Un martire necessario per il sogno americano
Barack Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti, è di colore. Il capo del Partito Repubblicano che ha perso le elezioni proprio contro Obama è, adesso, un uomo di colore. Gli Stati Uniti hanno fatto la svolta più sofferta della loro storia. I neri d’America sono stati sdoganati dagli eventi sia da una parte che dall’altra, anche se con qualche mugugno.
Mumia Abu Jamal, invece, rimarrà in galera a vita.
“Nel 1978 la comunità nera di Powelton Village viene aggredita dalla polizia di Philadelphia, comandata dal Capo della Polizia Frank Rizzo. Mumia ne denuncia la brutalità. Rizzo gli promette: “Faremo i conti. Con te e con questa setta di fanatici”. Tre anni dopo la polizia attacca di nuovo la comunità e la bombarda con gli elicotteri: a terra rimangono 11 morti, fra cui donne e bambini. Mumia fa nuove denunce”
Mumia Abu Jamal è un ex giornalista radiofonico, afroamericano e attivista per la difesa dei diritti degli afroamericani. Mumia è nero ed è stato un militante delle Pantere Nere. Una delle organizzazioni “paramilitari” che avevano deciso di organizzarsi per difendere le comunità nere dal razzismo, anche poco strisciante, di un’America conservatrice e tendenzialmente razzista. Nel 1980 diviene presidente della “Black journalist association”.
Nel 1982 Mumia viene arrestato con l’accusa di aver sparato ed ucciso un poliziotto. I fatti:
Il 9 dicembre del 1981, il giornalista aveva un appuntamento col il fratello. Il ragazzo era lì, dall’altra parte della strada. ma non era solo. C’era un poliziotto che gli contestava una contravvenzione. E lo faceva con molta violenza, gli metteva le mani addosso. Mumia Abu Jamal attraversò di corsa la strada, gridando che lo lasciasse stare. Il poliziotto si voltò verso di lui e freddamente gli sparò nella pancia. Il giornalista caddè a terra, in una pozza di sangue. Perdette i sensi. Erano in un quartiere nero. Gli Stati Uniti sono pieni di gente che va in giro armata. Qualcuno vide che avevano sparato a Mumia, popolarissimo radiocronista. Quel qualcuno sparò tre volte al poliziotto e lo ferì a morte. Ma fu Mumia ad essere arrestato.
Questa è la versione della difesa dell’imputato. L’accusa si differenzia da questa versione essenzialmente sostenendo che il primo a sparare fu Mumia, il poliziotto riuscì a rispondere ferendo il giornalista. Dove sta la verità? Certo non lo so. Ma la giustizia americana non ha certo aiutato a trovarla, anzi.
Mumia è stato condannato a morte dopo un processo a dir poco sporco. Nel mondo ci furono infinite manifestazioni in sua difesa, addirittura anche Amnesty Internation stabilì che il processo a Mumia era stato falsato e che i diritti umani dell’imputato erano stati violati pur non esprimendosi sulla veridicità delle accuse.
In un paese dove le giurie in un processo contano tantissimo e devono essere formate in base al tessuto sociale del luogo in cui avvengono i processi. La giuria che ha giudicato Mumia era formata da 2 neri su 11 in un luogo dove la percentuale di uomini di colore su tutta la popolazione era del 40%. Il giudice del processo era un tale Albert Sabo, un sanguinario, un boia. Un giudice che nella sua carriera in Pensylvania aveva condannato a morte 32 persone. Ha ucciso 30 neri e 2 bianchi. Albert Sabo era anche un grande amico di Frank Rizzo, il poliziotto che uccise 11 neri con i suoi uomini.
I testimoni oculari della difesa furono intimiditi e quelli dell’accusa aggiustarono più volte le loro versioni. Mumia doveva essere ucciso il 17 agosto 1995. La motivazione che venne data a questo verdetto fu che Mumia faceva parte di una organizzazione (Pantere Nere) che avevano tra i loro slogan alcuni incitamenti maoisti all’uso delle armi. Il verdetto non fu quindi “Ha sparato, dunque colpevole”, il verdetto fu “La sua organizzazione ucciderebbe, quindi è colpevole”. Con un particolare: lo slogan incriminato era stato usato solo una volta dalle Pantere 12 anni prima del fatto per cui era stato avviato il processo.
Un processo alle intenzioni insomma.
Mezzo mondo si rivoltò contro questa decisione che era nell’aria sin dal suo arresto. 30 anni di manifestazioni globali, impegni di rock star, di band, di movimenti e ong. Tutti in favore di un giusto processo per Mumia e della sua eventuale liberazione. Dopo la condanna a morte le proteste raggiunsero livelli anche istituzionali tanto che Mumia è stato dichiarato anche cittadino onorario di Parigi.
Dal 2001 in poi è un susseguirsi di annullamenti della pena capitale e richieste di ricorsi da parte dell’accusa. La vicenda di Mumia ha un valore troppo simbolico. Anche se sono passati 27 anni ormai – tutti nel braccio della morte vorrei ricordare – uno strenuo difensore dei diritti dei neri, senza peli sulla lingua, processato ingiustamente non può essere liberato. Vorrebbe dire ammetere di essere stati razzisti!
Nel 2008 è stata l’ultima volta che è stata respinta la richiesta di pena capitale che è stata commutata in ergastolo. L’ultimo giudice chiamato a decidere non ha ritenuto necessario rifare il processo. Ha confermato la colpevolezza dell’imputato facendo finta che una quantità incredibile di irregolarità non abbiano caratterizzato il processo. Mumia è colpevole ma non verrà ucciso.
In questa vicenda l’America si è salvata la faccia dimostrando di saper rinunciare all’applicazione della pena di morte se vogliono (quanto sono buoni!) ma hanno anche confermato che di certi crimini fanno parte del loro DNA.
Ma adesso c’è Obama e il capo dei repubblicani è nero. Gli afroamericani non potranno più dire che ai neri vengano negati i loro diritti. Sono stati completamente sdoganati.
Mumia, invece, che è stato un grande promotore di questi diritti rimmarrà nel suo braccio della morte.
Alessio Neri
Fonti:
- Associazione Malcom X
- Free Mumia
- Amnesty International
- Wikipedia
- La storia di Mumia






molto bello questo blog
grazie
(A)lessio