Masaniello – Il musical
Dal 27 al 29 Marzo il teatro Cilea ha ospitato
Masaniello -Un musical nazional/popolare-
Scritto e diretto da Tato Russo, con
Antonio Murro, Arianna e 38 attori
Musiche Patrizio Marrone e Tato Russo
Libretto e liriche Tato Russo
Orchestrazione Mario Ciervo
Collaboratore alla regia Livio Galassi
Scene Tonino Di Ronza, Tato Russo
Costumi Giusi Giustino
Movimenti coreografici Aurelio Gatti
Disegno luci Roger La Fontaine
Virtual Orchestra Maurizio Sansone
Produzione Teatro Bellini
Tommaso Aniello D’Amalfi detto Masaniello (Napoli, 1620 – 1647) è personaggio di spicco della tradizione folkloristica partenopea. Le sue gesta fanno parte della storia ma sono ormai frammiste al mito ed esaltate come esempio di profonda e sentita rivoluzione popolare.
L’eroe napoletano, figlio di un pescatore e di una massaia, al famoso grido “Viva il re di Spagna, mora il malgoverno” guidò la rivolta popolare e riuscì a far abolire le gabelle imposte. Il popolo lo seguì e lo amò sino alla sua consacrazione, da parte del governo, di Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano. Il rivoluzionario iniziò a frequentare la corte spagnola ma la sua posizione ebbe breve vita.
Fu accusato di pazzia: il suo repentino successo lo aveva destabilizzato. Troppi oneri per chi, in pochi giorni, era passato da pescivendolo a uomo di corte. Iniziò ad eliminare tutti gli oppositori, a lanciare coltelli sulla folla, a gettarsi in mare di notte e per i suoi progetti strampalati, tra cui un ponte tra Napoli e la Spagna, venne anche inviso dallo stesso popolo. Ucciso e decapitato dopo soli sette giorni dalla sua ascesa, fu riabilitato nei giorni immediatamente successivi. Il popolo si accorse che ciò che Masaniello aveva ottenuto era svanito e le tasse erano state reintrodotte.
Venne ricomposto il suo corpo, portato in processione e furono celebrati solenni funerali, consenziente il governo spagnolo che paventava una nuova rivolta.
L’esempio rivoluzionario di Masaniello fu seguito da altre città come Palermo e Salerno e la sua eco giunse in Francia, Inghilterra e Olanda.
Storici tra cui Michelangelo Schipa e Benedetto Croce sostennero che dietro i passi del popolano vi fossero altre figure che ne orientavano le scelte e che il personaggio sia stato esageratamente decantato dalla tradizione poetica. Gli storici del novecento rivalutano questo giudizio e rilanciano la ricerca storica.
Numerosi gli artisti che lo raccontarono e celebrarono.
E’ del 1682 l’opera teatrale di Christian Weise. Nel 1828 la figura di Masaniello compare nell’opera lirica di Daniel Auber, La muta di Portici, il cui successo ebbe notevole importanza per la rivoluzione belga. Versione assai romanzata del personaggio quella de Il Corricolo (1853) di Alexandre Dumas padre. Un’importante rappresentazione teatrale è di Eduardo De Filippo nel Tommaso d’Amalfi del 1963. Domenico Modugno lo ricorda nella Cantata dei giorni dispari. Da citare l’ottimo “Masaniello” di Elvio Porta ed Armando Pugliese (1974-1976) con musiche di Roberto De Simone e interpretato da Mariano Rigillo, Angela Pagano e Lina Sastri. Dal 1996, Tato Russo mette in scena Masaniello-il musical, in cui il protagonista è stato prima interpretato da Gigi Finizio, poi da Gianni Fiorellino e da Antonio Murro. Segue una trasposizione cinematografica di Angelo Antonucci intitolata Amore e libertà-Masaniello. È protagonista della canzone ‘O cunto ‘e Masaniello della Nuova Compagnia di Canto Popolare (1974). Viene inoltre citato in Canto allo Scugnizzo dei Musicanova (1978) e quindi nella cover Scugnizzi dei 24 Grana (1998), in Je so’ pazzo di Pino Daniele (1979), ed in Quel Giorno a Primavera dei Modena City Ramblers (2006).
Venerdì sera il teatro reggino non è pieno, ma non sono certo dei posti vuoti a determinare la qualità o la riuscita dello spettacolo.
Il musical firmato Tato Russo (è la quarta produzione partenopea della stagione di prosa del Cilea) non è sicuramente ai livelli di quelli inglesi ma siamo in Italia, e probabilmente non è il genere di show che meglio ci rappresenta. Masaniello è nazional-popolare e tale è l’allestimento. Quello visto può dirsi un prodotto ben confezionato.
Ma attenzione: un prodotto ben confezionato non significa che abbia, scartandolo, un buon contenuto. Il riadattamento segue la vicenda storica e ne traccia coerentemente i contenuti facendo risaltare, a giusto riguardo, l’animo ribelle del popolo, il signorotto corrotto e il malgoverno spagnolo. Certamente si evince il grosso lavoro fatto dal coreografo Aurelio Gatti, si apprezzano i costumi di Giusi Giustino, si rilevano le doti canore di molti del cast, e, se si esclude qualche dubbio sulle musiche a volte ridondanti, l’effetto scenico riesce a intrattenere; fatta eccezione per alcuni momenti di calo ritmico. La scenografia è funzionale e si avvale di proiezioni di immagini ed elementi realisti. Coerente al contesto il disegno luci.
Molti gli interpreti meritevoli. Una lode va ai momenti in cui il viceré (Carlo Vitale) duetta con la regina (Laura Lazzari). Genoino (Sandro Querci) convince e Bernardina (Arianna) è molto capace. Da vedere senza accalcarsi per un posto prima fila.
Andy Gentile






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