Cambiamenti globali post-crack finanziario. Una lettura

mercoledì, 4 febbraio, 2009
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3 Commenti




“Tra le giunture delle pietre
si conficca il palo
e tra la compra e la vendita
penetra il peccato”.
Ecclesiastico, 27, 2

crack2La teoria Keynesiana è diventata l’asso da tirar fuori in ogni momento di difficoltà del sistema capitalistico-finanziario.

Con buona pace dei più accaniti sostenitori del sistema capitalistico e del libero , tutti i maggiori governi hanno dovuto iniettare miliardi di dollari nel sistema economico globale.

Oltre ad evitare molti possibili “default”, gli interventi di sostegno all’economia hanno puntato verso il ritorno all’economia reale.

Gli equilibri mondiali economici hanno subito, e subiranno, cambiamenti drastici.

Gli Stati Uniti (primo paese produttore e esportatore di bolle speculative) sono chiamati a un grande sforzo di pulizia dei mercati finanziari e all’arduo compito di contenere un debito ormai insanabile.

Lo sforzo dell’amministrazione Obama sarà alla pari del più bravo medico. Questo medico si trova a dover rianimare un paziente che clinicamente si trova in una situazione di “cessazione irreversibile delle funzioni dell’encefalo” (ci siamo capiti?). Il nuovo “New Deal green” sarà diverso e intelligente rispetto ad altri interventi finanziari. Certo, arriva oltre il limite massimo, ma arriva. Già si è fatto un passo in avanti tenendo in considerazione la stagnazione a cui eravamo abituati a certi argomenti (leggi protocollo di “Kyoto”). Il progetto di Obama è complicato, quanto ambizioso. Lo vedremo alla prova dei fatti.

Il continente Sudamericano, invece, non sembra molto colpito dalle disgrazie che affligeranno le economie internazionali.

Le politiche di nazionalizzazione a sostegno dei ceti meno abbienti hanno portato nazioni come la Bolivia di Morales e il Venezuela di Chavez ad un sostanziale sganciamento di queste economie interne rispetto a quelle internazionali. Con il Mercosur si è concretizzato un concetto di sviluppo culturale ed economico sganciato dall’economia Americana (le maggiori esportazioni verso gli Stati Uniti sono di “oro nero”, di cui queste nazioni sono molto ricche).

In poche parole è venuta meno la “dottrina Monroe“. Anche in Messico, nell’ultimo periodo, ci sono state spinte interne per ottenere la revisione del Trattato istitutivo del Nafta.

In Europa, secondo me, si dovrebbe discutere di più sulla possibilità di un massiccio investimento culturale-economico nel Nord Africa, nel Medio Oriente e in alcune Nazioni dell’Europa dell’Est.

crack1Rispetto ad altre realtà economiche e culturali, l’Europa (a parte le eccezioni di Finlandia, Italia, Grecia e Gran Bretagna) ha i fondamentali positivi per superare gli ostacoli e i problemi economici che caratterizzano questa fase storica. In Medio Oriente la risoluzione del conflitto israelo-palestinese è una tappa obbligata a cui la stessa Unione Europea dovrebbe elargire buone parti dei suoi sforzi in materia diplomatica.

Altra realtà complessa nello scenario dell’Est Europa è la Russia.

Complesso è lo scontro con la Georgia e “il pantano” del Caucaso. Cito questi due conflitti perché in quel breve periodo di scontro, l’Economia russa (e quindi la borsa di Mosca), ha subito un brusco crollo. Superiore anche al livello fisiologico che porta generalmente un conflitto. Anche il prezzo basso del petrolio e lo scontro sul gas con l’Ucraina hanno indebolito sensibilmente un’economia che negli ultimi anni ha creato molta ricchezza; certamente nella maggior parte dei casi in mano ad oligarchi.

Un’analisi a parte servirebbe per capire quali prospettive hanno organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Avrete certamente notato che non ho menzionato le nazioni dell’Asia Orientale. E’ stata una scelta dettata dal fatto che prossimamente tornerò sull’argomento sempre su LiberaReggio!

Ringrazio per l’attenzione e, se il lettore è riuscito a leggere quest’articolo fino in fondo, allora vorrà dire che sono riuscito nel mio intento: fare riflettere i lettori su temi che attirano una ristretta cerchia di appassionati-studiosi.

Grazie ancora per l’attenzione e, alla prossima!

Salvatore Salvaguardia

Fonti:
Internazionale n. 776, 777, 778.
Rivista Acque & terre (Politica internazionale).
Il Sole 24 ore.

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3 Commenti »

Peppe dice:

Grande saso! ottimo come sempre, in un flash hai inquadrato tutte le situazioni del mondo…e se dopo tutta questa globalizzazione, di cui non si vedono tanto i vantaggi,anzi tutt’altro…si tornasse all’ economia “localizzata” (ed anche valuta locale)??

http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_06/monete_locali_crisi_ennio_caretto_1afa51e8-c3b3-11dd-b8a5-00144f02aabc.shtml

http://www.utopie.it/economia_sostenibile/monete_locali.htm

Salvatore S. In V dice:

@Peppe
Grazie dei complimenti (l’ho scritto di getto in viaggio)!
Se stiamo parlando su questo spazio informatico è tutto merito degli sviluppi della globalizzazione. Più che no-global, io sarei per il new-global. Si dovrebbe “agire locale, pensare globale”.
Esempio spicciolo: Se la multinazionale X investe nello Stato Y un quantum di denaro crea lavoro; Ok.
Ma se dopo 2-3 anni quello stabilimento non serve più, si chiude. Chiudendolo si generano disoccupati che spezzano le reti socio-economiche che si sono create.
La moneta locale (In Italia la legislazione la individua come bonus) è un ottimo modo per migliorare il potere d’acquisto dei cittadini (il salario ndr). Aggiungiamo il fatto che non genera debito e non è legata all’inflazione.
Ottimo esempio è stata l’eco-aspromonte; ideata dal Prof. Perna quando era presidente del Parco Nazionale D’Aspromonte.
Poi ti lascio un nome ed un cognome con preghiera di informarti “Giacinto Auriti”
Grazie e a presto.

Damiano Zito dice:

Il quadro è chiaro!!thanks..

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