“Ditegli sempre di si”: un altro allestimento banale!
Teatro Stabile di Calabria (GITIESSE ARTISTI RIUNITI )
presenta: “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo
Attori: Geppy Gleijeses, Gennaro Cannavacciuolo, Gigi De Luca, Antonio Ferrante, Lorenzo Glejeses, Ferruccio Ferrante, Gina Perna, Stefano Ariota, Laura Amalfi, Felicia Del Prete
Scene: Paolo Calafiore
Costumi: Gabriella Campagna
Luci: Luigi Ascione
Musiche: Matteo D’Amico
Regia: Geppy Gleijeses
La commedia firmata Eduardo De Filippo è del 1927. Viene rappresentata per la prima volta nel 1932 per la regia dello stesso autore e interpretata, oltre che dai tre fratelli De Filippo, anche da Dolores Palumbo e Tina Pica. La trasposizione televisiva è del 1962, con Regina Bianchi e Antonio Casagrande, anch’essa per la regia di Eduardo. La compagnia del figlio Luca, mette in scena la commedia per la biennale di Venezia nel 1984, ancora col padre alla regia.
Ulteriori rappresentazioni, per la regia di Luca De Filippo, nella stagione 1997-98, vedono lo spettacolo sbarcare oltre oceano.
La vicenda ruota attorno a Michele Murri. Il protagonista è appena uscito dal manicomio e viene accolto in casa dalla sorella Teresa, unica a conoscere i suoi trascorsi di follia. E’ la pazzia a far sì che Michele dia peso e prenda alla lettera tutti i discorsi sentiti. Da questo presupposto nascono tutti gli equivoci e le gags della commedia. Michele immagina un inesistente matrimonio per sorella, predispone, al fine di aiutare un amico, l’invio di un telegramma che ne annuncia la morte.
Infine, tenta di tagliar la testa di un giovanotto innamorato per salvarlo dalla pazzia. Secondo lui la follia si insidia nella testa ed è lì che si deve snidare.
Il finale dolce amaro vede la sorella bloccare il folle gesto e riportare Michele in manicomio.
L’allestimento è semplice ed ordinario e non riesce a spiccare mai il volo. Nulla trapela del desiderio che aveva De Filippo di sottolineare la diversità che veniva tarpata nel dopoguerra. Il ritmo è basso. E’ un rasoterra che affonda nel secondo tempo, e, alla fase conclusiva, va tanto giù da scavare un solco.
La follia del protagonista Michele è resa senza particolari trovate interpretative e non coinvolge e trascina alla risata come invece il testo vorrebbe.
Il giovane Lorenzo Gleijeses è ammirabile. Esperienza e doti dei caratteristi Gennaro Cannavacciuolo, Gigi De Luca e Antonio Ferrante, non bastano a tirar su uno spettacolo che parte già sottotono dai primi momenti. Le scene surreali di Paolo Calafiore sono eleganti e non ordinarie. Le musiche inesistenti. Il disegno luce semplice. I costumi coerenti al contesto degli anni cinquanta.
Quest’ultimo allestimento della stagione di prosa del teatro Cilea è prodotto dalla Gitiesse Artisti Riuniti, società che fa capo al direttore artistico del teatro reggino, nonché fondatore del ‘Teatro Stabile di Calabria’ istituzione con un nome pubblico ma a carattere privato. In scena ancora, di nuovo, un’ennesima produzione targata Campania, ma con nome calabro! Perché? Quando si deciderà il nostro caro direttore artistico a produrre ‘Calabria’ e a far lavorare calabresi nel nostro teatro? Ci chiediamo a cosa e a chi serve questo genere di spettacoli. Perché continuare a proporli (e ci si riferisce a ¾ di programmazione teatrale) in un momento storico nel quale tutto serve eccetto che banali allestimenti classici?
Non ditegli sempre di si! Dite si a chi osa, rischia, soffre, vive e ama il teatro e tutta l’arte in generale, ma non al commercio della stessa; si all’amore per le scelte di qualità e per tutte le forme di espressione fatte con onestà intellettuale, ma non alla spettacolarità senza contenuti e al fumo che annebbia e non lascia riflettere. Pretendiamo un teatro che sviluppi e solletichi le coscienze, che diverta o incanti ma che abbia una forte motivazione di esistere e di venire alla luce.
Il teatro è un’esigenza, un mezzo alto di comunicazione; non può essere usato per scopi lucrativi e discrezionali. Probabilmente la riflessione dello spettatore non è cosa che interessa. Uno spettatore meno saggio, meno colto, è un cittadino più abbindolabile, un vuoto da riempire nelle occasioni che servono.
E’ un voto che meglio si indirizza!
Andy Gentile
Link:
- http://www.teatro.org/spettacoli/comunale/ditegli_sempre_di_si_500_1576





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