Miseria e Nobiltà al Cilea: la solita commedia napoletana
Komiko Production e Augusteo Produzioni
presenta fino al 31 gennaio al Cilea:
MISERIA E NOBILTA’
di Eduardo Scarpetta
con:
FRANCESCO PAOLANTONI e la partecipazione di NANDO PAONE.
E con,
Francesco Barra, Paola Boccanfuso, Antonella Cioli, Elisabetta D’Acunzo,
Giuseppe De Rosa, Carlo Di Maio, Antonio Ferrante, Antonio Fiorillo, Ernesto Lama,
Ivana Maione, Lello Radice, Patrizia Spinosi, Imma Villa
Scene di Bruno Garofalo
Costumi di Raimonda Gaetani
Musiche di Paolo Coletta
Luci Gianni Netti
Regia di Armando Pugliese
Felice Sciosciammocca, squattrinato popolano napoletano, vive nella stessa casa con compagna, figlio, l’amico Pasquale, salassatore a domicilio, e la famiglia di quest’ultimo.
La situazione è di completa indigenza, ma a toglierli dai guai sarà il marchesino Eugenio, deciso a tutto pur di sposare la donna di cui è innamorato: la ballerina Gemma. La famiglia del giovane si oppone alle nozze perché la ragazza non ha nobili origini, mentre il padre di Gemma, Don Gaetano, acconsentirà solo a patto di conoscere la famiglia del marchese. I due amici Felice e Pasquale giocheranno un ruolo importante: chiamati dal marchese a fingersi nobili parenti si recheranno in casa della ballerina, e qui ne accadranno di tutti i colori. Tra colpi di scena, equivoci ed inganni svelati si assisterà ad un rocambolesco susseguirsi di eventi.
Unioni che si rompono e altre che si celebrano porteranno la commedia al lieto fine.
“Miseria e nobiltà” è un commedia degli equivoci, repertorio classico della drammaturgia napoletana. Scritta nel 1888 da Edoardo Scarpetta, fu anche recitata dal figlio Edoardo De Filippo, che ne sottolineò l’aspetto sociale. I riadattamenti cinematografici sono del 1914, regia di Enrico Guazzoni, e del 1941, regia di Corrado D’Errico. Il grande successo però lo raggiunse nella versione del 1954, per la regia di Mario Mattòli, con uno strabiliante Totò nel ruolo di Felice e una giovane Sophia Loren in quello di Gemma.
Venerdì 30 il teatro Cilea è al completo. Lo spettacolo è molto atteso, (c’è gente dalle 20 e 30), ma per problemi logistici inizierà con 40 minuti di ritardo.
Gli attori sono rimasti bloccati sulle pessime strade calabresi per via del maltempo.
Un altro esempio che sottolinea la noncuranza e l’inettitudine dei nostri amministratori, che si comportano con le vie di comunicazione della regione, nella maniera migliore per non superare l’isolamento, non solo culturale, che da secoli ci caratterizza.
Nonostante tutto la compagnia arriva e lo show inizia.
Il ritmo è lento, fiacco, la stanchezza degli attori si avverte e solo la forza comica del testo, e la capacità ed energia di alcuni, a volte, destano l’attenzione e trascinano il riso.
Francesco Paolantoni/Felice, porta se stesso in scena: nel bene e nel male, nelle sue gags e trovate, nei suoi modi fare da comico televisivo, ma non incanta oltremodo. Da sottolineare la bravura di Nando Paone/ Pasquale che misurato e divertente fa da spalla (si fa per dire) al protagonista.
Un giusto plauso va a Imma Villa/ convivente di Felice, Patrizia Spinosi/moglie di Pasquale, Ivana Maione/Gemma. Spicca Ernesto Lama/Luigino e Carlo Di Maio, nel doppio ruolo di Vicienzo-maggiordomo e Gioacchino Castiello-padrone di casa.
Il regista, Armando Pugliese, ha snellito e riadattato il testo, cercando una semplicità che permettesse agli attori di esprimersi al meglio.
La forza è sì nella vis comica attoriale ma le battute sono scritte, come da commedia classica che si rispetti, per far ridere in quel punto e in quel preciso istante.
La versione è classicissima e l’aspetto da farsa è ciò che arriva allo spettatore.
Le scene di Bruno Garofalo, nella loro rigidità, rispettano e disegnano i due luoghi umani del testo: miseria grigia e nobiltà sfarzosa. I costumi di Raimonda Gaetani, identificano il periodo, e a volte fanno volutamente sorridere. La scelta musicale di Paolo Coletta e il disegno luci di Gianni Netti sono semplici e senza pretese.
Per chi ama il genere classico e datato può essere un modo per trascorre 2 ore e 40 min.
La coscienza e la forza, non perbenista, di decidere di andar via se ciò che si che sta osservando non piace, dovrebbe essere tratto saliente di un pubblico colto e consapevole. In quel caso si può scegliere la visione.
Andy Gentile





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