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	<title>Commenti a: Dissertazioni sui massimi sistemi, ovvero: vivere a Reggio Calabria</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 24 Jan 2012 14:39:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Francesco Biacca blog &#187; Blog Archive &#187; strill: esempio pratico del &#8220;vivere a Reggio Calabria&#8221;</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1475</link>
		<dc:creator>Francesco Biacca blog &#187; Blog Archive &#187; strill: esempio pratico del &#8220;vivere a Reggio Calabria&#8221;</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:23:46 +0000</pubDate>
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		<description>[...] sul &#8220;vivere a Reggio Calabria&#8221;. Altro non era che una risposta a due diversi articoli / post, apparsi su strill e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] sul &#8220;vivere a Reggio Calabria&#8221;. Altro non era che una risposta a due diversi articoli / post, apparsi su strill e [...]</p>
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		<title>Di: Salvatore S.</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1464</link>
		<dc:creator>Salvatore S.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 23:25:22 +0000</pubDate>
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		<description>@Stefania Petrulli
Prima di aggiungere un mio ulteriore commento a quannto sopra detto, volgio ringraziarLa per le puntuali e intelligenti osservazioni che ha vuluto condividere con gli amici di liberareggio.
Come dicevo nel corpo del testo, la vicenda è molto complicata, e di non facile analisi per ovvi motivi.
Nella Sua lucidissima analisi ha colto un aspetto cruciale di tutto il discorso che porto avanti nell&#039;articolo.
Questa Sua affermazione:

&quot; [...] l’ostacolo della prolissità,ho piacere nel comunicarLe che mi trovo parzialmente d’accordo con le sue opinioni. tuttavia ho avvertito un certo disappunto leggendo questa affermazione ” Credo che tutti noi dovremmo fare più sacrifici, lavorare/studiare di più e impegnarci nelle attività che svolgiamo ogni giorno. Fare sacrifici significa anche lavorare senza essere pagato in attesa di un’altra prospettiva (non sfruttato). Fare esperienza significa essere produttivo; conoscere il lavoro.”
ritengo questo sia possibile in presenza di due condizioni: 1.la disponibilità e pazienza del lavoratore che crede nel valore di un “tirocinio” o stage che sia; 2.la predisposizione del datore di lavoro di valorizzare la figura competente del proprio dipendente e gratificare quest’ultimi con una serie di premi,non necessariamente di natura economica. [...]

... è riuscita a cogliere il probelma implicito (che io non ho analizzato).

Purtroppo Lei ha colto un&#039;utopia di fondo che implicitamente è contenuta nel testo.
Mi riferisco al fatto che l&#039;imprenditore con la &quot;I&quot; maiuscola si è perso; oggi esiste il &quot;datore di lavoro&quot;.
Alludo a quell&#039;imprenditore di Schumpeteriana memoria che dovrebbe:

[...] l&#039;imprenditore, introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione.[...]

Per questo motivo sono stradaccordo con Lei quando afferma 
[...]DEVE necessariamente essere accompagnata da una NUOVA forma-mentis del datore di lavoro,qualsiasi sia l’organizzazione in cui si svolgerà tale tirocinio. solo una forma-mentis imprenditoriale,volta cioè non solo al profitto ma alla crescita formativa del dipendente (il che richiede un impegno a tutto tondo del datore di lavoro,richiede trainings formativi, apertura al dipendente) potrà apportare miglioramenti ad una città che oltre a vantare bellezze paesaggistiche e storico-culturali, offre un terreno di sviluppo professionale notevole. [...]

Prima di porgerLe i miei saluti colgo l&#039;occasione per ringraziarla nuovamente. Ritorni spesso a trovarci!


@Denise 
Sono consapevole del fatto che essere onesti e incorruttibili in Italia consta uno sforzo di Sisifo; sono consapevole ancora di più che a reggio calabria è quasi impossibile.
Tuttavia credo che ci sia un disperato bisogno di onesta; ogni giorno ci viene propinato il consumo sfrenato -e ad ogni costo- che ci ha reso facilmente avvicinabili dal diodenaro.
Ognuno di noi deve diventare manager di se stesso; si deve saper gestire nel migliore dei modi. Nel senso che deve sapere dove vuole arrivare, e cosa vuole fare. La variabile raccomandazione è esogena se veramente noi ci vogliamo impagnare a cambiare le cose. Il vero problema è che le raccomandazioni sono state quasi istituzionalizzate.  Il periodo dell&#039;impiego pubblico (con annessa raccomandazione) credo, sia quasi finito.

Rispetto alla prima domanda: 
Mi sento di dire che bisogna fare di tutto per non aver bisogno dello zio che ti metta la raccomandazione. La domanda per come è posta sembra suggerire già la risposta. Io fino ad ora ho scelto di voler restare qui in Calabria. Mi sono dato da fare. Ho aperto una piccola azienda a 21 anni tra mille difficoltà, a 23 ne ho messa su un&#039;altra e, nel frattempo mi sono laureato. Rappresento questa mia condizione personale non per farmi l&#039;autoesaltazione, ma per rispondere alla domanda. 

Rispetto alla seconda domanda: Si qui ho volato alto, volutamente; perchè sono convinto che l&#039;afferamzione di Friedman &quot;Il mondo è piatto&quot; valga anche per noi.
Grazie ancora per i commenti.
Salvatore S.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Stefania Petrulli<br />
Prima di aggiungere un mio ulteriore commento a quannto sopra detto, volgio ringraziarLa per le puntuali e intelligenti osservazioni che ha vuluto condividere con gli amici di liberareggio.<br />
Come dicevo nel corpo del testo, la vicenda è molto complicata, e di non facile analisi per ovvi motivi.<br />
Nella Sua lucidissima analisi ha colto un aspetto cruciale di tutto il discorso che porto avanti nell&#8217;articolo.<br />
Questa Sua affermazione:</p>
<p>&#8221; [...] l’ostacolo della prolissità,ho piacere nel comunicarLe che mi trovo parzialmente d’accordo con le sue opinioni. tuttavia ho avvertito un certo disappunto leggendo questa affermazione ” Credo che tutti noi dovremmo fare più sacrifici, lavorare/studiare di più e impegnarci nelle attività che svolgiamo ogni giorno. Fare sacrifici significa anche lavorare senza essere pagato in attesa di un’altra prospettiva (non sfruttato). Fare esperienza significa essere produttivo; conoscere il lavoro.”<br />
ritengo questo sia possibile in presenza di due condizioni: 1.la disponibilità e pazienza del lavoratore che crede nel valore di un “tirocinio” o stage che sia; 2.la predisposizione del datore di lavoro di valorizzare la figura competente del proprio dipendente e gratificare quest’ultimi con una serie di premi,non necessariamente di natura economica. [...]</p>
<p>&#8230; è riuscita a cogliere il probelma implicito (che io non ho analizzato).</p>
<p>Purtroppo Lei ha colto un&#8217;utopia di fondo che implicitamente è contenuta nel testo.<br />
Mi riferisco al fatto che l&#8217;imprenditore con la &#8220;I&#8221; maiuscola si è perso; oggi esiste il &#8220;datore di lavoro&#8221;.<br />
Alludo a quell&#8217;imprenditore di Schumpeteriana memoria che dovrebbe:</p>
<p>[...] l&#8217;imprenditore, introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione.[...]</p>
<p>Per questo motivo sono stradaccordo con Lei quando afferma<br />
[...]DEVE necessariamente essere accompagnata da una NUOVA forma-mentis del datore di lavoro,qualsiasi sia l’organizzazione in cui si svolgerà tale tirocinio. solo una forma-mentis imprenditoriale,volta cioè non solo al profitto ma alla crescita formativa del dipendente (il che richiede un impegno a tutto tondo del datore di lavoro,richiede trainings formativi, apertura al dipendente) potrà apportare miglioramenti ad una città che oltre a vantare bellezze paesaggistiche e storico-culturali, offre un terreno di sviluppo professionale notevole. [...]</p>
<p>Prima di porgerLe i miei saluti colgo l&#8217;occasione per ringraziarla nuovamente. Ritorni spesso a trovarci!</p>
<p>@Denise<br />
Sono consapevole del fatto che essere onesti e incorruttibili in Italia consta uno sforzo di Sisifo; sono consapevole ancora di più che a reggio calabria è quasi impossibile.<br />
Tuttavia credo che ci sia un disperato bisogno di onesta; ogni giorno ci viene propinato il consumo sfrenato -e ad ogni costo- che ci ha reso facilmente avvicinabili dal diodenaro.<br />
Ognuno di noi deve diventare manager di se stesso; si deve saper gestire nel migliore dei modi. Nel senso che deve sapere dove vuole arrivare, e cosa vuole fare. La variabile raccomandazione è esogena se veramente noi ci vogliamo impagnare a cambiare le cose. Il vero problema è che le raccomandazioni sono state quasi istituzionalizzate.  Il periodo dell&#8217;impiego pubblico (con annessa raccomandazione) credo, sia quasi finito.</p>
<p>Rispetto alla prima domanda:<br />
Mi sento di dire che bisogna fare di tutto per non aver bisogno dello zio che ti metta la raccomandazione. La domanda per come è posta sembra suggerire già la risposta. Io fino ad ora ho scelto di voler restare qui in Calabria. Mi sono dato da fare. Ho aperto una piccola azienda a 21 anni tra mille difficoltà, a 23 ne ho messa su un&#8217;altra e, nel frattempo mi sono laureato. Rappresento questa mia condizione personale non per farmi l&#8217;autoesaltazione, ma per rispondere alla domanda. </p>
<p>Rispetto alla seconda domanda: Si qui ho volato alto, volutamente; perchè sono convinto che l&#8217;afferamzione di Friedman &#8220;Il mondo è piatto&#8221; valga anche per noi.<br />
Grazie ancora per i commenti.<br />
Salvatore S.</p>
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	<item>
		<title>Di: Denise</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1462</link>
		<dc:creator>Denise</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 17:49:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=3755#comment-1462</guid>
		<description>Concordo sull&#039;invito ad aprirsi alla cultura e alla lettura. Quello che non condivido propriamente, è la prospettiva. Inviti i giovani ad un&#039;onestà e incorruttibilità che &quot;non stanno di casa&quot;. Rifiuteresti una prelibata occupazione con annessoprelibato stipendio perché, magari, un amico di tuo zio ti fa il favore? Da questo articolo si evince che sì, bisogna rifiutarlo. Non è un pò decontestualizzato il tuo invito al progresso della città?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo sull&#8217;invito ad aprirsi alla cultura e alla lettura. Quello che non condivido propriamente, è la prospettiva. Inviti i giovani ad un&#8217;onestà e incorruttibilità che &#8220;non stanno di casa&#8221;. Rifiuteresti una prelibata occupazione con annessoprelibato stipendio perché, magari, un amico di tuo zio ti fa il favore? Da questo articolo si evince che sì, bisogna rifiutarlo. Non è un pò decontestualizzato il tuo invito al progresso della città?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lisicere</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1460</link>
		<dc:creator>lisicere</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 14:21:48 +0000</pubDate>
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		<description>In effetti la questione che solleva stefania è quella cruciale. Accettare un periodo di lavoro non pagato, anche se può essere molto utile alla formazione e all&#039;esperienza, è qualcosa che demoralizza e sminuisce le qualità umane del giovane che si affaccia al mondo del lavoro.

Mondo appunto che oltre a darti la possibilità di imparare un mestiere di affidi anche la responsabilità di gestire uno stipendio. Questa è la seconda sfaccettatura della vicenda che non viene considerata mai quando si parla di queste cose. Il lavoratore prima di essere tale è un cittadinoe in quanto tale va messo nelle condizioni di esercitare le opzioni che una determinata condizione lavorativa ti concede in termini economici.

Il mondo degli stage non pagati è un dolce limbo economico in cui c&#039;è chi gonfia il proprio portafogli a costo zero e c&#039;è chi si impoverisce di più, e intanto il tempo passa...

(A)lessio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti la questione che solleva stefania è quella cruciale. Accettare un periodo di lavoro non pagato, anche se può essere molto utile alla formazione e all&#8217;esperienza, è qualcosa che demoralizza e sminuisce le qualità umane del giovane che si affaccia al mondo del lavoro.</p>
<p>Mondo appunto che oltre a darti la possibilità di imparare un mestiere di affidi anche la responsabilità di gestire uno stipendio. Questa è la seconda sfaccettatura della vicenda che non viene considerata mai quando si parla di queste cose. Il lavoratore prima di essere tale è un cittadinoe in quanto tale va messo nelle condizioni di esercitare le opzioni che una determinata condizione lavorativa ti concede in termini economici.</p>
<p>Il mondo degli stage non pagati è un dolce limbo economico in cui c&#8217;è chi gonfia il proprio portafogli a costo zero e c&#8217;è chi si impoverisce di più, e intanto il tempo passa&#8230;</p>
<p>(A)lessio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: stefania</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1459</link>
		<dc:creator>stefania</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 13:59:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=3755#comment-1459</guid>
		<description>carissimo Salvatore,
mi ha incuriosito molto la Sua lettera,e mostro una sorta di contentezza nel notare passione e interesse per un argomento che molto spesso,troppo spesso viene semplificato. 
pare,ho notato, sia piuttosto facile ridurre la complessità di un fenomeno multicomponenziale,quale è ,appunto,il lavoro,alla semplicistica frase&quot;a reggio non c&#039;è lavoro.cerco altrove!&quot;. sebbene la soluzione alla tragedia sia stata trovata,è a mio avviso una riduzione evitabile.
si tratta di scomporre minuziosamente il problema. 
Lei si domandava quale forza strana sorreggesse gli studiosi nell&#039;affrontare le tante dinamiche del lavoro a reggio calabria. giuro che mi trovo anche io in questa situazione difficoltosa e inconcludente,dal momento che sono sommersa di interrogativi che trovano raramente risposta certa.
ad ogni modo,raggirando l&#039;ostacolo della prolissità,ho piacere nel comunicarLe che mi trovo parzialmente d&#039;accordo con le sue opinioni. tuttavia ho avvertito un certo disappunto leggendo questa affermazione &quot; Credo che tutti noi dovremmo fare più sacrifici, lavorare/studiare di più e impegnarci nelle attività che svolgiamo ogni giorno. Fare sacrifici significa anche lavorare senza essere pagato in attesa di un’altra prospettiva (non sfruttato). Fare esperienza significa essere produttivo; conoscere il lavoro.&quot; 
ritengo questo sia possibile in presenza di due condizioni: 1.la disponibilità e pazienza del lavoratore che crede nel valore di un &quot;tirocinio&quot; o stage che sia; 2.la predisposizione del datore di lavoro di valorizzare la figura competente del proprio dipendente e gratificare quest&#039;ultimi con una serie di premi,non necessariamente di natura economica.
intendo dire,sorreggendo le mie opinioni in base alla personale esperienza lavorativa, che capita non molto raramente di imbattersi in datori di lavoro euro-centrici,volti all&#039;accumulo incontrastabile del denaro,senza alcun minimo interesse alla formazione,gratificazione del personale. per la serie &quot;ti trovi male,non produci qunato vorrei?? non è un problema mio,ne trovo altri cento come te!&quot;. e questo,purtroppo, è un atteggiamento che ho riscontrato spesso nei settori lavorativi che apparentemente non richiedeno specifiche competenze tecniche o relazionali. settori dunque dove la feroce perdita di personale non pesa più di tanto.l&#039;importante è il guadagno.
per concludere,mi permetto di suggerire la mia visione:la disponibilità al tirocinio non retribuito (mi concentro maggiormente su questo punto) DEVE necessariamente essere accompagnata da una NUOVA forma-mentis del datore di lavoro,qualsiasi sia l&#039;organizzazione in cui si svolgerà tale tirocinio. solo una forma-mentis imprenditoriale,volta cioè non solo al profitto ma alla crescita formativa del dipendente (il che richiede un impegno a tutto tondo del datore di lavoro,richiede trainings formativi, apertura al dipendente) potrà apportare miglioramenti ad una città che oltre a vantare bellezze paesaggistiche e storico-culturali, offre un terreno di sviluppo professionale notevole.
La ringrazio per questo spazio.
stefania petrulli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carissimo Salvatore,<br />
mi ha incuriosito molto la Sua lettera,e mostro una sorta di contentezza nel notare passione e interesse per un argomento che molto spesso,troppo spesso viene semplificato.<br />
pare,ho notato, sia piuttosto facile ridurre la complessità di un fenomeno multicomponenziale,quale è ,appunto,il lavoro,alla semplicistica frase&#8221;a reggio non c&#8217;è lavoro.cerco altrove!&#8221;. sebbene la soluzione alla tragedia sia stata trovata,è a mio avviso una riduzione evitabile.<br />
si tratta di scomporre minuziosamente il problema.<br />
Lei si domandava quale forza strana sorreggesse gli studiosi nell&#8217;affrontare le tante dinamiche del lavoro a reggio calabria. giuro che mi trovo anche io in questa situazione difficoltosa e inconcludente,dal momento che sono sommersa di interrogativi che trovano raramente risposta certa.<br />
ad ogni modo,raggirando l&#8217;ostacolo della prolissità,ho piacere nel comunicarLe che mi trovo parzialmente d&#8217;accordo con le sue opinioni. tuttavia ho avvertito un certo disappunto leggendo questa affermazione &#8221; Credo che tutti noi dovremmo fare più sacrifici, lavorare/studiare di più e impegnarci nelle attività che svolgiamo ogni giorno. Fare sacrifici significa anche lavorare senza essere pagato in attesa di un’altra prospettiva (non sfruttato). Fare esperienza significa essere produttivo; conoscere il lavoro.&#8221;<br />
ritengo questo sia possibile in presenza di due condizioni: 1.la disponibilità e pazienza del lavoratore che crede nel valore di un &#8220;tirocinio&#8221; o stage che sia; 2.la predisposizione del datore di lavoro di valorizzare la figura competente del proprio dipendente e gratificare quest&#8217;ultimi con una serie di premi,non necessariamente di natura economica.<br />
intendo dire,sorreggendo le mie opinioni in base alla personale esperienza lavorativa, che capita non molto raramente di imbattersi in datori di lavoro euro-centrici,volti all&#8217;accumulo incontrastabile del denaro,senza alcun minimo interesse alla formazione,gratificazione del personale. per la serie &#8220;ti trovi male,non produci qunato vorrei?? non è un problema mio,ne trovo altri cento come te!&#8221;. e questo,purtroppo, è un atteggiamento che ho riscontrato spesso nei settori lavorativi che apparentemente non richiedeno specifiche competenze tecniche o relazionali. settori dunque dove la feroce perdita di personale non pesa più di tanto.l&#8217;importante è il guadagno.<br />
per concludere,mi permetto di suggerire la mia visione:la disponibilità al tirocinio non retribuito (mi concentro maggiormente su questo punto) DEVE necessariamente essere accompagnata da una NUOVA forma-mentis del datore di lavoro,qualsiasi sia l&#8217;organizzazione in cui si svolgerà tale tirocinio. solo una forma-mentis imprenditoriale,volta cioè non solo al profitto ma alla crescita formativa del dipendente (il che richiede un impegno a tutto tondo del datore di lavoro,richiede trainings formativi, apertura al dipendente) potrà apportare miglioramenti ad una città che oltre a vantare bellezze paesaggistiche e storico-culturali, offre un terreno di sviluppo professionale notevole.<br />
La ringrazio per questo spazio.<br />
stefania petrulli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Biacca blog &#187; Blog Archive &#187; Considerazioni sul tema &#8220;Vivere a Reggio Calabria&#8221;</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/06/28/dissertazioni-sui-massimi-sistemi-ovvero-vivere-a-reggio-calabria/comment-page-1/#comment-1457</link>
		<dc:creator>Francesco Biacca blog &#187; Blog Archive &#187; Considerazioni sul tema &#8220;Vivere a Reggio Calabria&#8221;</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 15:29:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=3755#comment-1457</guid>
		<description>[...] c&#8217;è la lettera di Nino Mallamci pubblicata da strill*, dall&#8217;altra le considerazioni di Salvatore Salvaguardia pubblicate da [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] c&#8217;è la lettera di Nino Mallamci pubblicata da strill*, dall&#8217;altra le considerazioni di Salvatore Salvaguardia pubblicate da [...]</p>
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	</item>
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