Giornalismo in Festival – Online è bello (2)
Dopo un paio di giri di spiegazioni e racconti di come si svolgono le diverse esperienze online presentate, che ricordo erano: Business Week, Weblogssl e Nòva, si è passati a parlare di esperienze web in senso più lato o, per meglio dire, più social.
Luca Conti ha spiegato brevemente cosa è Twitter e visto che una piccola parte dei presenti conosceva e “praticava” questo social network ha chiesto ai relatori cosa ne facessero loro di questo strumento e come lo usassero ai fini della loro attività editoriale.
John Byrne, direttore di Business Week Online, ha raccontato come Twitter sia utile per aumentare e sviluppare qualitativamente l’apporto dei propri lettori al miglioramento dei contenuti. BW chiede regolarmente ai propri followers (così si chiamano quelli che su Twitter si iscrivono agli aggiornamenti di un determinato account, un po’ come gli “amici” di FB, diciamo…) cosa ne pensano degli argomenti già trattati dal sito e quali argomenti vorrebbero che fossero presi in considerazione. La “conversazione” di 140 caratteri a volte viene usata in maniera molto social in quanto è controproducente usare Twitter solo per diffondere i link dei nuovi articoli. Gli spazi di conversazione online vanno usati e sfruttati in base alle loro peculiarità e rispettando tutti gli altri utenti in quanto si è tutti sullo stesso piano. In questo contesto, i messaggi non possono essere unidirezionali ma bisogna adattarsi ad un sistema paritario di rapporti che possono, non solo migliorare la qualità e l’apprezzabilità dei contenuti ma, anche, fidelizzare gli utenti dimostrando trasparenza nell’esercizio della propria attività.
Nòva, invece, usa Twitter diffondendo i link degli aggiornamenti dei blog di nòva100 e con le uscite settimanali della rivista. L’aspetto social, ha spiegato Luca De Biase, caporedattore del Sole24Ore e responsabile del progetto Nòva, viene portato avanti dai singoli redattori della rivista e dei blogger che twittano individualmente. www.LiberaReggio.org usa twitter in tutti i modi possibili. Diffondiamo i link di tutti gli articoli domandando cosa ne pensano i nostri followers e cercando di stimolare discussioni riguardo gli argomenti dei pezzi. Twittiamo personalmente, nel senso che a volte ci sono anche i fatti miei e prendiamo un sacco di contatti con persone di ogni parte del mondo, calabresi e non.
Parlare con la propria audience, i propri lettori/utenti abbatte le barriere dell’accessibilità ai contenuti prodotti. Questo è un aspetto positivo che in nessun altro media è riscontrabile, come il fatto che “l’utente ti può sputtanare come niente” online e può farlo dimostrando quello che dice, in quanto sul web ci sono migliaia e migliaia di alternative a quello che un determinato sito pubblica.
Per questi motivi, in rete avere contenuti di qualità e non approssimativi è importante in quanto è una sorta di “difesa” dal lettore attivo che quindi ha modo di apprezzare di più quel che trova pubblicato. Anche perchè, online ogni giorno succede una cosa nuova e ci si mette davvero poco a perdere un lettore.
Ed è sempre “lui” al centro di tutti i discorsi: il lettore che sul web assume connotati completamente diversi. E’ attivo, può partecipare e rendere la vita difficile a chi pubblica contenuti. Capite perchè molto giornalisti “tradizionali” hanno paura di entrare in maniera convinta nella rete, sanno che rischiano di essere smentiti, criticati e sputtanati come mai gli è successo nella loro esperienza lavorativa.
Ma con il lettore che cambia è necessario ridefinire tutti i ruoli dei mittenti delle informazioni. La piattaforma da cui vengono diffuse le informazioni è diversa nelle modalità di espressione e di fruizione, questo obbliga alla ridefinizione del ruolo dell’editore che non deve essere più necessariamente un grande agglomerato di capitali. Infine, la conseguenza di tutto ciò è che gli autori materiali delle informazioni possono smarcarsi di più dal potere esercitato dagli editori ed essere più autonomi e indipendenti. C’è addirittura la possibilità che un “autore” diventi “autore di se stesso”, e a volte di altri. www.LiberaReggio.org ne è un esempio più che evidente. Certo, resta da capire quali modelli di business possono mettere in pratica gli editori per riuscire a sostenere (e fare guadagni) le proprie imprese. Su questo punto il futuro è ancora molto incerto e c’è molto da sperimentare e da capire. I giornalisti sono lenti e costosi. E’ difficile, dunque, per il giornalismo fronteggiare la produzione di contenuti degli utenti che sono diventati dei veri e propri concorrenti.
L’aggregazione dei contenuti degli utenti conbinata ad un accurato lavoro redazionale possono essere davvero le basi per lo sviluppo dei nuovi prodotti editoriali del prossimo futuro. Per avere successo e per evitare che gli utenti di internet allontanati dalla scarsa qualità dell’informazione si dedichino solo ai FaceBook vari, sarà necessario sviluppare in maniera onesta e trasparente un rapporto di fedeltà con il “pubblico” che è diventato potentissimo. Prima, infatti, era l’offerta che creava la domanda di informazioni mentre adesso è l’esatto opposto: è l’utente (domanda) che influenza l’offerta. Sul web i lettori/utenti si ritrovano spesso in “comunità d’interessi” che producono valore conoscitivo davvero di qualità nei campi di cui si interessano. Numerosi esperti di una determinata materia, accompagnati da aspiranti esperti, senza dubbio produrranno contenuti di maggiore qualità rispetto ad un giornalista che deve scrivere un pezzo e ne viene a conoscenza poco tempo prima senza avere il tempo necessario per prepararsi a dovere. In questo senso si dice che su internet le distanze tra gli utenti non sono di Km ma di interessi (e di lingua aggiungo io).
Sembra che il futuro dell’informazione in generale, e dell’online in particolare, sia davvero molto incerto sebbene ci siano dei punti fermi come quelli di cui ho parlato fino ad ora (il necessario rapporto peer to peer con i lettori). A limitare la crescita e lo sviluppo delle nuove modalità di produzione delle notizie ci si mette anche la legge, i conflitti d’interesse e l’ignoranza di chi si trova a legiferare sulla rete.
Nello spazio dedicato alle domande del pubblico a De Biase è stata posta una domanda riguardo le ultime proposte di legge sulla limitazione alla libertà di pubblicazione su internet. La domanda gli è stata posta identica l’anno precedente sempre al Festival Internazionale (indice questo del fatto che i governanti di tutti i colori necessitano di censura nei confronti della diffusa libertà di espressione e che non sappiano realmente come porla in essere) del giornalismo e la risposta è stata pressocchè identica: i legislatori sono ignoranti in materia; in più vedono un serio pericolo nella libertà di espressione quando è così diffusa, perchè se i giornali sono addomesticabili i cittadini lo sono molto meno, soprattutto quando gli viene data
la possibilità di esprimersi. Dunque, mentre la questione della legge cosiddetta Carlucci – Barbareschi (il cui nome fa già molto ridere), riguarda essenzialmente la pubblicazione di video e foto (stiamo parlando, per es di YouTube, google, flickr, facebook, ecc) che non possono più essere pubblicate in forma anonima ed è frutto di una blindatura estrema del diritto d’autore (di cui, per altro, pare che se ne occupi in prima persona il marito della Carlucci nella sua attività di avvocato…), la legge Cassinelli (riproposizione della prodiana “legge Levi”) è un serio rischio all’indipendenza e alla libertà di espressione la cui diffusione con ogni mezzo deve essere garantita dalla repubblica. Non lo dico io, ma la Costituzione della Repubblica Italiana.
A fine panel l’impressione che ho avuto è stata molto positiva. Non solo ho appreso diverse idee che si svilupperanno prossimamente ma ho provato una forte soddisfazione pensando che tutto quello che fanno questi grandi prodotti editoriali lo facciamo anche noi di LiberaReggio nel nostro piccolo. Senza soldi, è vero, in maniera più spartana, di sicuro, ma sulla passione che ci mettiamo non invidiamo nessuno. E questa passione ci porta automaticamente a sviluppare rapporti online e non con i nostri lettori/utenti cercando di fidelizzare le nostre “relazioni” online con la massima trasparenza possibile e il massimo di apertura che gli strumenti e il tempo a nostra disposizione ci permettono!
A proposito, avete notato che in fondo alla pagina in uno spazio che, prima, era vuoto adesso ci sono i nostri aggiornamenti in tempo reale su Twitter?
Alessio Neri






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