Saverio Strati: il Verga reggino

venerdì, 20 marzo, 2009
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3 Commenti




strati-saverio_1Forse qualcuno lo avrà sentito nominare, forse qualche appassionato ha letto i suoi libri e lo ha amato, forse pianto, sorriso, forse in essi si è ritrovato. Forse… forse…

Ma tutto ciò non basta a restituire i giusti meriti a questo scrittore calabrese paragonabile ai grandi romanzieri realisti del novecento.

A destarsi non dovrebbe essere solo l’orgoglio del calabrese che, vedendo non riconosciuto a livello nazionale un suo così valido compaesano, indignato si rivolta e cerca di far sentire la propria voce; dovrebbe essere lo sdegno di qualsiasi essere umano che si accorge che un suo simile, dopo un percorso di vita intenso, impegnato e culturalmente valido, non ha il sostegno della sua nazione, l’apprezzamento della sua terra, dei cittadini tutti. Non si può consentire la sua sconfitta, non lo si può lasciar morire come, allo stesso modo, si lascia morire sconfitta la cultura di questa contrastata regione , di questa discussa nazione Italia.

ha raccontato la sua terra e con umiltà e perseveranza ha realizzato, cosa quasi straordinaria in questa nostra società sempre più classista, il suo sogno di essere umano.

Non permettiamo che venga apprezzato e valorizzato quando non sarà più in vita.

Pubblichiamo la sua lettera indirizzata al Quotidiano.

La lettera
di SAVERIO STRATI

Io, Saverio Strati sono nato a Sant’Agata del Bianco il 16 agosto 1924.
Finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Pian piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d’America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così dare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all’università di Messina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ’50-’51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell’emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio” con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L’uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l’ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie, mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro. Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe a momenti mi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci. Saverio Strati

Post scriptum
Devo aggiungere che avendo editore alle spalle e libri da pubblicare e da ristampare, non mi sono preoccupato a organizzarmi per avere una pensione, un’assistenza nella vecchiaia. Non ho, da anni, una collaborazione a giornali o a riviste. Perciò non ho nessun reddito e quindi è da tre anni che non faccio la dichiarazione dei redditi. Faccio inoltre presente che alcuni dei miei romanzi sono tradotti in francese, in inglese, in tedesco, in bulgaro, e in slovacco e in spagnolo (Argentina). Miei racconti sono apparsi in riviste cinesi e in antologie dedicata alla narrativa contemporanea italiana: in Germania, in Olanda, in Cecoslovacchia e in Cina.

Andy gentile

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3 Commenti »

gimes dice:

Ad ogni modo credo di aver letto ieri(26-3) a qualche parte che la regione calabria creerà un fondo per i calabresi illustri che nn hanno sostentamento. Ma Strati dovrebbe rientrare anche nella legge bacchelli, solo che l’iter burocratico è lungo!

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

da strill…
Brancaleone: operativa legge Bacchelli per Strati
Mercoledì 25 Marzo 2009 07:58

Il commissario straordinario del Comune di Brancaleone – Viceprefetto Francesca CREA – con delibera in data odierna , dichiarata immediatamente esecutiva, ha aderito alla richiesta di riconoscimento in favore dello scrittore calabrese Saverio Strati delle provvidenze previste dalla legge Bacchelli..

Vincenzo Valenzi dice:

Cari amici
la storia maestra di vita, ci ha raccontato tante cose “nuove” spesso sconosciute agli stessi calabresi che è bene vengano alla piena luce del sole come è accaduto nel convegno di Lamezia sul ruolo dei calabresi nel rinascimento e nel risorgimento di cui trovate un ampio report su Villaggio Globale http://www.vglobale.it .
Prendere coscienza di sé, delle proprie potenzialità è un discorso che vale ad ogni latitudine e in ogni settore come emerge anche dal nuovo progetto universitario svizzero http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12165:lo-sviluppo-dellarte-come-sviluppo-della-potenza&catid=1073:ecologia-a-didattica&Itemid=118&lang=it
In un Villaggio Globale, quale oramai grazie a internet e all’aviazione è divenuto il nostro pianeta Terra, le differenze di latitudine come fatto sociale e razziale, restano un retaggio di lontani passati tristi e disastrati. Ma non è male dovendo subire pressioni competitive improprie ricordare le Storie e dare a Cesare quel che è di Cesare e alla Calabria quello che è della Calabria, che deve riprendere il suo ruolo nello scacchiere mediterraneo e non solo memore di un grande passato e di un presente che richiede il suo ruolo sistemico nella cultura nella scienza e nel riequilibrio globale nazionale e internazionale.
Dopo le grandi storie dei Bruzi e dei Sanniti, dopo le Camicie Rosse di Pisacane Nicotera e Garibaldi,
dopo la Scuola di Scilla di Piria e l’Accademia cosentina di Telesio è tempo di continuare apertamente con i nostri leader, da Dulbecco a Scalfari ecc.ecc. a dare pienamente il contributo calabrese al Villaggio Globale sempre più in crisi nonostante i colossali progressi del Novecento.
cari saluti con preghiera di dare diffusione nei vostri circuiti
vincenzo valenzi
comitato organizzatore convegno 30 agosto
http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12172:scienza-e-cultura-la-calabria-rivendica-il-suo-posto&catid=5:ultime&Itemid=121&lang=it

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