Teatro Cilea: “Fiore di cactus” non brilla come dovrebbe
Nautilus Pictures presenta:
“Fiore di cactus”
di Pierre Barillet & Jean-Pierre Gredy
Traduzione di Gerardo Guerrieri
Interpreti: Remo Girone, Eleonora Giorgi, Donatella Pompadour, Giorgia Trasselli, Andrea Garinei, FabrizioA.Barbone, Federica Montanelli, Guglielmo Guidi.
Scenografia: Alessandro Chiti
Costumi: Maurizio Millenotti.
Musiche: Mario Nascimbene
Regia: Guglielmo Ferro
“Fleur de cactus” è una brillante commedia francese scritta nel 1963 da Pierre Barillet e Jean-Pierre Gredy. Il riadattamento cinematografico del 1969 la fa conoscere al grande pubblico. In quell’occasione, con l’omonimo titolo, il regista Gene Saks dirige Walter Matthau, Ingrid Bergman e Goldie Hawn (oscar miglior attrice non protagonista). Sono i tempi in cui i teatri di Broadway e Parigi vedono Lauran Bacal interpretare straordinariamente il protagonista di uno spettacolo portato in tournée in tutto il mondo. Valeria Valeri in coppia con Alberto Lupo, alla fine degli anni settanta, e Paolo Ferrari nel 1981 diretto da Enzo Garinei, oltre a divertire ed esprimere al meglio le loro doti, fanno conoscere al pubblico italiano il riuscito testo francese e i suoi autori.
La storia è quella di un dentista, incallito playboy, Giuliano Foch, che si finge sposato per evitare legami troppo intensi con le partner. Il rimorso, provocato dal tentato suicidio della sua giovane fidanzata Antonia Marechal (detta Tonia), lo spinge alle nozze. L’innamorata vuole conoscere la signora Foch per sincerarsi che l’effettivo divorzio avvenga consensualmente e senza dolori.
Il nostro dentista dovrà allora fintamente divorziare da qualcuno.
Chi meglio della fedele segretaria/assistente, da sempre innamorata di lui, potrebbe sostenere la parte? Stefania Vigneau, diverrà complice di Foch e fingendosi moglie parteciperà vivamente all’inganno. Le bugie però s’infittiscono e altri personaggi intervengono a complicare la situazione. Saranno però gli equivoci a far da concime alla verità, che spunterà inaspettata, proprio come il fiore di un cactus. Lieta la conclusione in cui i personaggi tutti appagheranno i loro sentimenti rivelandoli apertamente.
La messa in scena al Cilea è ben confezionata ma non convince.
Il testo è divertente, scritto per far ridere ma la serata non brilla come dovrebbe.
Il regista Guglielmo Ferro non osa snellirlo ma forse sarebbe stata una soluzione.
L’allestimento è semplice e probabilmente si cerca l’intensità nel testo e nella qualità degli attori, ma 2 ore e 30 minuti sono lunghi anche con un ritmo sostenuto. La regia rispetta il periodo indicato dagli autori: gli anni ’60. Remo Girone ha interpretato personaggi certamente più interessanti e complessi, e questo ruolo forse non lo diverte molto; ma è credibile e a suo agio nel dentista playboy. Eleonora Giorgi, che interpreta la segretaria, è rigida e i manierismi la rendono, in gergo, ‘troppo teatrale’; anche vocalmente sembra monocorde. Donatella Pompadour interpreta la giovane svampita innamorata e non fosse per la recitazione eccessivamente televisiva, senza pause, con un ritmo serrato anche quando un cambio di pensiero occorrerebbe, potrebbe essere giusta. La voce è sempre acuta, alta, è sembra non avere varianti. Sarà voluto?
Gli attori comprimari, Fabrizio A. Barbone/Igor Polansky, Giorgia Traselli/Signora Durand, Guglielmo Guidi/colonnello Cochet ed Andrea Garinei/Bebert Champignon, sono tutti degni di lode e dimostrano di non essere di secondo piano: partecipi, divertenti e con i giusti tempi teatrali fanno ridere anche e soprattutto nei silenzi. Le scene girevoli di Alessandro Chiti sono alquanto presenti ma non ingombrano, descrivono luoghi e tempi con buon gusto. I costumi, anch’essi curati e di palato fine, sono di Maurizio Millenotti.
Le musiche di Mario Nascimbene sono superflue e spesso ridondanti. Il disegno luci è inesistente.
Commedia leggera, da salotto borghese. In ogni caso meglio la pelliccia al Cilea che le pantofole e Maria De Filippi.
Andy Gentile





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