Etica e finanza, tutte balle
La finanza ha bisogno di regole!
Basta con questo modello che ci ha portati alla rovina! Usciremo dalla crisi con nuove regole!
Bene, volete un annuncio? Dimenticate queste affermazioni di chi vuole ricercare consenso. Primo, le regole non sono sufficienti a garantire il funzionamento del sistema; secondo, le Authority, le Commissioni di Borsa esistono da decenni e pur dovrebbero vigilare su cosa accade (SEC, Consob) ma non hanno sortito risultati; terzo, e più importante, dimenticate qualsiasi sistema capitalista che abbia una finanza solidale o etica.
Pure balle.
L’unico soggetto che materialmente ha realizzato un progetto di credito solidale è stato il nobel Yunus, con la sua Grameen Foundation. Si tratta di una banca che opera nel settore del microcredito alle popolazioni più povere del sud dell’Asia, che ha avuto eccellenti risultati nella realizzazione di un sistema di accesso al credito facile da parte di chi vive sotto la soglia di povertà.
Chi opera sul mercato, chi deve decidere le strategie dalle quali può dipendere il successo della società o il fallimento, chi deve combattere sul piano delle regole spietate del capitalismo moderno, non può fare il samaritano e non gli si può chiedere di essere solidale o etico. L’unica cosa da chiedersi a tali soggetti è che operino secondo la legge. Quanto al problema delle regole, siamo al cane che si morde la coda, un baluardo portato avanti solo per placare l’ira di chi, purtroppo, ha perso la casa, il lavoro, i risparmi a causa di certe operazioni. Le leggi le fanno i parlamenti nazionali, che sono composti da soggetti portatori di interessi personali o di terze parti. Stante che nessuno farà a vita il parlamentare o, comunque, potrà avere reti di interessi collaterali che potrebbero rendere conveniente fare certe scelte piuttosto che altre (es. per favorire un proprio parente, la propria attività privata…) c’è da porsi la domanda come possano decidere in via indipendente e libera da condizionamenti questi soggetti.
Infatti, non possono.
Nella definizione delle c.d. “nuove regole” della finanza, lasciatemi dire che tutto ciò mi fa un po’ ridere, pensare d’intervenire legislativamente a livello globale per dare un nuovo corso alla finanza mondiale, è come voler prevedere quanto debba piovere in Europa e quanto in Asia: impossibile e stupido anche solo pensarlo. Nessuno può essere in grado di strutturare un sistema universale di regole che possa prevenire i disastri che abbiamo e stiamo vivendo. Tralasciando le tematiche più tecniche, senza volervi annoiare con teorie della cattura o delle porte girevoli, sintetizzo dicendo che nessuna legge o Authority potrà mai strutturare un sistema di regole che riesca a stare al passo con il mercato.
Sono entità che viaggiano a velocità diverse e su piani spesso intrecciati. Il sistema capitalistico generatosi ha tra le sue caratteristiche intrinseche anche la possibilità di crolli globali e interconnessi. Si mettano il cuore in pace i governanti, e dall’altra si rassegnino anche i governati a sognare che sia mai realizzabile un sistema di garanzie totale. Servono solo leggi che vadano a reprimere duramente la commissione di illeciti finanziari come anche gli atti mirati all’evasione fiscale, perché, se questo non avrà comunque alcuna funzione general preventiva, garantirà almeno che chi avrà compiuto illeciti potenzialmente idonei a generare situazioni che falsino il mercato avrà una pena esemplare. Questo è solo un accenno ad alcune tematiche di interesse, perché se è vero che in una settimana sembra sia passata tutta la crisi, purtroppo c’è ancora e sarà bene lavorarci attentamente.
Per chi volesse approfondire certe tematiche più tecniche, ecco un buon link
Su chiarimenti delle tematiche trattate, chiedete con un commento così da ampliare il novero degli argomenti più specifici. (amm.ri indipendenti, retribuzione manager, sistemi premiali [stock-opt], legge Sarbanes-Oaxley).
Fabiano Polimeni





La cosa più fastidiosa è che inoltre fanno tutti i perbenisti in un campo di squali. Però son un poco più ottimista sul microcredito,certo x le fasce povere,ma potrà essere un mezzo importante di crescita… Inoltre credo che oltre che seguire rigidamente la legge ci vuole maggiore TRASPARENZA, come unico mezzo per capire ingranaggi che altrimenti sono molto complessi e fittizi.
sul microcredito siamo d’accordo per le aree maggiormente svantaggiate. Per le società occidentali il ricorso all’indebitamento con il credito al consumo è stato il cappio al collo di molti: si legge sovraindebitamento. Sulla trasparenza è chiaro che sia essenziale, però, considera che ci sono regimi di pubblicità tali che già adesso impongono la divulgazione delle informazioni verso l’esterno. Il problema è uno, leggere i comunicati che provengono dalle aziende, saperli leggere (e non è per tutti) e operare di conseguenza. Il problema è uno, NON E’ per tutti l’investimento, per dire, in Borsa. Non basta affidarsi ad un promotore, bisogna capire e sapere minuto per minuto cosa accade, l’essenza è la circolazione delle informazioni. Quando sento (Report) del pensionato che si è lasciato convincere a investire la liquidazione di 80 milioni di lire in azioni, beh quella è ingordigia e stupidità: la presunzione di volersi arricchire senza sapere cosa si sta facendo e volendo poi la testa di chi propone l’investimento. Il nocciolo è questo: volersi arricchire facilmente senza sapere cosa si sta facendo. Oppure, l’altro caso (sempre narrato da Report) del tizio che acquista azioni, realizza un grande guadagno e continua a tenere il pacchetto azionario: la domanda che mi sorge è una. Sei cretino? Usi l’azionario come un deposito? Ecco, ciascuno dovrebbe avere (come già prevedono i vari MiFid e piani di rischio) un profilo e mantenersi sotto la propria soglia di rischio. In troppi fanno investimenti senza sapere nemmeno cosa fanno e come funziona. Poi, è facile chiedere la testa di chi propone un prodotto e non spiega per filo e per segno i fogli informativi, però, sarebbe anche utile andarseli a leggere 10 – 20 volte le varie clausole e smetterla di fare affidamento su altri per i propri risparmi.
secondo me la questione non sta nel rispetto delle leggi.
Primo obbligo di una società per azioni è quello di fare il massimo per dare il massimo ai propri azionisti. Ogni cosa, ogni violazione, se porta ad un incremento dei dividenti è eticamente lecita e corretta per chi gestisce un’azienda di questo tipo.
Il problema sta nell’idea di accumulare profitto e, dunque, in tutta l’infrastruttura economica che regge le nostre società. Tutto il resto, come dici tu sono tutte balle…
(A)lessio
scusate tanto, ma fa schifo dire che devono esserci pene severe e tutti devono rispettarle? Oppure, siamo il paese delle banane? La legge va rispettata e deve punire duramente chi commette illeciti finanziari perchè il dividendo di cui parli, conseguenza di un bilancio positivo approvato, può nascere appunto da una redazione del bilancio falsa. Quindi, non è il punto del dividendo o della massimizzazione del valore delle azioni. Si tratta di raggiungere la massimizzazione di valore attraverso strade lecite e aderenti al mercato. In questo senso, un bilancio falso genera utili che non ci sono, portando poi a crisi sistemiche quando sono molti attori economici a redigere bilanci fasulli. Bilanci falsi che, a loro volta, sono taroccati in seguito ad operazioni azzardate compiute dai manager che si sono rivelate sbagliate.