PDD: Partito Dei Distinguo
Lo Tsunami che si è abbattuto dopo il voto in Sardegna ha travolto definitivamente Walter Veltroni, segnando la fine di quell’esperienza politically correct che era nata tra le colline dell’Umbria e che voleva proporsi come alternativa chic al populismo berlusconiano. Mentre il Silvio Nazionale improvvisava grandi saluti e comizi dalla sua auto, contornato da folle festanti, nel PD si sceglieva di condurre una campagna elettorale improntata sul SI PUO’ FARE.
D’accordo, si sarebbe anche potuto fare, ma cosa?
Se già non si nominava l’avversario contro il quale si andava in sfida, come poteva veicolare in maniera forte dei contenuti precisi quel SI PUO’ FARE?
Eccoci qua, quindi, con una classe dirigente contraddittoria e più che mai raggruppata come un’accozzaglia di idee multiformi e variegate. Pezzi di centro con pezzi di vecchio PCI-PDS-DS, idee laiche con forti principi cristiani. A perderci, da subito, è stata la Sinistra più a sinistra, ovvero, quei partiti che una volta rappresentavano gli operai, chi lavorava in fabbrica e che, dopo l’esperienza di governo, si sono un po’ troppo accomodati nei salotti romani senza curare con attenzione le istanze del popolo, quel popolo che ha fatto la Storia della Sinistra italiana.
Quegli elettori sono scomparsi? No, difficile a credersi. Piuttosto sono migrati verso altri lidi, il PD? Forse. La Lega? Certamente.
Sembrava che il finalmente tanto auspicato bipartitismo (la miglior versione perlomeno che in Italia possiamo permetterci) avesse raggiunto la sua maturità, creando una semplificazione che nella Storia Repubblicana non aveva precedenti. E, invece, ecco lì dietro l’angolo l’emorragia di voti, consenso, partecipazione, attorno al progetto PD.
Perché gli elettori hanno abbandonato anche il PD dopo la Sinistra “radicale”?
Proverò a dare una semplice spiegazione, proprio perché semplice ritengo possa essere quanto mai veritierà perché, tanto più il pensiero viene dall’elettore comune, tanto più si distanzia dal partito, maggiore sarà rappresentativa (quantomeno nella situazione economico-sociale che attraversiamo). L’elettore di centro-sinistra è stanco, è stanco delle solite facce, dei compromessi, dei programmi ambigui, del “vedremo”, dei “ma anche”. L’elettore di centro-sinistra vuole risposte, chiare, puntuali, progetti che dicano qualcosa, indicando pochi punti ma definiti. Nel PD tutto questo è mancato, si è vissuto sul cerchiobottismo, non dobbiamo scontentare nessuno, cerchiamo il consenso interno. A furia di cercare il consenso tra loro, hanno perso quello di chi li doveva votare.
In questo mare magnum di distinguo, esce premiata la scelta di chi, magari pittorescamente, dichiara esplicitamente all’elettore i propri programmi: facendo di tutto per mantenervi fede. Antonio Di Pietro non sarà Platone, ma certamente sa veicolare le proprie idee: alla casalinga come al pensionato, al giovane come all’impiegato. La battaglia politica parlamentare ed extra parlamentare, le iniziative sul campo (leggi raccolta firme, proposte di referendum) hanno premiato l’IdV portandola a crescere nei consensi, tanto nelle elezioni nazionali dello scorso anno quanto nelle consultazioni regionali, ultime quelle sarde.
Un motivo ci sarà se, all’interno della stessa coalizione, un partito come il PD perde consensi ed una formazione ridotta come l’IdV avanza.
Il parlare chiaro, il non scendere a compromessi su determinati temi, l’uniformità di pensiero internamente al partito (il che non vuol dire la mancanza di discussione, ma il perseguimento di un obiettivo comune) hanno portato ad un risultato importante. Ritengo che il PD, semmai dovesse avere un futuro politico, dovrà pesantemente azzerare i vertici per proporre all’elettore temi di concreta percettibilità, viceversa, restando quell’accozzaglia di idee multiformi e contrastanti, sarà un gran bel luogo di discussione dal quale usciranno sempre una linea e due, tre distinguo: spesso espressione addirittura di singoli esponenti.
FP
Fonti






Hai detto una cosa giusta: l’elettore di sinistra è stanco. Stanco di vedere le solite facce. Certo è che anche quelli di destra non scherzano a facce. Il Berlusca è ancora lì, inossidabile, addirittura con qualche capello in più, e il suo fedele codazzo lo segue anche se si gettasse da un grattacielo. E’ vero anche che il PdL ha inserito faccette nuove e giovani, pronte a fare patti di sangue con il Cavaliere. E’ vero: la sinistra ha bisogno di facce pulite e nuove, ma soprattutto di gente che sappia fare il proprio lavoro, e cioè dedicarsi al popolo.
Grazie della partecipazione, la cosa che ha sempre differenziato destra e sinistra, o meglio, berlusconismo e sinistra è stata proprio quella di fondare la propria riuscita mediatica, a destra, sulla figura del leader: un pò come una specie di culto della personalità. Siamo da 15 anni oramai abituati a questa storia, non troverai mai una posizione interna a Forza Italia contraria a quella imposta dal Capo. Da quella parte, uno decide gli altri eseguono. Il decisionismo berlusconiano si fonda, poi, su una forte gestione e creazione di consenso mediatico (e qui spunta il grosso problema del conflitto di interessi che a sinistra hanno dimenticato, tranne Di Pietro): quando tu fai leggi spot, propagandistiche, ottieni il risultato di un consenso popolare immediato, perchè filtrato da mezzi di informazione particolarmente scandenti (poichè non liberi). Ci sarebbero decine di casi da portarti ad esempio, sono certo che ne sai altrettanti e non ti annoio elencando le leggi propoganda fatte. Che dirti, ci resta una sola cosa da fare: Informarci. Perchè alla fine, se ci informiamo è più difficile essere presi per il culo. Torna a leggerci presto, credo che potrai trovare altro materiale interessante a breve…
FP
Grazie del tuo intervento sul mio blog, al quale ho risposto. In quanto a quello detto sopra, bisognerebbe che ogni volta che il Berlusca parla in tv, mettessero una didascalia: messaggio promozionale. Tanto quello è, cioè vende prodotti, pubblicizza il suo partito allo stesso modo in cui pubblicizzerebbe un detersivo, che smacchia anche il catrame, sugo di pomodoro e sangue. Lo dice, ma poi si sa che non è vero. L’importante è vendere il prodotto.
…bisognerebbe poi capire cosa abbia di qualitativamente superiore questo presunto elettorato di sinistra (stanco) rispetto alla classe politica.
per quel che concerne le idee chiare di di pietro, faccio notare che questi non è meno mediatico di un berlusconi: se non avesse fatto un alleanza con il pd (salvo poi rinnegarla) non sarebbe andato in parlamento e probabilmente delle sue presunte idee nessuno saprebbe niente.
L’elettorato di sinistra, rispetto alla attuale classe politica, è un elettorato molto paziente. Perchè i profili che ci ritroviamo oggi sono vergognosi come profilo morale e caratura politica. E’ dura far passare le facce di chi ha fatto affari con i furbetti del quartierino, o di chi se ne infischia della costituzione quando il popolo è stato abituato a personaggi della caratura di Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Aldo Moro. Mi sembra lampante che siamo in tempi di magra, perchè se mi guardo intorno vedo Schifani (!), Gasparri, Pecoraro Scanio, Mastella, Cesa… ma signori!!! quanto a Di Pietro, in Parlamento ci sta a prescindere dall’alleanza con il PD, mediaticamente non ha lo spazio e potere che viene riservato agli altri partiti. QUando guardo il TG1, la “nota politica” altro non è che una carrellata di facce alquanto preoccupanti (per chi guarda): Cicchitto, Bonaiuti, Gasparri, Bocchino, dopo la trafila anche di personaggi del PD, ogni tanto, ogni tanto, si ricordano di far parlare Donadi o lo stesso Di Pietro… Il consenso viene dalla rete che si è creata intorno all’IdV, formata da chi vuole punti chiari e definiti, una battaglia per la legalità che non abbia paura di dire che bisogna essere giustizialisti, perchè non fa schifo essere giustizialisti, pretendere il rispetto delle regole da parte di tutti. L’intervento, a questo punto, mi pare un attacco gratuito infondato e privo di giustificazioni pratiche. Capisco il non essere d’accordo, ma dire che Di Pietro ha lo stesso potere e/o uso e/o accesso ai media di berlusconi… mi sembra un avere le fette di prosciutto sugli occhi
Molti voti della “sinistra radicale” sono stati smistati su Di Pietro perché alleato con il Pd.
Il valore mediatico di Di Pietro non devi confrontarlo ovviamente con quello di Berlusconi, ma con quello della “sinistra radicale”, che è praticamente scomparsa dalla dimensione mediatica così come dalla vita parlamentare.
ah, bene… siamo su un registro diverso sul quale posso anche darti ragione. però, dal primo commento appariva un confronto diretto di pietro-berlusconi che, come concordi anche tu, è impossibile. Purtroppo, la situazione dell’informazione italiana ha portato fuori la sinistra radicale, è il prezzo da pagare per essere fuori dal sistema politico bipartitico attuale. Se permetti, credo comunque che anche a sinistra della sinistra si debbano dare una regolata nel senso di puntare forte su tre-quattro tematiche e cercare di riconquistare l’elettorato. Non so cosa ne pensi, ma a mio modo di vedere è l’unica strada per tornare ad appassionare l’elettore. Realisticamente, purtropop, la vedo dura e non so se è possibile pronosticare un nuovo ritorno in Parlamento a breve…