assoluto e non potevo non ricordarlo tramite www.LiberaReggio.org. Faccio ben attenzione a non definirlo poeta, come fanno ipocritamente in molti, in quanto in diverse interviste lui stesso non amava definirsi tale ma più modestamente cantautore.
Le sue parole non sono passate di moda e la realtà che descriveva, sia quella sociale che quella sentimentale, sono sempre qui, attorno a noi. Per questo non può non emozionare!
Mi dispiace che nelle tv italiane in questi giorni si stia facendo a gara per accaparrarsi l’attenzione dei fan con speciali, interviste e pseudoricordi che spesso forzano la realtà, come il ricordo di un giornalista di raitre che un paio di notti fa ne parlava come un sicuro sostenitore di Barak Obama e come uno scrittore di poesie d’amore. So per certo (e non è presunzione) che Faber non avrebbe appoggiato un presidente del mondo e che è vero che scriveva poesie d’amore generiche ma canzoni d’amore per gli ultimi: prostitute, zingari, barboni, tossici e tutte le umanità comunemente disprezzate dal buon senso comune.
Una cosa non diranno mai tra gli schermi della televisione. De Andrè era un anarchico convinto e dichiarato. Questo lo dicono in molti ma nessuno dice che non lo era sono di facciata ma era militante. Molto spesso ai concerti si presentava con una copia arrotolata, in modo che si vedesse il logo, della rivista storica dell’anarchismo post-sessantotto italiano “A-Rivista Anarchica”, un mensile per il quale ha anche organizzato 2 concerti di sosteno. Entrambi a Carrara, roccaforte dell’anarchismo italiano. Faber leggeva, telefonava e scriveva alla rivista per interagire con chi la realizzava; per dire cosa gli piaceva e cosa no. Non si faceva indottrinare neanche da coloro che, in linea di principio, avevano i suoi stessi pensieri e le sue stesse idee. Forse è per questo che la sua figura è così affascinante.
Un ribelle dolce e buono, seppure rude e spesso solitario. Uno che credeva così tanto nell’innocenza degli ultimi che, oltre a cantare “qual è il crimine giusto per non passare da criminali” non denunciò gli aguzzini dell’anonima sarda che lo sequestrarono, insieme alla moglie, per un periodo della sua vita. Chiunque può imparare da un uomo e un artista così e il fatto che diverse sue canzoni siano inserite nelle antologie scolastiche è una costatazione di tale forza educativa. Una forza di dignità, di fantasia e quindi di libertà. La più umana delle libertà, quella di pensare con la propria testa.
Per questo mi stanno un po’ sulle scatole molti degli speciali che stanno andando in televisione. Oggi, domenica Fazio Fabio, ne manda un altro… saranno contenti i pubblicitari che metteranno le loro inserzioni ad interrompere lo speciale oppure prima e dopo. Credo siano molto più nobili le iniziative di ricordo dirette ai cittadini come la mostra su Fabrizio De Andrè in esposizione al Palazzo Ducale di Genova fino al 3 maggio; i ricordi prodotti dai tipi di A-Rivista Anarchica i cui proventi entrano in parte alla rivista e in parte vanno alla Fondazione De Andrè (quella di Dori Ghezzi, la moglie) oppure a cooperative sociali formate da lavoratori di etnia Rom. Popolazione a cui Faber dava particolari attenzioni, come alle prostitute, perchè li riconosceva come gli ultimi della nostra società. Etnia intera maltrattata e bistrattata dal “buon senso comune”.
Mi sembra carina anche l’iniziativa di ricordare De Andrè a blog unificati lanciata da due blogger Reggini: Domenico Malara e Beppe Amato e alla quale io, in nome di www.LiberaReggio.org sento il piacere di partecipare!
Alessio Neri
Amore che vieni, amore che vai
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d’estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.






Proprio ieri ho letto su internet, che per molti anni(’65-’72) è stato pure controllato dai servizi segreti, come possibile anarco-terrorista legato alle brigate rosse. Averne di persone così…
…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…
ciao Faber! :°
…se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci so stare…
(A)lessio
Comunque si scrive De André, con l’accento acuto.
é che sono abituato ad usare sempre lo stesso accento
(A)lessio
capisco il punto di vista del “fan”, però vi inviterei a guardare la faccenda da un lato diverso.
Sono uno di quelli che con la musica italiana ha sempre avuto poco a che fare. Succede che tra un giro e l’altro, in notturna, per le strade della capitale, passano “Dolcenera” in una radio locale. Trascinato da due “fan” che erano con me in macchina, mi innamoro di De Andrè .. e grazie a tutti gli speciali e alla trasmissione di Fazio ho avuto modo di ascoltare altre tracce, altre storie.
bellissimo!
comunque sul concetto di fondo non ci sono dubbi…
BELLISSIMO!