Tutto o niente. Desiderio, mito, patologia nel piatto-donna (Seconda Puntata)
Odio dentro
Dunque, un percorso ugualmente isolato quello delle protagoniste di H2Odio. L’elemento che risalta immediatamente dal confronto dei due film è sicuramente quello della diversità di genere ed età dei protagonisti: quatto adulti di successo nel primo, cinque giovani donne ”n via di definizione’ delle loro personalità. Il film di Infascelli è stato condannato anch’esso alla convivenza sofferta con un’etichetta, quella dell’horror, che difficilmente lo ricopre per intero. Il tema del film, la questione genetica e psicologica del gemello evanescente è di una forza superiore all’atmosfera thriller che di cui si adombrano le scene. Tuttavia, nella prima parte del film viene offerto un interessante quadro autonomo della condizione che ha portato alla scelta compiuta dalle ragazze.
La loro ascesi è di carattere ancora più estremo, data l’ambientazione su un’isola disabitata che sancisce definitivamente il distacco dal resto del mondo per un persorso di purificazione, eseguito tramite l’allontanamento anche dal cibo. Decidono di convivere nutrendosi di sola acqua, e obbedendo ai precetti di un libro dal titolo emblematico: “Fasting to freedom”, accolto da una delle protagoniste come il trampolino per “la purificazione nella stratosfera del potenziale umano”. A livello di messa in scena, oltre alla sequenza iniziale della navigazione in mezzo al mare (un’immagine che è un ‘pieno d’acqua’), tra raccordi e dissolvenze, vengono continuamente proposti veli acquatici, a consacrare l’elemento che, per antonomasia, sin dai miti più antichi, è stato sinonimo (oltre che sede) della vita. Questo è un aspetto singolare del film, visti i disagi fisici che le ragazze subiscono nei primi giorni, anche in questo caso c’è un attacco al proprio corpo ma questa volta non per morire, bensì quasi per riempirlo di vita attraverso una pratica che sembra condurre però ad effetti contrari. Il piano semantico dell’embodiment in questo caso subisce una rielaborazione concettuale interna, essendo il nostro corpo composto in maggior parte di acqua, quello che fanno le protagoniste è di dominarlo come materia solida e pesante, riempiendolo di altra acqua. ” E’ certamente diffusa l’idea che le rappresentazioni, per chi continua ad accettarne la funzione, siano non tanto, o non principalmente, strutture che rappresentano internamente il mondo esterno, quanto strutture di controllo che servono all’interazione nel e con il mondo esterno”. Le parole di Violi ci conducono verso una direzione cruciale: le ragazze, cambiando l’alchimia interna del proprio corpo, mirano ad una rielaborazione del proprio rapporto con il mondo, passando dal proprio esserne parte materiale. Se ne La grande Bouffe avevamo dei corpi in decadenza, qui abbiamo dei corpi ‘non accettati’ ma non in funzione di un qualche modello immaginificante, bensì in uno sguardo esclusivo che li individua come ponte con il mondo.
Questo tratto è stato analizzato con particolare attenzione durante il corso di ‘Semiotica dei consumi’ dedicato alla definizione dei disturbi alimentari della nostra epoca, anoressia e bulimia in primis. La dottoressa Ortu ha ribadito la indispensabile correlazione, nella natura del disturbo, della “prospettiva del mondo delle emozioni e delle relazioni” e in particolare “dell’atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli”; nello specifico, tra i componenti del quadro patologico, troviamo anche il senso di colpa. Ora, nel film, la vicenda corporale di Olivia è complessa (ha in sé i resti del suo gemello scomparso in fase di prenascita) in un modo che non è facile generalizzare a livello di patologia, anche se il suicidio della madre è un accento che si posa in giusta misura sulla correlazione detta sopra e mostrata nel film. Ci soffermeremo percio sui riferimenti al quotidiano che ci vengo esplicitamente dati dal gruppo.
Al livello delle convenzioni culturali ci sono connotazioni definite ma comunque deboli: Nicole viene ‘vestita’ per un attimo da manager, coniugando questo ruolo alla durezza caratteriale che esprime anche quando propone ad Olivia di cederle la casa. Un’altra ragazza è pittrice, mentre le altre tre non offrono elementi precisi per individuare un loro ruolo sociale. Permangono invece gli ‘usi consolidati’ che ci si può attendere da un gruppo di ragazze: pettegolezzi maliziosi, compresa la unanime definizione di Olivia come ‘un piccolo mostro’.
Prima di iniziare il digiuno, ogni ragazza confessa al resto del gruppo ciò che odia di sé stessa: Nicole: “Odio la sensazione di perdere tempo”
Un’altra: “Odio la negatività, è un tale spreco di tempo”
Un’altra: “Odio le emozioni”
Olivia: “Odio sentirmi…in colpa”
Nicole: “In colpa per cosa? Perché non provi a esistere?”
L’odio è la dimensione interiore delle ragazze, ma anche quella delle loro relazioni, nonché quella in cui è cresciuta Olivia. In una delle sequenza successive, la ragazza ‘alternativa’ del gruppo, ricordando dell’incidente della sorella opera un raccordo immediato con la salsa di pomodoro che getta nello lavabo: “Che schifo, mi ricorda il sangue”. E ancora su un sentiero alberato: “Questo posto mi ricorda il Perù…mi ci ha portato quella nevrotica di mia madre”.
Si arriva alla scena in cui ognuna deve adesso confessare lo scopo che persegue nel digiuno:
Nicole: (con tanto di foto) “diventare un portatile, cioè assumerne le caratteristiche: modernità, efficienza, produttività e avanzamento finanziario”
Pittrice: “io un pennello: è sempre appuntito, controlla il flusso del colore ed ha la possibilità di tornare indietro”
In quest’ultima affermazione c’è una rima storiografica con certa storiografia e letteratura analizzata da M.G. Muzzarelli e F. Tarozzi in cui un regime moderato di alimentazione della donna, serviva a mantenere un’arguzia e una flessuosità della mente.
Continuando:
Ragazza alternativa: “Io voglio diventare una ruota, in sanscrito ‘Chokra’, è anche il centro dell’energia. Io voglio allineare i miei chokra…e perdere anche qualche chilo”
Un’altra: “Non passare più serate a mangiare lecca lecca”
Olivia: “Io non ho scelto nessuna foto” – delineando su di sé, con le mani, la propria silhouette – “la mia foto è questa [...] La mia ombra non mi ha mai abbandonato, neanche nel buio. Con il digiuno, spero di farla scomparire.”
Il quadro che emerge è quello di personalità complesse, e ingarbugliate senza soluzione tra il piano della profondità e quello della superficialità, ed in questo disturbate proprio nel loro essere corpo.
La situazione più inestricabile è quella di Olivia, in cui il classico tema del doppio subisce una implosione proprio in forma di assorbimento alimentare. Quando era solo un feto ha infatti ‘incorporato’ i resti di un gemello con cui condivideva geni, sacca placentare e poi ‘scomparso’ durante la gestazione. I frame istantanei, come dei cortocircuiti, insistono: “Twins, absorbed, wanishing, surviving”. Nel flashback in cui rivede il colloquio tra lo psichiatra e la madre: “E’ come se una parte di Olivia fosse morta prima di nascere”. Ma il senso di colpa che conduce la madre a suicidarsi con un pacco regalo a forma di piccola bara, stretto tra le braccia, accompagnerà la vita di Olivia. Un colloquio davanti allo specchio (isotopia dai richiami vastissimi), in cui la doppiezza ingerita si affronta finalmente in uno scontro interiore, è la preparazione alla strage che compirà, arrivando addirittura a mangiare il labbro di un’amica dopo averla attirata in un bacio saffico. Proprio un altro bacio tra due donne (l’altra è la madre) sotto una pioggia di sangue, sarà l’evento pacificatorio della furia della ragazza, che si suiciderà, gettandosi nel profondo del mare.
Come spiegato nell’introduzione, la scelta dei due film ha tra le motivazioni il fatto che siano usciti ai due estremi del periodo di generazione del Postmoderno. La stessa scelta di un formato di comunicazione come quello cinematografico trova spiegazione nella purezza di messa a fuoco che è concessa nella esplorazione del Postmodernismo, dalle immagini filmiche. Senza soffermarci sugli aspetti propriamente cinematografici, vediamo come quest’idea abbia dei risvolti pratici di espletazione nel secondo film in confronto al primo, ancora non intaccato. In breve sintesi, sappiamo che i punti chiave in ottica psico-comunicativa postmoderna sono: delirio, allucinazioni, appiattimento affettivo, anedonia, ritiro sociale. Cinque componenti che, comme abbiamo mostrato, sono presenti in un grado minimo, sottovalutato, non ancora elaborato, nel film di Ferreri; esplicite e pervasive avversarie in quello di Infascelli: “Quando digiuni, ti trovi faccia a faccia con le parti lacerate di te stessa, e che non hai accettato”.
…CONTINUA…
Giovanni Modaffari
Bibliografia:
- Bragaglia, Cristina Eccessi e disturbi alimentagli sugli schermi degli ultimi decenni: per un confronto Italia-USA in Muzzarelli, M.G. e Re, Lucia IL cibo e le donne nella cultura e nella storia 2006 CLUEB
- Violi, Patrizia Le tematiche del corporeo nella Semantica Cognitiva in Gaeta, Livio e Luraghi, Silvia Introduzione alla Linguistica Cognitiva 2003 Carocci, pag.69
- Barthes, Roland 1975 Miti d’oggi Einaudi
- Gaeta, Livio e Luraghi, Silvia 2003 Introduzione alla linguistica cognitiva Carocci
- Muzzarelli, Maria Giuseppina e Tarozzi, Fiorenza 2003 Donne e cibo. Una relazione nella storia Mondadori Bruno
- Muzzarelli, Maria Giuseppina e Re, Lucia 2006 Il cibo e le donne nella cultura e nella storia. Prospettiva interdisciplinare CLUEB
- Zanetto, Giuseppe 2007 I miti greci Biblioteca Universale Rizzoli






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