Cornetto&Cappuccino – Dai graffiti in strada all’esposizione nei musei: l’evoluzione secondo IABO
Il writing è una forma espressiva ormai matura, nata alcuni decenni fa in USA e sviluppatasi velocemente e freneticamente in tutto il mondo, invadendo dapprima i vagoni e le pareti delle metropoli, attecchendo poi anche nelle piccole città e nei paesini.
I graffiti, da taluni chiamati impropriamente murales, per gli specialisti “aerosol art”, sono ormai un complemento dell’arredo urbano, un tipo di scrittura ed un’immagine che abbiamo metabolizzato e che non fa più stupore.
Qualcuno li combatte tenacemente, aiutato da sindaci dal pugno di ferro e da un facile (quanto meschino) accostamento tra aerosol art e vandalismo; altri li definiscono arte (vedi l’insospettabile Sgarbi); altri li snobbano o li ignorano.
A prescindere da ogni tipo di etichettatura, comunque, a me piace lasciare il writing libero di evolversi e di svilupparsi sulle corsie che esso stesso crea e distrugge nel corso dei decenni, talvolta abbracciandosi e contaminandosi con altri generi, altre volte restando puro, conforme allo stile originario e inflessibile nei suoi intenti.
Ho conosciuto il writing guardando i wild style di Phase 2 e i pezzi dei writer newyorkesi e italiani, ma so di molti che, partendo dal writing, hanno affinato in fretta altre capacità complementari, arricchendo la loro produzione e, qualche volta, allontanandosi definitivamente dal punto di partenza. E’ capitato a molti di partire da una tag per arrivare ad esporre opere d’arte in una mostra, lontana dai binari e dalla notte, senza bombole nello zaino e senza paura di essere scoperti in flagrante!
Uno di questi è IABO, un artista campano, che ho avuto il piacere e l’onore di intervistare dopo aver visto alcune sue opere e aver compreso, per sommi capi, quale fosse la sua direzione creativa.
Ma come al solito, dopo questa discussione, ho scoperto un sacco di cose!!
PERCHE’ IABO?
IABO è il nomignolo che mi affidarono i miei amici di skate, poiché qualcuno mi fece notare la mia somiglianza con uno degli attori del famoso film “California Skate”… da quel momento tutti mi chiamavano IABO e quella divenne la mia tag. Così cominciai a scrivere ovunque questo nome, con ogni tecnica possibile, spray, marker di ogni genere, penne, pennarelli, con le dita, con il cibo… insomma tutto in modo sempre più maniacale. Sinceramente questo nome non mi piaceva affatto poiché io non mi rispecchiavo esteticamente in quel personaggio e secondo me non funzionava bene come tag. Ti racconto un aneddoto a tal proposito.
Quando cominciai a fare graffiti, nonostante avessi già una tag, ero sempre alla ricerca di un nome che mi si addicesse di più, e in quel periodo di ricerca successe una cosa. Una mattina mio padre mi svegliò di soprassalto dicendomi: “ma tu scrivi IABO?”, e io mezzo assonnato risposi: “si papà!”… “e allora” rispose mio padre “è uscito un articolo sul Mattino (quotidiano) che parla di te”.
Era il 1995.
Da quel momento in poi decisi di non cambiare mai più la mia tag.

QUANDO HAI INIZIATO E COME?
Era il 1994, avevo circa 14 anni. Ero il classico ragazzino irrequieto di periferia con il forte desiderio di dire a tutti: “io esisto”. In quel periodo iniziai a fare skateboarding e attraverso i pochissimi video e le riviste che circolavano a quei tempi cominciai a vedere dei graffiti. In realtà nel 1987, alla tenera età di 7 anni, avevo già avuto la fortuna di vedere a New York la famosissima subway che ancora oggi ricordo perfettamente. A Napoli in quel periodo erano pochissimi i writers e di pezzi se ne vedevano davvero pochi, tranne qualcuno al centro storico e sulla metro. Subito mi appassionai a quella disciplina (allora non sapevo nulla di questa forma di espressione e dei suoi legami con l’hip hop). Immediatamente individuai un muro vicino casa mia e munito di guanti da cucina, quattro spray comprati alla ferramenta e un disegno appena abbozzato con su scritto IABO OR DIE feci il mio primo pezzo. Dunque fu allora che iniziò il mio percorso nel mondo dei Graffiti. Molte sono state le crew di cui ho fatto parte, dalla TPC ai 13 BASTARDI ai KTM. Poi ad un certo punto del mio viaggio nel writing ho sentito l’esigenza di effettuare degli scarti. Oltre allo spray e alle lettere infatti ho iniziato ad utilizzare nuove tecniche e nuove forme di comunicazione come la pittura, la scultura, i manifesti, gli stencil, gli stickers, il video, la performance, arrivando al punto di non sentirmi più soltanto un writer. Certo, quello resta il mio fondamentale e imprescindibile background, sempre percepibile nel mio lavoro. Tuttavia attuare dei cambiamenti è fondamentale per crescere artisticamente e ricercare nuove forme di espressione, altrimenti c’è il rischio di restare imbrigliati in un’unica formula creativa, limitata e limitante.

Titolo: 48580 SOGNI A PARTIRE DA 1€
Dimensioni.VARIABILI
Tecnica: ADESIVO PLOTTER
Anno 2009
Luogo: Esposizione Emergency Room al Museo PAN di Napoli
L’installazione rappresenta il famoso numero “48580” componendo il quale si donava 1€ alle vittime del terremoto in Abruzzo… chiaramente tutta l’ operazione è una provocazione sulla superficialità dell’ uomo di oggi che vuole purificarsi la coscienza con un semplice sms di 1€. Info: http://www.emergencyrooms.org/napoli.html
QUALI ERANO I PUNTI DI RIFERIMENTO IN ITALIA IN QUEL PERIODO?
Per me non c’era un vero punto di riferimento, l’Italia era la brutta copia degli americani, fatta eccezione per qualcuno. Invece attualmente in Italia ci sono dei validissimi artisti capaci, bravi, creativi e interessanti.
Sicuramente ero interessato a tutto ciò che proveniva da New York mentre in un secondo momento, facendo dei viaggi in giro per l’Europa, mi accorsi che qualcosa stava cambiando, in particolare a Berlino (diciamo in tutto il nord Europa), città dove il writing sicuramente aveva preso un’altra piega, in senso creativo, allontanandosi dal writing puro.
E NEGLI USA? CREDI DI ESSERTI ISPIRATO A QUALCHE SCUOLA O A QUALCHE CORRENTE?
La mia fonte d’ispirazione è stato tutto ciò che proveniva da NY ed esclusivamente cose sui graffiti quindi, dai wild style allo stile delle tag ai throw up.
Mi attiravano soprattutto le cose illegali, ossia i treni e le azioni in città impossibili.
A un certo punto però, attraverso dei libri sulla cultura del writing, mi accorsi di Keith Haring, Jean Michel Basquiat e Andy Warhol. Diciamo che ho conosciuto l’arte attraverso il mondo dei graffiti.
Da quel momento in poi cominciai a documentarmi fino a conoscere quasi tutta l’arte, dai graffiti nelle caverne a oggi. Credo che quello che faccio si avvicini molto alla Pop Art , e penso che l’ultima corrente artistica dopo la Pop Art di fine secolo sia proprio quella degli Street Artists, insomma l’arte proveniente dal mondo dei graffiti.
NEGLI ANNI TI SEI CONCENTRATO DI PIU’ SULL’EVOLUZIONE DELLE LETTERE O SULLE IMMAGINI?
Ti rispondo con una mia frase : “il vero writing non sta solo nelle lettere, lo trovi altrove rompendo gli schemi, la ricerca è la sua rinascita”.

Titolo: L’ACQUA E’ POCA E LA PAPERA CI DANNEGGIA
Dimensioni: 320X220 CM.
Tecnica: ACRILICO E SPRAY SU PARETE
Anno 2008
Luogo: Esposizione mostra collettiva 12×12 al Museo PAN
CREDI DI AVERE AVUTO UN PARZIALE CAMBIAMENTO DI ROTTA NEL CORSO DEGLI ANNI?
In principio non ti accorgi di nulla visto che sei in una fase di ricerca, ma poi man mano che vai avanti nel tuo lavoro noti che qualcosa sta cambiando.
Io penso che nel corso degli anni c’è stato qualche cambiamento, sia dal punto di vista del concept delle opere che nei contenuti.
Il mio linguaggio si rifà a quello della grafica pubblicitaria in senso stretto, con segnali, semplici, diretti e percepibili da tutti. Tutto ciò è frutto di una attenta ricerca basata sui meccanismi del marketing, del mercato pubblicitario mondiale; diciamo che la mia rotta è quella di diventare un marchio e poi una azienda.
QUINDI SI PUO’ DIRE CHE TI SEI IMBORGHESITO, ELEVATO O SEMPLICEMENTE PROFESSIONALIZZATO?
Si continua a pensare all’artista come ad un bohémien parigino con l’aria da poeta e la tela sotto il braccio. Certo è un’immagine bella e romantica, ma anacronistica. Sebbene ancora oggi ne esistano di bohémiens rinchiusi nei loro studi, isolati nel loro mondo creativo, credo che gli artisti debbano mettersi in relazione con un contesto mondiale, con la sua smisurata produzione culturale ed economica. Detto questo, l’artista odierno credo che debba professionalizzarsi se si vuole mettere in discussione.
SO DI TANTI CHE, PARTENDO COME WRITER, SI SONO POI EVOLUTI UTILIZZANDO IL LORO TALENTO IN ALTRI CAMPI NON RISPECCHIANTI GLI STESSI VALORI E GLI STESSI PRINCIPI. CHI E’ PASSATO A LINEE DI ABBIGLIAMENTO, CHI A GRAFICHE COMMERCIALI. E TU?
Tutti pensano che per fare l’artista ci vogliano dei principi o dei valori da rispettare, certo, ma non così come si pensa: fare l’artista è un lavoro a tutti gli effetti.
Sinceramente non ci trovo nulla di male che un artista faccia della sua produzione un marchio, o che diventi un grafico o inventi una linea d’abbigliamento, anzi abbiamo molti esempi di artisti storici internazionali che hanno fatto della loro arte un grande business, dando un contributo alla “ricerca” in questo campo, influenzando i grossi produttori sia della pubblicità che della moda. Tutto ciò non fa che alimentare e amplificare il proprio lavoro…anche questa è arte. Come ti ho detto prima, la mia direzione è quella di trasformare la mia produzione in un marchio e, perché no, in un azienda da e per l’arte contemporanea.
COSA NE PENSI DI CERTA ARTE CONTEMPORANEA E DELL’ACCESO DIBATTITO CHE LE RUOTA INTORNO RIGUARDANTE IL FAMOSO CONCETTO LO POTEVO FARE ANCH’IO?
Condivido quello che dice Bonami: “oggi nell’ambito dell’arte contemporanea non è più essenziale sapere fare qualcosa… l’importante è pensare, in ogni caso e possibilmente prima degli altri, la cosa giusta, al momento giusto”.
E’ certo che tutti possono fare, ma è il modo e il momento che cambia.
Ti dico la mia in proposito: io ho sempre pensato di rendere la mia produzione come una “open source”. Ti faccio un esempio: immagina se wikipedia fosse limitato nell’utilizzo e nelle informazioni…e se nessuno fosse capace di usarlo. Sarebbe un fallimento totale ed uno spreco di energie e di denaro di proporzioni inimmaginabili, sarebbe un prodotto destinato a pochi intenditori (come lo è l’arte in genere), invece wikipedia ha messo a punto un dispositivo che tutti, e dico tutti, possono usare e soprattutto modificare aggiungendo sempre più informazioni senza limiti e senza alcun problema.
Dunque, perché non pensiamo che l’arte possa essere come una open source? La mia produzione e la mia ricerca artistica sono su questa linea.
MI SPIEGHI MEGLIO LA FACCENDA DEL MADRE?
In realtà la faccenda parte da molto lontano.
Circa un anno fa sono stato contattato da un curatore del Museo MADRE, dove mi si proponeva di co-curare una mostra dedicata alla Street Art.
Non si conosce il motivo per cui questa mostra non è stata mai approvata dai vertici del MADRE.
L’idea è nata in seguito alla mostra Urban Superstar Show (nessuno sapeva dell’esistenza di questa mostra) organizzata dalla galleria romana Mondo POP, che si è tenuta a maggio scorso negli spazi (Bar- Ristornate) del Museo MADRE coinvolgendo gli urban artists più rappresentativi di tutto il mondo.
Fin qui tutto bene, solo che nella lista degli artisti invitati non c’era neanche l’ombra di un artista del sud, praticamente per qualcuno l’arte si ferma e finisce a Frosinone.
Appena appresa la notizia ne parlo con Augusto De Luca (il Cacciatore di Graffiti http://www.myspace.com/augustodeluca), discutendo su come mai non fossero stati invitati artisti del sud in quella mostra, nonostante di artisti validi al sud ce ne siano abbastanza.
Da qui in poi, in modo molto naturale, è nata l’idea di MADRE SNATURATA. Sono subito partito con la contraffazione del logo che da MADRE (Museo d’Arte contemporanea Donna Regina Napoli) è diventato MADRE SNATURATA (Museo d’Arte Dimenticata Malafemmena Napoli).
L’azione/performance è partita in forma anonima, abbiamo attivato due pagine web su Facebook e myspace (www.myspace.com/madresnaturata) a nome di Lucio Amelio, il famoso Gallerista napoletano scomparso nel 1994 che è diventato il portavoce della protesta.
Subito dopo ci è venuta l’idea di girare il remake sullo spot del Museo MADRE, (che ha spopolato nella rete http://current.com/items/89994934_spot-remake-madre-snaturata-di-iabo-il-cacciatore-di-graffiti.htm), ed a quel punto io e il Cacciatore abbiamo deciso di rendere pubblica la paternità di tutta l’operazione dichiarandoci con la stampa e internet.
Dopo di che, nel giro di due giorni, intorno al movimento MADRE SNATURATA si è mossa gran parte della comunità degli street artists e non solo; anche galleristi, curatori ecc che ne hanno sposato la causa.
Tra i tanti attivisti in prima linea, impossibile non notare il collettivo Satoboy che ha trasformato l’immagine dell’operazione in vero tormentone, e il supporto dell’ormai noto magazine on line Ziguline di Dimitri Grassi.
L’azione pacifica si è conclusa con le più svariate performance di vari artisti, sia fuori dal Museo che in tutta la città, con installazioni, stickers e manifesti. Tra gli artisti: Satoboy collective, Korvo, Helios & Trapani e altri.
Io insieme al Cacciatore di Graffiti abbiamo stampato circa 10 ritratti di Lucio Amelio di 2,50 metri (http://www.facebook.com/home.php#/album.php?aid=159966&id=1044943191) attaccandoli in vari punti strategici della città…lo sguardo malinconico di Lucio Amelio porta a mò di postilla il logo contraffatto sulla sua testa, sottolineando ironicamente l’errore del Museo Napoletano.
Tutta l’ azione/performance MADRE SNATURATA ha ottenuto nel giro di pochissimi giorni oltre 10 articoli sui quotidiani più importanti e un centinaio di recensioni su siti web. (Per info più dettagliate: http://www.ziguline.com/12/04/2009/madre-snaturata-la-risposta-degli-street-artist-dimenticati/).
La risposta del MADRE è stata questa: “Noi non abbiamo nessun potere decisionale sulla scelta del curatore della mostra, in quanto abbiamo accettato soltanto un pacchetto chiuso.”
Qualche giorno dopo mi è arrivato un invito di partecipazione a una mostra al MADRE, ma io ho semplicemente rifiutato.
Se mai dovessi partecipare ad un’iniziativa del Museo MADRE, lo farei solo a una condizione: quella di fare un esposizione coinvolgendo tutto il meridione.
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Titolo: MADRE SNATURATA
Dimensioni: 200X180 CM
Tecnica: stampa plotter
Anno 2009
Luogo: NAPOLI
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Titolo: PERFORMANCE. IABO CATTURA IL CACCIATORE DI GRAFFITI
Dimensioni: variabili
Tecnica: plexiglass, sculture in legno ferro e resina
Anno 2007
Luogo: Esposizione mostra personale di IABO alla NOTgallery Napoli
SO CHE NON AMI ESSERE ETICHETTATO COME WRITER, MA COSA MI RACCONTI SULLA SCENA DEL WRTITING NELLA TUA CITTA’?
Esatto non amo le etichette, in quanto oggi non mi sento più un writer… probabilmente non lo sono mai stato.
Non ho nulla da dire, inoltre la scena che c’è attualmente è uguale a quando ho iniziato io, cioè 15 anni fa. Non c’è stata una vera e propria evoluzione dal punto di vista creativo, tutto è rimasto legato al writing puro, fatta eccezione per qualcuno che ha osato, uscendo definitivamente dal writing e dalla lettera, utilizzando le più svariate tecniche, che si avvicinano sempre più spesso alla comunicazione pubblicitaria urbana.
NEL TUO MY SPACE HO VISTO SHAONE IN TOP LIST…SO CHE A LIVELLO DI WRITING HA FATTO MOLTO.
Shaone docet.
COSA NE PENSI DELL’ARTE MUSEALIZZATA? E’ UNA DIMENSIONE MOLTO DIFFERENTE DA QUELLA DI STRADA?
I musei sono importanti perché storicizzano, sono importanti perché sono il luogo per eccellenza deputato all’arte; sono importanti perché altrimenti il mercato e il business della cultura non avrebbero alcun senso; sono importanti perché grazie a questo tipo di struttura oggi possiamo toccare con mano l’arte della storia, dai graffiti nelle caverne fino ai giorni nostri.
Detto questo, penso che oggi la parola museo si dovrebbe re/immaginare, nel senso che nell’immaginario collettivo questa parola è legata a un uso e consumo dell’arte standardizzato. Abbiamo molti esempi di musei importanti (il MoMA, il Centre Pompidou, il Guggenheim ecc..) che stanno stravolgendo il significato e l’immagine del museo classico. Questo va bene, solo che dovrebbero effettuare qualche scarto in più, ad esempio dare molto più spazio ai giovani creativi e non solo.
E’ chiaro che le dinamiche della strada sono molto differenti del museo: una cosa è esporre al chiuso e una cosa è esporre a cielo aperto.
Il writing, la street art, l’urban art ecc. vanno lasciati dove sono, in strada. Non ha senso portare il prodotto urbano al “chiuso”. Questa cosa chiamata Street Art si deve consumare sotto gli sguardi della gente, del tempo, dalla polvere, della pioggia e dello smog fino a che non scomparirà del tutto. Questo è il senso di quello che gli street artists fanno nel loro museo più grande: la CITTA’.
NON TI SPAVENTA IL RISCHIO DI MERCIFICAZIONE DELLA TUA ARTE? HAI MAI FATTO QUALCOSA DI CUI NON ERI PIENAMENTE CONVINTO IN QUESTO SENSO?
Assolutamente no! Sono sempre deciso e convinto dei mie passi, non mi sbaglio mai! In quanto alla mercificazione (parola che amo) non mi spaventa affatto… anzi! Ti dico che la mia direzione è proprio questa: mettere in rapporto la mia produzione con la grande produzione economica mondiale. Il bello dell’arte è proprio questo per me: rendere merce l’arte. “Questo è il mio tempo e questo do al mio tempo”, perchè non dovrei vivere di quello che produco, e perché non dovrei vendere le mie opere?
QUANTE E QUALI SONO LE FORME ESPRESSIVE CHE UTILIZZI?
Tutte e tutto.
CON QUALI CURATORI HAI COLLABORATO E CON QUALI TI PIACEREBBE COLLABORARE?
Tra quelli più importanti ci sono:
Gianluca Marziani, Julia Draganovic, Francesco Poli, Eugenio Viola e Adriana Rispoli, Gigiotto Del Vecchio. Collaborerei sicuramente con Marc Olivier Wahler, direttore del museo di Parigi Palais de Tokyo, dove lui stesso in una visita (segreta) al Palazzo delle Esposizioni di Roma (dove ho esposto con la mia personale) ha scelto come location per un intervista rilasciata a NextExit di farsi fotografare davanti a una mia opera.
(http://www.facebook.com/IABO.IABO?ref=profile-/photo.php?pid=1396985&id=1044943191)
IN EUROPA VENGONO ORGANIZZATE DIVERSE COLLETTIVE CHE HANNO UNA NOTEVOLE RISONANZA SULLA SCENA ARTISTICA INTERNAZIONALE. C’E’ UN EVENTO AL QUALE TI PIACEREBBE PARTECIPARE?
Ce ne sono tanti….comunque sicuramente preferirei andare oltre oceano, ad esempio ad una fiera internazionale tipo Art Basel a Miami, oppure il massimo sarebbe a New York da Gagosian, e perché no anche in Italia alla Biennale di Venezia.
QUAL’E’ IL TUO ULTIMO LAVORO?
Il mese scorso si è conclusa la mia personale al Palazzo Delle Esposizioni di Roma all’interno di ROMA – THE ROAD TO CONTEMPORARY ART sezione THE FAIR a cura di NOTgallery, dove ho esposto un’ installazione di quattro lavori su tela di grande formato (270 x 270 x15 cm) dal titolo “Me l’hann Hitler” che sono 4 versioni dedicate a Hitler. Info sul Corriere del Mezzogiorno (http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=29240a886b962097).
A fine giugno ho esposto in una personale a cura di Julia Draganovic a Napoli alla Fondazione SDN.
(Info su http://www.ilsabatodelleidee.it).
Titolo: ME L’HANN HITLER
Dimensioni: 570X570X15
Tecnica: ACRILICO SU TELA
Anno 2008
Luogo: Esposizione “SCALA MERCALLI IL TERREMOTO DELLA STREET ART ITALIANA”
http://www.scalamercalli.it
Si tratta di lavori che rappresentano a mo’ di fumetto il capo del nazismo secondo prospettive diverse. Un faccione è timbrato con il simbolo della svastica, uno con il logo del cuore – è l’Hitler «gay» -, uno con la croce, l’Hitler «prete». E infine il teschio, a contraddistinguere il dittatore fanatico criminale.
Il lavoro si basa sulla sinteticità dell’opera. E il titolo nasce dal fatto che nel corso del tempo se ne sono sentite tantissime su Hitler: inflessioni, tendenze, perversioni. Ovviamente non si tratta di giudizi politici ma semplicemente trasposizione su tela di un’idea ironica, leggera.

I lavori in queste foto sono della personale di IABO che si è tenuta a Roma al Palazzo delle Esposizioni durante “ROMA THE ROAD TO CONTEMPORARY ART” ad aprile.
COSA TI PIACEREBBE FARE DA GRANDE?
Quello che sto facendo: l’artista.
Il legame tra Graffiti Art e hip hop è molto forte, tanto che il writing è proprio uno dei famosi quattro elementi dell’hip hop (assieme al rap, al djing e alla breakdance). Tuttavia non tutti i writers compiono lo stesso cammino: alcuni hanno sempre creato Street Art senza amare o conoscere l’hip hop, altri hanno avuto un’evoluzione tale da discostarsi progressivamente da quello che rappresentava il substrato originario, la cosiddetta “foundation”. IABO è uno di questi.
Intervistare Iabo è stata un’esperienza piacevole ed interessante. Mi piacciono le sue opere, e in parte condivido anche la sua idea di evoluzione e di miglioramento.
Certo, i termini “mercato”, “business” e soprattutto “merce” li adopero sempre con molta cautela, convinta fermamente che l’arte, nelle sue forme libere, rappresenti una delle ultime armi di espressione e di resistenza umana capace di sottrarsi al sistema di “mercificazione” che lentamente degrada tutto ciò che invade e vende…ma so anche che la diversità arricchisce e che il confronto di idee fa crescere.
Come al solito spero di aver catturato la vostra attenzione e soddisfatto la vostra curiosità.
Teodora Malavenda









Bella intervista…ad maiora
,Augusto De Luca
Si accettano scommesse sulle future quotazioni del titolo Iabo nel borsino dell’arte contemporanea europea. Il mio consiglio è: acquistate oggi.
Bell’intervista.
Bell’intervista!…lucida ed intelligente come sempre,sincera,diretta e priva di fronzoli ed ipocrisie….IABO è così…un GRANDE ARTISTA e una GRANDE PERSONA!!!
Il ragazzo più che artisticamente bravo,mi sembra molto determinato in quello che fa,ma non capisco sinceramente determinate esaltazioni per i suoi lavori,che personalmente trovo nella norma,niente di partcolare rispetto a ciò che si vede in giro,immagini visivamente piacevoli da vedere,ma senza profondità.
Per ippocampo…
il vero stupido sei tu che ti permetti di insultare il lavoro di una persona senza (e ne sono certa) capire un cazzo di arte…altrimenti non avresti formulato un giudizio pressappocchista e oggettivamente privo di contenuto…
E’ risaputo che anche gli “ignoranti” ogni tanto aprono bocca.
ho cancellato il commento di Ippocampo. Chiedo scusa ma non ho immediatamente pensato che un commento come quello di Ippocampo è meglio non renderlo pubblico.
Insultare in determinati modi non è costruttivo e non merita questi spazi. Qualora si volesse aprire una discussione seria e decente allora ben vengano commenti argomentati.
(A)lessio
Non sono molto d’accordo con il tuo rifiuto a partecpare alla mostra al Madre per motivi ben precisi,ma per il resto una bellissima intervista ricca di parti che danno il via a serie riflessioni…
Lineare Iabo…Chirurgico…determinato.
…Non vedo l’ora di viaggiare in autostrada e vedere grandi capannoni azzurro fluo con la scritta gialla “IAB-KEA”!
PS: prenoto ora il mio K-CHAIN merchandising
PS2: pollice in alto per l’intervista
Fixia
L’analisi di Iabo è semplicemente chirurgica, chiara e sacrosanta!
Grande Iabo… complimenti!!!