Giornalismo in festival – Borseggiatori col colletto bianco
“Ci sono, in questo paese, aziende di grandissimo livello, non presenti naturalmente a questo tavolo [?!?!?!?], che hanno comportamenti non dissimili, purtroppo, da quelli che ci mettono le mani in tasca quando camminiamo per strada perchè ci vogliono borseggiare.” [Andrea Vianello]
Quanto solo liberi i giornalisti di realizzare servizi scomodi per le aziende e gli inserzionisti pubblicitari che mantengono in vita le loro redazioni? La mia risposta.. praticamente per niente!
Sono d’accordo con Andrea Vianello (conduttore di “Mi manda Rai3“) nella prima parte di questo video quando dice che non si parla mai dell’influenza delle imprese nel mondo del giornalismo tradizionale. Questo non succede praticamente mai. Il conflitto d’interesse di Berlusconi con Mediaset e Rai ci ha quasi rotto le scatole per quanto se ne parla ma non parliamo mai della proprietà economica delle redazioni dei quotidiani e della carta stampa. De Benedetti, riccone di “sinistra”, MedioBanca, Caltagirone, il palazzinaro romano, Confindustria, la Fiat e la famiglia Agnelli: i veri nomi dei più grandi quotidiani italiani. Basta cliccare sui loro nomi per capire di che giornali si tratta. E’ chiaro, ce ne sono molti altri di giornali ma sono comunque loro, sono linkati solo i maggiori, più conosciuti e più influenti. Sapete anche un’altra cosa? L‘ANSA, l’agenzia stampa in assoluto più ripresa, copiata e indiscussa, è di proprietà degli editori. Ovvero, la maggiore fonte d’informazioni per i media italiani è di loro proprietà. Una botte di ferro direi. Come nella stessa botte di ferro può stare l’ENI che è proprietaria della seconda agenzia di stampa nazionale l’AGI – Agenzia Italia.
Il famoso problema degli editori non puri: i conflitti d’interesse, insomma l’Italia!!!
A presenziare all’incontro c’erano oltre a Vianello anche dei rappresentanti di 2 grandi aziende, i loro capi ufficio stampa che hanno più volte sostenuto come le loro aziende influiscano nei contenuti dei giornali nei limiti in cui questi decidano di riprendere i comunicati e le notizie che questi gli mandano. Al limite, diceva il capo ufficio stampa dell’ENEL, il giornalista fa fruttare la propria agenda (gli amici, per intenderci) e minaccia il prorpio editore o direttore di andare a lavorare per qualcun’altro. Avrei voluto chiedergli, secondo lui, come può fare un giovane praticante o aspirante giornalista a difendersi dall’arroganza di un’azienda di petrolieri, per esempio, tramite le richieste del proprio direttore. Il giovane non ha l’agenda, senza farsi i primi amici, come fa a conoscere gli amici degli amici? Scusate il gioco di parole ma è di questo che si parla. Anzi, vi dirò di più, i direttori, i capiredattori, sfruttano pesantemente chi si deve fare le ossa facendogli fare il lavoro sporco, ovvero quello che viola (o violerebbe) la deontologia professionale. Gli fanno fare le ossa a leccare il culo e a fare copia e incolla di comunicati stampa non verificati! Scusate il personalismo, ma ne ho visti diversi in prima persona di queste situazioni, soprattutto quando il giovane in questione è assunto con un contratto a tempo determinato che scadrà a breve per cui è solo il suo superiore che deciderà se questo contratto verrà rinnovato o meno.
Devo dire la verità. Questo incontro è stato davvero coinvolgente perchè sono stati trattati diversi temi molto interessanti, di attualità e di vicinanza ai cittadini tutti però gli speaker non erano all’altezza. Almeno, questo è il mio parere. Divertenti sono stati i racconti dei vari regali, ricevuti dai giornalisti sotto le feste da parte delle aziende, e tante curiosità sui rapporti morbosi dei poteri economici nei confronti di chi dovrebbe raccontare ciò che ha verificato senza cadere di fronte alle lusinghe di chi ha i soldi che gli escono dalle orecchie e li usa per fare i propri comodi anche di fronte a situazioni disastrose per i “consumatori” meno abbienti.
Si è detto bene, il giornalismo mainstream non fa quasi mai servizio. Quando le prime 15 pagine di un giornale o i primi 3 servizi di un TG sono dedicati alla fuffa e alla chiacchiera politica si capisce bene che quello che si svolge è tutto fuorchè un servizio pubblico. Se i giornali hanno sempre meno lettori è anche per questo motivo, ma avrò modo di scrivere a proposito. Quello che è vero è che le redazioni si lavano la coscienza pubblicando qualche lettera di denuncia o di resoconti di fatti spesso sconcertanti. Quello è l’unico, vero servizio ed è da lì che spesso Mi Manda RaiTre attinge per costruire le proprie puntate. D’altronde Sommella, il vice-direttore di Milano Finanza, l’ha detto chiaro quello che importa ed è fare un titolo ad effetto:
“Se imbrocchi il titolo hai mandato il messaggio”
Questo è lo stato dell’informazione mainstream in Italia, forse lo sapete già, ma non fa male ribadirlo.
Il pubblico era numeroso e le domande che sono state fatte sono state tutte molto critiche nei confronti dei concetti esposti dagli oratori. Segno che qualcuno che ci crede c’è ancora…
Alessio Neri
ps. – Al panel ha partecipato anche Marie-Jeanne Husset, direttrice (o direttore?) del mensile francese “60 Millions de Consommateurs”. Mi dispiace non aver riportato nulla di ciò che ha detto ma non avevo il traduttore simultaneo per cui, come ho scritto tra i miei appunti, “non ho capito una fava!”…





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