In questi tempi di crisi… solo la retorica rimane sempre la stessa
La crisi c’è ed è generalizzata. Mr. B dice che bisogna chiudere la bocca a tutti quelli che parlano in maniera non ottimistica del futuro dell’economia nel nostro paese perchè diffondono il pessimismo tra i consumatori e i risparmiatori. Il che non aiuta la ripresa.
Ma la crisi è oggettiva e si sta diffondendo in ampi spazi della nostra vita sociale.
Che non ci sono più i valori di una volta ormai lo sappiamo. Non si sa da quanto tempo è che non esistono più questi valori dato che è da sempre che nel popolo circola l’idea che si stava meglio quando si stava peggio. Solo la retorica, come direbbe Caparezza, è rimasta sempre la stessa.
La crisi, come dicevo, si avverte anche nelle relazioni sociali e anche nel loro angolo più nascosto: quello delle relazioni sessuali. Di questi tempi di crisi economica noi italiani stiamo attraversando una gravissima crisi di virilità. Le ultime vicende dell’attualità politica nazionale ce lo confermano drammaticamente e stanno causando l’abbandono del doppio senso insito nella definizione di “Repubblica delle banane” che ci siamo guadagnati nella storia e che adesso si sta svuotando del suo significato erotico ad esclusivo favore di quello più politico.
Che dei torbidi festini partecipati da politici e da uomini di affari che “portano le donne” siano inseriti d’ufficio nell’agenda politica si sa da molti anni ormai. Il video di apertura di questo articolo che riporta il trailer del film “Il divo”, sulla vita di Andreotti, non è messo lì a caso. In quel film – lo si vede anche nel trailer – una vecchia volpe della politica italiana risulta parecchio annoiata nel contesto della nuova politica fatta di feste, lusso e “donne da portare”.
Va bene, la politica è cambiata, è vero. Dicono che stiamo vivendo una seconda Repubblica. Tutto vero, ma rimpiango gli anni in cui a frequentare le feste più in erano soprattutto uomini e donne che avevano avuto successo nel mondo dello spettacolo di allora. Senza dubbio l’Italia si segnalava in queste feste per la presenza di alcuni grandissimi attori quali Tognazzi, Gassman e Mastroianni. Uomini che hanno esportato una gloriosa immagine sessuale dell’uomo italico. E che non esito a considerare come dei grandi esempi nella mia vita (Tognazzi su tutti).
Ce lo vedete voi, anche uno solo di questi tre personaggi, partecipare ad una di queste festicciole particolari che si fanno nelle residenze del potere? La schiettezza e la sfrontatezza concretissima di Tognazzi non verrebbero apprezzate se alle spalle non fossero coperte da una promessa di finanziamento per la costruzione di un residence sul mare; la baldanza fisica e l’abilità linguistica di Vittorio Gassman verrebbero snobbate se si presentassero prive di promesse di candidature politiche sicure (ma sono certo che da grande attore qual’era, Gassman avrebbe saputo “costruire una realtà fittizia” senza farsi minimamente scoprire) e che dire della gentilezza nei modi di fare e della galanteria tipica dell’atteggiamento di Mastroianni? Passerebbe in secondo piano rispetto alle chance si notorietà facile che propone un pappone di alto borgo.
Non vorrei essere frainteso, non si tratta di una requisitoria contro le donne. Piuttosto quel che vorrei apparisse chiaro è la crisi della virità italica che è evidente. Gli esempi che ci vengono proposti tramite i media non sono più quelli di uomini più che altro abili nella parola piuttosto che negli affari. L’uomo nuovo per raggiungere i propri scopi sociali non esita a far leva sulla propria influenza per sollazzare i propri capricci con donne che “eseguono” dietro promesse o pagamento. Senza queste doti materiali l’uomo italico che vive “la dolce vita” non sembra essere in grado di esercitare un fascino reale nei confronti dell’altro sesso.
Inevitabilmente, l’immagine dell’italiano latin lover si sta dissolvendo sotto i colpi dei portafogli più gonfi.
Noi che abbiamo esportato stereotipi di virilità in tutto il mondo conosciuto e che abbiamo avuto diversi ambasciatori, come ad esempio i tre citati in precedenza, ci siamo ridotti a doverne importare. Virilità intendo.
L’Italia, che è stato il paese di “Occhio alla Perestrojka“, è balzata, ultimamente, agli onori delle cronache nell’est europeo perchè un leader di quella parte del mondo è venuto a fare il leone nella villa del premier in Sardegna. La foto in cui il premier ceco Topolanek esibiva, a sua insaputa, un atteggiamento tipico del maschio italiano di una volta, ha fatto il giro del mondo e il nostro premier si è affrettato a nascondere il tutto. Che magra figura per l’immagine dell’italiano nel mondo! L’industria italiana dei media ha diffuso un’immagine dei massimi livelli di maschio italiano che è il simbolo di una decadenza ormai consolidata. Il grande sogno utopico dell’On. LaQualunque si è infranto contro la cruda e dura realtà: abbiamo iniziato ad importare l’esatto opposto del pilu che, invece, lui ha sempre invocato a gran voce.
Siamo ridotti male!
Sembra esserci qualche piccolo segnale di ripresa. Leggevo sul numero 800 di Internazionale (auguri a un gran bel settimanale) che l’Italia è pronta ad una virile invasione degli Stati Uniti. Non più Hollywood ma Detroit, la grande città del nord dove ha sede il gota dell’industria automobilistica statunitense. Gary Kamiya, della rivista online Salon, sostiene che con l’ingresso della Fiat nel mercato americano l’immagine decadente della virilità italica possa risollevarsi. Anche lei, comunque, certifica la crisi nera che ha portato il maschio italiano a vivere uno dei suoi peggiori momenti in campo internazionale e impietosamente ne ripercorre la storia dei ripetuti fallimenti.
Questa stessa crisi rischiano di viverla i maschi americani, secondo l’autrice, perchè considerano l’automobile come una protesi del loro organo sessuale, il quale si rimpicciolirà parecchio guidando una minuscola 500 anche se di nuova generazione.
Il legame tra organo sessuale maschile e automobile è ovvio e l’idea strategica della casa automobilistica torinese, di invadere il mercato dell’immaginario sessuale statunitense, potrebbe rivelarsi una buona mossa iniziale per recuperare un po’ di virilità tricolore. Certo ci presentiamo con delle automobili che, se davvero rappresentano la virilità del maschio, non ci aiutano molto: le dimensioni delle 500 sono spropositatamente inferiori a quelle di una cadillac qualunque. Dunque bisognerà puntare sulla qualità di un servizio e sul minor impatto ambientale che sta diventando, a tutti gli effetti, l’allegoria della “gentilezza” nel mondo dell’economia.
Dunque: ci stiamo preparando ad invadere il mercato americano dell’immagine di genere legata alla sessualità. E’ un’operazione delicata che stiamo provando ad affrontare cercando di puntare su una “presunta” gentilezza (il maggior rispetto per l’ambiente) e non sulla semplice materialità (date le dimensioni…) ma soprattutto sulla qualità dell’offerta. Insomma, l’obiettivo è quello di far immaginare a tutti che i valori dell’epoca di Mastroianni e Monica Vitti rivivranno sulle strade americane. Quei valori, appunto, che hanno portato le grandi masse di italiani, del periodo d’oro della virilità, ad accoppiarsi copiosamente all’interno delle minuscole 500 di una volta liberandosi dalle catene sociali lucchettate da chi propinava l’idea del sesso come semplice attività legata alla riproduzione della specie.
Quel che mi chiedo io è come farà a reggere la proposta di un’immagine del genere se poi i vertici decisionale di questo paese si fanno riconoscere per torbidi festini ai quali partecipano uomini e donne il cui unico interesse in quelle partecipazioni è la speranza di ottenere un certo successo in termini di potere (economico o politico poco importa) piuttosto che una semplice notte di passione? Come facciamo a riproporre l’immagine virile del maschio italiano che punta sull’abilità nel corteggiamento piuttosto che sulla rozzezza dei portafogli di pelle rigonfi di banconote, se poi il nostro premier invece di correre ad abbracciare un capo di stato estero donna la snobba per una telefonata al cellulare?
Stiamo messi male quindi. Per adesso non si intravedono spiragli di miglioramento, proprio mentre un bel po’ di persone che vivono il mondo che mi circonda incominciano ad incontrare i primi rifiuti di rinnovo di contratti a tempo determinato senza avere alternative di impiego, ma solo per ora spero. Eppure si sa, le crisi si possono superare in due modi: sperando che torni tutto com’era prima da solo, oppure spingere sull’acceleratore del cambiamento. Il pericolo è concreto, rischiamo di far volatilizzare quel capitale sociale che una volta caratterizzava l’immagine dell’italiano medio, ovvero la passione per le donne. L’epoca che ci apprestioamo a vivere si prospetta come un’era in cui ci sarà tanto tempo libero che dovrà essere utilizzato al meglio per superare la crisi generale che sta vivendo la nostra società.
Un buon modo per affrontare al meglio questa condizione critica c’è! Forse non risolverà il problema della disoccupazione ma in un momento del genere l’homo italicus potrebbe rispolverare la sua vera e storica passione per l’ars amatoria, scoprendo modi inaspettati per fronteggiare il nero futuro che ci attende. Se non altro riscoprire le nostre radici ci aiuterà a distrarci…
Alessio Neri
Il titolo è una citazione del testo della canzone “Il secondo secondo me” di Caparezza.






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