Indizi per scoprire sinistri tizi
Ne parlano in tanti, e qualcuno ci ha anche scritto dei libri. Spesso non condivido le critiche pretestuose di chi lo addita con l’intento di screditare l’intero mondo al quale lui fa riferimento, ma è innegabile la sui influenza nella società.
Mi sono imbattuto in numerosi blog di stampo reazionario pieni zeppi di saggi riguardanti il tipo di persona in questione, ma il mio punto di vista è caratterizzato dall’amarezza dell’obiettività, poiché non ho bisogno di denigrare i pochi soldati lavativi come se rappresentassero l’intero esercito.
E’ inconfondibile nei modi e nelle azioni, proprio per sua scelta, e si aggira tra di noi con il naso teso (…) ed un fare da illuminato. Può essere donna, può essere uomo, ma sovente ama collocarsi al bordo tra le due definizioni che, espressione di uno schematismo concettuale obsoleto, considera strette e antiquate.
C’è chi ci arriva da solo, chi invece si adegua al gruppo, al fidanzato o all’amante…
Ha fiutato che proclamarsi di destra senza se e senza ma negli anni 2000 è quantomeno anacronistico, e per questo proferisce frasi e formule usuali per identificarsi dalla giusta parte, quella che, se gestita con la giusta cautela, conferisce un certo fascino, un’eleganza ricercata ed un non so che di interessante.
Generalmente approda a tali prese di posizione, per lo più artificiose e prive di riscontri concreti nel reale, dopo aver transitato a lungo nel disimpegno più forsennato, oppure in seguito ad un adesione “per principio” alla compagine opposta, quella che dopo un po’ sta stretta, specialmente per chi sceglie di frequentare un’università e di proiettarsi rapidamente in un nuovo ambiente sociale, elevandosi di almeno tre piedi oltre la terra di prima.
Quindi appoggia e sostiene le cause più disparate, concentrandosi maggiormente su quelle meno impegnative e/o meno utili, riscoprendo improvvisamente una commovente vocazione animalista, naturista, vegetariana o popolare. Ma non si sporca di popolare, e la tarantella preferisce ascoltarla e osservarla da lontano, dato che solo i più audaci, di tanto in tanto, ripongono i loro costosi accessori di sinistra e si lanciano in un breve ballo, una sorta di concessione regale al popolo.
E tentando di dare l’impressione al “pubblico” che l’aspetto non sia poi così importante, investe buona parte del suo tempo e del suo danaro pianificando l’immagine di se, selezionando dai migliori negozi etno, vintage o frik i costosi capi che contribuiranno a conferirgli fascino e ricercatezza. Un modo come un altro per lanciare chiari segnali d’appartenenza, ma con prerogative esclusivamente estetiche.
Si lascia andare ad un sano nozionismo filosofico, letterario o artistico, che se non sfocia nello stucchevole, ha invece i connotati di un’infarinatura debole, incapace di persuadere anche il più sprovveduto dei suoi adepti.
Le disquisizioni musicali poi sono il meglio del suo repertorio, poiché qualcuno diceva “quel che ascolti è quello che sei non scordartelo mai”. Ci sono dei musicisti e delle band che sembrano esistere proprio per loro, concepiti a misura del loro stereo e utilissimi a fargli dimenticare che l’uno maggio, ad esempio, è la festa dei lavoratori e non della musica.
Se è ancora fanciullo, frequenta la migliore scuola privata; se è ragazzo sceglie l’università privata; se è adulto ci iscrive il figlio, ma la sera ai caffè letterari contesta i finanziamenti alla scuola privata.
Lungi da me il voler generalizzare in maniera odiosa esponendomi a severe critiche di pressapochismo e superficialità, ma vi assicuro che in linea di massima tutto quadra.
Eppure non posso biasimarlo, quando per mezzo di concetti puerili e approssimativi si inserisce in modo maldestro in discussioni di stampo politico e sociale delle quali, pur non conoscendo proprio nulla, comunque tenta sempre di interessarsi, nelle giuste occasioni, quando chiacchierare semplicemente del più e del meno farebbe tanto “cafone”.
Non è povero, e neppure piccolo borghese: nella maggior parte dei casi è proprio una persona ricca, e ne conosco anche di nobili, con titoli e cognomi nobiliari e proprietà sparse sul territorio.
Si sporca dunque la bocca di sinistra, ma non di certo i foulard, le collane e le borse: sono nate ditte che producono articoli finto-trasandato proprio per lui, per accontentare la sua vanità ma nello stesso tempo la sua voglia di distinguersi dal comune borghese che, non potendosi o non sapendosi elevare spiritualmente, deve fare ricorso alle solite griff e alle solite marche.
Si sporca la bocca di sinistra ma non le mani, dato che prende silenziosamente le distanze dalle lotte dure, quelle che si combattono in strada, lontane dalle righe dei giornali e dalle redazioni eleganti.
Parla di sinistra ma nessuna delle sue azioni ha un minimo di coerenza, perché l’essere è molto più impegnativo del proclamarsi, e perché alla fine a lui interessa solo l’aspetto inutile della faccenda, quello vuoto e sterile ma senza dubbio…prestigioso? Nah
Il suo massimo slancio di militanza è uno spinello in riva al mare di fronte alla sua villa di vacanza, parlando di arte contemporanea e progettando un matrimonio in un agriturismo in campagna.
Potrei continuare a delineare le caratteristiche peculiari del suo profilo ma preferisco fermarmi qui, e porre a voi lettori, indipendentemente dal vostro credo politico, il seguente quesito, con un linguaggio ed una forma riggitana e confidenziale: ma non è che la sinistra in Italia è stata liquidata proprio perché, per il suo modo di porsi, a votarla son rimasti solo questo tipo di personaggi?
Non faccio neppure in tempo a digitare il punto interrogativo che già mi sorgono seri dubbi sul comportamento del sopra descritto elemento all’interno della cabina elettorale.
Ah, dimenticavo: la sua definizione esatta è radical chic. Da oggi ci farete caso quando vi gireranno attorno…o nell’altra ipotesi, avrete avvertito un senso di imbarazzo leggendo queste righe.
A voi dedico questi versi, tratti da un brano di uno dei miei cantautori preferiti. Scoprite chi è.
Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane:
non fraintendete non parlo di “quelle”, star con la gente più in basso sta male…
non ho rapporti con i proletari… soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala…lalalala…lalalala
Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato,
anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato:
la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala..
Nicola Casile






Ciao Nicola,
confesso di non trovare nella mia memoria personaggi adatti al “modello” che hai delineato. Io trovo che proclamarsi di destra nel 2000 sia molto meno anacronistico di quanto tu creda. Temo che sia attualissimo, non tanto per chi è al potere (ma sì), quanto per l’aria che si respira in generale.
se leggete quotidianamente “il giornale” o “libero” scoprirete che “radical-chic”nn assume lo stesso significato di quello descritto dall articolo…innanzitutto è un termine coniato proprio da quella area politica che detiene le proprie fondamente nel populismo…per nn dire nella plebe:ovvero l attuale destra italiana.I giornalisti destraioli nostrani hanno coniato tale espressione per individuare tutti coloro che,nonostante siano opulenti imprenditori o alto borghesi,pensano e votano a sinistra….è inoltre un espressione dispregiativa per indicare tutto quel giornalismo italiano che ruota attorno a Repubblica ed all Espresso….(per questo nn capisco cosa centrino la flavia vento e la ripa di meana…che rappresentano piu casi umani che esempi di radical chic)….utilizzano il termine radical per connotare l area politica di appartenenza..e utilizzano il termine chic per sottolineare la ricchezza dei tali da massacrare giornalisticamente.La mia tesi è pertanto che radical chic si nient altro che un termine coniato da coloro che nn accettano minimamente che: una persona ricca possa nn votare berlusconi,…. che essa possa mantenere un certo distacco da certi toni populisti e altamente volgari(nn so se avete mai letto un editoriale di Mario Giordano che sembra piu il resoconto di barzellette estive piuttosto che una sincera critica politica….)…che essa possa detestare tutta l amabile corte berlusconian-fininvestiana….in termini brutali essi definiscono radical chic tutti coloro che nonostante rappresentino un determinato ceto nn intendono scadere in un certo imbarbarimento dei costumi e di valori di cui essi sono i supremi portatori…..per quanto mi riguarda radical chic nn centra niente cn flavia vento e ripa di meana…..la mia opinione è che sia piu un appellativo simbolo di lotta tra borghesi,..una borghesia ridicola che ha perso tutto di borghese e diventa massa cn piacere…ed una che ancora mantiene un certo distacco….ricordo inoltre che un termine simile è stato coniato dal nostro amabile premier…..”sinistra caviale e champagne”…..eheheh….questa è la mia opinione…
mi è risultato parecchio difficile trovare delle foto adatte
ti do ragione quindi da questo punto di vista, ma mi ricordavo delle avventure sociali e politiche (o presunte tali) delle due personagge, e allora meglio quelle due che nessuna foto
per il resto, la mia analisi critica è mossa da sinistra, e nella premessa ho puntualizzato esattamente ciò che tu invece mi contesti, cioè il tentativo subdolo di certa destra di screditare in questo e in altri modi le scelte alternative al pensiero unico
io so esattamente che alla fine degli anni ottanta andava di moda la piacevole leggenda che Agnelli era di sinistra (addirittura), e come lui oggi molti altri ricchi, capitalisti, per motivi loro, di interesse o di facciata, si discostano dal Berlusconismo che, in teoria, potrebbe rappresentare e tutelare meglio le loro aspirazioni
si, un ricco può votare chi vuole, accollandosi le sue misere contraddizioni soprattutto se è un ricco imprenditore, ma se ci continuano a confondere le idee e se si perdono ulteriormente di vista le differenze e i confini tra le classi sociali, allora la risposta delle masse sarà proprio dove dice Gaber….
Berlinguer diceva “compagni, allo sciopero mettete i cappotti buoni, poichè l’eleganza non è prerogativa dei borghesi…”, ma questa è un’altra storia
no nn volevo contestare nulla perchè convinto che il tuo punto di vista fosse di sinistra…ho piu che altro puntualizzato…ma la penso diversamente: un uomo ricco nn si accolla necessariamente delle misere contraddizioni…..ma questa è un altra storia.
Invece io credo che nicola abbia proprio azzeccato la situazione…Questa sinistra è troppo CHIC, và nei salotti a parlare di alta cultura, invece di andare nelle piazze e nelle fabbriche… Questa sinistra si erge in posizione monopolistica, nel mondo della cultura, come nella letteratura, snobbando le altre posizioni… Ci sono politici, giornalisti o presunti tali che ormai fanno solo salotto; beh anche se le mia visione è un po’ distante, nn ricordo 20-30 anni fà i “compagni” che andavano solo a far chiacchere, ma facevano le lotte. E oltre alle foto di nicola (davvero due casi umani) credo ce ne siano molte altre, dalla cara Palombelli, allo stesso Sansonetti, ormai ospite nei talk show e nei reality.
Poi che i ricchi possano votare chiunque è lecito, pero’ è molto contraddittorio, perchè poi usufruiscono delle leggi di berlusconi; sulle donazioni oltre 650 mila euro, oppure sugli sconti o esenzioni di tasse sull’acquisto degli yacth o delle macchine superlusso, ancora della depenalizzazione della bancarotta fraudolenta, o dei vantaggi imprenditoriali della legge biagi a scapito dei lavoratori. Per questa gente essere chic,acculturato e di sinistra fà solo STATUS, moda. E’ più grave invece il popolo o il ceto medio, parlando di classi sociali, che votano questo governo, che nn rapresenta nè destra nè altro, ma solo interessi di pochi e di lobby, ma questa è un altra storia…
io, per es, lavoro in una Fondazione che non fatico a definire di Sinistra Chic, ovvero tutta facciata di sinistra…
(A)lessio
Non ci piove che la sinistra italiana abbia perso la propria identità per strada….nn ci piove che nn vada piu in fabbrica se nn per incontrare l imprenditore(un calearo…un colanninno..una merloni..).la sinistra ha fatto degli errori nell attraversare delle mete necessarie…converrete cn me che il muro di berlino è caduto e l imprenditore nn è piu un nemico…il problema è quando alla sinistra italiana interessa solo l imprenditore o il banchiere e se ne fotte,dico,se ne fotte degli operai..però gimes tu pecchi di grande qualunquismo e demagogia quando ti rintani nel mito dell “egemonia culturale della sinistra”…mito caro a gasparri e pochi altri plebei…se parli della cultura passata cè soltanto da vantarsene della cultura di sinistra…se parli di quella attuale è l unica che si oppone all imbarbarimento assoluto perpetrato dalla destra…e se l imbarbarimento è proposto dalla destra evidentemente una cultura lontana da questo degrado passerà per “chic” per “snob”….cmq gimes continuia citare casi umani…barbara palombelli????suvvia……sansonetti….ma per favore……il vero punto della conversazione che è la questione crociale di tutta la sinistra italiana e se voi stimeresta o no un Renato Soru…il problema vero è se voi definireste un Renato Soru ricco quindi nn di sinistra.,..oppure ricco che puo anche far qualcosa di sinistra…questo è il vero punto
Mi spiace ma nn è demagogia, la maggiorparte degli intellettuali italiani si “dichiarono” di sinistra o almeno alternativi a questo governo (Dario Fo, Celentano, rita Levi Montalcini, Alain Elkan, De Benedetti,Santoro,ecc…).E’ facile parlare di reddito equo,eguaglianza sociale,ecc..stando seduto nelle poltrone televisive…Ma cmq la valuto come una loro onestissima valutazione,nient’altro. Sulla cultura passata ,beh tutti i politici rivendicano la cultura dei predecessori. I codici vigenti,civile e penale, sono stati scritti sotto il fascismo, i patti lateranensi uguale, l’assemblea costituente, sotto il governo DeGaspari, era per la maggiorparte composto da democristiani. Credo che sia un grave errore che noi cittadini rivendichiamo egemonie culturali, strumentalizzandole solo per becera difesa politica. Ti faccio notare inoltre che il discorso di Nicola era indirizzato a quella sinistra “estrema” e i casi son proprio quelli descritti. La questione che pone micuzzeddu è valida, ma Soru rappresenta un alternativa alla sinistra, se ancora consideriamo il PD di sinistra. Nn sono completamente contrario a Soru, pero’ sicuramente nn rappresenta la sinistra comunista, se mi consentite il termine. La sinistra deve cambiare modo di fare politica, è inutile continuare a dire che chi vota a destra è ignorante o plebeo, se l’alternativa nn c’è e la politica di sinistra è solo attaccare berlusconi persona… e nn le cazzate che politicamente combina ogni giorno!
tanto per fare un esempio pratico:
http://www.kelebekler.com/occ/fig/marini_bertinotti_patronigriffi.jpg
(A)lessio
la sinistra ha avuto sempre tante sfumature
io mi riferisco alla sinistra comunista, anticapitalista, che ha la falce ed il martello nel suo logo, che non ha bisogno di nasconderle e che propone un’alternativa alla società capitalista.
E’ questa sinistra che ha sbagliato negli ultimi anni frammentandosi, confondendosi appresso a ghei pride, dico, droghe leggere e altre questioni che storicamente non fanno parte del patrimonio di tale sinistra, e che se oggi vanno affrontate in quanto è mutato il contesto sociale, l’errore è stato pensare che un omosessuale disoccupato pensasse prima ai dico, poi a farsi una canne e poi, forse, al lavoro.
E i radical chic sono solo le facce più esposte e il lato più evidente di questa deriva folk.
La sinistra, nella fattispecie il partito comunista, ha una funzione importante che è quella del cambiamento radicale.
Tutto qui. Poi ognuno ha la sua idea di radical chic: io stigmatizzavo solo un fenomeno a mio avviso pericoloso, che allontana i lavoratori e le masse dalla sinistra, considerata ormai un movimento di snob, ricchi, omosessuali, drogati e libertini.
Ripartiamo dalle fabbriche, dalle campagne e dal salario sociale.