Saggio semiclassista sul popolino delle libertà
Volevo fare alcune considerazioni, servendomi di un linguaggio rapido e facendo un’importantissima premessa: non sono una voce di sinistra, né una voce di destra, né un prete. Sono un cittadino annoiato.
A Reggio Calabria la stragrande maggioranza dei ceti popolari votano a destra, che attualmente è rappresentata dal sindaco Scopelliti, il quale ha viso sorridente, atteggiamenti simpatici, profonda fede amaranto e tanti amici a Roma, ed ha arredato in modo accattivante la vetrina del “Deposito Reggio”. L’importante è fare in modo che le attrazioni esposte in vetrina (i lidi, i lampioni nuovi, i cartelloni, i concerti dei cantanti famosi, l’autobus dei turisti…) riescano a stordire i piccoli cervelli reggini che in questo modo, appagati nel superfluo, non si interrogano sullo stato deprimente di tutto ciò che accade dietro…dove non attecchiscono le palme.
Mi si consenta a questo punto una rapida quanto stucchevole digressione storica e sociale.
Una volta i ceti popolari erano compatti, c’era quella che ancora in pochi, conservatori odiosi, chiamano coscienza di classe. Il nemico comune era il padrone, e poveri si univano facendosi rappresentare dai partiti o dai sindacati che li rappresentavano. Mamma mia quanto sono antico!
Ma oggi grazie alla democrazia, al libero mercato, al sogno americano, ai debiti e alle rate i poveri possono agevolmente fingere di essere benestanti, acquistando automobili sportive, antenne paraboliche, telefoni cellulari all’avanguardia: in pratica la prendono in culo due volte, e per sentirsi benestanti a tutti gli effetti votano destra, anche perché la sinistra fa tanto schifo che è imbarazzante ascoltarne anche un solo comizio o proclamo.
Ecco, a Reggio Calabria questi fenomeni sono amplificati come il suono di un altoparlante in una cassa armonica.
Gli abitanti delle periferie destrutturate e decadenti si spostano progressivamente a destra man mano che il degrado cresce, e detestano tutto ciò che si configura come sinistroide, disprezzando in malomodo ogni parola di chi, per ingenuità o per interesse, dichiara di volerli tutelare e rappresentare.
Una volta, circa quattro anni fa, in un rione nei pressi di Via Sbarre, il noto Rione Marconi, un centinaio di militanti di sinistra, ma anche volontari e cittadini non schierati, si unirono compatti per impedire alcuni sfratti dalle case popolari. Gli abitanti delle suddette abitazioni, per riconoscenza, manifestarono apertamente tutto il loro disprezzo per presunti no-global, comunisti e drogati, ricorrendo poi a tutt altre forme di tutela (…) per rivendicare il loro diritto di abitazione. Per loro quella mobilitazione e quel gesto di solidarietà rapprentavano un disonore, un’onta.
A Reggio Calabria i poveri votano quasi tutti a destra, e i politici sanno esattamente da dove provengono i voti, con un grado di approssimazione che rasenta il “casa per casa”.
Nei quartieri serbatoio (di voti) le superfetazioni, le speculazioni edilizie, l’abusivismo, le facciate variopinte, i balconi non autorizzati, le verandine orribili si moltiplicano a ritmi vertiginosi, e il comune lo sa, ma non interviene, e se lo fa lo fa solo raramente, con la massima cautela di chi mentre ti blocca i lavori di un balcone, te ne promette due per le prossime elezioni.
Certi quartieri sono opere d’arte dal dubbio gusto, accozzaglie di elementi senza continuità, cumuli di difformità intervallati da antenne paraboliche inchiodate su facciate asimmetriche, policromatiche. Ho visto imprese edili che per riverniciare la facciata, davvero non riuscivano a capire che criterio seguire per montare i ponteggi, dato che lungo un prospetto di quindici metri coesistevano sei o sette elementi differenti l’uno dall’altro, ognuno frutto di un capriccio momentaneo, ma causa di un danno permanente. Spesso non è possibile risalire, neppure carta alla mano, alla forma originaria di certi isolati.
Negli stessi quartieri l’acqua corrente, il più delle volte, è disponibile solo alcune ore al giorno.
Negli stessi quartieri gli angoli delle strade fungono da enormi cassonetti dove gli abitanti depositano elettrodomestici, elementi di arredo, pezzi di automobili e tanto, tanto altro ancora.
A Reggio Calabria la schiacciante maggioranza dei ceti popolari votano la destra, chiedono favori agli amici dei cugini dei politici di destra, raccolgono bidoni d’acqua per la notte e per l’estate, vivono in mezzo ai rifiuti ma in compenso possono costruire tutte le schifezze che vogliono, perché nessuno gli dirà nulla, perché i politici non hanno nessuna intenzione di perdere i voti. E allora questi politici chiudono un occhio, poi anche l’altro, fanno piccoli favori insignificanti ma altamente suggestivi per i piccoli cervelli reggini, e i ceti popolari, più o meno poveri e disagiati, che una volta erano compatti contro il padrone, oggi fanno rate, salgono sulla loro macchina nuova (sempre cafona), tengono in mano il loro nuovo cellulare e vanno a passare la domenica a Port Bolaro, canticchiando lungo il viaggio canzoni anticomuniste.
Non sono una voce di sinistra, e non sono una voce di destra, ma tutto questo mi fa sorridere di disprezzo.
Nicola Casile





ba,una critica sterile….io che da anni vivo a Napoli e tra Iervolino e bassolino ho visto cose al di là di ogni possibile immaginazione; tra giugno e luglio di 2 anni fa, per fare un esempio, quando ancora c’era l’immondizia per le strade, la notte dovevo stare con le finestre chiuse, perchè davano fuoco ai cassonetti e mi arrivava tutto il fumo in casa, per non dire cosa non usciva da quei cassonetti tra blatte, zoccole, odori di varia natura con la monnezza in putrefazione al sole….e c’è voluto Berlusconi per risolvere la situazione o se non altro ha fatto meglio del centrosinistra.
Ora voglio dire, non è questione nè di destra ne di sinistra, è solo che la gente si è abituata a questo status quo. Siamo abituati alla pappa pronta, per avere di più bisogna darsi da fare e se il prezzo da pagare è quello di andarsene be…ben venga.
beh aspra realta quella reggina…Quello che hai dimenticato è che alla base di tutto ciò, di una mentalita come dire…”accettazionista” c’è una motivazione ben precisa.
Il motivo di tutto è la cultura.
Quei reggini che urlano a gran voce comunisti di merda, quelli che si autodefiniscono fascisti per dire che sono di destra.
Beh quelle persone purtroppo sono solamente poco informate. Non sanno cosa è la destra e cosa è la sinistra. hanno un idea della politica che è quella che apprendono dai tg, non leggono non si informano. Non conoscono la nostra storia, quella dell Italia intendo, sopratutto quella degli ultimi 20 anni.
Una storia di destra e di sinistra senza distinzioni ma dalla quale si dovrebbe imparare prima di andare a votare…sia a destra che a sinistra.
allora io vivo ormai in umbria da dieci anni ma sono nato e cresciuto a reggio fino hai 19, premetto che sono apolotico da circa 15 anni e che ormai ho il rigetto di ogni sua forma, ma concordo con il quadro fatto nel saggio qui sopra, concordo anche con il fatto che ormai il popolo italiano non soltanto il reggino sia un popolo che vive e crede e pensa in funzione di cio che la tv propina,senza contare la totale mancanza di conoscenza della storia contemporanea da parte di molti se non di tutti, sembra quasi che si voglia dimenticare in fretta di come la storia italiana si sia evoluta (in peggio) nell’ultimo ventennio , e come ahime capita in questi giorni ci si ricorda dei grandi uomini solo nel giorno della loro morte e gli si da il giusto tributo solo dopo essere dipartiti. Oggi dove la cosa piu importante per la maggior parte dei giovani e essere una velina o un tronista, dove andare al grande fratello o in qualsiasi altro rality, sia lo scopo ultimo da raggiungere, dove la superficialità e ovunque…bhe credo che tutti dovremmo riflettere e domandarci ma vogliamo dare questo hai nostri figli…vogliamo far pagare le nostre mancanze nella costruzione della società, come in passato i nostri ci fecero pagare a noi?