Etica della superstizione

  

superstizioneLeggevo, qualche settimana fa, un numero della rivista settimanale “Internazionale” e ricordo che rimasi molto colpito da un lungo reportage in Nigeria dove imperversa una pericolosissima epidemia di superstizione sociale: pare che ci sia un movimento di stregone e di creduloni che stiano disseminando il panico in molte zone di quel paese. Il pericolo, se fosse concreto, sarebbe di imponente impatto sociale. Per farla breve, succede che in Nigeria esiste una paura generalizzata tra gli uomini del paese di poter perdere il pene. Così, dal nulla. Puff! E via. Leggere i racconti delle persone che hanno vissuto questa “paura” e di chi non può neanche più raccontarla mi ha davvero colpito.

In effetti, non posso negare che la questione mi interessa parecchio da vicino e non credo sia difficile capire perchè. Quello che mi manca, invece, è un qualche genere di attenzione alle superstizioni popolari. Una sorta di cinismo psico-sociale caratterizza il mio approccio verso questo genere di fenomeni collettivi che spesso mi porta ad esercitare scetticismo e itransigenza nei confronti di chi, il suo cercare di convincere gli altri, non lo chiama “superstizione”.

Dunque, finito di leggere l’interessantissimo reportage, finito anche il pericolo.

9t1vd0In questi ultimi giorni, il buon “Internazionale” è stato tra le mie mani e vi ho trovato un articolo che mi ha fatto ripensare alla storia dei Nigeriani che perdono il pene, sebbene questo articolo non si concentri effettivamente sul quel curioso caso particolare. La firma è di Helen Pilcher della rivista scientifica britannica New Scientist. Si legge:

“In tutto il mondo esistono casi documentati di persone morte in seguito a una maledizione. Senza cartella clinica nè autopsia, non c’è modo di sapere quale sia stata la causa precisa di questi decessi. Ma sappiamo che la storia è sempre la stessa: una figura carismatica e rispettata dalla comunità lancia una maledizione a qualcuno, a volte intonando una cantilena o puntandogli contro un osso. Poco dopo la persona muore, apparentemente per cause naturali”.

“Secondo Clifford Meador, della Vanderbilt school of medicine di Nashville, nel Tennessee, la fattura è ancora diffusa. Ha solo cambiato forma”

Il tema, dunque, si fa enorme perchè queste “nuove forme” della fattura potrebbero essere individuate in numerosissimi anfratti della realtà sociale che viviamo. Chi non pensa alle ideologie e alla politica che cerca di convincere gli elettori facendo leva, alternandoli, sulle nostre paure e sulle nostre “felicità”. Come non citare le religioni, monoteiste o no poco importa; il tema della vita e della morte, proprio come nelle superstizioni meno comuni, e il controllo delle “verità” che vi stanno dietro non è forse il più potente mezzo per convincere delle persone a fare/non fare qualcosa? Ad adottare un comportamento individuale e sociale piuttosto che un altro?

Le scienze che potrebbero essere scomodate per analizzare questi fenomeni sono pressocchè tutte, ma non ho intenzione di incastrarmi (anche se non mi dispiacerebbe farlo) in lunghissime dissertazioni su una qualunque di queste tematiche. Vorrei porre l’attenzione su quanto sta alla base di tutto quanto detto fin ora: colui che subisce le influenze e le suggestioni in questione.

La superstizione, le religioni e la politica (intesa quella che richiede i voti) sono sicuramente insiti nel nostro tessuto collettivo e individuale che noi poi sviluppiamo in infiniti modi. Ognuno di questi grandi poteri di suggestione collettiva si basano sul carisma, sulla potenza comunicazionale di alcuni soggetti  che godono della considerazione dei molti, la comunicazione in questo caso è, quindi, da uno a tanti.

Quando una fattucchiera ti annuncia che ti cadrà il pene e tu sei a conoscenza del fatto che “ad altri è successo” allora il meccanismo di suggestione diretta, mischiandosi al senso comune (che in questo caso ritiene la cosa possibile, già successa e diffusa), ti consente di perdere il pene davvero, nel senso che nel mondo che tu “avverti” il pene non ce l’hai più.

Sappiamo per certo che il potere della suggestione può farci stare meglio, questo fenomeno è conosciuto da tutti come Effetto Placebo. Ma questi ha un fratello cattivo, una sorta di Mr Hyde  dal nome Nocebo (dal latino nocere, fare male). Nel suo articolo, Pilcher afferma che è risaputo che:

“le persone convinte di essere a rischio di una determinata malattia hanno maggiori probabilità di contrarla di quelle che corrono lo stesso rischio ma non lo sanno. A quanto pare, i moderni stregoni indossano il camicie bianco e portano lo steitoscopio al collo”.

stethoscoopE qui che volevo arrivare: al rapporto tra chi protegge la nostra salute (e di conseguenza influesce sull’umano percorso nascita-morte) e chi quella salute se la vorrebbe tenere stretta. La semplice convinzione di essere predisposti ad un attacco di cuore è un fattore di rischio concreto. Allora cosa dovremmo fare? Non conoscere lo stato reale della nostra salute? Dovremmo non sapere in che condizioni siamo messi perchè se scopriamo che c’è qualcosa che non va rischiamo che non ci passi più? Ognuno avrà la sua risposta a questa domanda ma vi chiedo di pensare alle vostre esperienze e di ragionare su quante volte (intendo in età che va dall’adolescenza fino ad ora) vi sia capitato di fare dei controlli o una visita medica ed uscirne puliti puliti, senza neanche una richiesta di ulteriori controlli, magari in via precauzionale. Sapete com è, non si sa mai.

I miei nonni lo hanno sempre detto e sono sempre stati coerenti. Non hanno mai voluto avere a che fare con i dottori e da quando hanno iniziato ad averci rapporti da medico-paziente ne sono usciti con le “ossa rotte”.

sideeffectsLa responsabilità di chi esercita un’influenza concreta nella relazione dell’uomo con la salute e il futuro del suo corpo è enorme e da questo punto di vista ha sicuramente un ruolo “ingrato” perchè è veramente facile commettere degli errori.

“E’ difficile accettare l’idea che le convinzioni possano uccidere. Se un uomo vestito in modo strano ci venisse incontro saltellando e puntandoci contro un osso, e ci dicesse che stiamo per morire, la maggior parte di noi scoppierebbe a ridere. Ma come vi sentireste se la stessa cosa ve la dicesse un medico, in uno studio pieno di diplomi, mostrandovi risultati di analisi ed esami clinici?”

“Il background sociale e culturale è importantissimo”…

…dunque ognuno di noi si fa convincere da colui che il nostro background culturale ritiene un soggetto credibile ma è effettivamente molto difficile capire quali siano le persone più suggestionabili in assoluto anche se ritengo che una bassa scolarizzazione sia un bell’aiuto in questa direzione.

La questione è molto complessa. Interessa l’io profondo di ognuno di noi e  e non credo che la domanda “vorresti sapere cosa ne sarà della tua vita?” possa avere una risposta univoca, anzi.

Nel contesto culturale, storico e sociale in cui viviamo le persone

“hanno il diritto di essere informate su cosa le aspetta. Ma questo aumenta i sintomi di cui hanno sentito parlare”.

L’effetto sociale delle “malattie psicogene di massa” (sintomi negativi che si diffondono all’interno di gruppi di persone) causate dal Nocebo è un pilastro della vita di una collettività e dei rapporti interindividuali che si sviluppano al suo interno, soprattutto laddove chiunque ha il sacrosanto diritto ad essere curato da un professionista preparato a questo scopo.

Se ne sa ancora molto poco:

“Questo fenomeno è stato molto meno studiato dell’effetto Placebo perchè comporta la necessità di affrontare numerosi temi etici legati al fatto che si condurrebbero studi che rischiano di aggravare la salute delle persone”.

Quello che credo sia poco dubitabile in tutta questa faccenda è che l’effetto “nocebo” della scienza medica, e il suo concretizzarsi quotidiano tra diagnosi e cure, dipende dal fattore psicologico fondamentale che è uno di quelli che stanno alla base della convivenza in una socità, ovvero: il modo in cui ognuno di noi si approccia alla tanto diffusa (ma dai risvolti etici profondissimi) possibilità di avere notizie sul futuro del nostro corpo, dunque del nostro più intimo rapporto con la vita.

Come in ogni aspetto strettamente etico della vita di ogni uomo sarà solo egli stesso a decidere come andrà quella piccola parte del proprio futuro di cui può “controllarne l’andamento”.

L’argomento dell’articolo è molto intenso. Concedetemi di alleggerire il discorso chiudendo sul popolo nigeriano. Noi italiani possiamo dare agli amici africani dei preziosi consigli per difendersi dal loro problema.

Da sempre, infatti, noi italiani di sesso maschile ci proteggiamo dall’effetto nocebo delle numerose superstizioni popolari toccandoci proprio il pene. Forse è sciocco, lo so, ma credo che sia un ottimo consiglio da dare a tutti quelli che vivono il dramma della perdita dell’organo sessuale maschile. Una bella strizzata avrà molteplici effetti: difendersi dalla fattura, controllare che tutto lì sia a posto prendendosi un bel  respiro di sollievo e, dopo aver verificato, incominciare a credere che certe suggestioni sono facilmente superabili…

Alessio Neri

Fonti

- Internazionale, n. 797

Condividi questo articolo:
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • FriendFeed
  • Ping.fm
  • Twitter
  • Identi.ca
  • Segnalo
  • Technorati
  • Digg
  • Reddit
  • del.icio.us
  • Wikio IT
  • LinkedIn
  • Slashdot

Articoli correlati

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti