EnCICLOpedia: perfetta cittadina
“In un organismo urbano in cui sono solo un corpo estraneo,
in un città ostile,
[i ciclisti] s’inventano un modo di essere che non è stato
previsto per loro.
Tratteggiano nello spazio la minuta di una città in bicicletta”
Il passante di Mestre è collassato, durante questa estate, sotto i colpi degli acceleratori e dei clacson. In ogni periodo di esodo vacanziero le infrastrutture per il trasporto su gomma rischiano il collasso e l’otturazione fisica, sonora e atmosferica. Un ammasso unico ed enorme di lamiere, gomma e bestemmie si accalca nelle vie che collegano le diverse parti del nostro paese.
La colpa di tutto questo non è esclusivamente dell’incompetenza con cui vengono progettate le grandi opere di collegamento stradale. Grandi problemi li crea anche l’idea attuale di trasporto che si basa esclusivamente sul mezzo privato motorizzato tanto nelle strade extraurbane, quanto in quelle urbane.
Se per aggirarsi nella nostra provincia è necessaria l’automobile (o la moto) a causa dei collegamenti pubblici troppo spesso inesistenti (chi mi sa dire come si può visitare l’area grecanica senza un mezzo proprio?) lo stesso vale per chi volesse raggiungere posti come il Salento (un posto a caso..) che è battuto da una parte all’altra da lunghe e diritte strade percorse da molte automobili e da quasi nessun mezzo pubblico collettivo.
Inutile sindacare sull’utilizzo dell’automobile in casi del genere, molto più utile invece è sindacarne l’utilità negli spostamenti minori e interni ai piccoli e grandi centri abitati. Non tutti possediamo le doti atletiche del nostro Fabiano, ma la media di 2 km circa di spostamenti medi interni alle città che vengono percorsi nel 48,4% dei casi è facilmente copribile anche con le gambe del più pigro degli esseri umani. Il 90% degli spostamenti, invece, rientra nella fascia dei 10 km, con un po’ di allenamento (e con poche salite), fattibili anch’essi.
Per spostarci all’interno di queste distanze abbiamo diverse possibilità nel caso decidessimo di lasciare in garage l’automobile:
- mezzi pubblici collettivi (laddove esistano e siano efficienti);
- tacco e sola (a piedi per i non reggini);
- bicicletta.
Quest’ultima, senza dubbio, rappresenta una delle principali, intelligenti, futuristiche e innovative forme di trasporto individuale (e non) di cui l’uomo si sia dotato grazie al suo intelletto.
Quello che una volta era chiamato “velocipede” è il mezzo di trasporto di gran lunga più rapido ed efficiente in ambito urbano: la bici garantisce una velocità media cittadina superiore a quella di autobus e automobili. In una città come Roma, nel 2005 la velocità media di uno spostamento con i mezzi pubblici è stata di 14,8 km/h e con l’automobile di soli 23,5 km/h. Basterà dotarvi di un rudimentale ed economicissimo contachilometri da bicicletta per rendervi conto che queste medie orarie sono facilmente sostenibili per qualunque tipo di ciclista urbano. Il grande vantaggio della bici rispetto ad un qualunque mezzo a motore è che per muoverla basta un “soffio”. Infatti, l’energia necessaria per andare in bici è nettamente inferiore a quella di qualsiasi altro mezzo di trasporto, compreso il camminare e la produci da solo, senza inquinare! Per rinvigorire questa energia non devi fermarti ogni tot ad un benzinaio, basta mangiare due maccheroni in più la sera prima!
Un ciclista percorre circa 37 km con 500 kilocalorie, contenute in 100 grammi di zucchero. Lo stesso contenuto calorico è dato da 55 grammi di benzina, con i quali un’auto media percorre circa 700 metri.
In un contesto sociale in cui circa il 60% degli italiani pratica un’attività fisica insufficiente per la propria salute, la bicicletta può diventare un vero toccasana per tutti, la nostra palestra portatile, praticamente gratuita e gioiosa. Infatti, oltre a ridurre il rischio di malattie cardiache, infarti, diabete e pressione alta, in città con la bicicletta eviti (se non altro lo riduci) lo stress di stare imbottigliato per ore nel traffico o a cercare un parcheggio.
Tra le attese interminabili lungo le code cittadine, i rombi assordanti e i clacson isterici, aumentano l’ansia l’irritazione e l’aggressività che noi stessi che ci troviamo lì in mezzo abbiamo contribuito a creare.
Vedere che qualcuno riesce a schizzare tra i piccoli spazi che dividono le nostre carrozzerie, col vento sul viso (ma purtroppo tanto smog nei polmoni) e senza fare praticamente rumore fa decisamente rosicare, specialmente se stai percorrendo in macchina un tragitto in cui non avresti avuto bisogno di prendere l’automobile.
E, allora, perchè non fare come questi pionieri del buon vivere civile? Iniziamo a pedalare!
Alessio Neri
Fonte:
- S. Castelli, C. Ginestra, A. Pieralisi, a cura di, EnCICLOpedia di Sopravvivenza urbana, maggio 2006




La mancanza di spostamenti in bici in città è culturale, se pensassimo agli innumerevoli benefici – che narri bene nel pezzo – dell’affrontare gli spostamenti più brevi in bicicletta anzichè in auto ci renderemmo conto di quanto l’attuale modo di vivere sia illogico e dannoso. servirebbero, certo, anche delle rastrelliere dove lasciare al “sicuro” la propria due ruote per evitare di dover rientrare a casa a piedi, ma questi sono dettagli facilmente superabili, se vi è la volontà politica. Ma siccome non è un tema che porta voti o consenso, alla fine saremo tutti per un bel pò – quantomeno a Reggio – pionieri di un nuovo modo di muoversi, il più ecologico esistente dopo l’andare a piedi.
Al sud credo manchi proprio la cultura del “nn uso dell’auto”… Anche se obbiettivamente a Reggio vista la conformazione in salita della città è un pò più complicato. Sarebbe utilissimo vista anche la scarsa disponibilità di mezzi pubblici!
è soprattutto una questione di cultura. E’ vero che a reggio c’è un sacco di salita da fare però è pure vero che da pellaro a catona sarebbe tutta pianura…
(A)lessio
ps. nell’ultimo mio viaggio a Bilbao la pista ciclabile era lungo almeno 40-50 km di fiume e collegava tutti i paesi lungo quella tratta.. era tutta pianeggiante o leggerissima salita è vero, ma è anche vero che ti portava in diversi comuni, che per fare la pista ciclabile avevano RISTRETTO LA STRADA (non come a roma che la fanno sul marciapiede o coprendo manti erbosi di villette e parchi lasciando la strada intatta) e che piste ciclabili erano tutte lungo un percorso autostradale di decine di km che portava al mare e in un sacco di altri posti.
Praticamente era a disposizione di chi voleva farsi una passeggiata rilassante in città, di chi ha le sue cose da fare sempre in città ma anche di chi vuole fare qualche km in più, andare in altri posti, fare gite, ecc ecc
(A)lessio
che reggio sia in salita è la scusa sempre buona e valida per non muovere il culo. alla fine diverremo tutti come il buon Signor Mckenzie, l’americano tipo che va da Wal Mart e si sposta conil carrellino elettrico e in auto ha il mega porta bibita da 2 litri… Bici, è salute
hai ragione fabiano.. te lo dice uno che per tornare a casa si dovrebbe fare na bella salitella.. ma so già che è tutta na cosa psicologica, dopo un paio di volte non sentirei più fatica, non è certo il mortirolo.. il problema è convincere chi ha un’età più avanzata che non è faticoso, probabilmente l’unico modo per capir che certe cose non sono proibitive è provare a farle!
(A)lessio
usu la bricicletta per il 35% degli spostamenti urbani, quelli in pianura: a 30 anni è sconveniente arrivare agli appuntamenti sudato.
Tuttavia esistono biciclette con una tecnologia a volano o simile molto interessanti, anche se brutte. Quando avrò i soldi magari.
Ma soprattutto, a Reggio Calabria chi si muove in bici viene ancora visto come una sorta di alternativo, o un babbeo, o uno sportivo. Su questo potete metterci una mano sul fuoco. Abito in via pio xi e la gente mia vicina di casa va al “mindo” con il Suv…per chi conosce la zona è quanto dire.
(…)”l’unico modo per capir che certe cose non sono proibitive è provare a farle!”
Perfetto, ci siamo capiti alla grande.
; )
Sì, in effetti chi usa la bicicletta anche per me è un babbeo, ma per un semplice motivo: farlo in mezzo alla strada, così, intralciando il traffico oltre che rischiando la vita, secondo me è da stupidi. Certo che è più stupido non pensare a una pista ciclabile, anche solo nella “parte bassa”, che vada, che so, da Via Gebbione attraverso la Via Marina fino a Santa Caterina, salite escluse.
cara denise
una bici che sta per strada non intralcia il traffico… ne è parte a tutti gli effetti! A mio avviso, dovrebbe essere considerato una parte privilegiata del traffico di una città, alla stregua dei pedoni.
Ed ha tutti i diritti e anche qualche dovere rispetto a tutti gli altri mezzi che circolano. E’ una questione che riguarda l’idea di mobilità di una città. il viale calabria e tutte le zone limitrofe si possono girare in meno di 10 minuti senza alcun tipo di fatica.
I pazzi, sono quelli che vanno al Mindo con la macchina per comprare le sigarette e stanno a 5 minuti di distanza o quelli che prendono la bici per spostamenti non troppo lunghi?
E’ chiaro che ad un appuntamento dove devi arrivare asciutto non ci vai in bici e neanche con gli autobus a reggio. E’ anche chiaro che se non hai una macchina (o non hai la possibilità di usare quella di qualcun altro) come ci vai??? E se non hai neanche il motorino?
L’idea è che sostituire la bici ad una serie di trasporti motorizzati spesso inutili può solo che far guadagnare in salute, pulizia, silenzio, rispetto dell’ambiente, socializzazione, ecc ecc
sei davvero sicura che andare in bici in mezzo alla strada sia da stupidi? o che non lo sia di più chi suona il clacson per ogni minkiata o chi ti supera a destra o chi fa le accelerate a cazzo di cane o chi ti sgomma dietro la bici apposta per farti spaventare o chi ti taglia la strada o chi va a 100 all’ora in città o chi non rispetta i semafori e le precedenze o chi parcheggia sui marciapiedi o nei posti per handicappati o chi lascia la macchina in seconda fila o chi lascia la macchina accesa mentre entra al bar, ecc ecc potrei continuare all’infinito e sono praticamente tutte cose che con la bici non potresti fare…
(A)lessio
No Alessio, forse non si è capito cosa intendevo…per me è stupido perché MANCA LA PISTA CICLABILE. In pratica le bici che vedo in giro io, stanno lì in mezzo alle macchine ed è innanzitutto pericoloso, perché le bici in questione non sono dotate di specchietto retrovisore, i ciclisti non hanno il casco, mancano le frecce di direzione ecc, poi è un intralcio nel senso che, in una strada PENSATA PER LE MACCHINE, metterci anche delle bici crea una situazione incresciosa in cui non si sa come dividere i confini tra auto e bici,e spesso si è costretti a optare per la proverbiale “fila indiana” tra mezzi che vanno a una velocità decisamente diversa, e quindi si crea un curioso miscuglio che diventa rischiosissimo in prossimità degli incroci, o nel caso di sorpassi, tenendo conto sempre che alle bici mancano gli specchietti.Eccetera eccetera.
Insomma per me la “cultura della bicicletta” è sacrosanta e la condivido, quello che non condivido è il volerla applicarein un contesto chenon è preparato ad accoglierla, per i motivi che ho accennato.
@denise
ho capito bene quello che intendi, ma il discorso che faccio io prende proprio le mosse dal tuo.
La cultura degli spostamenti in bici implica il fatto che invece di quella automobile che sta incolonnata dietro la bicicletta ci potrebbe stare un’altra bici, magari un tandem, o più bici, ecc ecc
In questo senso le bici dovrebbero diventare il traffico, pensare che ci debbano essere degli spazi appositi estraniati dalla viabilità cittadina (intendo piste ciclabili che non seguono i percorsi stradali o che facciano solo delle tratte) vorrebbe dire “ghettizzare” (è un po’ forzata come parola ma rende bene) chi decide di mettere in pratica un tipo di mobilità intelligente.
Se poi, a volte, si creano dei rallentamenti o dei rischi negli incroci basterebbe rispettare il codice stradale in quelle situazioni, ovvero: limite di velocità urbano, distanza di sicurezza, dare la precedenza a chi viene da destra.
E se proprio la bici ti fa perdere 5 minuti di tempo… ma dove cavolo corri????
(A)lessio
No ma è troppo semplificato così…per quanto riguarda il “ghettizzare” poi, penso che sia un’espressione totalmente impropria. Vai nelle grandi città europee, ma anche nelle piccole, vai in Emilia Romagna, e vedrai lunghe piste ciclabili affiancate alle strade per veicoli. Un ordine e una sicurezza senza pari. Mischiare auto e bici è un’operazione che evidentemente non sono l’unica a ritenere pericolosa e inadatta.
Anziché sostenere questo, sarebbe più opportuno “combattere” per ottenere la pista ciclabile a Reggio almeno nella zona pianeggiante della città.
perchè le cose dovrebbero essere per forza difficili?
Denise, sei una lobbista del motore a scoppio? (è una battuta).
Ne ho viste tante di piste ciclabili e le vorrei nella mia città ma l’idea della “parte pianeggiante” non mi piace. Dico che ghettizza perchè ti costringe a fare certi tragitti e basta invece che darti la possibilità di effettuare spostamenti nella giusta sicurezza (sono d’accordissimo su questo…) in tutte le zone della città. Anche Modena, per esempio, è pianeggiante al suo interno ma per arrivarci bisogna fare un salitone (se sei nella parte pianeggiante della città). Ma senza una pista o uno spazio o una via, qualunque cosa, sarà sempre pericoloso spostarsi anche all’interno dello stesso quartiere. E infatti la gente prende la macchina pure per l’edicola sotto casa o il forno o, quelli che ci vanno, per andare a messa creando degli ingorghi esagerati anche perchè oltre allo spostamento poi bisogna trovare il parcheggio… e sappiamo tutti bene questo troppo spesso cosa comporta, gli autobus non passano, ecc ecc ecc nu burdellu!
La mia proposta effettiva si basa su due linee guida copiate (attinte) a mani basse da quanto vedo a roma. Qui veltroni ha fatto na cosa come più di 250 km di piste ciclabili. La gran parte di queste sono pittura bordeaux adagiata su quelli che prima erano marciapiedi, oppure strisce di cemento e asfalto che tagliano parchi, parchetti e villette che prima erano solo verdi…
Io propongo quello che propongono, facendolo(!), i tipi della critical mass… considerando la bici un effettivo protagonista del traffico urbano, da aiutare e coadiuvare contro (CONTRO) l’idea della macchina per ogni spostamento, credo sia necessario che il traffico ciclistico occupi e si impadronisca degli spazi occupati dalle automobili. Per questo motivo quei ragazzi quando fanno i loro giri in bici disegnano con della pittura, sull’asfalto, delle linee gialle, spesso anche in mezzo alla strada, che stanno a simboleggiare il fatto che quella è la loro pista ciclabile.
Dopo tutta sta litania, per concludere, dico solo che essendo parte effettiva del traffico e, senza dubbio più silenziosa, pulita, ecologica, rispettosa delle strutture urbane (soldi nostri), sicura, occorre concedergli buona parte di quello spazio che attualmente è concesso alle macchine, dunque ridurre le carreggiate, eliminare i parcheggi laterali. Questo è un vero disincentivo per chi usa le auto a cazzo di cane e serve per creare spazi per chi rispetta l’ambiente e per i mezzi pubblici.
Data la storia di buona parte delle realtà urbane di mezzo mondo che non sono certo propense a sfavorire l’uso dell’automobile, uno dei pochissimi modi per ribadire la voglia di spazi per le bici e occupare quegli spazi che si ritengono negati. C’è un rischio effettivo? E’ vero! Ma quale lotta è priva di rischi per la propria incolumità?
(A)lessio
ps. scusate per la lunghezza ma mi è venuto spontaneo il sermone…
la bici deve vivere la strada. la ciclabile a reggio è utopia allo stato puro, non sono in grado di tenere in piedi la rete viaria dedicata alle auto figurarsi se sono in grado di pensare una viabilità alternativa dedicata. e poi, spostarsi in bici non deve essere un modo radical chic, la pianura… il chilometrino… la passeggiatina… se ci sta la salita, bene la si fa! mangiare meno schifezze, eliminare alcol e fumo e ringrazierete a vita la due ruote per avervi prolungato la vita ; )
fabiano fino a due anni fa, io che nn fumo, nn bevo alcolici, nn prendo caffè, nn vado al mcdonalds, nn bestemmio e nn dico bugie…andavo sempre in bici
a 30 ani l’ascella mi impone di limitarmi
mi sono imborghesito
ma se fossi a Modena (Emilia romagna) utilizzerei solo bici
Alessio, quello che “predico” non è la priorità delle automobili sulle biciclette. Parlo molto pragmaticamente delle possibilità concrete che questa città offre all’uno e all’altro mezzo. Sarebbe sciocco ignorare che la stragrande maggioranza delle persone ha 2-3 auto per famiglia, e spesso neanche una bici. Quindi bisogna partire dalla constatazione che Reggio è sempre stata “automobilistica” e i suoi cittadini pure. QUindi, pensare alla bici tra le macchine come a una cosa legittima o che, significa ignorare una realtà radicata in più esponendo se stessi e gli altri al pericolo, come se io adesso mi mettessi a camminare a piedi in autostrada, perché penso che sia giusto fare esercizio fisico, perché sono contro l’inquinamento, ecc ma è un modo un pò “ottuso” oltre che inutile e pericoloso di “risolvere” la questione. Ripeto che io sono una fan della bicicletta, e che mi piacerebbe vedere in giro solo biciclette, tanto più che non guido la macchina e non mi dispiace affatto.
Quello che rivendico è pragmatismo. “Combattiamo” per la pista ciclabile, anziché proporre improbabili gerarchie di preferenza tra mezzi di trasporto, pretendendo così anacronisticamente di mischiarli o di sovvertire un ordine reale, come quello auto-bici.
Introducendo le piste ciclabili oltre alla sicurezza già indicata, potrebbe crearsi un circolo vizioso, molti sarebbero invogliati a lasciare la macchina per la bici, con conseguente riduzione della presenza delle auto. Forse sarebbe un tantino più efficace del paventato “mescolamento” auto-bici, che in effetti un pò si vede in giro e non mi pare sortisca grandi effetti?
Per quanto riguarda la critica tua e di Salvatore, beh, in effetti concordo, ma il senso del limite al pianeggiante era diverso, molto più sciocco di quanto si pensi…nel senso che per me pedalare in salita è impossibile! E Reggio è praticamente una salita fatta città! Lo dicevo per questo…per il resto vi do ragione…
Ehm, volevo dire “circolo virtuoso” eheh pardon
Denise, sono d’accordo con tutta la logica, il mio problema è che per dare un colpo per far partire un’idea bisogna che quel colpo sia forte e chiaro
su una sola cosa non sono per niente d’accordo con te.
Preferisco 100 volte i “circoli viziosi” ai “circoli virtuosi”
(A)lessio