Giornalismo in Festival – Lectio magistralis del Premio Pulitzer Seymour Hersh





“The change come because of us, not because of politics”

“Bush and Cheney is a criminal enterprise”

“Our job is not to be in love with the president”

img_2102Per l’ultimo “capitolo” dello speciale dedicato al Festival Internazionale del giornalismo che si è tenuto ad aprile in quel di Perugia ho deciso di proporre quello che è stato, per me, l’incontro più importante e significativo di tutto il festival: Hersh – Attacco alla costituzione americana – Politica e Media.

Hersh scrive per la rivista “The New Yorker” da diversi anni e si occupa di politica internazionale. Un numero del settimanale Internazionale di un paio di settimane fa ha riportato l’ultima sua sui rapporti tra gli Stati Uniti e uno stato strategico nello scacchiere del Medio Oriente: la Siria. Ma Hersh è una pietra miliare del giornalismo mondiale in quanto ha scoperto e scritto di alcuni dei casi più controversi di tutta la storia degli ultimi 50 anni. Ha vinto il Premio per l’ sul massacro di My Lai, compiuto dai soldati statunitensi nella guerra del . Una delle sue ultime inchieste più rumorose è stata la scoperta delle torture nel carcere di Graib in Iraq. Ricorderete tutti le immagini crudeli dei comportamenti adottati dai soldati americani nei confronti dei prigionieri iraqueni. L’accento è posto sulle insane forme di torture basate sulla violazione “scientifica” del corano (per es le docce fatte tutti insieme).

abu-ghraib2Nella sua lezione Hersh ha raccontato il modo in cui è venuto a conoscenza di queste violazioni dei diritti umani. Il tutto è partito da una serie di foto viste dalla mamma di una donna soldato statunitense che prestava servizio presso Abu Graib. La donna non è riuscita a contenere lo sdegno per quelle immagini e le ha mostrate al giornalista sapendo di metterle in buone mani. E’ stato molto toccante sentire come una madre abbia provato profondo dolore nel denunciare un crimine contro l’umanità esercitato dalla propria figlia e dagli altri militari che, in teoria, sono in Iraq per difendere la sicurezza nazionale degli .

L’incontro col grande giornalista americano è stato aperto dal direttore dell’agenzia giornalistica ANSA Gianpiero Gramaglia che ha sottolineato l’importanza del giornalismo d’inchiesta nello smascherare le bugie del potere, in ogni parte del mondo.

img_2100Secondo Gramaglia, l’attacco alle torri gemelle del 2001 ha forzato le coscienze dei americani che si sono fidati troppo delle verità che raccontava il potere politico americano. I europei, invece, sono più inclini a non credere al potere perchè in Europa tendenzialmente il potere non viene punito.

Una volta presa la parola, Hersh ha iniziato a smontare tutti i miti “europei” sulla di parola che tanto il vecchio mondo “invidia” agli Stati Uniti.

Gli Usa hanno violato i diritti umani in Iraq grazie anche a giornalisti e media che hanno voltato lo sguardo o, addirittura, sono stati conniventi con l’amministrazione americana. La vicinanza eccessiva tra potere politico e potere mediatico è un problema serio in tutti i paesi cosiddetti civilizzati e una frase in particolare pronunciata dal giornalista americano racchiude in se questo concetto riferito all’America:

“L’unica stampa che la Casa bianca ama è quella che può usare”

Nel proseguire la sua lezione, Hersh ha mostrato la prima pagina dell’Herald Tribune dei giorni in cui il presidente americano Obama era in visita in Europa per partecipare ad alcuni vertici internazionali. Obama ha chiesto all’Europa di mandare soldati in Afghanistan, ma ve lo dico sinceramente, quella è una guerra che non vinceremo mai. Ma in iraq l’aiuto di siria, turchia e iran possono essere davvero utili e influenti nel pacificare lo stato che i soldati americani non possono pacificare. Ha fatto un certo effetto sentire un grande giornalista dire con forza che Obama, nella sua politica internazionale va fermato. L’idea che qualcuno, chiunque, in guerra possa fare bene o meglio rispetto agli altri è una falsità. Le crudeltà, i feriti, i morti e il dolore sono gli stessi.

international-herald-tribuneIl giornale si era occupato soprattutto dei vestiti della moglie di Obama e di altre curiosità sul presidente americano. Solamente in fondo si trovava qualche racconto delle proteste che stavano avvenendo per le strade di tante città europee. Ma, anche qui, non è accennato minimamente alle motivazioni di queste proteste ma si raccontava solamente la cronaca delle violenze. Non si sa nulla di quello che si è detto né di quello che i manifestanti dicevano. I media mainstream tendono a distorcere la realtà perchè fanno attenzione ad aspetti particolari e di curiosità.

Una parte della Lectio Magistralis è stata dedicata ad un’analisi, da dentro, del mondo dei media negli States: “Ci sono bravi giornalisti ma sono una minoranza e io li critico sempre. A volte – ha continuato Hersh – penso che dovrei scrivere su un mio blog e lasciar perdere tutto il resto”.

Internet è veloce e multimediale, è tutta un’altra cosa rispetto alla stampa mainstream. Internet è fondamentale perchè coinvolge i che sono il futuro non solo dell’informazione ma di tutta la società.

Il lavoro dei giornalisti e un’informazione libera “possono cambiare le cose molto più della politica, ma quelli che ci riescono sono quelli più coraggiosi, quelli che investigano sui regimi politici e religiosi, sulla mafia, quelli che rischiano la morte e che a volte vengono uccisi per il loro lavoro. Quelli che partono dal sangue della gente e lo seguono verso l’alto, fino ai punti più alti della nostra società”.

“I giovani giornalisti con le loro piccole telecamere, con i loro stumenti digitali possono raccontare davvero quello che succede, sono loro il futuro”.

img_2101Hersh prosegue raccontando di aver chiesto agli organizzatori del festival quanti giovani giornalisti di grandi testate fossero presenti all’incontro. la risposta è stata che erano presenti davvero in pochi. A detta del giornalista: “Pensano tutti a fare carriera e ingraziarsi i favori dei propri direttori, mentre i loro occhi e le loro parole possono essere davvero potenti per cambiare le cose”.

Per quanto riguarda il rapporto tra informazione e politica e, più specificatamente, tra giornalisti e politica Hersh sostiene che

“We all deal with politics”

Anche i giovani che vogliono cambiare il mondo hanno un’agenda politica ma devono svilupparla in base ai propri pensieri e non inseguendo direttive calate dall’alto che hanno l’obbiettivo di oscurare fatti, eventi e notizie scomode.

Verso la fine dell’incontro è stato molto interessante e divertente ascoltare il suo racconto sulle sue esperienze vissute nell’esercito con il gruppo di soldati americani poco scolarizzati che pensavano di essere stati mandati in Vietnam a combattere il comunismo ma che, in realtà, il nemico non l’hanno mai neanche visto.

“I ragazzi fumavano joints, stavano al campo tra di loro, quando andavano nei villaggi distruggevano quello che trovavano e poi tornavano ai loro campi, come fosse una cosa normale”.

I media mainstream americani stanno fallendo perchè guardano al presidente ancora come ad una rockstar. Il vecchio e “romantico” ruolo di “cani da guardia del potere” attribuito ai giornalisti è pressocchè estinto tra i professionisti statunitensi fatte salve le dovute eccezioni.

“Negli Stati Uniti c’è pochissima informazione, siamo senza speranza ma su internet si può trovare l’informazione europea”.

Ha fatto un certo effetto ascoltare questa affermazione perchè in Italia, e probabilmente in buona parte d’Europa, potrebbe essere ribaltata completamente in favore del giornalismo statunitense.

pr104465-1501x2251Un ultimo consiglio che Seymour Hearsh ha dato alla folla presente è stato:

“Don’t depend from the mainstream press”.

“Il futuro siete voi” ha detto Hersh rivolto a chi con coraggio racconta quello che sa in maniera diretta con gli strumenti della rete. “Ho paura dei blog – ha concluso prima di rispondere alle domande del pubblico – perchè ci sono tantissime falle e tanta ignoranza, ma ci sono anche tante cose veramente buone”.

Che il futuro siamo noi, ne siamo consapevoli. Il problema vero è che troppo frequentemente sembra che ce ne dimentichiamo!

Alessio Neri

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