Giornalismo in Festival – OnLine è bello! (1)
“Small is beautyful” titola il programma in inglese dello scorso Festival Internazionale del Giornalismo ma di small c’è ben poco mi viene da dire. Infatti, il titolo in italiano era più corretto: “Piccolo è bello. Anche per i grandi”. Chissà perchè questa differenza…
Sto parlando dell’incontro al quale hanno preso parte Julio Alonso CEO di weblogssl.com, sito di nano-pubblishing spagnolo; John Byrne direttore del Business Week online, uno dei settimanali più letti negli Stati Uniti; Luca De Biase, blogger, capo-redattore del Sole24Ore e curatore del laboratorio di sperimentazione giornalista e di giornalismo dell’innovazione: Nòva100 nella blogosfera, Nòva24 sul web, Nòva su carta e Nòva review, quaderno bimestrale sull’innovazione. A presentare e guidare l’incontro interessantissimo è stato Luca Conti, una “blog star” italiana, collaboratore e consulente di numerosi progetti sul web in italia, nonchè autore del seguitissimo e davvero interessante blog Pandemia.
Devo dire che oltre ad essere stato molto interessante, questo panel è stato organizzato in ottima maniera perchè ha consentito a tutti di avere un certo tempo per esprimere la propria opinione e raccontare la propria esperienza professionale. Anche la sessione delle domande, aperta da un altro “guru” del web italiano Alessio Jacona, è stata molto proficua sia perchè i relatori hanno rispettato i loro tempi, concedendone un po’ agli spettatori che, così, sono stati anche un po’ attivi e anche perchè tutte le domande sono state molto interessanti e attuali. Mi è dispiaciuto non filmare nessun intervento, sarebbe stata una chicca. In compenso nel fondo del pezzo troverete il video originale di tutto il panel (La forza del web).
Il primo a parlare è stato Byrne che ha descritto a grandi linee l’esperienza web del settimanale Business Week che ha puntato molto sull’online dato che la carta è in crisi nera negli Stati Uniti. La multimedialità la fa da padrona sia tra i contenuti che tra i servizi offerti e, tra le altre cose, la versione online è ricca di contenuti esclusivi rispetto al cartaceo. Ormai nella stampa periodica non si aspetta più che esca il numero cartaceo per pubblicare uno scoop.
Spesso, pubblicare prima sul web e successivamente online attiva un meccanismo di discussione e di rimandi da parte di altri media che accrescono l’attesa per il cartaceo e ne incrementano sensibilmente le vendite.
Altra cosa fondamentale per il B. W. oneline, a detta del suo direttore, è stata la creazione di una community il più vasta e attiva possibile. Il tutto al fine di creare buone relazioni e sviluppare contatti e fidelizzare il pubblico consentendogli di partecipare parecchio alla produzione di contenuti. Questo genere di lettore non fa parte solo dell’audience ma risulta essere un vero e proprio partner per la testata. I contenuti sul web sono tutti esclusivamente gratuiti ed è per questo che mantenere rapporti vivi con i lettori può portare a risolvere qualche problemino economico.
Prende la parola Alonso di weblogssl.com che onestamente non conoscevo come gruppo di blog professionali e che punta ad essere il primo network di blog informativi in lingua spagnola. Infatti, vanta oltre 46 milioni di visitatori al mese di media. Secondo il creatore di questo network, il momento è molto favorevole per l’online perchè in rete si sta spostando sia la grande massa degli spettatori sia, soprattutto, la pubblicità. Anche i costi dell’online sono molto ridotti ma vanno affrontati in maniera completamente diversa dal modello tradizionale, soprattutto perchè quello che ne paga le conseguenze è sempre il lettore che riceve informazione di bassa qualità.
Anche Alonso, come Byrne, sottolinea l’importanza di google e del meccanismo della ricerca per parole chiave. Il nocciolo della questione è che chi cerca qualcosa sul web sa cosa cerca ma non sa chi gliela può offire. E’ l’esatto opposto del cartaceo, quando la consuetudine tradizionale prevede che l’individuo si rechi in edicola a comprare il giornale che preferisce (e quindi CHI racconta le notizie) mentre nella consuetudine web quando si cerca qualcosa sul motore di ricerca si sa quello che si vuole ma non chi ha prodotto quella informazione che si cerca, questo diventa quindi decisamente meno importante. In un contesto del genere, secondo lo spagnolo, l’audience si può fidelizzare raggiungendo un’alta qualità dei contenuti proposti (che sono i presupposti per poter fare qualune buon lavoro) e la creazione di una community interattiva.
Per ultimo parla Luca De Biase che per prima cosa sottolinea il conflitto d’interessi tra il presentatore dell’incontro e lui. Si, perchè Luca Conti oltre a curare il blog e le altre mille cose che fa scrive anche per Nòva cartaceo e cura un blog in Nòva100. Questa condizione di “conflitto” porta il conduttore del panel a far parlare il suo “capo” per ultimo quando ormai le cose principali di base sono state già dette dagli altri 2 interlocutori.
De Biase, infatti, passa subito a spiegare in cosa consiste il progetto Nòva del Sole24Ore. Nòva, nella molteplici forme mediali in cui si esprime, è il laboratorio di sperimentazione voluto dall’editore della testata giornalistica economica italiana. Nòva, con la sua crossmedialità, si occupa di innovazione e chiede agli innovatori italiani di farlo per lei tramite post, articoli e saggi. Per il suo responsabile, dunque, Nòva non è solo carta ma non è solo un sito; bensì, in essa è rintracciabile lo spirito del giornale di carta portato avanti con gli strumenti del web. Principio cardine di tutto ciò è il rapporto con quello che De Biase chiama “pubblico attivo”. Ripete spesso queste 2 parole durante i suoi discorsi rendendo evidente, se non lo fosse già, che l’informazione sul web non può fare assolutamente a meno dell’apporto del pubblico.
Questo non è mai solo un’audience, ognuno è un individio davanti al suo computer che sul piano della scelta e la proposizione dei contenuti sul web ha le stesse potenzialità di qualunque produttore professionista di contenuti. C’è chi lo chiama prosumer (produttore-consumatore), c’è chi lo chiama audience attiva, c’è chi lo apostrofa lettore-utente, li chiamano reporter diffusi o giornalisti cittadini ma ci sono anche quelli che li definiscono cazzari.
Chi li definisce così, non si rende conto che quando si parla di gente che produce contenuti partecipando attivamente alla costruzione della conoscenza e del senso dato ai fatti da una comunità, si parla di noi. Tutti noi.
…continua…
Alessio Neri
Le foto dell’articolo sono state scattate dall’autore. Se volte vedere le altre foto scattate al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, 2009, potete visitarle nel nostro album su Flickr


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