La leggenda del comandante Diavolo

venerdì, 6 marzo, 2009
Tags: , , , , , ,
Nessun Commento




guillet002Quella che oggi vi voglio raccontare è la del generale Amedeo Guillet, o almeno lo è per grandi linee. Innanzi tutto non posso non iniziare col fare gli auguri per i suoi 100 anni da poco compiuti, a questo grande italiano, le cui gesta fatemelo dire superano di gran lunga le boiate cinematografiche di John Rambo.

Trascurerò volutamente tutto ciò che precede le vicende dell’aprile 1941 anche se ce ne sarebbero di cose da dire.

Ci troviamo sul fronte nord africano, in , Asmarà è persa e l’esercito italiano è stato spazzato via dalle truppe inglesi. Il giovane tenente Guillet, con alle spalle già numerose decorazioni, col suo manipolo di uomini è isolato e dinanzi a se si prospetta un’unica scelta: la resa.

Fu a questo punto che il nostro valoroso combattente prende una decisione sbalorditiva: avrebbe continuato a combattere. Messa da parte l’uniforme di ufficiale del regio esercito italiano, decide di tenere occupate le truppe inglesi sul fronte eritreo ed etiopico, col solo scopo di evitare che i nostri sul fronte libico fossero ulteriormente vessati dalle truppe britanniche. Il diritto internazionale di non prevede che una parte o qualcuno dell’esercito nemico sconfitto continui a combattere dopo la firma della resa. Guillet ha in mente una strategia precisa: sfiancare il nemico. Inizia così la sua privata.

Il tenente Guillet cessa di esistere, nasce la leggenda del Comandante Diavolo (Cummandar es Sciaitan), facendo leva sui sentimenti anti-etiopi degli eritrei (gli etiopi sono sostenuti dagli inglesi) viene appoggiato dalle popolazioni locali. Perfetta padronanza della lingua, lineamenti indigeni, abbraccia l’islam e inizia la sua guerriglia.

Taglia le linee dei telegrafi, fa saltare ponti, assalta linee ferroviare, depositi di armi, ma l’ufficiale inglese Max Harari è sulle sue tracce, adesso sulla sua testa pende una taglia di 1000 sterline d’oro, vivo o morto.

Si reca personalmente all’accampamento inglese vicino ad Asmarà sotto mentite spoglie denunciando l’avvistamento del tenente Guillet, riuscendo a sviare i suoi persecutori e a intascare persino i soldi della sua taglia. Questo è solo uno dei tantissimi anedoti che circolano su questo grande soldato.

Prima ho accennato a Rambo, bé tra le imprese di Guillet c’è una battaglia leggendaria, quella di Cherù. Si diffonde il mito del comandante che impugnando una scimitarra ha guidato una carica di cavalleria contro i carrarmati inglesi riuscendo a vincere, Guillet entra nella leggenda, fedele ai suoi ideali e rispettoso del nemico.

Dopo 8 mesi di guerriglia sotto mentite spoglie, con gravi ferite ad una mano e ad un piede, con addosso la febbre malarica, scioglie la sua banda e lascia la sua donna per trovare rifugio in Yemen.

Non sto qui a raccontarvi per filo e per segno tutta la vicenda, non basterebbe un romanzo, fatto sta che venne sgamato ed accusato di essere una spia inglese. Quando gli yemeniti si accorsero del forte interesse inglese verso quest’uomo così mal ridotto, si accesero i riflettori sulla sua vicenda, tanto da essere ricevuto dal sovrano yemenita in persona, il quale dopo aver udito dalle lebbra stesse del tenente, la sua storia, negò l’estradizione agli inglesi e permise a Guillet di fermarsi a corte come suo ospite.

Dopo 1 anno in Yemen ebbe finalmente l’opportunità di tornare in Italia imbarcandosi su una nave della croce rossa, per giunta inglese, camuffandosi tra i malati. Arrivò in Italia il 2 settembre del 43, l’8 settembre il generale Badoglio avrebbe firmato l’armistizio. Nonostante la caduta del fascimo per mettere da parte la divisa, vuole che sia il re in persona a congedarlo e così avviene.

Le peripezie di Guillet però non terminano, a soli 37 anni nel 44 viene nominato generale, poi con la repubblica entra nei servizi segreti, poi ambasciatore in numerosi paesi in medioriente ed assiste personalmente alla caduta di molti regimi.

Innumerevoli sono i riconoscimenti che gli vengono attribuiti, tra gli ultimi quello di Cavaliere di Gran Croce dell’ordine militare della repubblica italiana, la più alta onoreficenza che il Capo dello stato gli potesse conferire. A 91 anni è tornato in Eritrea ed è stato accolto come il primo patriota dell’indipendenza eritrea, attualmente vive in Irlanda e si gode i suoi amati cavalli.

Un grazie sentito lo voglio rivolgere al programma di Giovanni Minoli “La storia siamo noi” sia per la qualità del lavoro svolto, sia per il fatto che è tra le poche trasmissioni a garantire che la RAI svolga la funzione di un reale servizio pubblico.

Con voi pochi affezionati lettori di LiberaReggio ci si legge alla prossima.

MC

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader
  • Blogger
  • Google Buzz
  • Digg

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti