Grazie Hank!!!
Ultimamente, in seguito all’acquisto, direi piuttosto casuale, di “Quel che importa è grattarmi sotto le ascelle” libro intervista di Fernanda Pivano, ho iniziato ad incuriosirmi e ad appassionarmi alle opere ma soprattutto alla vicenda umana di H. Charles Bukowski.
Post Office, Storie di ordinaria follia, Taccuino di un vecchio sporcaccione e Compagno di sbronze sono i lavori di Hank che fino ad ora sono riuscito a reperire e a divorare (naturalmente), ma mi riprometto quanto prima di procurarmi pure Factotum e Donne. A dire il vero non credo che quelli da me letti siano tra le sue opere più riuscite, in particolare 2 racconti in Compagno di Sbronze mi hanno letteralmente dato il volta stomaco…. Post Office, invece, beh alzo le mani, un vero capolavoro per i cultori del genere, di fatto è entrato ufficialemte nella top ten dei miei libri preferiti.
Henry Charles Bukwski nato ad Andernach, Germania 1920….ecc ecc è uno dei casi più eclatanti di come la fama del personaggio preceda quella delle opere stesse. Da un certo punto di vista questa mia personale riflessione vi potrà sembrare alquanto sconclusionata, ma vi posso assicurare che non lo è. Per capire il perché la fama di quest’uomo sia diventata quasi epica, si deve necessariamente far riferimento al suo vissuto e per tanto vi consiglio di dare un’occhiata alla sua biografia.
Hank , un alcolizzato, un puttaniere, un assiduo frequentatore di ippodromi, ospedali e galere ma soprattutto un uomo e che uomo: uno spirito libero il tutto tradotto in scrittore beat, anche se proprio lui no, non può essere classificato, lui che ha sempre fatto a meno di politica e famiglia, di religioni e ideologie di moda, e della moda stessa nel senso più lato del termine.
Di sfuggita uno dei suoi romanzi, un suo racconto o una sua poesia potrebbe essere scambiato per un nulla di che se non fosse, per il linguaggio direi molto esplicito, per tutte quelle fighe, tette e culi che ci butta dentro, per quelle sbronze insomma per tutti gli eccessi lontani dalla vita comune, a cui a volte ci si abitua (purtroppo). No , no vi state sbagliando vi stante facendo fregare dalle apparenze, Hank è molto più di questo. Alcol, sesso, cavalli (droghe no quelle le lascia a voi) sono solo gli antidepressivi di H., le sole cose di cui ha bisogno per tirare avantiin una vita al limite fatti di eccessi ma anche di piccole cose.
Lavori quasi sempre saltuari, esclusi gli 11 anni alle poste, molte donne ma quasi nessun affetto, e il suo inseparabile e fedele amico: l’alcol, Hank non ha mai cercato il successo che poi quasi inevitabilmente è arrivato ma a 50 anni suonati e non gli ha di certo cambiato la vita, escluso il fatto di poter vivere semplicemente con i proventi delle sue opere.
Perché Grazie Hank? Molto semplice, Mr. Bukowski non ha mai avuto una vita facile sin da ragazzino. Genitori assenti, fuori casa e senza un soldo in piena adolescenza, dedito all’alcol e alle donne, ma alla fine sempre e comunque solo e sempre e comunque in piedi, con i suoi fantasmi e le sue paure, amplificate da quel senso di vuoto che solo un uomo veramente solo ha, nonostante tutto, lavori pesanti e mal retribuiti, il fegato in panne e mai un soldo in tasca, beh non riesco ad immaginare la mia vita senza riferimenti, senza quelle certezze che la vita mi/ci ha abituato ad avere, mentre lui nonostante tutto ha vissuto per 70 anni così…oltre ogni eccesso, senza nessuna certezza, lui che in fondo alla vita non ha mai chiesto nulla e l’ha semplicemente vissuta (prendendola per il culo).
MC





proprio poche settimane fa ho finito di leggere PULP di Bukowski, un bel romanzo fanta-noir-pulp. Forse non è il suo libro migliore ma comunque una bella e piavole lettura di sicuro.
Bukowski è uno dei miei autori preferiti!!
(A)lessio
ho letto il tuo articolo d’un fiato, trovandolo interessante e ben scritto; la mia piccola osservazione è che il non aver letto Donne ti ha privato di un fortissimo punto di riferimento riguardo alla scrittura di Bukowski. Mi permetto dunque di consigliartene la lettura, che non è facile ma anzi è un invito all’inquietudine ed alla bagarre dei sensi. Per la mia generazione il buon vecchio Charles “Hank” è stato un punto di riferimento; per farti un esempio, i primi passi di Vasco Rossi erano equiparati alla sua letteratura. Nel 1981 a Reggio il Piccolo Teatro di Bologna rassegnò la piece teatrale tratta proprio da “Donne” (al Cilea) e fu un successo. Era vietato ai 18 ma io (avevo 16 anni) con la complicità di amici, riuscì ad intrufolarmi. Pensa che lo sfondo era costituito da tubi di neon che formavano le cosce aperte di una gigantesca donna (se leggerai il libro capirai) e che la chiesa dell’epoca insorse contro sia il film che ne fu tratto (con Rossano brazzi e Ornella Muti, regia di p.Ferreri se non sbaglio) che contro l’opera teatrale stessa. Due righe su “donne”:
I racconti in presa diretta narrati da Bukowski sono infuocate narrazioni di un istinto post-animalesco lasciato in balia di se stesso, in totale ribellione con le regole di una società borghese e moralista che comprime l’uomo sino a renderlo niente più di “un panino al prosciutto da addentare” (titolo di un altro libro dello stesso autore). La sua anarchia va oltre ogni sfera politica e sociale: si avvicina al “disordine dei sensi” di J.A.Rimbaud come regola estetica, alla Beat Generation (beat deriva da beatitudine) come ricerca di un percorso interiore “alto”, ma il tutto, vissuto negli anni 70, è permeato dalla disperazione rassegnata (e anche un pò ironica) della sconfitta. In effetti il libro è precursore dei tempi: l’uomo ad una dimensione è divenuto realtà, e l’unica via di fuga sembra il sesso o l’utilizzo di stupefacenti e di bevande alcoliche. Ne deriva, con la consapevolezza del proprio stato, una malinconia infernale, da Angelo Caduto e ribelle, da anima volontariamente dannata ma comunque affamata di vita e di verità. Duro, per maggiorenni e vaccinati, non consigliabile a chi ha una morale ehm tradizionale, ma assolutamente imperdibile. Classico del 900.
…a dire il vero sabato ho fatto il pieno, alla fnac qui a napoli ho preso: musica per organi caldi, shakespeare non l’ha mai fatto, hollywood hollywood, a sud di nessun nord, pulp, factotum e donne appunto. “Panino al prosciutto” non l’ho trovato, sarà per la prossima.
Ho iniziato pure qualcosa di John Fante, ma sarà stato il fatto che non ho iniziato con Ask the Dust, fatto sta che non mi ha entusiasmato più di tanto…essendo uno dei preferiti di H. L’altro giorno curiosando su YouTube ho finalmente trovato la famigerata intervista alla TV francese che la Pivano menziona nel suo libro, be è verò, si è realmente ubriacato in diretta… (fanculo i francesi, non centra nulla ma ci sta sempre bene)
http://www.youtube.com/watch?v=hURzDc5Xzl8
…piacevolmente colpito dall’introduzione di Enrico Franceschini a “Shakespeare non l’ha mai fatto”