Giornalismo e media partecipativi: giornata da ricordare
Il titolo è per forza di cose molto “personalizzato”.
Ho vissuto molto intensamente questa giornata e la sua vigilia. Prima, perchè avevo preparato delle slide e una presentazione che in fin dei conti non sono servite a nulla. Poi, perchè sono arrivato prestissimo alla sala Walter Tobagi e non c’era nessuno se non un ragazzo che poi ho scoperto essere di Messina ed ex collaboratore di alcune testate che noi reggini conosciamo bene. Durante l’incontro ho cercato di mantenere aggiornato, per quello che si poteva, l’articolo con la diretta e di seguire la live chat che ha visto diversi collaboratori attivi anche facendo domande che poi sono state riprese anche dal vivo. Mentre i vari speaker prendevano la parola li fotografavo, ne davo annuncio su twitter e appuntavo tra i commenti all’articolo le frasi per me più significative. Su twitter e su facebook arrivava qualche incoraggiamento che non ho mancato di seguire e a cui ho risposto. Come ho risposto a quelle domande che mi sono state poste tramite live chat durante il mio talk e che non mi sono state fatte presenti mentre ero al microfono, riscontrando anche lì dei buoni incoraggiamenti per LiberaReggio. Insomma ho partecipato in tutti i sensi, poche volte come questa mi sono sentito veramente partecipe ad un incontro pubblico per svariati motivi. Ho preso la parola, ho assistito agli altri interventi, ho fotografato, ho filmato l’intervento di Giulietto Chiesa, ho twittato, ho dialogato e conosciuto tante persone, ho promosso il nostro progetto spandendo e spargendo i novelli bigliettini da visita stampati molto artigianalmente. Ho partecipato sempre anche quando sono andato al microfono e presentandomi come citizenjournalist ho preso la macchinetta fotografica e ho immortalato la platea di circa una 50-60ina di presenti. Media fino all’ultimo quindi, per questo la giornata di ieri me la ricorderò a lungo.
Insomma, come avete capito l’incontro organizzato da citizenmedia.it presso la Federazione Nazionale della Stampa è andato molto bene. Mi è dispiaciuto solo che non fosse presente un live streaming video.
Per quel che riguarda la giornata avrei migliaia di righe da scrivere su impressioni date dai lavori di questa giornata. Mi limiterò a scrivere degli argomenti secondo me più “significanti” la cui miglior definizione possa dare un “significato” al mondo del citizenjournalism. Se volete leggere un’approssimativa cronaca della giornata potete leggere i commenti al post sulle diretta, vi troverete i flash e le dichiarazioni più importanti di ogni relatore.
I punti cardine che sono stati toccati durante l’incontro riguardano temi abbastanza diversi tra loro:
- Quale modello economico che sia in grado di sostenere finanziariamente un progetto valido e di grandi dimensioni è il cruccio un po’ di tutti i presenti. In realtà, il problema si pone anche a livelli molto piccolo. Secondo Giulietto Chiesa è possibile raggiungere livelli di visibilità molto grandi che possano dar fastidio al duopolio mediatico, soprattutto televisivo, tramite le donazioni e i soldi di coloro, e sono tantissimi secondo il bravo giornalista, che sono disposti a pagare per ricevere buona informazione. Le esperienze che si sono raccontate hanno parlato di qualche difficoltà e raccolte fondi che avvengono tramite l’istituzione di Fondazioni apposite o di bandi UE e qualche finanziamento pubblico. C’è chi per ora ce la fa con la pubblicità.

- Molto sentito è stato il tema legato al rapporto tra la professione giornalistica e l’apporto informativo dei non giornalisti. Ovvero citizenjournalism=traditionaljournalism? Il discorso non è così semplice in realtà. Sul campo le posizioni sono molteplici. Si va dall’idea per cui il giornalismo, comunque, è un gradino più in alto per quel che riguarda la credibilità rispetto al “giornalismo” che può essere prodotto da non professionisti. Molti non concordano con questa tesi sostenendo che i cittadini possano realizzare gli stessi “prodotti” dei giornalisti. Tra queste posizioni si è fatta spazio una domanda legata ad un altro aspetto della questione. Una persona del pubblico ha chiesto se la questione della credibilità dell’informazione sia legata alla visibilità che hanno queste informazioni. La domanda è ancora aperta perchè le posizioni a riguardo sono state molto confuse e contrastanti; secondo voi le informazioni sono più credibili se sono molto visibili? Per quanto riguarda LiberaReggio ho sostenuto che la credibilità delle informazioni non dipende solo dalla sua visibilità ma dal loro essere proposte ai diretti interessati su un livello a loro paritario e che rispondono ad una logica dialogica che sovverta il modello stile pubblicità di un’informazione che deve attirare a se i lettori. Questo nuovo modello di circolazione delle informazioni propone, piuttosto, un’informazione che si mette sullo stesso piano dei lettori raggiungendoli nei luoghi in cui questi socializzano, favorendo dunque, il confronto paritario tra il mittente e il destinatario dell’informazione.

- La terza questione principale ha riguardato la necessità di realizzare un sistema che possa aumentare la visibilità complessiva dei contenuti informativi prodotti dalle esperienze di citizenmedia sparse per il paese, sia quelle presenti all’incontro che quelle assenti. Giulietto Chiesa, anche in questo caso, è stato l’animatore del dibattito proponendo la sua idea di sviluppo crossmediale (web, satellite, digitale terrestre) di PandoraTV, la webTv da lui ideata e realizzata. Di altre proposte se ne sono registrate davvero poche che avessero una certa concretezza pratica; tra queste, quella di creare una piattaforma che entro settembre possa consentire alle varie esperienze di poter essere presenti in un’unica pagina web che dia maggiore risalto possibile a tutti i contenuti proposti. Anche questa proposta manca, però, di una concreta descrizione esecutiva. Si continuerà a discutere a riguardo.
Per quanto riguarda le esperienze presentate devo dire che mi sono sembrate tutte di notevole valore di buona qualità anche se le presentazioni hanno un po’ troppo peccato di eccessiva tendenza alla descrizione dei “buoni risultati” piuttosto che ad effettive proposte di innovazione nel mondo dell’informazione. Si è ancora troppo legati all’aspirazione verso il giornalismo tradizionale e alla sua forma di comunicazione “da uno a molti”. Ritengo, infatti, che il tema dell’informazione partecipata vada discusso guardando sempre il punto di vista dell’utente-lettore. Questi deve essere coinvolto in tutte le maniere possibili non attirandolo a se ma “raggiungendolo”, ovvero andandogli incontro, sul suo piano dandogli spazio con tutte le forme di dialogo possibili.
Strettamente legata a questa visione paritaria tra informazione e cittadino è anche l’aspetto più sociale della questione. Il cittadino è fortemente legato al territorio in cui vive e in cui si sviluppano la maggior parte dei suoi interessi. Questo aspetto non può essere trascurato nè inserito in maniera semplicistica all’interno delle questioni legate alla qualità dell’informazione proposta (che tende troppo spesso all’accostamento tra il reporter diffuso e i giornalisti professionisti) o alla strategia di politica dell’informazione (ovvero il collocamento strategico di contrasto nei confronti del monopolio del settore), proposta da Giulietto Chiesa.
Il cittadino che partecipa alla costruzione del senso comune, che è legato alle attenzioni dell’opinione pubblica, è prima di tutto un cittadino che vive una realtà sociale ben precisa di cui l’informazione è un tassello fondamentale all’interno della “struttura”. Agendo nella società. il cittadino contribuisce alla definizione del senso comune e quando non trova gli spazi di visibilità ed espressione necessari decide di crearsene di propri e di diventare media. Quando questa concezione di cittadino che partecipa non viene considerata a dovere perde peso anche il tema, fondamentale a mio avviso, del consumo mediale di ogni persona. Ovvero, la routine che lo porta a leggere e vedere solo cose di scarsa rilevanza sociale o che “lo fa” attingere solamente alle più consuete e tradizionali fonti di informazione.
Penso che quando si discuta di cosa è l’informazione partecipata queste siano tematiche di primo piano perchè partono dall’osservazione e dall’analisi del primissimo protagonista di questa nuova concezione dell’informazione: l’individuo nella sua socialità. E’ lui che è consapevole della scarsa qualità dell’informazione che riceve e che, grazie agli strumenti digitali, decide che l’informazione che più gli interessa (che è diretta ad altre persone con gli stessi interessi) la può fare da se, rendola inevitabilmente vicina all’insieme “sociologicamente definito” dei suoi pari, senza la pretesa di mirare ai palazzi del potere o ad una professionalizzazione vicina all’idea di giornalismo professionale.
Detto tutto questo, mi viene naturale proporre un modello economico di sostentamento un po’ particolare. Bisognerà faticare molto e sperare che il valore provocatorio attuale di questo modello passi ad una concreta valorizzazione economica, ovvero: l’obiettivo vero dei citizenmedia dovrebbe essere quello di migliorare la propria qualità (intesa sotto tutti gli aspetti) fino al punto di poter vendere i propri contenuti ai media tradizionali. E’ una specie di utopia provocatoria, lo so, ma se non si tende all’impossibile sarà molto difficile raggiungere ciò che è invece alla nostra portata ovvero posizionarci come media credibili, in grado di influenzare concretamente, mantenendo la propria totale indipendenza, i contenuti veicolati dai media mainstream.
Considero queste righe con il mio contributo alla discussione che credo si svilupperà nel prossimo futuro riguardo le sorti del mondo dell’informazione partecipata.
Alessio Neri





provo un pò di ritrosia di fronte alla parola “informazione”. Personalmente, quelle – ahimè – poche volte che ho scritto qui, non l’ho fatto per fare informazione, ma semplicemente per esprimermi e condividere. Quindi non è che mi interessi molto anche solamente assomigliare a un giornalista, anche perché trovo così noioso spendersi tanto per riportare dei fatti nudi e crudi, ovviamente secondo la mia personalissima opinione. Preferisco le considerazioni etiche, politiche, ecc attorno al fatto, più che il fatto in sé, riportato con obiettività o che. Trovo più “dinamico” lo spirito critico stimolato dal fatto, che non lo spirito che sottoscrive passivamente l’evento; nulla in questo tende al cambiamento, al miglioramento, c’è invece una statica ripetizione fedele al principio dell’”è successo che”. Certo, la competenza che io e che molti di noi abbiamo per fare delle considerazioni di quel tipo degne di nota sono piuttosto scarse, ma il dibattito e il confronto, quando condotti con sincerità e voglia di capirci qualcosa insieme, possono essere molto più stimolanti qui che dotte dissertazioni (non che queste non siano interessanti, ma non sarebbe temo la sede appropriata). Aggiungo che il giornalista, quello che è pagato per farlo, ha inoltre dei vincoli di natura politica che in quache modo limitano la sua libertà di espressione (anche se così in linea teorica non dovrebbe essere), mentre il disinteresse, il puro piacere con cui scriviamo qui, benché poco professionale e che altro, non ha nulla da invidiare al mestiere del giornalista!
Perciò,e lo dico col sorriso, al diavolo l’informazione…
Quando decidi di condividere qualche pensiero attivi uno scambio comunicazionale che trasmette un messaggio a dei riceventi, questo messaggio è un’informazione condivisa nel senso più basilare del termine.
“l’informazione che più gli interessa (che è diretta ad altre persone con gli stessi interessi) la può fare da se, rendola inevitabilmente vicina all’insieme “sociologicamente definito” dei suoi pari, senza la pretesa di mirare ai palazzi del potere o ad una professionalizzazione vicina all’idea di giornalismo professionale.”
(A)lessio
ps. grazie per il complimento nell’altro post
[...] La redazione virtuale di Citizenmedia.it Ottimi scambi ed energie all’evento di ieri, tra presentazioni e dibattiti più che stimolanti! Soprattutto, si è parlato di esperienze tanto diverse quanto innovative, creando le premesse per un promettente futuro riguardo progetti locali ma globalizzati. Tra poco arriva un resoconto dettagliato, mentre ecco intanto le riflessioni di Diego Galli (FaiNotizia) e del team di Caffè News, entrambi tra i relatori. Un breve rilancio, centrato sul possibile finanziamento pubblico per l’informazioner partecipata di cui si è accennato all’incontro, è disponbile su LS-DI. Mentrew il team di LiberaReggio ha messo insieme un apposito photostream su Flickr, oltre a una serie di considerazioni varie. [...]
[...] Ottimi scambi ed energie all’evento dell’altro ieri sui Citizen Media a Roma, co-promosso da LS-DI. Insieme a presentazioni e dibattiti più che stimolanti, si è parlato di esperienze tanto diverse quanto innovative, creando le premesse per un promettente futuro riguardo progetti locali ma globalizzati. Qui trovate un bel resoconto dettagliato, oltre alle riflessioni di Diego Galli (FaiNotizia) e del team di Caffè News, entrambi tra i relatori. Ovviamente c’è anche il post precedente, centrato sul possibile finanziamento pubblico per l’informazioner partecipata di cui pure si è parlato all’incontro. Mentre il team di LiberaReggio ha messo insieme un apposito photostream su Flickr, oltre a una serie di considerazioni varie. [...]
[...] il team di LiberaReggio ha messo insieme un apposito photostream su Flickr, oltre a una serie di considerazioni varie. Mentre Ecoradio ha realizzato una serie di interviste con i partecipanti [...]
Da lettore del web, consiglio anche di leggere l’articolo di commento al Convegno “Giornalismi e…” di Lina Pasca presente su http://www.caffenews.wordpress.com
Complimenti a tutti, finalmente… libera informazione!
Ciao,
Amedeo