La crisi finanziaria c’è ma a Reggio non si vede





foto17196L’anno appena trascorso è uno degli anni più bui per quanto riguarda la situazione che si è venuta a creare in tutto il pianeta (USA in primis) e la peggiore dopo quella degli anni ’30.

Leggendo gli ultimi giornali si parla addirittura di un aumento della in tutta l’Unione Europea e addirittura del raggiungimento di circa 190 milioni di disoccupati e nessuna prospettiva di crescita del PIL per il 2009. Solo in Italia le statistiche parlano di circa 370.000 disoccupati da gennaio 2009, circa 100.000 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (che come abbiam detto non è stata un ottima annata). Leggiamo giornalmente di situazioni catasfrofiche che si susseguono senza tovare mai la luce; quotidiani, magazine economici, economisti, o presunti tali, fanno a gara a trovare soluzioni e a rappresentare in maniera più o meno comprensibile la situazione che si sta delineando.

Non sto qui a parlare della situazione borsistica, anche perché non ho le conoscenze adeguate per fare una disamina esatta della situazione, vista la complessità sempre maggiore. La situazione in borsa è altalenante, si passa da periodi euforistici a tonfi clamorosi, a interventi statali previsti o presunti, come negli States, oppure a proposte di nazionalizzazioni delle banche o ai nostri più tecnici Tremondi Bond (?!). La situazione dell’UE è ancora più complessa visto la gestione delle Banche Centrali, che vengono fatte passare per pubbliche mentre sono private, perché gestite da soci privati con vari interessi personalistici, che si scontra con la teoria puramente accademica e forse utopistica che, se l’emissione della moneta fosse stata affidata allo stato e non alle banche avrebbe fatto si che non ci fosse stato tutto questo debito pubblico e la conseguente diminuizione della pressione bancaria sui cittadini. A ogni modo non sto qui a fare dissertazioni tecniche, che già qui son state fatte in maniera molto propositiva, ma voglio solo esaminare la situazione da un punto di vista più sociale. In questi giorni anche Liberareggio ha chiesto con un sondaggio, se i nostri lettori hanno risentito di questa grave crisi. Anche se in pochi hanno risposto, possiamo stabilire che circa il 70% ha difficoltà personali e/o familiari.

Son rimasto davvero stupito di questo risultato, soprattutto prendendo in considerazione il fatto che approssimativamente credo che una parte delle risposte sia stato dato da cittadini reggini (amici, lettori abituali, noi stessi di liberareggio,ecc). Non voglio assolutamente sembrare provocatorio ma son convinto nel dire che nella nostra città la crisi abbia solo in minima percentuale influenzato la vita economica dei cittadini. La situazione già nel Nord Italia raggiunge situazioni drammatiche, con casse integrazioni continue e licenziamenti per chiusura di attività, con prezzi di affitto e di mutui irragiungibili per un semplice salario. Dico che tutto ciò a Calabria non esiste perché sembra, paradossalmente, che l’intero sistema paese si stia sottosviluppando quasi ad arrivare alla nostra condizione.

sp_a0090Mi spiego meglio: adesso si sta raggiungendo a livello nazionale una disoccupazione del 10%, nella nostra città da circa 20 anni sfiora soglie del 40% e nessuno se ne mai preoccupato. Le fabbriche nella nostra città non ci sono, salvo forse le Omeca, i consorzi del porto di Gioia Tauro e la Mauro, che fin ora non sembrano avere ripercussioni. Nella nostra città, anzi nella Regione Calabria, la prima azienda in superattivo è la ‘Ndrangheta, che quindi mantiene un buon numero di famiglie, anche se non come pensava il caro Curzio Maltese. Le attività commerciali e i centri commerciali sono sempre pieni di gente e vengono aperti in numero esponenziale, sempre più grandi e pieni di negozi, basti pensare che nella nostra regione ci sono alcuni tra i più grandi centri commerciali d’Italia. Mediamente inoltre la famiglia reggina vive di reddito pubblico: circa il 60% lavora presso la pubblica amministrazione (scuole, ferrovie, poste, regione, comuni e enti statali varie) e la restante percentuale si barcamena nel settore edilizio o quantomeno manuale, mentre i giovani vanno a lavorare fuori città.

L’aspirazione di molti di noi ragazz* della nostra città è lavorare alla Leonia o Multiservizi o in qualche altra società mista del nostro comune,che ad ogni modo garantisce un ottimo reddito per il costo della vita medio.

vitaccia-duraStarete pensando, qual è la morale? Beh credo che la città di Reggio Calabria non è stata colpita dalla crisi, perché peggio di così la situazione non poteva andare, perché mentre il paese cresceva noi arretravamo, mentre nel triveneto nascevano le fabbriche Motorola, Fiat, Berloni, ecc…fatte da manodopera meridionale, da noi nasceva solo qualche Quiper. Mentre al nord pensavano all’Europa Unita qui non avevamo le strade e l’acqua corrente in tutte le zone della città. Si parla così tanto del ponte sullo stretto che unirà la Sicilia al resto d’Italia, ma si dovrebbe pensare a un ponte che unisca la Calabria direttamente al centro italia, quantomeno perché i trasporti su rotaia da un po’ di tempo non raggiungono nenachè la città di Reggio, perché la ferrovia deve fare lavori a “tempo indeterminato” naturalmente.

Un nostro famoso detto popolare dice che “Riggiu non vindiu mai ranu”, nel senso che la nostra indifferenza agli avvenimenti e il senso di sopravvivenza affiancato al nostro isolazionismo non ci fa nemmeno per un attimo prendere in considerazione la crisi finanziaria, perché tutto è superabile e alla fine emerge sempre il teorema lapalissiano per il popolo reggino del “cu sinda futti”.

E’ pur vero che al peggio non c’è mai fine, ma davvero per la nostra città peggio di così sarebbe solo il baratro.

Gimes

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8 Commenti »

Salvatore S. In V dice:

…che vengono fatte passare per pubbliche mentre sono private, perché gestite da soci privati con vari interessi personalistici,…

Hai ragione… i soci della Banca d’Italia sono le Banche stesse!?
Il controllato è il controllore.
Peppe ottimo articolo, ben fatto.
Grazie per la citazione al mio articolo.
Per quanto riguarda l’occupazione della nostra città…
Ragazzi quando la generazione che ci ha preceduto andrà in pensione i figli cosa faranno?
Le poste, le ferrovie, hanno ridotto il personale di 1 su 10 negli ultimo 10 anni.
Quale futuro?

Fabiano dice:

Ottima analisi su molti aspetti, certamente Reggio sconta (al momento in positivo, ma non sarà così per sempre) l’assenza di centri di produzione industriale che, allo stato attuale, soffrono più di altri la crisi. Difficoltà di accesso al credito, riduzione dei consumi hanno dato il colpo di grazia in quelle zone dove l’economia è fortemente basata sulla produzione industriale di PMI. Dici bene quando scrivi della soglia infima di sviluppo che ha la nostra città, francamente non vedo speranze all’orizzonte proprio a causa del tessuto sociale oramai totalmente aderente alla mentalità originaria di cui parli. Basta guardare RTV o Telereggio e ascoltare per qualche istante i politici locali che dissertano (a modo loro, sia inteso) su questa CRISI. Qui a Reggio sembra, come sempre, di parlare di qualcosa che accade al di fuori, come se potessimo permetterci di parlarne come di un Mondiale di calcio, sono fenomenali poi i personaggi che danno le loro personali soluzioni, filosofi del nulla li definirei visto che non sanno nemmeno di cosa parlano. Tuttavia, il Reggino (in quanto abitante) pensa alle vie “tradizionali” che sono sempre state in voga da queste parti… voto di scambio, clientelismo, favoritismi, scambi, alla fine ci sarà da “mangiare” per tutti. E, mi domando, per chi vuole contare sulle proprie capacità e sul merito? Bene, per quello c’è l’Estero. Arriviamo!

La crisi finanziaria c’è ma a Reggio non si vede dice:

[...] completo fonte:  La crisi finanziaria c’è ma a Reggio non si vede Author: admin     03 15th, 2009 in Finanziamenti [...]

Salvatore S. In V dice:

@Fabiano
Hai tristemente ragione!

Salvatore S. inV. dice:

Peppe purtroppo devo segnalarti l`esubero, ovvero licenziamento di 10 dipendenti della Mauro caffè.
E` una notizia di questi giorni.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

unico appunto va fatto sulla questione delle banche centrali. Se le politiche monetarie fossero rimaste in mano alle banche centrali nazionali, e non alla Banca Centrale Europea come è adesso, a quest’ora staremmo peggio dell’argentina nel 2001 con la nostra moneta svalutata di chissà quanto, debito pubblico quintuplicato, tassi d’interesse da capogiro e debiti impossibili da ripagare (come d’altronde è già adesso ma ancora pochi hanno chiesto di riscuoterli…). per cui, da un certo punto di vista, meno male che il potere di stampare il denaro non è in mano alla combriccola di Mr. B.!

(A)lessio

gimes dice:

Innanzitutto grazie a tutti per i complimenti…
(A)lessio nn credo che se il potere restava alla banca d’italia sarebbe andata così male. Inoltre diciamo che il cambio lira=euro col caro Prodi al presidente ue ci ha danneggiato notevolmente.
A livello di disoccupazione credo che
un grave fatto al giorno d’oggi è il quasi totale annullamento dei concorsi pubblici, che forse erano combinati in parte, ma sempre nn al livello delle libere assunzioni/ interinali odierne.
@salvatore
Il problema della mauro e degli esuberi nn lo conoscevo,anche perchè in città nn se ne parlato, ma al solito, come si può intuire dal tenore del mio post,credo che bisogna davvero vedere i motivi reali, se legati alla crisi oppure a qualche subdola politica di successive assunzioni mirate.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

premettendo che la questione Euro non dipende da quali banche ne controllano la produzione e la quantità in circolo. L’euro col debito pubblico nostro non c’entra niente.

Il governo Prodi ci fece entrare nei parametri di Maastrich e non nell’euro che entrò in vigore nell’inverno 2001 quando al governo c’era il caro Mr. B. che come prima mossa aumentò la giocata minima del lotto da 1000 lire ad 1 euro. Già dal primo giorno della nuova moneta (questa si che è stata speculazione).

I parametri di Maastricth invece impongono ai paesi che ne vogliono fare parte 3 piccole regole di bontà nei bilanci statali. A quei tempi la più importante di tutti era quella di far scendere il deficit al di sotto del 3% del PIL annuo. Il che vuol dire che ogni hanno si può spendere massimo il 3% in più di quello che si produce. Disavanzo che si va ad aggiungere al debito pubblico che per Mastricht dovrebbe essere inferiore al 60% del PIL ma che in Italia si aggira intorno al 107% del PIL. Ovvero abbiamo più debiti di tutto l’ammontare della nostra ricchezza. Ai tempi l’europa chiuse un occhio su questo parametro perchè eravamo in tanti paesi ad essere messi male da sto punto di vista. L’italia era, ed è, quello semplicemente messo peggio.
terzo ed ultimo paramentro è l’Inflazione che doveva essere al di sotto del 2% annuo. E qui stavamo meglio di molti altri.

L’inflazione è un’arma a doppio taglio. Più si avvicina allo zero, più vuol dire che la crescita economica è ferma. Più si alza, soprattutto quando supera il 10%, più vuol dire che ci stiamo mettendo male. L’inflazione è strettamente correlata al debito pubblico.

Il debito (ovvero i soldi che lo stato deve restituire ai suoi creditori:cittadini, forestieri, altri stati, ecc) può essere finanziata in più modi:
- riducendo le spese correnti e in conto capitale, scoprendo, quindi soldi da spendere;
- con la politica fiscale, ovvero aumentando le tasse in qualche modo;
- con la politica monetaria, ovvero stampando più moneta, facendola circolare di più, svalutandola quindi facendone diminiuire il valore che causa un aumento dei prezzi (il carovita, quello vero…) che dipendono dal rapporto domanda/offerta di denaro;
- in debito pubblico, ovvero emettendo titoli di stato pubblici che vengono venduti sia ai cittadini, che all’estero che a chiuqnue abbia soldi per comprarli. Ovvero lo stato vende soldi che non ha.

La penultima di queste ipotesi era prima di competenza delle banche centrali nazionali che decidevano come, quando e quanto denaro far circolare nel paese, controllando l’inflazione e facendo crescere smisuratamente il debito. Perchè col denaro bloccato o si alzano le tasse o si produce debito (tenendo presente che diminuire le spese e i privilegi in italia è una specie di utopia) causando una diminuzione del potere d’acquisto che fa abbassare i prezzi dei beni. Siccome la lira era una moneta debolissima questo è anche uno dei motivi per cui tantissimi stranieri si sono comprati l’ira di dio delle case nel centro delle più grandi città, delle campagne toscane ecc ecc perchè per loro costavano relativamente poco (ricordate il marco alle stelle, una sterlina = a 3.000 lire, il dollaro, il franco francese, ecc ecc). Non bisogna nascondere che è stata anche una delle spinte principali per far crescere l’Italia come paese turistico (più di quanto non lo sia per natura…).

Da quando la banca centrale nazionale non decide più la quantità di moneta che circola (lo decide la BCE per tutta l’europa dell’Euro) i singoli stati nazionali dovrebbero essere costretti a razionalizzare le spese (come vediamo gli sprechi rimangono e si smantellano i servizi sociali basilari come scuola, sanità e si prova con le pensioni) e si è reso più difficile produrre debito pubblico in quanto è più costoso rispetto a prima ed è più difficile da vendere, oltre che “formalmente” vietato dalle regole di maastricht.

A questo punto bisognerebbe valutare la bravura dei governi nel gestire uscite ed entrate cercando di evitare di sforare determinati valori di deficit annuali. Prodi, bisogna dirlo, su ste cose non ha niente da imparare da nessuno. A livello di conti si è sempre comportato benissimo, anzi!! Adesso il debito pubblico ha ricominciato a salire a doppia velocità rispetto a prima, ditemi voi perchè…

Se la moneta non fosse stata bloccata rigidamente adesso avremmo una lira molto più svalutata di prima, con 5 mila lire compreremmo una caramella o faremmo 2 scatti di una telefonata proprio perchè il suo prezzo si sarebbe abbassato tantissimo sviluppando un’inflazione molto più alta di quella che riusciamo a tenere adesso e che si sta abbassando sotto quella soglia che per gli economisti è necessaria a mantenere in vita la crescita economica. D’altronde crescita del PIL pare non ce ne sia da un paio di anni, quindi è anche normale.

Si dice che bisogna immettere denaro in circolo proprio per ravvivare l’inflazione in modo tale che la produzione ricominci a crescere. In Italia si vede pochissimo ancora ma se ci pensi negli USA ormai un sacco di cose costano la metà rispetto a 3 anni fa! Ci sono milioni di disoccupati in più, sempre meno soldi che circolano nel paese, un debito che cresce in maniera spropositata e il piano Obama lo farà accrescere di un casino ancora (a totale beneficio dei cinesi che lo finanzieranno per buona parte e che, quindi, pretenderanno una serie di favori sempre più importanti). ma questo piano punta ad immettere soldi in circolo (anche se non sono soldi americani) così facendo si alimenta la domanda di beni, provando ad aumentare la produzione e anche i prezzi che sono crollati ma allo stesso tempo il dollaro sarà sempre più debole e sarà sempre più un affare comprare negli USA (fin quando non ricominceranno a rivalutare la loro moneta…).

per cui credo proprio che aver levato dalle mani nazionali lo strumento della politica monetaria sia stata una manna dal cielo per noi che già stavamo messi malissimo come moneta ed esserci agganciato ad un giro di moneta forte veramente (attualmente la più forte di tutte!) ci abbia salvato da numerosi urti finanziari. Purtroppo il nostro debito pubblico è enorme e con la politica che abbiamo è impensabile che diminuisca… Questo non ci permette di essere abbastanza difesi da nuovi, certi, contraccolpi finanziari e di economia reale! Staremo a vedere.

Non è tutto oro quello che luccica ma è anche vero che non tutti i mali vengono per nuocere. Almeno fin quando i termini dei ragionamenti sono quelli dell’economia per come è pensata nel mondo attuale.

Tutto quel che riguarda i concorsi pubblici, i lavori interinali ecc ecc sono pienamente d’accordo con te ma non sono intimamente legati dalla questione monetaria.

(A)

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