Un uomo solo al comando





… diranno che non hai avuto carattere, che ti sei arreso, ma da quando non sei più in sella ho smesso di tifare. Non era  perché vincevi,  ma per come lo facevi, anche se non avessi più vinto nulla l’Italia che pedala ti avrebbe comunque adorato per sempre. Ciao eroe

pantani_descendingQuesto è il messaggio  con il quale il sottoscritto, così come tanti altri, ha voluto rendere omaggio al Pirata sul suo sito ufficiale, a cinque anni da quel maledetto 14 febbraio 2004.

Non è per essere retorico, ma non potevo non ricordarlo. Si un eroe perché per me di un eroe si tratta, non ci sono altri appellativi per poter definire quello che è stato senza ombra di dubbio il più grande scalatore di  tutti i tempi.  Minuto, esile, sgraziato, orecchie a sventola e l’inconfondibile pelata, insomma non un Adone ma uno che quando la salita diventava parete bé,  si trasformava.  Mani basse sul manubrio, in piedi sui pedali quasi danzando,  senza voltarsi scattava via così, all’improvviso  come gli diceva il cuore, più che la testa, ed era già lontano, lontano sempre più distante.  “Un uomo solo al comando” così in radio cronaca  Adriano De Zan esaltava le gesta del Pirata, del grande ,  così come  Mario Ferretti faceva con Fausto Coppi. Questa ragazzi miei è storia e, che che se ne dica, nel bene e nel male, tale rimane.

Si parlerà di quel tragico 5 giugno 99 a Madonna di Campiglio, io non so quale sia la verità, ma di sicuro so, che fino ad allora, almeno i primi 10 della classifica generale di Giro, Tour ed anche Vuelta  hanno sempre fatto uso di sostanze dopanti. Solo in seguito alla farsa francese al Tour del 98, ricorderete il famoso caso Festina,  si è iniziato a far luce su questo mondo, non proprio pulito come sino ad allora ci era stato raccontato.

Non fraintendete le mie parole, naturalmente anch’io come tutte le persone di buon senso sono contrario al , ma fino ad allora nessun grande campione era stato martirizzato come il povero Marco,  portato via dalle forze dell’ordine in quella mattina di giugno al via della penultima tappa di un Giro da lui oramai stravinto, trattato alla stregua del peggiore dei criminali, al pari di un Provenzano o di un Riina, lui il cui esempio ha riportato in sella milioni di italiani, be no ragazzi miei, no, non si può, la misura è colma.  Potrei fare i nomi dei colleghi contemporanei di Pantani che poi si è scoperto essere dopati, ma sarebbe come buttare sale su ferite non ancora rimarginate. A cosa servirebbe?

Per me tutto iniziò con quel lontano Giro del 91′ quando Franco Chioccioli si impose esaltando l’Italia inerpicandosi su per i pendii impossibili del mitico Mortirolo, da allora ho sempre seguito con grande ammirazione e rispetto le gesta di questi artisti del pedale. Come non si può non avere stima di gente che sta 6-7 ore in bici percorrendo oltre 200 km al giorno per 3 settimane, sudando e soffrendo,  sotto il sole cocente o il gelo alpino, per 2 lire poi, perché allora il migliore dei gregari guadagnava quanto un operaio, altro che calciatori.

Poi sono arrivati i grossi sponsor, gli investimenti folli e dunque il denaro a rovinare tutto. Più  passava il tempo, più la posta in palio diventava alta e così  via, fino a quel 98 e a quel 99, quando il bel giocattolo si ruppe.

Iniziò l’era Lance Armstrong, dell’uomo che da malato terminale di cancro non solo riuscì a vincere la malattia ma vinse addirittura  7 Tour consecutivi. L”immagine del stava riprendendo quota tra luci ed ombre,  poi le vicende degli ultimi anni sono note a tutti,  Basso, Ulrich, Valverde, Riccò, Piepoli, Landis sono solo alcuni dei nomi venuti alla ribalta per essere legati al mondo del doping, allora come continuare a credere in uno sport che probabilmente non ha più nulla da dire, almeno se parliamo di professionistico.

Ora per me la parola Ciclismo ha definitivamente assunto un significato a se stante, diverso: per me ciclismo vuol dire solo ed esclusivamente prendere la bici da corsa e mollarmi sulla strada che da Villa porta verso Scilla, Favazzina,  Bagnara e poi via via salendo verso Sant’Elia, quando la condizione lo permette.

Immaginate di stare pedalando su questa meravigliosa strada che costeggia il nostro Stretto, in pieno agosto, tra zagare e gelsomini, tra un riccio schiattato sull’asfalto e una vespa che si infila sotto il casco, alla continua ricerca di una fontana per potervi dissetare, con un cretino che vi sorpassa in salita in macchina  e vi urla  “ma n’du cazzu vai bestia”  …. be se non è questo il ciclismo, ditemi voi cos’è.

MC

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8 Commenti »

Salvatore S. inV. dice:

Sottoscrivo l`articolo, molto bello. Ricordo Il pirata ccome «l`unico» ad entusiasmarmi.
E aggiungo che bisognerebbe fare luce su vere cause della sua morte.

MC dice:

….Saso se ti ricordi proprio con te e Nino andammo a vedere l’arrivo del giro a Messina, e li abbiamo avuto la fortuna di vederlo.

Salvatore S. inV. dice:

Bravissimo, mi ricordo tuuto.

Fabiano P. dice:

Meraviglioso e doveroso il ricordo del grande Marco. Alcuni elementi, per far capire cosa sia significato Madonna di Campiglio. Esame del sangue per rilevare il tasso di ematocrito, Pantani, già controllato diverse volte in quel Giro aveva sempre avuto valori al di sotto del 50%. Mattina della tappa del Mortirolo, 52 di ematocrito e fuori. Sai cos’è accaduto? Tutti hanno ritenuto quell’esame prova sufficiente di doping. Sbagliato. 6 mesi dopo, l’UCI (Unione ciclistica internazionale) modifica i parametri dei prelievi perchè era impossibile determinare l’assunzione di doping dal solo valore dell’ematocrito. Che è altamente variabile e condizionato da molteplici elementi. L’Italia dei media, Gazzetta in primis con Cannavò al comando, hanno sparato sull’uomo Pantani, è stato demonizzato, anche dopo la morte, senza specificare nessuno (tranne le riviste specializzate) che Marco Pantani non è MAI stato trovato positivo ad alcun controllo antidoping, dall’autopsia vi è la testimonianza di un medico che, analizzando il midollo, ha escluso avesse potuto Pantani assumere sostanze dopanti. Ecco, questi sono i fatti. Chi li conosceva? quale mezzo di informazione si è preoccupato di comunicarli con la pari virulenza degli attacchi sfrontati? Vergogna. Quanto a Marco, che dire… è stato l’unico a staccare Lance Armstrong a Courchevel nel 2001, la sua ultima vittoria. Ha vinto tappe epiche, ha appassionato l’Italia intera. Come quando a Oropa, 1999, all’inizio della salita finale ha un salto di catena, scende sistema il guasto, ha davanti 70 corridori, li riprende TUTTI scattando in continuazione e vince sul traguardo dopo 10km di salita. EPICO, INFINITO, PANTANI. Ciao Marco!

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

indimenticabile l’adrenalina che ti metteva quando lo vedevi buttare via la bandana. E’ stato l’ultimo in grado di dare vero entusiasmo!

(A)lessio

Fabiano dice:

Michele, nell’enfasi del ricordo di Marco ho dimenticato di:
1) fare i complimenti per il pezzo;
2) rilanciare per un’uscita in bici appena possibile (il Messina è sulla via della perdizione e necessita di un forte stato intensivo allenante in bici).

MC dice:

grazie Fabiano…per l’uscita per ora non posso perchè adesso sto a Nap e poi pure io come Pepè mi devo rimettere in sesto :D

gimes dice:

A maggior ragione dopo un articolo di questi, mi rimetterò in sella al più presto. Concordo sul fatto della bellezza e delle sensazioni meravigliose che si provano in bici. Nn sono un appassionato del ciclismo televisivo, ma grazie a questi cari amici ho cominciato a capire il vero senso della parola BICICLETTA e CICLISMO.

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