Tutto o niente. Desiderio, mito, patologia nel piatto-donna (Terza puntata)

sabato, 2 maggio, 2009
Tags: , , , , , , , , , ,
3 Commenti




persefoni1Deghom mater

Una saldatura tra i due estremi ci viene offerta da un caso d’ispirazione mitico: il rito delle di (RC).

Il rito delle Persephoni, che si svolge ogni domenica delle , prende il nome dall’adattamento della cerimonia al culto di Persephone e Demetra (ricordiamo che nella vicinissima Locri, centro della Magna Grecia, c’era il più importante tempio dedicato alla dea del grano e dell’agricoltura), ma è riconosciuta un’origine ancora più antica che risalirebbe ai culti preistorici della Terra Madre (deghom mater: Demetra).

Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, venne rapita da Ade, dio dell’oltretomba, che la portò negli inferi per sposarla, contro la sua volontà. Le venne offerta della frutta, ed ella mangiò contro voglia sei chicchi di melograno: chi mangia i frutti degli inferi vi rimarrà per l’eternità.

La madre, che prima di questo episodio procurava agli uomini interi anni di bel tempo e fertilità delle terre, reagì adirata al rapimento impedendo la crescita delle messi, scatenando un inverno duro che sembrava non avere mai fine. Intervenne Zeus: visto che Persefone non aveva mangiato un frutto intero, sarebbe rimasta nell’oltretomba solo per un numero di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati, potendo così trascorrere con la madre il resto dell’anno. Così Persefone avrebbe trascorso sei mesi con il marito negli inferi e sei mesi con la madre sulla terra. Demetra allora accoglieva con gioia il periodico ritorno di Persefone sulla Terra, facendo rifiorire la natura in primavera ed in estate. Questo era un che esaltava insieme il valore del matrimonio (sei mesi a fianco dello sposo), la fertilità della Natura (risveglio primaverile), la rinascita e il rinnovare la vita dopo la morte.

I primi raccordi con il nostro discorso ci vengono sicuramente dagli eventi dell’isolamento e dalla rigenerazione/ metempsicosi (trasmigrazione dell’anima dopo la morte in un altro corpo e che vede quest’ultimo come prigione della prima). Ricordiamo inoltre come nel già citato L’ape regina il protagonista muoia, consumato dalla , al momento della nascita del figlio.

persefoni2Per un’esauriente descrizione del rito di Bova, proponiamo un passo da uno scritto di uno studioso locale, Bruno Traclò:
“Ogni anno la domenica delle Palme (ingresso di Cristo in Gerusalemme) a Bova- (RC), i bovesi celebrano un rito unico e spettacolare, sconosciuto nel resto della Regione.
L’usanza si manifesta come un momento di collettiva sacralità popolare, e consiste nel portare in processione, fino al santuario di San Leo , principale chiesa di Bova, delle grandi “statue” femminili “scolpite” con foglie di ulivo, (varietà Chianota-Sinopolese). I contadini, nelle settimana precedenti, intrecciando con maestria e pazienza, foglie di ulivo intorno ad un asse di canna, costruiscono delle figure femminili, le cosìddette “pupazze”.
Al termine di un laborioso procedimento di assemblaggio, le “figure”, differenziabili per dimensioni in madri e figlie, sono “vestite” cioè, abbellite ed adornate con fantasia con fiori freschi di campo, arricchite ed ingioiellate con frutta fresca e primizie. (…). Dopo la loro benedizione, le sculture, portate fuori dalla chiesa, sono avvicinate dalla gente, ‘spogliate’, decomposte in frammenti, le “steddhi,”che vengono distribuite tra gli astanti”.

E’ interessante una dichiarazione dell”autore del film Isotta, Maurizio Fiume: “il non è assolutamente un’evasione, ma gioca un ruolo fondamentale nell’organizzazione della famiglia, soprattutto meridionale. Assieme al sesso, le modalità con cui viene preparato e consumato sono fondamentali nella formazione dei figli. Addirittura, penso che arrivi a condizionare la morfologia delle persone”. Tra le letture proposte da Barthes per decifrare il mito, la più idonea in questo particolare uso, è certamente quella in cui “il concetto lascia riempire la forma del mito senza ambiguità, e mi ritrovo davanti a un sistema semplice, in cui la significazione ritorna letterale”. Il corpo della donna è terra e acqua, nutrimento, è la sede della vita e la prova dell’esistenza di cui è dispensatrice, non solo in questa presente, ma in quelle che verranno, sgorgando per un meraviglioso ossimoro, proprio dalla morte.

Così Rea dal velo splendente parlò a Demetra: «Vieni, figlia: Zeus onniveggente, signore del tuono, ti chiede di tornare in mezzo agli dei, e promette di darti qualunque privilegio voglia fra gli dei immortali. Stabilisce che tua figlia, anno dopo anno, per un terzo del tempo stia dentro la densa tenebra e per due terzi accanto a te e agli altri immortali. Così dice che avverrà: lo ha sancito con un cenno del capo. Obbedisci, figlia mia, ti prego; non nutrire una collera incessante contro il Cronide dalle nere nubi. Presto: fa’ crescere per gli uomini i frutti nutrienti!».

Cosi disse, e obbedì Demetra dalla bella corona, e subito fece spuntare il frutto dalle campagne feconde, e tutta l’ampia tessa si ricoprì di foglie e di fiori”.

(‘Inno omerico’ , VI a.c.)

Giovanni Modaffari

Bibliografia:

- Barthes, Roland 1975 Miti d’oggi Einaudi

- Bragaglia, Cristina Eccessi e disturbi alimentagli sugli schermi degli ultimi decenni: per un confronto Italia-USA in Muzzarelli, M.G. e Re, Lucia IL cibo e le donne nella cultura e nella storia 2006 CLUEB pag.206

- Gaeta, Livio e Luraghi, Silvia 2003 Introduzione alla linguistica cognitiva Carocci

- Muzzarelli, Maria Giuseppina e Tarozzi, Fiorenza 2003 Donne e cibo. Una relazione nella storia Mondadori Bruno

- Muzzarelli, Maria Giuseppina e Re, Lucia 2006 Il cibo e le donne nella cultura e nella storia. Prospettiva interdisciplinare CLUEB

- Zanetto, Giuseppe 2007 I miti greci Biblioteca Universale Rizzoli

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader
  • Blogger
  • Google Buzz
  • Digg

3 Commenti »

MICUZZEDDU dice:

anche da questo articolo traspare l evidente superiorità culturale del popolo della bovesia!ghghgh

Denise dice:

Micuzzeddu, perdonami, ma è mai possibile che ogni volta che una persona tenti di elevarsi dalla conversazioncina quotidiana per andare a fondo a temi e questioni di particolare interesse (ai più non immediatamente evidente) debba sentirsi tacciato di saccenza e snobismo? Davvero, non c’è meccanismo più mortificante per un talentuoso, da tutti costantemente invitato a censurarsi, a inibire il suo talento e la sua curiosità, per assecondare lo sguardo malizioso del popolino.

micuzzeddu dice:

cara denise…il mio intervento precedente che tu hai pensato essere ironico….era serissimo!!!!!!!il comprensorio della bOVESIA è un oasi culturale nella provincia di Reggio Calabria…per quanto riguarda giovanni,puo scrivere come vuole…..(anche se un po saccentucolo lo è ed io lo conosco bene)… adios!

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti