Condannata per speculazione edilizia
Angelica V., 16 anni, rom, il 13 gennaio 2009 è stata condannata dal tribunale dei minorenni di Napoli a 3 anni e 8 mesi di reclusione. La sua colpa? Aver tentato di rapire una bambina in tenera età. E’ la prima volta in assoluto che in Italia un rom viene condannato per questo reato. Il suo avvocato, Cristian Valle farà ricorso in appello.
La sua colpa vera, forse? Essere giovane, donna, rom e analfabeta. Lo sostiene Miguel Mora, giornalista spagnolo di El Paìs, che ha portato avanti un’inchiesta su questo caso che è stata pubblicata anche sul numero del settimanale Internazionale di due settimane fa. Ad avvalorare la sua tesi è anche uno studio intitolato “La zingara rapitrice“, realizzato dall’Università di Verona per la Fondazione Migrantes. Secondo questa ricerca il 100% (!!!) delle accuse di rapimenti di minori mossi contro persone di etnia rom si sono sempre rivelati falsi! Questo fino al 2007…
Ma partiamo dall’inizio.
“Angelica era arrivata da poco in Italia dalla Romania e stava sempre col suo ragazzo. I rom di Ponticelli quasi non la conoscevano. I due vivevano appartati, tiravano avanti rubando, chiedendo l’elemosina e facendo delle commissioni per chi capitava. Ma Angelica non era particolarmente scaltra nei furti. Nell’aprile del 2008 è stata affidata alla comunità di Monte di Procida, una delle tante case famiglia che si trovano in Italia, dove l’assistenza è quasi sempre affidata ai privati e quasi sempre alla chiesa cattolica. Pochi giorni dopo è riuscita a scappare ed è tornata a Ponticelli. Domenica 11 maggio (2008, ndr), alle nove e mezza di sera, è salita al secondo piano di una casa e ha cercato di portarsi via una bambina. La madre l’ha colta sul fatto. Settanta persone hanno cercato di linciarla. La polizia l’ha salvata. E’ finita in carcere il 13 maggio”.
Questa la versione ufficiale dei media italiani. Il giornalista di El Paìs, però, approfondisce l’accaduto e ne vengono fuori delle belle.
Ricorderete tutti che dopo l’allarme lanciato dalla mamma della bambina, decine di donne e giovani in motorino assaltarono il campo rom di Ponticelli e lo incendiarono, costringendo coloro che ci abitavano a scappare. Non mi soffermo sulla vergogna di quegli italiani che nei giorni successivi sono stati pescati a rovistare tra i beni lasciati lì dai rom. Sciacalli degni del peggior paese in conflitto del terzo mondo. Conosciamo anche il clima politico in cui questo avvenimento si è inserito: il ministro degli interni ogni 3 giorni minaccia leggi ai limiti del razziale (quando non lo supera abbondantemente come la legge sulle impronte digitali da raccogliere alla sola etnia rom – respinta anche dalla UE), il suo bersaglio prediletto? Ovviamente i più deboli, i rom. Il giornalista spagnolo si chiede, a gran ragione, come mai i nemici numero uno del ministro non siano la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia o le altre organizzazioni di stampo mafioso.
A difendere i rom sono stati davvero, ma davvero in pochi. Certo non la polizia che seppur gli ha evitato di morire carbonizzati o di essere linciati non ha arrestato nessuna delle decine di persone che li hanno aggrediti, eppure stavano lì e assistevano a quello che accadeva. Non hanno arrestato nemmeno nessuno di quella ventina di individui che la sera stessa dell’accaduto hanno aggredito un signore rumeno (ma non rom, sarà becera ignoranza?), regolare sul suolo italiano e che non viveva in baracca ma in un appartamento, probabilmente pagando un affitto ad uno dei conpaessani dei venti aggressori. Per farla breve, l’hanno preso a calci e pugni e accoltellato alla schiena; nessuno sa chi sia stato.
Dicevo, a difendere i rom sono stati davvero davvero in pochi. In primis il parroco della zona che poco dopo il pogrom (così lo chiama il giornalista spagnolo) dichiarò: “qui c’è un intreccio perverso, qualcosa di più della mafia”. Mi sa che il parroco sapeva bene quel che diceva!
I rom vivevano in quell’accampamento da circa 15 anni e pagavano 50 euro a baracca al mese. A riscuotere era la camorra, il clan dei Sarno per la precisione. Hanno riscosso per anni indisturbati. Pare anche che questo clan sia conosciuto per essere molto abile nell’aggiudicarsi appalti per lavori pubblici, uno stretto collaboratore del clan, soprannominato ‘O Cardinale, oppure ‘O vescovo, ma che all’anagrafe è Ciro Martinelli, è rinomato tra le caserme della zona proprio per la sua capacità di assicurarsi appalti pubblici. Il Martinelli è stato condannato nel 1999 per associazione a delinquere. Sua figlia era stata arrestata nel 2004 per falso ideologico e falsificazione di documenti. Questa donna si chiama Flora, Martinelli ovviamente.
Flora Martinelli è la madre della bambina che ha rischiato di essere rapita! Flora è colei che ha accusato Angelica V., la rom 16enne del tentato rapimento.
Probabilmente ancora non è chiaro il nesso tra la camorra e questa brutta vicenda. Può sempre capitare di tentare di rapire la nipote della persona sbagliata. Anche se è davvero difficile che una persona del quartiere entri in casa di uno dei boss camorristici della zona per rapirgli la nipotina. E’ alquanto surreale, visto che lì si conoscono tutti. Direi proprio assurdo, visto che la ragazza rom più volte si era recata a casa dei Martinelli perché questi le consegnavano spesso dei vestiti usati. La proverbiale umanità degli italiani…
Per capire bene bene tutta questa vicenda, bisogna mettere in mezzo la politica. Non solo il ministro Maroni. Assolutamente no. Bisogna mettere in mezzo e, probabilmente considerarlo come protagonista, un appalto pubblico della bellezza di circa 200 milioni di euro. Un appalto portato avanti dal Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, elemento nazionale di spicco dell’agonizzante Partito Democratico che vuole costruire, a Ponticelli, il Palaponticelli: un grande progetto urbanistico di interesse pubblico che si estenderà su 85.000 metri quadrati, proprio dove c’era il campo nomadi incendiato, da una più che mistificata, “rivolta tra poveri”. Da tempo, in giro per il quartiere il PD attacchinava manifesti con una scritta esplicita e di stampo leghista: “Via gli accampamenti rom da Ponticelli” ma hanno tralasciato di aggiungere “che qualcuno ci si deve fare un sacco di soldi sopra!”.
Questa di Ponticelli sarebbe stata una delle più grandi speculazioni edilizie che Napoli ricordi – e che ricorderà visto che il progetto prosegue – ed è stata avviata da una società chiamata Palaponticelli srl. Un consigliere comunale di AN ha fatto notare come questa società sia protetta da un gioco di scatole cinesi che porta il suo controllo ad una società lussemburghese, anonima, soggetta ad una giurisdizione che rende impossibile risalire ai suoi soci. Insomma, volenti o nolenti i rom se ne dovevano andare da lì perché bisogna costruire. Il problema è stato risolto per il comune senza dispendio di soldi o energie. I rom sono tutti scappati, senza avere avuto la possibilità di chiedere alloggi comunali, senza dover essere risarciti da nessuno. Anzi, quei pochi che hanno provato a rientrare nel campo nomadi nel luglio dello stesso anno si sono visti il giorno dopo incendiare tutto. Basta rom, quindi, spazio al cemento armato, alla cultura della camorra e al prestigio politico di chi sostiene di aver rivitalizzato un’area depressa. Un’area dove è unanimente riconosciuto che l’unica legge vigente è quella della camorra.
Una delle cose più scioccanti di questa vicenda è che nel progetto dell’amministrazione comunale l’inizio dei lavori di sopralluogo dell’area sarebbero dovuti iniziare il 4 agosto del 2008, altrimenti si sarebbero persi buona parte dei fondi destinati alla realizzazione della speculazione edilizia. Era, dunque, necessario fare in fretta. Lo stesso giorno in cui Angelica è entrata in carcere (13 maggio 2008) il dirigente al servizio infrastrutture, studi e progettazione del comune di Napoli ha mandato dei tecnici per cominciare i sopralluoghi per avviare la realizzazione del progetto Palaponticelli.
Un gran tempismo, un raro esempio di efficienza pubblica!
Una ragazza, da sola, è stata condannata per tutto questo. Una ragazza che a 16 anni si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato e che sta pagando per responsabilità che vanno troppo al di sopra dei furti che possa aver mai compiuto in tutta la sua vita.
Il suo avvocato ricorrerà in appello ma ho la strana sensazione che Angelica sia stata condannata il giorno stesso in cui le hanno bruciato la baracca in cui viveva…
Alessio Neri
Ieri sera (domenica 22 febbraio) ha parlato di questa questione il programma di approfondimento giornalistico di rai3 “Presa diretta” di Riccardo Iacona.
Fonte:
- Internazionale, n. 781





Grazie per la citazione (link a ‘La zingara rapitrice’ e coplimenti per la puntuale riscostruzione della vicenda.
duccio