Al Cilea l’amore ingenuo e impetuoso supera l’incesto?

sabato, 17 gennaio, 2009
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“Peccato che sia una sgualdrina”

di
traduzione: Enrico Groppali
adattamento e regia: Luca De Fusco
scene: Antonio Fiorentino
costumi: Maurizio Millenotti
musiche: Antonio Di Pofi
luci: Emidio Benezzi
con Gaia Aprea, Anita Bartolucci , Alberto Fasoli, Piergiorgio Fasolo, Max Malatesta, Giovanna Mangiù, Matteo Mauri, Alvia Reale, Stefano Scandaletti, Paolo Serra ed Enzo Turrin.

Produzione Stabile del Veneto – Biondo Stabile di Palermo – Fondazione Atlantide Stabile di Verona GAT-

In collaborazione con il 61° Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza

imagesphpIl teatro Francesco di Reggio Calabria ospita dal 16 al 18 gennaio, ore 21, “Peccato che sia una sgualdrina” una delle più riuscite tragedie elisabettiane di John Ford (1584 -1640 circa).

E’ un a forti tinte, scritto intorno al 1630 e qui riproposto da Luca De Fusco; regista noto in Italia per essersi cimentato con classici di cosiddetta formazione.

La vicenda si svolge a Parma e ruota attorno ad Annabella, interpretata da Gaia Aprea. La candida e affascinante fanciulla della buona società è destinata dal padre ad andare in sposa al nobile Soranzo, un Max Malatesta gradevole in questo ruolo, ma è legata da una folle, travolgente passione al fratello Giovanni (Stefano Scandaletti). Molti gli spasimanti che, disposti a tutto per averla, commetteranno ogni sorta di inganno o delitto. La storia, nelle sue linee generali, ricorda molto l’impossibile, fatale amore di Romeo e Giulietta, ma qui è l’incesto che non ammette soluzioni. La passione tra i due giovani – travolgente, drammatica, ineludibile – fa sì che l’incesto si consumi e Annabella rimanga incinta. A questo punto le analogie con la tragedia shakespeariana continuano con l’entrata in scena di due personaggi: il frate e la “balia” (qui governante dei due fratelli) che, unici a essere informati dei fatti, giocano entrambi un ruolo determinante nello svolgersi dell’azione. Un finale truculento conclude la vicenda. L’incesto è turpe, immorale, ma la peccatrice, sacrificata come una vergine, si riabilita agli occhi dello spettatore. La poesia del testo (che è la poesia dell’amore giovane, impetuoso e sconsiderato) conferisce al drammone di Ford grande e profonda umanità. I personaggi sono quasi tutti dei ‘mostri’, pieni di cattiveria e perversione. Ed è proprio in questo contesto sociale corrotto e depravato che l’amore dolce e romantico dei due giovani peccatori spicca più della loro perversione.

L’allestimento di De Fusco convince. Ha un taglio classico, semplice ed efficace, senza orpelli né tantomeno trovate geniali. “Non era semplice – dice il regista – dopo l’unica messa in scena italiana che si ricordi con piacere (quella di Roberto Guicciardini nel 1974) e quella grandiosa di Visconti (a Parigi nel 1961 con Alen Delon, Jean Francois Calvé e Romy Schneider al debutto teatrale) riuscire a superare la sfida di mettere in scena con successo un testo così difficile. Il cast artistico e tecnico è stato fondamentale”. Anche Giuseppe Patroni Griffi nel 1971 ci aveva provato con una rivisitazione cinematografica: “Addio fratello crudele” con Charlotte Rampling (Annabella), Oliver Tobias (Giovanni) e Fabio Testi (Soronzo).

Tra gli attori in scena al Cilea, quasi tutti apprezzabili, spiccano un ottimo Piergiorgio Fasolo in un doppio ruolo: Frate Bonaventura e soprattutto un azzeccatissimo e corrotto Cardinale. Fà valere le sue doti Enzo Turrìn nel ruolo di Vasques e per la sua energia la giovane Giovanna Mangiù in Bergetto. Accattivante Anita Bartolucci.

Le scene scelte da Antonio Fiorentino sono degli specchi che fanno da ring e da riflesso ad una bellezza solo patinata, esteriore, mentre i personaggi/anime dovrebbero guardarsi forse più a fondo.                        Ottimo il disegno luci di Emidio Benezzi che, insieme ai costumi di Maurizio Millenotti, esalta con i suoi chiaro/scuri le grigie tonalità emotive. Le musiche sempre equilibrate e mai invadenti sono di Antonio Di Pofi, che in parte ha citato della musica sacra e in parte ha inserito dei brani da lui composti.

Da una produzione di Teatro Stabile ci si deve e ci si può aspettare anche di più, ma in proporzione al livello qualitativo e quantitativo di teatro che tocca la nostra cittadina vale la pena gustarsi questo spettacolo e dare il nostro giudizio andandoci a teatro. Solo col tempo e con un’attenta abitudine a visionare più generi e allestimenti diversi si affinano i palati. Messa in scena ben confezionata.

Da Vedere.

Andy Gentile

Per saperne di più:
- Teatro.org

Pubblichiamo questo articolo di Andy Gentile in vista di una imminente collaborazione. A breve troverete anche lui nel nostro Chi siamo

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