Orgogliosi di pretendere diritti civili e democratici
Sabato 13 giugno in centro a Roma si è tenuto il RomePride2009. La manifestazione, organizzata dal circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e dall’ArciGay ha sfilato ricca di musica, colori e costumi provocanti come ogni anno.
A dire la verità, quest’anno c’è stata qualche “difficoltà” in più. Le autorità comunali e di pubblica sicurezza hanno negato fino all’ultimo momento possibile l’agibilità democratica della città, adducendo come motivazioni scuse prive di senso che sono state smontate dal Tribunale Amministrativo Regionale che ha accettato il ricorso degli organizzatori della manifestazione e ha consentito al corteo di sfilare per il consueto percorso dei cortei cittadini. Tale percorso, da Piazza della Repubblica a Piazza Navona, era stato negato sulla base di un accordo incostituzionale firmato dal comune e dalle maggiori sigle sindacali e dei maggiori partiti politici (quelli che si spacciano, da una parte e dall’altra, come difensori della democrazia). Questo accordo prevede una serie di percorsi predefiniti per i cortei che si svolgono molto di frequente nella capitale.
L’intenzione è quella di tenere lontano dai palazzi del potere chi vuole esercitare il proprio diritto di critica nei confronti dei poteri di turno. In tutte le capitali del mondo si protesta davanti ai palazzi del potere; a Roma questo diritto si cerca di negarlo con la complicità di molti soggetti.
Per esempio, quel sindacato confederale di nome CGIL che ha firmato l’accordo con il comune di Roma – accordo che come detto sarebbe servito ad impedire al corteo dell’orgoglio omosessuale di sfilare per il percorso più classico di tutti, percorso che la CGIL conosce molto bene – e che ha riempito di manifesti abusivi tutti i lati del percorso della manifestazione citando l’art. 3 della costituzione e salutando il Pride con richiami alla laicità dello stato. Mi piacerebbe chiedere a lor signori da uno a dieci quanto si sentono ipocriti, oltre che palesemente antidemocratici…
E’ davvero strano notare come sempre di più in questo paese la democrazia siano i giudici a doverla difendere. Non è una cosa normale in un paese che si professa democratico e soprattutto è un segnale sempre più forte di quanto non sia più possibile fidarsi delle vecchie sigle e dei soggetti storici della nostra democrazia che stanno lavorando alacremente per consolidarne l’aspetto oligarchico.
Purtroppo per lor signori questa strada è difficile da percorrere non solo perchè ancora esistono i tribunali che difendono alcuni diritti dagli attacchi illegali ma perchè la gente che si attiva per difendere i propri diritti lo fa aprescindere dalle sigle. Hanno cominciato gli studenti de La Sapienza che sono stati sprangati dalla polizia la prima volta che hanno provato a violare il famigerato protocollo ma dalla seconda volta in poi è stato chiaro che reprimere movimenti democratici di persone era una tattica troppo sfrontata. Adesso è arrivata anche la sentenza del TAR del Lazio a sancire l’illegalità di un protocollo che può avere valenza solo per chi l’ha firmato e per nessun altro. Dunque, cari partiti e sindacati, rinchiudetevi pure nei vostri percorsi-ghetti, gli altri invaderanno la città!
Dopo questa lunga ma necessaria digressione vi lascio alle colorate e goliardiche immagini del corteo!
















Un pensiero veloce anche a chi pensa che questi cortei siano solo delle sfilate di egocentrici.
Non voglio dire che è una cosa falsa, ma si tratta di manifestazioni che sovvertono goliardicamente quei costumi tradizionali e sociali che costringono la popolazione omosessuale (in Italia e in 4/5 del mondo) a subire discriminazioni in tutti i campi della vita sociale. Questa gente non chiede di cambiare l’idea di famiglia della nostra società. Chiedono, per esempio, di poter godere del diritto di successione qualora il/la proprio/a compagno/a storico dovesse venire a mancare; vorrebbero essere riconosciuti/e negli ospedali qualora uno dei due membri della coppia dovesse essere ricoverato per problemi di salute; vorrebbero che, se conviventi, l’eventuale affitto o mutuo per pagarsi l’appartamento possa essere trasferibile all’altro membro della coppia se ce ne fosse bisogno; chiedono, anche, di poter fare la condivisione dei beni.
Pensateci bene, sono tutti diritti sociali ed economici che vengono riconosciuti alle coppie sposate di eterosessuali e ai parlamentari che godono di una legislazione speciale che considera i conviventi in parlamento delle coppie di fatto. Anche quelli come Casini che sono ipercattolici (???), divorziati, conviventi con la figlia di uno dei più importanti palazzinari ed editori del paese e che fa la campagna elettorare promuovendo la famiglia del futuro (???), ovvero quella formata da padre e bambini, senza donne. La famiglia dell’uomo ermafrodita!
Beh questi diritti che vengono riconosciuti a questi poco rassicuranti figuri non vengono negati solo alle coppie omosessuali ma anche, e soprattutto visto che sono molte di più, alle coppie eterosessauli conviventi ma non legate dal vincolo di matrimonio che non è un sacramento bensì un contratto di diritto privato.
Alessio Neri
ps. – Credo sia ovvio che le loro manifestazioni contro una certa cultura e determinati costumi abbiamo anche la valenza di opporsi a chi, in maniera vile, li aggredisce con violenza.
Per vedere tutte queste foto e anche altre del RomePride2009 andate al nostro album Flickr.
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