Ma la massa dov’è?

venerdì, 4 settembre, 2009
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11 Commenti




follaLa storiografia di solito, per necessità di semplificazione e schematizzazione, procede dividendo la la in grandi blocchi, come se il flusso del tempo potesse essere immagazzinato in grandi compartimenti stagni su cui sopra vengono affisse delle etichette. Scorrendo velocemente tutti questi “compartimenti” troveremo che, nella maggior parte dei casi, su quello più vicino a noi, quello che dovrebbe contenere l’epoca contemporanea, sta scritto “ di ”.

Sì, perché l’era che stiamo vivendo viene fatta convenzionalmente iniziare, sui manuali del liceo come nei libri a vocazione un po’ più alta, con l’avvento sulla scena, per l’appunto, della “massa”, che avviene fra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX con l’allargamento del suffragio e quindi la nascita dei per come oggi li conosciamo, ossia organizzazioni con apparati burocratici fortemente sviluppati, diffusi capillarmente sul territorio, basati su accentuate caratteristiche ideologiche e che puntano ad avere il maggior numero possibile di iscritti. L’altro elemento attraverso il quale la nuova società si manifesta e si sviluppa ulteriormente è la Prima , in cui per la prima volta gli uomini che vi sono direttamente coinvolti sono nell’ordine di milioni, in cui vi è una larghissima e potente incidenza dell’evento anche fra la popolazione civile ed in cui, ovviamente, gli effetti del conflitto assumono una dimensione . Insomma la guerra smette di essere un’attività che riguardava ambiti “specialistici”, l’ambito di chi la combatteva, ossia l’esercito professionale e l’ambito di chi la decideva, ossia l’élite politica, per divenire un evento di proporzioni molto più smisurate, capace di mobilitare, direttamente o indirettamente, popolazioni intere.

Con questo primo, rivoluzionario evento le masse sorgono sul palcoscenico della storia, si liberano dalla condizione “sotterranea” in cui fino ad allora avevano vissuto, affermando con prepotenza non solo la loro esistenza, ma la loro incredibile capacità di influenzare le sorti della Storia.

folla1I partiti di massa erano già nati qualche tempo prima, ma la Prima Guerra Mondiale sancisce il fatto che solo essi potessero traghettare la politica e la gestione dello Stato nel nuovo ordine che usciva dal conflitto.

I fermenti che, ad esempio, in Italia turbarono il primo dopoguerra, con i violenti scontri fra socialisti ed il nascente movimento fascista, generarono un clima da guerra civile che coinvolgeva la gran parte degli italiani, tornati dalla guerra con una nuova consapevolezza dei loro diritti e del loro ruolo ed intenzionati ad utilizzare l’aggressività imparata in guerra nell’avanzare le loro richieste al governo.

La rivoluzione politica innescata da questa nuova situazione si concretizzerà, in Italia ed in Germania, nella nascita di un sistema di governo del tutto nuovo ed insolito: il sistema totalitario.

L’esigenza primaria di tale sistema, il fattore essenziale che ne garantisce l’esistenza stessa è uno: l’irreggimentazione delle masse. Ecco perché le dittature totalitarie sono peculiari del Novecento: esse cercano un “filo diretto” fra il “popolo” ed il dittatore, scavalcando le istituzioni parlamentari e rivolgendosi a quella nuova forza divenuta così importante da costituire l’essenza della vitalità di questi nuovi governi.

Ecco perché il diverge radicalmente da tutti i regimi del passato, anche da quelli, magari, altrettanto restrittivi e dominati dalla figura di un unico uomo. Al Roi Soleil, Luigi XIV, per mantenere un controllo efficiente sulla vita culturale ed intellettuale di Francia, bastò offrire alla nobiltà gli svaghi ed i lussi della sua nuova e fastosa reggia di Versailles. Niente a che vedere con il controllo programmatico di milioni di individui.

Il fallimento, tragico e devastante, della soluzione totalitaria come nuovo sistema di controllo della popolazione non segna la sparizione del problema di come regolare questa nuova forza d’urto apparsa, all’apparenza improvvisamente, sulla scena del mondo e che era dovuta divenire la principale preoccupazione da parte di chiunque pretendesse di gestire il potere.

Oggi, forse, si sono trovate soluzioni più efficaci perché decisamente meno appariscenti dei grandi impianti grotteschi tipici dei totalitarismi e sicuramente, anche, più piacevoli e “soft” ma che possono produrre, a me sembra, anche dei giganteschi passi indietro, perlomeno ad osservare la situazione in Italia.

Il fascismo sublimava l’esigenza di partecipazione della gente alla vita civile, seppure proiettandola in un ambito ideologico ben preciso; oggi, d’altra parte, la si uccide, semplicemente.

La si uccide “ghettizzando” le masse, ma ghettizzandole in un territorio

Bianca Misitano

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11 Commenti »

nicola dice:

cara Bianca, non sono riuscito a capire il fulcro della tua discussione ma mi sembra doveroso puntualizzare che i totalitarismi del secolo scorso, per come si manifestarono e per la natura e le modalità con cui si innescarono, differivano notevolmente tra loro. Ad esempio in Russia ci fu una rivoluzione con il coinvolgimento attivo di una larga fetta di MASSA, nonostante poi le cose abbiano preso una piega differente. Il Nazismo ed il fascismo avevavo altri intenti, altre ideologie di riferimento e per questo sono sempre cauto quando si parla di TOTALITARISMI DEL ’900.
La nascita della MASSA per come la si intese a partire dall’inizio del secolo scorso è legata a tutta una serie di fatti collegati, dal lavoro in fabbrica al Marxismo, dalla Ford T “di tutti i colori purchè nero” ai partiti politici….
Dopo la seconda guerra mondiale l’impronta del modello capitalista consumista Americano ha fortemente contribuito ad una progressiva opera di disgregazione sociale, con il risultato che le masse continuano ad esistere, ma senza un identità chiara, qualcuno dice senza coscienza di classe.
Infine io non condanno in tutto e per tutto le forme di governo differenti da quelle democratico-borghesi o parlamentari, poichè nella dittatura hai la certezza e l’evidenza di chi comanda, ma nella democrazia che elargisce per tutti illusoria libertà il controllo è totale e definitivo.
Mi trovo parzialmente daccordo con Mario Capanna in “Verrò da te”, vi consiglio di leggerlo…

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

a dire la verità, nicola, la storia della “rivoluzione” russa è un po’ diversa, almeno per come la conosco io.

Una rivoluzione effettivamente ci fu in alcune delle maggiori città russe e in diverse campagne. Sollevazione che portò all’istituzione dei soviet cittadini, rurali e di fabbrica all’interno delle quali tutti i delegati furono eletti con suffraggio universale. Dalle urne ne uscirono vincitori, tranne che in un paio di fabbriche e città, i Socialisti rivoluzionari che basavano il loro consenso negli ambiti rurali dei piccoli proprietari terreni che erano la MASSA in russia che ai tempi non era per niente un paese ad economia industriale.

I soviet furono sciolti da un colpo di stato bello e buono anche se praticamente non violento (ma perchè nessuno aveva le forze per opporsi concretamente) portato avanti da una teorica avanguardia di rivoluzionari che aveva come uno dei principali obiettivi fomentare la rivoluzione proletaria in Germania, vero paese industrializzato, che però fallì più volte.

Preso il potere centrale, l’avanguardia leninista che non era radicata nella popolazione, tanto che per finanziarsi e armarsi si dedicava agli “esprorpri proletari” non coinvolgendo il popolo nella sua formazione, pensò bene di sciogliere i soviet (veri strumenti di partecipazione popolare alla definizione delle scelte politiche che sarebbero scaturite inevitabilmente da diretti bisogni individuali e collettivi espressi in relazione al luogo in cui si svolgevano le assemblee, dunque promotori di economie non commercialmente aggressive e totalizzanti) sovente con la violenza e la repressione.

Chi si ribellò, per es i marinai di kronstad e gli anarchici ucraini (per altro, alcuni tra i principali fautori dello scoppio della rivoluzione e della sua difesa contro le truppe “bianche” dell’occidente anticomunista), fu represso nel sangue…

Così è come conosco io quella storia…

Poi vorrei farti una domanda. dici che le masse esistono ma non hanno un’identità chiara. Io ti chiedo:

“Una collettività esiste se la sua identità non è chiara? In altre parole, siamo sicuri che chi non ha un’identità, dunque che non sia riconoscibile anche dall’esterno, possa essere considerato come un gruppo socialmente definito?”

Infine, dissento totalmente sulla questione dei governi non democratici. La democrazia a cui penso io non è questa che viviamo ai nostri tempi. la democrazia intesa come la intesero i suoi ideatori è esistita durante la comune di parigi, in catalogna, paesi baschi e andalusia dal 1933 al 1938, prima e durante la guerra civile, nei soviet…

La democrazia “delegata” è un altro paio di maniche. Tuttavia il fatto che qualcuno abba il potere arbitrario, e la forza, di potermi impedire di dire e fare qualcosa (piuttosto che subdolamente farmela accettare senza un impatto forte…) non lo posso accettare da parte di nessuno, neanche di quelli che “in teoria” la pensano nella maniera più simile possibile alla mia…

(A)lessio

Nicola dice:

Caro Alessio, una volta finita la scuola ho rispolverato svariate volte i libri di testo e mi sono documentato sulla Rivoluzione Russa…pur non avendo certo autorevolezza per scriverne un trattato storico. Mi fa piacere che tu abbia ricordato i contorti passaggi che trasformarono la Russia zarista dopo il ’17, ma io mi limitavo solo a ribadire che provo sempre un brivido quando mi si racconta dei “totalitarismi del 900″, come se fossero dei fenomeni in tutto e per tutto sovrapponibili tra loro.
Per quanto riguarda le masse, è evidente che posseggano ancora una loro precisa fisionomia, ma l’identità è un’altra cosa e la si perde a causa dei sistemi sociali che sulla disgregazione basano il loro ssviluppo.
Invece resto fermo dell’idea che la democrazia all’occidentale, per come si svolge nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali, non è il miglior sistema di governo e che la partecipazione collettiva è in gran parte solo una farsa, l’illusione di un voto, la libertà di poterci esprimere liberamente in questo blog ma l’impossibilità concreta di poter influire sui processi economici che governano la politica.
Perdona la mia visione ingenuamente etica del discorso.

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

ma se le masse si disgregano a causa dello sviluppo dei sistemi sociali, allora come fanno ad avere delle identità di massa?

Le classi di 40 anni fa esistono ancora ma sono estremamente ridotte…

classi sociali nuove? gli individui…

ci sarebbe da parlare dei migranti, quelli si che sono operai e contadini ma non votano, per cui, diciamo, non vengono mai considerati come soggetti sociali collettivi. Ma quella è un’altra storia…

Per quel che riguarda le democrazie.. beh non ne faccio solo un discorso da blogger, mi riferisco più che altro al fatto che fino ad oggi, nessuno può costringermi a fare il minatore nel sottosuolo sotto i Monti Urali, senza che io decida di farlo. Mi inducono a cercare lavori e attività per sostenermi che non mi piacciono e non farei mai se fossi libero ma le mani addosso me le mettono solo quando io mi pongo apertamente in contrasto (conflitto) con gli schemi e le leggi della “democrazia” parlamentare; posso rimanere disoccupato, vivere sotto un ponte e morire di fame ma nessuno può costringermi con la forza a fare qualcosa (tranne in contesti estremamente particolari..).

Non c’è bisogno di argomentare che dopo la rivoluzione del 1917 la popolazione russa e dell’URSS in generale non possedeva la ben che minima possibilità di influire sui processi economici che governavano quel sistema.

Per quel che riguarda le considerazioni sui sistemi politico-economici attuali sono perfettamente d’accordo con te ma alla via dell’autoritarismo non riesco a pensarci…

Infine, per quel che riguarda i “totalitarismi del 900″: una volta lessi un libro biografico, per un esame, di cui non ricordo il titolo adesso (se mi viene in mente lo segnalo subito) in cui si racconta la storia di una donna comunista, rivoluzionaria tedesca che fu imprigionata, proprio perchè rivoluzionaria, più volte in germania prima del ’33, riuscì a scappare e ovviamente fuggi in russia dove fu mal accolta in quanto in aperto contrasto con la linea stalinista… fu imprigionata, mandata in siberia e addirittura scambiata con alcuni prigionieri russi catturati in germania, durante le trattative per gli accordi Ribbentrov-Molotov…

E comunque gli ebrei sono sempre stati sulle scatole, con relative vessazioni, persecuzioni e allontanamenti coatti, un po’ a tutti gli stati (a prescindere dai loro regimi) da sempre fino alla fine della seconda guerra mondiale…

I regimi del 900 ovviamente sono molto diversi tra loro ma quello tedesco e quello russo hanno un’infinità di punti in comune che, sembrerà strano, non aveva l’italia.

Quel pover uomo di Mussolini non riuscì a ricreare attorno alla sua figura quel potere morale totale che riuscirono a creare hitler e stalin… in Italia, re e papa, con relative istituzioni, hanno reso il regime un po’ una sorta di colabrodo… un regime all’italiana, appunto…

(A)lessio

nicola dice:

caro alessio i disoccupati, i migranti e i contadini sono proletari, come lo sono i precari senza situazioni patrimoniali agevolanti, e anche se non lo si ammmette le classi sociali esistono, ma ce lo fanno dimenticare perchè il conflitto sociale, da sempre fonte di progresso, fa male al nostro sistema socio economico, che ha maggiori vantaggi dalla guerra tra poveri.

Poi. Alessio, non sono stalinista, ne filo-urss, ma considero la rivoluzione russa un incredibile e storico evento dopo quella francese. Il socialismo reale non ha cambiato il mondo, ma ha fatto sempre capire all’occidente che è temibile perchè potrebbe farlo, se guidata da leader coraggiosi e non animali.

Poi la libertà…una repubblica parlamentare democratica che se non vuoi o non puoi lavorare e dunque essere produttivo e non hai proprietà ti fa finire sotto un ponte, solo perchè non è in grado di garantire un reddito di cittadinanza od un salario sociale, non dispensa libertà ma falsità…come i prestiti anche ai vecchi di 90 anni, l ennesima mistificazione mascherata da innovazione che invece non è altro che un modo per far consumare di più anche chi vorrebbe disintossicarsi.

Allo stato diamo tutti, tutti, sia le masse popolari sia i ricci…

Figghioli…serpeggia nticomunismo iihhiih

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

sulle contraddizioni e sui problemi della nostra società non c’è dubbio che siamo d’accordo…

quello che dico io è che se nascono nuove “classi sociali” (rendiamoci comunque conto che “i precari” non sono ben definiti come classe come si può dire di operai o impiegati o contadini) bisogna pensarle con occhi diversi da quelli che pensavano alle classi sociali fino a 30 anni fa…

Detto questo l’unico motivo per cui ho risposto così al tuo commento è stato contro l’affermazione sulla rivoluzione russa che è stata un evento di massa, cosa con cui non sono d’accordo e che, dunque, mi fa guardare a quell’esperienza totalitaria con gli stessi occhi con cui guardo tutte le altre dittature. Sono proprio cose che non mi piacciono. La rivoluzione può cambiare il mondo? Si credo proprio di si, ma un evento nuovo che sia di rottura sia con quello che non ci piace adesso sia con il passato, altrimenti non potrà che essere uno stravolgimento in senso conservatore e questo proprio non mi piace..

(A)lessio

nicola dice:

eccoci, siamo d’accordo
una nuova via ci vuole

ma secondo te l’embargo a Cuba è stato fatto solo per difendere la libertà e punire il regime di Castro o per non far capire al mondo che sviluppo avrebbe potuto avere quel socialismo? Questo non lo potremo mai sapere, ma Obama vuole rimettere mano al sistema sanitario e viene tacciato di socialismo, e il sistema sanitario di Cuba è studiato ovunque

è tutto molto più complesso, e la risposta delle masse ha un lieve cedimento a destra…l’ha detto Gaber non io!!!

è stato un piacere questo dibattito

Denise dice:

Ciao Bianca, ho sempre apprezzato i tuoi articoli, ma questo mi sembra poco chiaro. Cioè mi sembra che tu abbia messo insieme una serie di spunti che avevi in testa, ma senza che tu stessa sapessi “l’esito” concettuale di questi collegamenti. Insomma, in due parole, cosa vuoi dire?
Colgo alla fine l’idea che i totalitarismi persistano a tutt’oggi ma nelle forme pervasive della non-evidenza, cioè agiscono meglio perché non sono conclamati come tali, e quindi sfuggono alla classificazione spregiativa che poi, nella sostanza, in qualche modo portano avanti.
Se ci pensi, è una vecchia idea Tocquevilliana che ben prima del ’900 ebbe modo di nascere dall’osservazione della democrazia in America, che è appunto il titolo del famoso libro di Alexis, e che forse oggi dovremmo rispolverare per capire che molte cose che viviamo oggi hanno una genesi che risale insospettabilmente a molti secoli addietro.

Comunque, nel tuo articolo, per quanto stavolta un pò vago dal punto di vista argomentativo, rilevo un “difetto”: focalizzi sul concetto di massa solo da un punto di vista politico, mai economico. E da storica saprai bene che le due cose non sono mai scisse. Forse la società di massa, questa “categoria” concettuale semplificante come dici a ragione, ma che pure ci serve per orientarci nel discorso e nei riferimenti, dico la società di massa forse – nella mia umile modesta e insignificante opinione – andrebbe fatta risalire a molto prima del ’900, a molto prima della nascita dei cosiddetti totalitarismi, e soprattutto andrebbe vista nel quadro dei grandi cambiamenti economici che hanno attraversato la storia secoli prima. Per esempio, la rivoluzione indistriale. COsa più dell’industrializzazione della vita porta alla massificazione? Nelle catene di montaggio, nella nascita delle grandi industrie,nella nascita di stili di vita permeati sul modello industriale, non si nasconde forse il germe della omogeneizzazione delle persone in categorie sociali che ancora oggi costituiscono la società? Forse nella rivoluzione industriale (o nellE rivoluzioni industriali) c’è la base insospettata di quello che un giorno sarà un totalitarismo politico, e che oggi è soprattutto economico, se posso dire così.
LA società di massa nata con le rivoluzioni industriali, diventa sempre più massa con l’ingresso dei media, aspetto fondamentale di cui non fai menzione, e che pure è da far risalire all’ascesa dei totalitarismi: anzi, forse è una chiave non trascurabile per analizzarli più approfonditamente…

PS: Bianca perché non intervieni mai nei commenti? Personalmente, mi piacerebbe un confronto con te!

Denise

Bianca Misitano dice:

Ciao Denise,
tutto ciò che dici è assolutamente corretto. Solo, volendo parlare di massa soprattutto in quanto entità politica ed intendendo rispettare i limiti di spazio degli articoli, ho fatto la scelta di non risalire troppo in là, probabilmente, però, rendendo tutto un pò confuso. E’ che ancora devo far pratica con lo stile “giornalistico”, mi ritrovo a dover fare delle selezioni e a volte non mi viene ancora bene…

Anche il riferimento a Tocqueville è esatto, la mia volontà era quella di evidenziare il paradosso per il quale, nell’epoca in cui teoricamente la “massa” avrebbe le massime possibilità di espimersi e di far pesare la propria influenza, in effetti essa sembra tendere, invece, verso il massimo disimpegno.

In ogni caso, mi riprometto di riprendere il filo in qualche altro articolo, spero in maniera più chiara.

A presto!

Bianca

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

@denise @bianca

direi che la questione dei media e della comunicazione in generale è fondamentale ed è ovviamente legata agli aspetti dell’organizzazione economica della società venuta fuori dallo stravolgimento industriale della vita produttiva.

Gli individui hanno subito un forte movimento “egualizzante” a causa delle nuove forme produttive ma è stata la stampa prima, la radio poi e il cinematografo nel 900 a far sapere agli individui che “erano uguali” e dunque, di pari passo, sono nate e sviluppate forze economiche e sociali (sindacati e partiti politici) cosiddette di massa.

Adesso l’economia è cambiata fortemente, in occidente il mito della produzione industriale di massa è fortemente ridotto, i media sono cambiati e gli attori politici e sociali spingono a smobilitare la partecipazione e il coinvolgimento delle masse perchè le posizioni politiche tendono ad avvicinarsi, abbandonando i vecchi baluardi ideali basati sui vecchi pilastri della società, di massa…

In economia, la “teoria del gelataio”..

(A)lessio

nicola dice:

è un dibattito infinito, senza l’identità delle masse viene meno la funzione storica della sinistra, ma attenzione all’operazione di “egualizzazione”…è ciò che vogliono farci credere, ma anche un cieco vede le differenze

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