La parità intelligente
Mi si conceda una superficiale ed ignorante analisi della realtà…
Diciamoci la verità, la parità dei sessi è stata definitivamente assorbita ed utilizzata dal sistema economico capitalista. Ci sono voluti secoli affinché la condizione femminile, in alcuni stati ed in alcune nazioni, potesse evolvere verso una condizione di reale emancipazione. Lotte difficili, tenaci, più o meno intense, che nel corso del novecento hanno trasformato radicalmente il ruolo della donna nella società…in alcune società.
Battaglie fatte sui principi, universali e largamente condivisi anche da chi, per estrazione politica, ideale o religiosa, con difficoltà è riuscito a comprenderli, nel tempo.
Il femminismo ha segnato un’epoca, ma non è morto tra gli slogan e gli striscioni di quegli anni, dato che resta vivo, serpeggia in ogni stanza delle decisioni, resta latente lì dove ancora le strutture maschiliste hanno il sopravvento, ma come un seme quiescente per anni ed anni, è pronto a sbocciare non appena un raggio di sole filtra dalla terra compatta che lo sovrasta.
Per molti rappresenta una delle lotte sociali più importanti e significative, nonché uno dei pochi motivi di orgoglio per l’occidente.
Al di la di ogni stupida frase fatta e di ogni banale enfatizzazione di chi ancora non ha ben compreso i tempi moderni, è risaputo che la donna su numerosi aspetti sia migliore dell’uomo…e viceversa.
Mi piace saperlo, ci piace prenderne atto, sia se siamo atei, poiché “la natura sa quello che fa”, sia se siamo cristiani, dato che “Dio non creerebbe mai una sperequazione sessuale”.
Non so se definire uomo e donna come complementari, piuttosto che autonomi, o ancora interdipendenti…ed in effetti si tratta di condizioni differenti tra loro, ma per me coesistono simultaneamente, da sempre, solo che per lunghissimo tempo l’uomo ha avuto la fortuna nei muscoli.
Ecco…in una concezione prettamente animalesca dell’umanità, le differenze fisiche sono le prime a farsi notare, non a caso negli ultimi decenni parecchie donne hanno ritenuto opportuno rivendicare la loro parità a livello di massa muscolare, snaturandosi inspiegabilmente in alcune pratiche tipo il body building.
Ecco, ecco!!
Finalmente, dopo un lungo e sterile interludio, mi serviva un punto di aggancio per inoltrarmi nel fitto bosco delle contraddizioni post-moderne.
Dai, inutile fare finta che non sia vero, e che si tratti solo di un comune delirio che non trova nella realtà effettiva validi riscontri. La parità dei sessi oggi è forse la più grande opportunità per il capitalismo mondiale, dopo la povertà, naturalmente.
Me li immagino quei manager trentaseienni, arrivisti, con l’alito di caffè, vestiti di triste grigio, che mangiano un panino al volo all’ora di pranzo (se non sono ancora miliardari), sfregarsi le mani davanti ad un nuovo piano di marketing, preceduto da un accurato business plan!
Analisi swot, opportunità: donna emancipata che vuole realizzarsi.
E i suddetti manager, maschilisti fino al midollo, ma compiaciuti per questa meravigliosa svolta di costume (a loro questo importa), se è vero che al mondo siamo circa metà e metà, e sottraendo tutti i paesi dove la donna è ancora schiava, praticamente hanno quasi raddoppiato il loro mega target. Forse sto sovrastimando il numero di donne libere nel mondo? Probabilmente si, dato che non mi è ben chiaro il concetto di libertà, a questo punto.
Cosa significa che la donna oggi vuole realizzarsi? Intanto è già un segno del progresso che possa farlo, dato che un secolo fa era impensabile, ma in cosa consiste questa realizzazione?
Nel fatto che anche lei voglia lavorare, fare carriera, stare otto ore dietro una scrivania per guadagnarsi lo stipendio da portare in famiglia?
O che proprio non voglia saperne di famiglia, intraprendendo un’attività individuale, assumendo personale da inserire a tempo determinato nella sua azienda?
Quando a lavorare era solo l’uomo, però, la donna non era libera di scegliere.
Quando a lavorare era solo l’uomo, la donna accudiva ai figli, al marito, cucinava, faceva le pulizie, manteneva la casa efficiente e funzionale, svolgeva compiti peculiari, ma spesso era anche maltrattata, sottomessa, e l’idea di poter andare all’università (o al liceo) non le passava neppure per la testa.
Oggi le donne che sanno davvero cucinare diventano sempre di meno, perché si lavora in due, ed il lavoro è cambiato, e se prima con un salario bene o male si campava una famiglia, oggi esistono casi, abbastanza frequenti, in cui con due stipendi non si riesce ad arrivare a fine mese.
Saremmo ipocriti se non mettessimo in evidenza certe contraddizioni.
Dai, è innegabile che l’emancipazione femminile, in campo lavorativo, abbia accentuato gli effetti negativi del sistema capitalistico.
E i bambini? Una volta le famiglie erano allargate, non mononucleari e isolate. I nonni, gli zii, avevano tutti un ruolo ben preciso, ed erano fondamentali per la crescita dei nipoti.
Ora, invece, queste creature vengono abbandonate giornate intere negli asili, nelle scuole, fino al pomeriggio inoltrato. E poi direttamente a scuola di danza, o in piscina, o a scuola di disegno, o peggio di tutte al catechismo! E naturalmente al doposcuola.
Tutte cose, a parte la danza, che a me hanno insegnato mia madre e mio padre (dopo il lavoro), e che so fare meglio di tutti sti piccoli automi storditi dalle suonerie sonore dei telefonini e automatizzati dai videogiochi.
Infatti già venticinque anni fa non era così.
Mia madre e mio padre mi hanno insegnato a nuotare, ad arrampicarmi sugli alberi, a conoscere il mio corpo, i suoi limiti e le sue possibilità, a rapportarmi con le forme, con la natura, con l’ambiente circostante. Mi hanno insegnato ad andare in bicicletta senza rotelle ad un età impensabile, e a guidare la macchina a dieci anni.
Mia madre fino alla mia adolescenza, pur essendo laureata ed abilitata per l’insegnamento, non ha lavorato offrendo a me e a mio fratello tutto il tempo, le cure e gli insegnamenti.
Poi decise di lavorare, per vari motivi, ma per fortuna io avevo fatto lo sviluppo…
Cari miei, ecco la dimostrazione di come l’emancipazione della donna faccia alzare il Pil.
Se mia madre a quattro anni mi insegnò le vocali, oggi i figli li si scarica negli asili, pagando una retta mensile, ed ottenendo dei benefici neanche lontanamente paragonabili a quelli dell’educazione in famiglia.
Se mia madre mi seguiva passo dopo passo, in ogni minuto della giornata, oggi le mamme lavorano, si realizzano, e le baby sitter vanno pagate, profumatamente, mentre i nonni, quando ci sono, assumono un ruolo marginale, anzi gli si mette la badante: doppio colpo sul pil.
Per non parlare poi delle innumerevoli attività pomeridiane che affliggono questi poveri giovanotti, attività che nella maggior parte dei casi non hanno scelto loro, e che abbandoneranno pochi anni dopo, ma che le mamme in carriera ci tengono ad ostentare: mio figlio va in piscina, a danza, a piano forte, al catechismo…e la sera a casa bestemmia tutti i santi mentre gioca a bocca aperta col Nintendo.
Ultimo punto, ma non per importanza, è quello dei consumi.
Ieri la donna sapeva benissimo cosa bisognava acquistare per mandare avanti una famiglia solida, e inoltre era tanto in gamba che l’autoproduzione di quasi tutto rendeva minima la spesa, ridotta dunque alle materie prime.
Adesso la donna in carriera vuole realizzarsi, vuole rivendicare il suo diritto di esistere, in parità, e siccome il magico mondo capitalista sa sempre come sfruttare le opportunità, la donna si è convinta che il modo più gratificante per affrancarsi sia acquistare, consumare, spendere.
Vestiti, scarpe, telefonini, macchine fotografiche, creme, computer. Inoltre omogenizzati, latte sintetico, culle termoregolate se ha dei figli…che poi crescono malaticci, deboli e con il mucco sempre nel naso.
Un delirio di consumi, una vera e propria libertà, definitiva e irreversibile, finalmente condivisa da uomo e donna in egual misura, mentre in parlamento continuano ad esserci meno tette che partiti e le donne in carriera rinnegano il femminismo: riflettiamoci gente, riflettiamoci.
Nicola Casile






Pienamente d’accordo sugli aspetti negativi del consumismo, ecc ecc
un piccolo esempio del mio pensiero lo si evince da un articolo che avevo pubblicato a gennaio sul futuro dei bambini di oggi e che vi invito a rileggere a questo link:
http://www.liberareggio.org/2008/12/28/che-futuro-vivranno-i-bambini-di-oggi/
Per quel che riguarda tutto il discorso su “capitalismo” e donne sono totalmente in disaccordo.
1) il punto di vista di partenza non lo trovo condivisibile, perchè non capisco il motivo per cui sia stato l’ingresso della donna nel mondo del lavoro, e non il fatto che l’uomo ci sta da sempre, ad essere un aiuto al PIL (che non ho capito bene sotto quale aspetto è considerato);
2) credo di non conoscere nessuno che sostenga di aver ricevuto una cattiva educazione dai propri genitori, per cui il discorso fatto nella seconda metà del pezzo lo trovo molto centrato ad un singolo individuo che ad una collettività;
3) la donna come l’uomo ha il diritto di scegliere che fare della propria vita. E, soprattutto, ha il diritto di sceglierlo secondo i propri parametri e non secondo quelli degli altri. Il voler studiare, lavorare e realizzarsi non può essere altro che una cosa positiva per quel che mi riguarda. La libertà di scegliere che fare della propria vita e del proprio corpo è fondamentale anche per me. Non starei mai con una donna che non si senta realizzata. Se poi decide di realizzarsi accudendo i propri figli piuttosto che cercando un lavoro e fare carriere è una scelta di coscienza individuale, rispettabilissima come tutte le altre. Ma deve essere lei a scegliere;
4) le famiglie allargate, quelli di una volta di cui si parla nell’articolo, sono anche quelle stesse famiglie che viziano i ragazzi all’inverosimile. Nei miei 8 anni di esperienza fuori casa ne ho visti talmente tanti di ragazzi che sanno fare tante cose da uomo ma che poi non sanno mangiare una pasta se non è fatta alla stesso identico modo di come la fa la mammina. Vi assicuro che ce ne sono davvero tanti. Inoltre, come non tralasciare la questione dell’utilità di tanti cugini che possono sempre servire quando una donna (possibilmente giovane e bella) della famiglia viene avvicinata da un ragazzo indesiderato e il miglior modo di scacciare un corteggiatore (che probabilmente non ha fatto niente di male) è pestarlo a dovere o farlo cacare sotto tramite la minaccia collettiva di rispettabilissimi cugini e amici;
5) si parla del contributo che le donne e il “femminismo” legato all’emancipazione lavorativa ha dato alla progressione del “capitalismo”; non viene mai considerato il fatto che l’uomo potrebbe incominciare a stare a casa ed accudire lui i figli se proprio è necessario che qualcuno rimanga a casa. In questo modo, l’uomo potrebbe imparare a capire cosa vuol dire fare pulizie tutto il giorno, cucinare, stirare le proprie camicie (voglio vederlo alla presa con quelle bianche le cui piede sono le più ostiche ad andare via… provare per credere) e i vestiti degli altri, intrattenere rapporti commerciali con i vari venditori della zona; vedere, magari, che tutto questo lavoro non viene riconosciuto ma anzi viene considerato come un obbligo da elargire nei confronti della famiglia. Insomma, sarebbe carino che gli uomini, dopo aver inventato quello che tu chiami capitalismo, averlo sostenuto, ecc ecc incominciassero a demolirlo. Secondo la logica dell’articolo un buon modo per farlo potrebbe essere stando a casa e imparare a non essere viziati (non dalla tecnologia come i bimbi di oggi) da chi fa tutto per lui, perchè niente di tutto ciò è dovuto. Al massimo può essere VOLUTO, per amore o per quello che volete voi, compreso il fare la valigia o il borsone per le mille attività che l’uomo ha sempre svolto mentre la donna stava a casa…
6) “Onora la mano che ruppe il tuo naso, perchè le chiedevi un boccone” Fabrizio de Andrè, non ha bisogno di commenti.
7) il problema non sta nelle donne che vogliono sentirsi libere di fare e di essere ciò che più le fa sentire bene in questo mondo, sta probabilmente in come il mondo è stato organizzato fino ad ora. Ci sono uomini e donne che vorrebbero cambiare questo stato di cose anche tramite i lavori che svolgono. Ci sono uomini, e qualche donna, a cui questo stato di cose piace e non lo cambierebbero per nulla al mondo.
9) infine, non considero la famiglia come un’istituzione ma come un insieme di affetti.
Io dico sempre che le “cose si fanno in due” quando si tratta di rapporti uomo-donna ma nella storia della società, come ben sottolinei tu, è soprattutto l’uomo che ci ha messo del suo… Grazie, o a causa, dei suoi muscoli, appunto…
(A)
era volutamente provocatorio, e mi sono soffermato esclusivamente su aspetti che AL LIMITE sono molto contraddittori
tutto il resto è ovvio e sono con te
Trovo questo articolo disperatamente retorico, di quella retorica del buon senso maschilista che in molti oggi professano.
Ci sono talmente tanti insulsi luoghi comuni che ho un rigetto fisico a confutarli uno per uno.
In ogni caso la tua tesi sembra essere questa: le donne dovrebbero tornare a fare le mamme. E nello stesso istante in cui snoccioli improbabili apologie del passato della mutilazione femminile, proponi un ritratto delle donne di oggi come di aspiranti scimmiottatrici del maschio, scioccamente pretenziose (vedi per esempio l’insensato riferimento allo “snaturante” body building), cieche rispetto al “vero” ruolo: fare le mamme.
Ti sei mai chiesto quale funzione avesse il padre in questa società? Perché non metti in discussione l’opportunità o meno che lui lavori, cosa che visibilmente dai per scontata, cosa che invece fai per lei? Ti sei mai chiesto come mai il senso comune, di cui ti fai degno portavoce, abbia relegato la paternità all’emissione del liquido seminale e la maternità a una cancellazione di se stesse in favore della costante cura e abnegazione PER gli altri?
Cattive, abbandonano i figli all’asilo. Colpevolizzi il femminismo, ma non vedi che è la società, per come è organizzata, a promuovere questo stato di cose.
Orde di antiabortisti si affrettano a processare la donna che rifiuta la maternità, tutti inneggiano alla “famiglia” (patriarcale), eppure si costringe le donne a fare una scelta tra l’essere madri ed essere – pienamente – se stesse. Se concretamente rifiutano il bivio, le si colpevolizza: questo è il senso del tuo articolo.
“la donna in carriera vuole realizzarsi, vuole rivendicare il suo diritto di esistere, in parità, e siccome il magico mondo capitalista sa sempre come sfruttare le opportunità, la donna si è convinta che il modo più gratificante per affrancarsi sia acquistare, consumare, spendere.”: non sapevo che le vere vittime del consumismo fossero le donne. Avrei dovuto leggere con più attenzione le stime sui consumatori: mai avevo notato l’unanime appartenenza al genere femminile. Grazie, uomo, per averci illuminate.
o my godddddd!!!!la mia vagina è stata seppellita da questa valanga di parole, si è inorridita di fronte a questo atteggiamento, che non è provocatorio, ma qualunquista…il pensiero medio dell’UOMO medio!! come contraddizioni moderne ti posso passare il fatto che femministe si facciano la ceretta, ma quelle che tu analizzi non sono contraddizioni, ma discriminazioni…sai, anzi, quali sono le contraddizioni più diffuse oggi?quelle che vivono i ragazzi della nostra età, che cresciuti sotto la campana dei privilegi, educati in famiglie e in società patriarcali, oggi sono spaventati (e anche un pò infastiditi) dalle loro compagne, dalle loro amiche, dalle loro colleghe, vorrebbero lavorare con uomini (o al massimo con una segretaria figa) e tornare a casa e trovare tutto pronto, sistemato…i ragazzi di oggi sono inermi di fronte al cambiamento delle donne, di fronte ai successi femminili, di fronte alla loro capacità di CONCILIARE lavoro, famiglia, maternità, vita sociale, palestra, affetti, cura degli altri, carriera…addio comodità, addio privilegi..questo è il punto!
e poi giusto per dire ma 1 il capitalismo ed il patriarcato sono sempre andati a braccetto, sai? 2 il capitalismo lo avete creato voi uomini, come tutte le altre schifezze generate dal potere maschile 3 oggi non si parla più di capitalismo 4 dai per scontato che la donna sia ADATTA a stare a casa in famiglia a curarsi dei figli..e qua è il nodo maschilista di tutto il tuo pensiero discriminatorio 5 per quanto riguarda il consumismo, a parte che siamo tutte precarie e quindi i soldi son quelli, ma se leggi le statistiche dell’istat scoprirai che sono maggiormente le donne a spendere soldi e tempo in CULTURA (cinema, teatro, libri..) e se apri davvero gli occhi di fronte ai cambiamenti di questa società consumistica, vedrai quanti soldi gli uomini della nuova generazione spendano in creme, palestre, trapianti di capelli, vestiti, scarpe…purtroppo il consumismo lo alimentiamo tutto gli uomini con le loro ducati e le donne con le loro estetiste (tanto per rimanere nella tua visione stereotipata del mondo)….
6 ma scusa, dove le donne, come dici tu, sono ancora schiave, le cose vanno meglio?le società sono migliori?
7 cmq se cresce il PIL non è negativo, anzi…
8 no comment sulle tette in parlamento…
magari poi aggiungo qualcosa, intanto ci rifletto…
e mi rifletto, e vedo una ragazza non più arrabbiata di fronte a pensieri come il tuo, ma soltanto divertita di fronte alla paura degli uomini di perdere il “fallo-potere” e alle riflessioni dietro le quali nascondono questa paura.
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