Teatro e giornalismo: qualcosa in comune!

martedì, 30 giugno, 2009
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Un Commento




CARRODITESPI-LOGOL’attività artistica del neo-nato gruppo teatrale “ di ”, iniziata un anno fa a Bagnara Calabra con un laboratorio di recitazione e proseguita con un workshop a Reggio Calabria, esprime un elevato momento culturale con la sua prima produzione di cosiddetto denuncia, sebbene le definizioni vadano strette alle manifestazioni artistiche contemporanee. Occorre affermare che l’agire in scena, in un modo o l’altro, anche quando si esprime col di strada, con una pochade o con una performance fisica, onestà intellettuale presunta, sempre e comunque segnala, contesta o semplicemente raggiunge la coscienza collettiva, e non serve necessariamente il testo di denuncia.

L’esigenza di esprimere un contenuto di forte impatto, che richiede e sollecita riflessione netta, che scuote (o dovrebbe) le coscienze è un chiaro segno della direzione artistica che l’associazione vuol dare alla sua attività nel territorio calabrese e nazionale.

La messa in scena è un adattamento de ‘La ’ un testo di , giornalista assassinato dalla a Catania nel 1984. , laureatosi in legge, diviene giornalista professionista nel 1952. Scrive suSport Sud’, ‘La Domenica del Corriere’, ‘Tuttosport’ e ‘Tempo illustrato’, e ancora per il ‘Il Tempo’ e il ‘Corriere della sera’.

Assunto da ‘Espresso sera’ nel 1956, ne diventa caporedattore sino al 1980, ed è in quegli anni che esprime le sue ottime doti di autore teatrale. La sua prima opera: ‘Cronaca di un uomo’, del 1966, vince il Premio Vallecorsi. Nel 1970 ‘La violenza’ conquista il Premio IDI.

I suoi scritti vengono trasposti anche per il grande schermo.

Scrive la sceneggiatura di ‘Palermo or Wolfsburg’’, traendola dal suo romanzo ‘Passione di Michele’. Il film vince l’orso d’oro a Berlino nel 1980. Il desiderio di giustizia, di rivelare illecito e malaffare in Fava è predominante. Nel 1980 è chiamato a dirigere “Il giornale del sud” e da subito lascia la sua impronta. La sua penna, oltre ad illustrare gravi e indiscriminati abusi che le amministrazioni propinano ai cittadini, con dovizia di particolari denuncia continuamente il legame che Cosa Nostra ha con l’ambiente imprenditoriale e politico della cittadina etnea.

Crea un gruppo di lavoro giovane e nuovo e il giornale diventa, per le campagne affrontate, un quotidiano coraggioso. Nell’articolo ‘Lo spirito di un giornale’ descrive le linee guida portate avanti dalla sua redazione:

..Io ho un concetto etico del . Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il rappresenti la forza essenziale della società. Un fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo…

Il suo modus agendi lo rende noto ma allo stesso tempo inviso alla criminalità catanese.

I proprietari, si scoprirà collusi con la mafia, lo licenziano per l’eccessiva ‘audacia’ del suo scrivere.

200px-Giuseppe_FavaA che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare? È la frase che contraddistingue Giuseppe Fava come professionista, ma soprattutto come Uomo che Vive e non può chiudere gli occhi di fronte a un determinato status quo. Infatti, proprio come chi non riesce a mettere la testa sotto la sabbia, imperterrito, con i suoi più stretti collaboratori: il figlio Claudio (uscente europarlamentare), Riccardo Orioles, Antonio Roccuzzo, e Michele Gambino, fonda nel 1982, una cooperativa e pubblica la rivista mensile ‘I siciliani’. In essa continua la sua attività di denuncia.

Le inchieste pubblicate diventano casi politici e giornalistici. Rilevante quella contro le basi missilistiche in Sicilia, ma ancora più importante e significativa quella intitolata ‘I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa’, in cui sviscera gli affari illeciti di quattro tra i più grossi imprenditori catanesi e le loro collusioni con il clan Santapaola.

Questi stessi imprenditori, amici del boss, tenteranno invano di comprare la nuova testata.

Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante….

Questa è parte dell’intervista che Giuseppe Fava rilascia a Enzo Biagi il 28 dicembre del 1983, sette giorni prima del suo assassinio.

La cassazione condannerà Santapaola e gli esecutori tutti solamente nel 2003.

Gli imprenditori, a dire dei pentiti i reali mandanti, non verranno mai puniti.

Accostarsi al testo ‘La violenza’, il cui autore ha tanto e tale spessore umano, incisività e profondità, non è stato semplice.

Il lavoro registico è stato fatto con circospezione e senza cadere nel banale tranello del retorico didascalismo. È anche per questo che l’allestimento teatrale di “Carro di Tespi” ha privilegiato un linguaggio artistico multimediale. Vi è un lavoro classico sull’interpretazione dei personaggi ma non si sottovaluta il supporto video, che interviene facendo da filo conduttore e rendendo la giustizia distante, non presente. Vi è l’interazione della musica dal vivo, con strumenti non convenzionali come la kora il tamburo a cornice, i sonagli, la campana tubolare o il bastone della pioggia. Vi sono delle installazioni scultorie, delle foto e dei video di repertorio che documentano spezzati di quei difficili anni ottanta.

L’opera parafrasa un processo di mafia in cui vengono interrogati, da una giustizia lontana e distaccata, due uomini e una donna. Chiari e assoluti sono i riferimenti: la madre che ha perso il figlio sindacalista, ucciso dal boss di turno, è la madre di tutte le madri che, piangendo la scomparsa del ‘suo sangue’, chiede giustizia. Facile l’accostamento alle madri della tragedia classica greca.

Il boss mafioso, avvocato, è espressione netta della criminalità che è inserita nelle lobby economiche, manifestazione del male moderno, e allo stesso tempo atavico, che attanaglia tutto il sud e non solo….

Infine, il giovane killer, già logoro, rivela tutta intera la povertà sociale e culturale che attanaglia alcune nostre regioni e che non permette un facile affrancarsi. Per Fava è solo una vittima frutto del contesto. Anela una migliore condizione e cerca di riscattarsi ammazzando per pochi spiccioli.

Operatore teatrale e giornalista, dal palco o dalla carta stampata, la missione, se non altro come la intendeva Fava, è somigliante. Sensibilizzare, informare, promuovere principi in libertà d’espressione, potrebbero essere i comuni denominatori delle due attività, che sebbene usino strumenti e luoghi differenti hanno la capacità di ottenere risultati di gran valore. Brecht docet.

Il progetto artistico, approvato dalla fondazione Fava e messo in scena dal gruppo reggino, prevede un continuum in autunno con convegni e attività nelle scuole. Vedrà una sua prima luce nei prossimi giorni, al museo della ‘ndrangheta e della memoria (edificio sequestrato alla mafia nel territorio reggino ed ora simbolo della lotta alla criminalità) ed ha ottenuto il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Sociali, alla Cultura e alla Legalità della Provincia di Reggio Calabria, nonché l’avvallo dal Comune di Reggio e dei Comuni di Santo Stefano in Aspromonte, Sant’Eufemia, Scilla e Bagnara Calabra.

Andy Gentile

Si rettifica che lo spettacolo “La violenza”, per problemi logistici, non andrà in scena al museo della ‘ndrangheta bensì al “Teatro Primo”, sito in via Saracinello, 4/C vico Fascì. Reggio Calabria.
Data ufficiale: Venerdì 10 luglio ore 20 e 30.

teatro-primo-uscite

Link:

Wikipedia

Museo della Ndrangheta

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Un Commento »

valerio dice:

Si rettifica che lo spettacolo “La violenza”, per problemi logistici, non andrà in scena al museo della ‘ndrangheta bensì al “Teatro Primo”, sito in via Saracinello, 4/C vico Fascì. Reggio Calabria.
Data ufficiale: Venerdì 10 luglio ore 20 e 30.

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